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Malattie infantili

Come affrontare la febbre dei bambini

Come affrontare la febbre dei bambini

Mio figlio ha la febbre, aiuto! Calma, genitori, calma, non allarmatevi: nella stragrande maggioranza dei casi, la febbre è solo un malanno passeggero o, per essere precisi, è il sintomo di una malattia che il più delle volte è un’infezione di origine virale e che passerà da sola, senza bisogno di antibiotici. Dalla misurazione delle temperatura ai farmaci, dai rimedi naturali all’alimentazione, ecco cosa fare con i consigli del professor Andrea Vania, responsabile del Centro di Dietologia e Nutrizione pediatrica dell’Università La Sapienza di Roma e past president dell’ECOG, l’European childhood obesity group.

Professor Vania, ma perché viene la febbre?
“Intanto chiariamo che la febbre è un sintomo e non una malattia. Generalmente è legata a un’infiammazione, che il più delle volte è dovuta a un’infezione, che nei bambini è quasi sempre di origine virale. La febbre di origine non infettiva è molto più rara e riguarda malattie autoimmunitarie, come l’artrite remautoide. Ci possono anche essere febbri reattive, che possono verificarsi per esempio dopo una dose di vaccino. Infine, ci possono essere aumenti di temperatura che non sono febbri vere, come quelle per un colpo di calore: queste non vanno trattate farmacologicamente, ma semplicemente abbassando la temperatura corporea e dell’ambiente”.

Da che temperatura si può dire che c’è febbre?
“C’è febbre oltre i 38° misurati esternamente. Fino a 37° la temperatura è normale, da 37° a 37,5° è sub-febbrile, da 37,5° a 38° è febbricola. A parte la febbre, solo la febbricola va osservata ed eventualmente indagata, perché può trasformarsi in febbre vera e propria, ma anche perché può essere sintomo di altre malattie come le infezioni alle vie urinarie, che possono appunto provocare un innalzamento lieve della temperatura”.

Veniamo alla misurazione: come è meglio farla?
“La modalità migliore è utilizzare il termometro elettronico a diretto contatto con la pelle o in cavità, nel retto come si usa in Italia o in bocca come si fa negli Stati Uniti. Non è invece così semplice utilizzare correttamente i termometri auricolari a infrarossi, perché l’anatomia dell’orecchio è tale che si rischia di misurare non la temperatura timpanica, come è corretto fare, ma quella delle pareti del condotto uditivo. Inoltre la presenza di cerume e di infezioni, per esempio per un’otite, potrebbero falsare la misurazione. Sembrano funzionare meglio i termometri frontali a infrarossi, ma dipende dalla marca. Ecco perché è meglio e più semplice usare i termometri a contatto con la pelle: nel lattante l’ubicazione migliore è rettale, nel bambino più grande è inguinale o ascellare, avendo cura di asciugare la pelle dal sudore”.

Come bisogna comportarsi con neonati e lattanti? Si deve correre subito dal pediatra?
“Correre magari no, ma nel neonato i tempi per attendere un consulto non devono essere lunghi: il neonato infatti è particolarmente fragile, si disidrata con maggiore facilità ed è a maggior rischio di patologie infettive anche gravi. Anche dopo il primo mese, cioè nel lattante, la febbre non va sottovalutata, soprattutto se sembra che il bambino abbia dolore all’orecchio: può esserci infatti un’otite media, un’infezione dell’orecchio medio che se non viene curata può estendersi anche fino al cervello”.

E come riconoscere se un bambino ha mal d’orecchio?
“Spesso il mal d’orecchio provoca un pianto notturno improvviso, che non si placa allattando il bambino, cambiando il pannolino o con il contatto con la mamma. C’è anche una manovra che possono fare tranquillamente i genitori per capire se il loro figlio ha un po’ di otite: quando il bambino è calmo, devono leggermente spingere con il dito sul trago, quella piccola sporgenza di cartilagine posizionata proprio davanti al canale uditivo. Se c’è l’otite, il bambino si agiterà subito e riprenderà ad urlare. In questo caso, va fatto vedere dal pediatra tanto più velocemente quanto più il bambino è piccolo”.

Quali farmaci vanno usati per la febbre e come?
“I farmaci più utilizzati sono alcuni antinfiammatori, nello specifico il paracetamolo o l’ibuprofene, che hanno particolarmente effetto sulla febbre, anche se non sull’infezione che la causa. Questi medicinali vanno utilizzati seguendo sempre le indicazioni d’uso e quelle che dà il pediatra, senza abusarne perché, sebbene di solito ben tollerati, possono avere effetti collaterali”.

Ci sono rimedi naturali per curare la febbre?
“Sì, ma perché siano davvero efficaci vanno presi alcuni accorgimenti. Primo: negli impacchi e nelle spugnature mai usare l’aceto e, men che meno, l’alcool, perché l’alcool metilico contenuto nell’alcool può essere assorbito attraverso la pelle e provocare cecità. Secondo: non serve neanche usare acqua ghiacciata, basta che sia a temperatura ambiente, intorno a 18-20°. Terzo: impacchi e spugnature vanno applicati nei punti in cui scorre più sangue, quindi non sulla fronte (se non nei bambini più grandi, nei quali può ridurre la cefalea), ma sul collo, all’inguine, sulle spalle e nelle pieghe di gomito e ginocchio. Quarto: tanto è più fredda l’acqua, tanto più le spugnature devono essere non troppo prolungate e applicate a rotazione su punti diversi del corpo, se no si rischia di provocare una forte rallentamento della circolazione, fino anche alla trombosi. Quinto accorgimento: per effettuare le spugnature bisogna aspettare che finisca la fase dei brividi, perché altrimenti si interferirebbe con il meccanismo naturale di formazione della febbre. È la stessa ragione per cui non bisogna usare gli antipiretici quando la temperatura è bassa o, al contrario, per cui si deve consentire al bambino di spogliarsi quando la febbre è alta e dice che ha caldo. Il modo più semplice per farlo capire è la metafora dell’impianto di riscaldamento: se vogliano diminuire la temperatura di casa apriamo le finestre, non le lasciamo chiuse!”.

Con la febbre spesso passa la fame. Come dev’essere l’alimentazione del bambino?
“Se il bambino ha fame mangia, se non ha fame non mangia. La cosa davvero importante è che beva e che sia sempre idratato. Il bambino ha a sufficienza riserve energetiche perché possa saltare un pasto, mentre non ne ha molte a livello di liquidi, soprattutto se è piccolo, e la disidratazione può portare complicazioni, perfino la morte”.

Prof. Andrea Vania
Pediatra
Prof. Andrea Vania