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Malattie infantili

La tiroide fa ingrassare? Quasi mai è vero

Medico visita bambina

“Dottoressa il mio bambino è ingrassato molto negli ultimi anni, ma non avrà mica la tiroide?”. Be’, iniziamo con il dire che la tiroide per fortuna ce l’abbiamo tutti, a parte una piccola percentuale di soggetti che ha dovuto asportarla chirurgicamente per patologie di varia gravità. Ma cos’è questa famigerata tiroide? È una ghiandola a forma di H posizionata nella parte anteriore del collo. È formata da due parti (o lobi), destra e sinistra, unite da una parte centrale all’incirca orizzontale chiamata istmo.

La tiroide presenta due tipi diversi di cellule attive dal punto di vista ormonale, e per questo produce due tipi di ormoni: gli ormoni tiroidei (T3 e T4) e la calcitonina (importante per il metabolismo osseo).  L’immissione nel sangue degli ormoni tiroidei T3 e T4 a sua volta dipende da un altro ormone prodotto a livello del cervello, che si chiama TSH. Il T4 viene prodotto in quantità maggiore rispetto al T3, ma viene in gran parte trasformato in T3 perché quest’ultimo ha un’azione più potente sulle cellule e sui tessuti bersaglio. Di base c’è da dire che la ghiandola può funzionare in maniera adeguata solo se è disponibile una giusta quantità di iodio, un oligoelemento essenziale che deve essere introdotto con l’alimentazione. Gli alimenti con il maggiore quantitativo di iodio sono i pesci e i molluschi, mentre quantità inferiori sono presenti in latte, uova e cereali. Secondo i Livelli di assunzione di riferimento di nutrienti ed energia (Larn 2012), il fabbisogno di iodio durante l’infanzia varia dai 90 ai 150 millesimi di grammo al giorno a seconda dell’età.

Gli ormoni tiroidei hanno diversi effetti nell’organismo, ma il più importante è una stimolazione e quindi un aumento del metabolismo basale per cui (con certi limiti) più sono elevati i livelli di questi ormoni più si “brucia” energia. Due possono essere le principali alterazioni del funzionamento della tiroide:

  1. ipotiroidismo: la ghiandola funziona poco per diverse cause e dunque vengono prodotte scarse quantità di ormoni; il metabolismo rallenta, si ha una diminuzione della temperatura corporea, bradicardia (rallentamento del battito cardiaco) e si tende ad ingrassare;
  2. ipertiroidismo: la ghiandola funziona troppo, vengono prodotte elevate quantità di ormoni; il metabolismo accelera, si ha un aumento della temperatura corporea, tachicardia (aumento del battito cardiaco) e si tende a dimagrire.

Dunque, la presenza e l’adeguato funzionamento della ghiandola tiroidea è indispensabile a tutti noi per mantenere un corretto metabolismo. Molti, anzi moltissimi genitori, avendo la vaga e generica nozione che quando la tiroide funziona poco si aumenta di peso, sono invece convinti (o forse sperano?) che l’obesità dei propri figli dipenda esattamente da un malfunzionamento della tiroide nel senso di minor produzione di ormoni.

In realtà, molti studi – e anche la nostra esperienza di ogni giorno nel trattare questi problemi – hanno dimostrato che ridotti livelli di ormoni tiroidei nei bambini, nei ragazzi e negli adolescenti obesi non si ritrovano praticamente mai, mentre assai spesso si riscontra un aumento dei valori di questi ormoni, il che sembrerebbe in disaccordo con quanto detto precedentemente. Questi dati a prima vista paradossali in realtà indicano un comportamento di tipo “adattativo” della tiroide. La ghiandola infatti, a causa dell’eccesso ponderale, tende a funzionare di più cercando in qualche modo di “bruciare” il grasso in eccesso, in modo da riportare l’organismo alla situazione di normalità. Tanto è vero che dopo una riduzione, anche moderata, dell’eccesso ponderale si riscontra un miglioramento o un ritorno alla normalità dei valori tiroidei.

Insomma, non dobbiamo mai dimenticare che solo il 10%, e forse anche meno, dell’obesità infantile è imputabile a cause interne (problemi neurologici, sindromi, malformazioni o endocrinopatie ormonali). Cerchiamo quindi di non puntare il dito contro la nostra cara tiroide: essa non rappresenta il carnefice, bensì è vittima di condotte alimentari e stili di vita scorretti. Anzi, di suo, la “poveretta” fa il possibile per correggere la situazione, ma si scontra – ahimè – con la nostra perseveranza a sbagliare. E allora perché non ricordare un detto antichissimo? “Sbagliare è umano, perseverare è diabolico”. Può sempre tornare utile…

Dott.ssa Alessandra Piedimonte
Medico Chirurgo esperta in Nutrizione Pediatrica
Alessandra Piedimonte