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Malattie infantili

Intolleranza al lattosio

intolleranza lattosio orizz.

Si definisce “intolleranza al lattosio” l’insieme di sintomi legati alla difficoltà, e in rarissimi casi alla impossibilità, di digerire il lattosio, cioè il principale zucchero del latte. Il lattosio è un disaccaride presente nel latte dei mammiferi che per poter essere assorbito deve essere scisso in monosaccaridi glucosio e galattosio da enzimi specifici deputati a questo, le lattasi, presenti sull’orletto a spazzola dei villi intestinali.

L’intolleranza al lattosio è molto frequente negli adulti, perché in alcuni il gene che produce le lattasi tende ad andare incontro, con gli anni, ad un “graduale esaurimento” per cui si esprime al massimo alla nascita, fino ai 2 anni di vita, per poi ridursi progressivamente con una sintomatologia che non compare mai prima dei 6-7 anni.

La caratteristica fondamentale dell’intolleranza al lattosio è che risente molto della quantità di zucchero introdotto con l’alimentazione, per cui, ad esempio, se assumiamo 150 ml di latte possiamo non avvertire alcun sintomo che compare con 300 ml. I sintomi sono tensione, senso di gonfiore, crampi e dolori addominali, che in effetti non rappresentano sintomi specifici ed esclusivi dell’intolleranza. Gli alimenti che facilitano lo svuotamento gastrico, come i carboidrati, favoriscono anche la sintomatologia in quanto, riducendo il tempo di transito intestinale, non danno il tempo alle lattasi di svolgere il loro compito.

L’intolleranza al lattosio, frequente negli adulti, non va confusa con la rara assenza totale dell’enzima, anch’essa geneticamente determinata, o con la carenza di lattasi transitoria che si osserva dopo una importante diarrea. In quest’ultimo caso, infatti, quando la malattia di fondo viene curata, anche l’orletto della mucosa si riforma e con esso le lattasi che fanno scomparire il disturbo. Attenzione quindi a reintrodurre gradualmente il latte dopo una diarrea in modo da dare il tempo alle lattasi di riformarsi.

La diagnosi si esegue attraverso esami di laboratorio. Se l’esame delle feci indica una aumentata acidità, diagnostico è il Breath Test. Questo “test del respiro” si esegue facilmente facendo assumere al paziente una quantità fissa di lattosio e valutandone in più riprese il respiro: il malassorbimento del lattosio porta alla fermentazione intestinale dello zucchero che a sua volta produce idrogeno che viene assorbito dal sangue ed eliminato attraverso i polmoni. Maggiore sarà la quantità di idrogeno rilevata, più importante sarà l’intolleranza.

La terapia consiste nel seguire una dieta a ridotto contenuto di lattosio, infatti la quantità minima di lattosio tollerata è estremamente soggettiva. Il buon senso vuole che si riducano prima le quantità di cibi a più alto contenuto di lattosio come latte e formaggi freschi, per passare poi ai formaggi stagionati, e in casi estremi ad alcuni pani o dolci da forno, cereali e salumi, in cui la lettura della composizione degli alimenti diventa fondamentale.

Il lattosio favorisce l’assorbimento di calcio, magnesio e zinco ed è contenuto nella principale fonte di calcio a nostra disposizione: il latte. Per questo non facciamoci prendere dalla attuale moda delle diete “fai da te” in cui i primi alimenti incriminati e quindi eliminati sono sempre e comunque latte e latticini, come se la loro sospensione, in assenza di una reale diagnosi, rappresentasse la soluzione di ogni problema intestinale e non.

La storia naturale del lattosio ci insegna che la quantità degli alimenti introdotti con la dieta deve essere sempre moderata e varia e che conoscere il proprio corpo, ed imparare ad ascoltare quello dei propri figli, ci porta a scegliere gli alimenti giusti.

 

Dott.ssa Marina Cammisa
Pediatra
marina cammisa