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L'esperto risponde

Si sveglia in preda al panico? Può essere pavor nocturnus

Nome: Riccardo
Età del bambino: quasi 5
Sesso: maschio
Comune: Milano
Area tematica: Altro
Domanda: Riccardo spesso balbetta e inoltre non riesce a pronunciare la lettera R quando è all'inizio della parola (dice “letino” invece che “retino” e pronuncia il suo nome dicendo “Liccaldo”). Riesce invece a pronunciare bene la R se è dopo una consonante. Se ne accorge ovviamente e mi chiede perché. Io gli dico tranquillamente che crescendo imparerà. Che fare? Devo portarlo da un logopedista? Inoltre ogni tanto si sveglia in preda al panico, dopo circa un’oretta dall'essersi addormentato. È molto agitato, straparla, vuole alzarsi dal letto, trema, mi chiama ma sembra non riconoscermi. Io mi avvicino, gli parlo con voce calma e rassicurante e lo abbraccio. Dopo una decina di minuti si addormenta di nuovo. Ho letto del “pavor nocturnus” e mi chiedevo se fosse il mio caso. Dicono di non abbracciarlo, ma a me sembra che stia meglio. Non riesco a capire se succeda in concomitanza a situazioni particolari avvenute durante la giornata. Che cosa potrebbe essere e che fare? Grazie.
dott. federico mordenti pediatra - alimentazione bambini by coop

Dott. Federico Mordenti

Medico Specialista in Scienza dell’Alimentazione

Cara mamma Fabrizia, l’alterazione del linguaggio di Riccardo che ci descrive appare lieve e limitata, ovviamente andrebbe visto il bambino per valutare l’entità della balbuzie e se alla R (problema frequente, considerato fisiologico fino ai 5 anni) si associano altre difficoltà di fonazione. Il consiglio è di confrontarsi con il suo pediatra di base e richiedere una valutazione neurolinguistica (neuroprichiatrica o solo logopedica) anche alla luce del fatto che Riccardo ha ancora 1 anno di scuola materna in cui risolvere queste piccole difficoltà senza che queste confliggano con l’alfabetizzazione e le nuove sfide della prima elementare.

Per quanto riguarda il disturbo del sonno mi sembra che abbia già ragionevolmente fatto la diagnosi. Il “pavor nocturnus”, un vero e proprio terrore durante il sonno del quale il bimbo non ha neppure ricordo, generalmente si autolimita nel breve tempo (qualche mese) e sebbene si riconoscano una serie di cause da stress nella sua patogenesi (dalla febbre a problemi nelle dinamiche familiari o scolastiche), nella grande maggioranza dei casi non si identifica un passaggio scatenante. L’abbracciare o trattenere il bambino solitamente non aiuta, anzi, può essere letto da Riccardo che in quel momento dorme (fase sonno non-REM), come una aggressione più che un conforto. Suggerisco di sorvegliarlo durante l’attacco per evitare eventuali cadute dal letto e parlargli dolcemente fino alla fine della crisi. Una piccola accortezza può essere quella di non far bere troppo il bambino prima di andare a letto, facendogli (come è ovvio) fare pipì prima di coricarsi ed evitare ogni stimolo luminoso o di rumore una volta che il bimbo si è addormentato. Queste 2 manovre, ovvero evitare la distensione vescicale e creare una atmosfera molto tranquilla durante il sonno, spesso, ma non sempre, riducono la frequenza degli attacchi. Ci tenga aggiornati!

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