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Malattie infantili

ADHD (disturbo dell’attenzione con iperattività) e dieta mediterranea

ADHD (disturbo dell’attenzione con iperattività) e dieta mediterranea

L’ADHD (Disturbo dell’attenzione con iperattività) è uno dei disturbi comportamentali più frequentemente diagnosticati in età pediatrica. Dal punto di vista scientifico non c’è un dato unanime circa la sua prevalenza poiché sono diversi i sistemi di classificazione e i criteri diagnostici utilizzati; tuttavia secondo l’ISS, in Italia, nel periodo compreso tra il 1993 e il 2003, la prevalenza oscillava tra lo 0,4% e il 3,6% (si veda questo rapporto ufficiale).

Dal punto di vista clinico l’ADHD si manifesta in genere in 3 forme diverse:

  • Con prevalenza dell’iperattività
  • Con prevalenza del deficit di attenzione
  • Con combinazione di entrambe le caratteristiche precedenti

In genere i bambini con ADHD manifestano alterazioni nel rendimento scolastico, nelle relazioni con gli altri bambini o con gli adulti e nel rispetto delle regole sociali. Purtroppo tale disturbo nel 50-80% dei casi permane in adolescenza e addirittura nel 30-50% dei casi anche in età adulta con quadri di gravità diversa (a volte in età più avanzata si può avere anche una compresenza di disturbi psichici quali il disturbo borderline o quello antisociale).

I sintomi dell’ADHD non sono dovuti a un ritardo cognitivo, ma ad una oggettiva difficoltà di autocontrollarsi e di pianificare le attività che ovviamente si esplicano in tutti gli ambiti della vita del bambino. Per fare diagnosi di ADHD occorre che il deficit attentivo, l’iperattività e l’impulsività siano comparsi prima dei 7 anni e che siano presenti per almeno 6 mesi.

Il deficit attentivo si manifesta con una facile distraibilità e incapacità di portare a termine i compiti iniziati (scolastici, giochi, etc..), spesso già dopo pochi secondi / qualche minuto

L’impulsività si manifesta in genere con l’incapacità di aspettare il momento giusto per rispondere ad una domanda, attendere il proprio turno nel gioco, ecc.

L’iperattività si manifesta nell’incapacità di stare fermi; quando sono seduti questi bambini muovono mani, gambe, ecc., e comunque sentono ben presto la necessità di alzarsi e muoversi anche senza uno scopo ben determinato.

Tutto ciò determina una compromissione delle normali attività quotidiane del bambino e dei suoi rapporti relazionali (differentemente dal “semplice” deficit di attenzione o dalla “semplice” impulsività o dalla “semplice” iperattività).

Le cause dell’ADHD non sono ben note ma si ipotizza ci possa essere una predisposizione genetica su cui agiscono fattori ambientali (prematurità, uso di alcol o tabacco in gravidanza, esposizione ad elevate quantità di piombo nella prima infanzia, lesioni cerebrali, carenza di ferro già in gravidanza o comunque nelle prime epoche della vita).

Negli ultimi anni diversi studi hanno cercato una correlazione tra l’ADHD e le abitudini alimentari e da un recente studio, pubblicato nel febbraio 2017sembrerebbe esserci una correlazione inversa tra l’ADHD e la dieta mediterranea. Lo studio, condotto in Spagna, ha analizzato 120 bambini tra i 6 e i 16 anni; 60 con diagnosi di ADHD e 60 “sani”. Le loro abitudini alimentari e l’aderenza alla dieta mediterranea sono state valutate tramite un questionario di frequenza del consumo degli alimenti (conosciuto anche come Food Frequency Questionnaire: FFQ) e un recall delle 24 h (ovvero telefonicamente è stato chiesto di comunicare ciò che il ragazzo aveva consumato il giorno precedente).

Dall’analisi dei risultati è emerso che i bambini con ADHD rispetto ai bambini senza ADHD mostravano:

  • Bassa aderenza alla dieta mediterranea
  • Scarso consumo di frutta, verdura, pasta e riso
  • Abitudine a non consumare la prima colazione
  • Elevato consumo di zucchero, caramelle, bevande zuccherate
  • Scarso consumo di pesce azzurro

Ovviamente ciò non dimostra con assoluta certezza che un’alimentazione errata possa essere causa unica di un disturbo come l’ADHD, ma suggerisce che insieme ad altri fattori sia nutrizionali (vd. la già citata carenza cronica di ferro nei primi 1000 giorni) che di altra natura (genetici, ambientali, ecc.) anche il consumo di singoli alimenti e la composizione della dieta in toto possa influire su tale disturbo, e chissà che una dieta più varia, più completa e più equilibrata non possa d’altra parte migliorarne le manifestazioni. Anche in questo caso, di sicuro, siamo un po’ quello che mangiamo.

Dott.ssa Alessandra Piedimonte
Medico Chirurgo esperta in Nutrizione Pediatrica
Dott.ssa Alessandra Piedimonte