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Malattie infantili

Il diabete mellito

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Il diabete è una malattia in crescente incidenza a livello mondiale. È caratterizzato da un aumento della glicemia nel sangue in seguito a vari meccanismi che spesso si combinano:

  • una ridotta secrezione di insulina,
  • una ridotta capacità delle cellule a utilizzare il glucosio,
  • una aumentata produzione di glucosio.

Il glucosio rappresenta il carburante del nostro corpo, il suo livello costante nel sangue è dovuto a un equilibrio tra produzione endogena da parte del fegato, introduzione di alimenti e consumo e utilizzazione dello stesso. Chi si occupa di mantenere questo equilibrio è soprattutto l’insulina.

L’insulina, che è un ormone, è prodotta dalle cellule beta del pancreas e aumenta in particolare in seguito ai pasti. Infatti essa entra nel circolo ematico e si lega ai recettori presenti su alcune cellule come quelle dei muscoli scheletrici e dell’organo adiposo per favorire l’ingresso al loro interno di glucosio, che verrà utilizzato oppure immagazzinato per le successive necessità del corpo. Per mantenere un livello costante di glicemia potremmo semplificare dicendo che vi è da una parte il fegato che produce costantemente e al bisogno (anche a digiuno) il glucosio e dall’altra l’insulina che riduce il suo livello ematico favorendone l’ingresso nelle cellule. Infatti in condizioni di digiuno l’insulina si riduce e l’immissione epatica di glucosio nel torrente ematico aumenta. Tutto nel nostro organismo è organizzato in modo da mantenere costanti i livelli dei vari componenti che, nella pratica quotidiana, noi medici verifichiamo quando eseguiamo gli esami ematochimici.

Purtroppo questo meraviglioso equilibrio a volte può incepparsi, sia per condizioni predisponenti genetiche individuali, sia perché lo stile di vita sedentario, magari accompagnato a obesità, stimola costantemente la produzione di insulina, fino al punto di esaurirla.

Senza alcuna pretesa di essere esaustivi  su un argomento così complesso, possiamo distinguere essenzialmente due forme di diabete:

 TIPO 1: è il risultato di un effetto sinergico tra fattori genetici, ambientali (virali soprattutto) e immunologici che distruggono le cellule beta pancreatiche che così non sono più in grado di produrre insulina. Si tratta di soggetti geneticamente predisposti in cui alcuni fattori, non perfettamente individuati, cominciano a distruggere le cellule beta in un tempo variabile da soggetto a soggetto. I sintomi compaiono solo quando più dell’80% delle cellule beta pancreatiche sono distrutte.

Sebbene il tipo 1 sia associato a genotipi predisponenti, non tutti i soggetti che li hanno sviluppano la malattia, infatti spesso i pazienti non hanno parenti di primo grado affetti da diabete; ciò nonostante, il rischio di sviluppare la malattia nei parenti di soggetti affetti è più alto rispetto alla popolazione generale. Sono persone che, una volta sviluppata la malattia, necessitano di una terapia insulinica sostitutiva, a volte anche in giovanissima età.

TIPO 2: ha una forte componente poligenica (non un singolo gene ma più geni che predispongono) che si estrinseca grazie anche a stili di vita inadeguati come obesità e inattività fisica (tanto che l’OMS ha addirittura coniato il termine di “diabesità”, per mettere insieme le due condizioni). Ha una familiarità più spiccata, infatti nei gemelli omozigoti la concordanza della malattia è del 70-90%, e soggetti con i due genitori affetti dal diabete tipo 2 hanno il 40% di possibilità di ammalarsi della stessa malattia. Il meccanismo del diabete di tipo 2 è abbastanza complesso e spesso passa attraverso una resistenza insulinica, cioè una scarsa capacità dell’insulina ad agire efficacemente sui tessuti bersaglio e soprattutto muscoli e fegato.

Al di là di una malattia subdola, soprattutto per gli effetti collaterali che si possono riscontrare in assenza di una sintomatologia evidente, il diabete rimane la malattia che più di tutte è legata al  concetto di stile di vita adeguato che ormai andiamo propagandando da molti anni e che ancora non abbiamo fatto nostro. Molto è scritto nel nostro DNA e a questo non possiamo sottrarci, ma moltissimo può dipendere, anche per malattie così impegnative come il diabete, da come educhiamo i nostri figli a tavola, dall’esempio che diamo nel rapporto con il cibo e nella relazione che riusciamo a stabilire con il nostro corpo attraverso una attività motoria adeguata e costante e, non ultimo, attraverso la prevenzione di molte malattie grazie alla somministrazione dei vaccini.

Dott.ssa Marina Cammisa
Pediatra
marina cammisa