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Malattie infantili

Okkio alla salute: i dati sull’obesità infantile in Italia

Bambino sovrappeso

Il Centro nazionale per la prevenzione e il controllo delle malattie del ministero della Salute promuove dal 2007 Okkio alla salute, un programma di raccolta dati biennale per valutare e descrivere l’andamento di sovrappeso e obesità, le abitudini all’esercizio fisico e gli stili alimentari dei bambini italiani (oltre 50.000) delle classi terze primarie con la collaborazione di genitori, insegnanti e dirigenti scolastici. Attraverso le tre rilevazioni attuate da allora è stata ottenuta una descrizione interessante in quanto, nonostante un quadro generale di alta incidenza di eccesso di peso e sedentarietà, di fatto si sta delineando, negli ultimi anni, un leggero miglioramento.

I dati pubblicati nel 2013 confermano che 1 bambino su 3 è sovrappeso o obeso, ma la buona notizia è che negli ultimi 5 anni abbiamo assistito a una diminuzione dell’incidenza (dell’1% del sovrappeso e 1,4% di obesità) che, seppur lieve, ci fa credere, o sperare, che l’informazione che il mondo medico-scientifico cerca di divulgare da anni stia finalmente sortendo qualche effetto sui comportamenti alimentari e le attenzioni delle famiglie.

Stesso discorso per le rilevazioni nel campo del movimento e dello sport: seppure i livelli di sedentarietà siano ancora alti, sicuramente si registrano dei miglioramenti in tal senso. Se nel 2007 solo 1 bambino su 5 faceva sport più di una volta a settimana, nella rilevazione del 2012 questo accade a 1 su 4. Anche gli indici di sedentarietà rappresentati dal tempo trascorso a guardare la televisione o giocare ai videogiochi, si sono ridotti dal 48 al 36%, decisamente un grande miglioramento; nonostante ciò ancora un bambino su 3 spende più di 2 ore al giorno davanti ad uno schermo.

Resta invariato invece il numero di bambini che si reca a scuola a piedi o in bicicletta, solo 1 su 4, quando invece parrebbe un intervento correttivo dei comportamenti estremamente facile da applicare, efficace ed educativo nell’ambito dell’acquisizioni di modalità corrette per il futuro del bambino.

Altro aspetto che risulta invariato nelle 3 rilevazioni e che forse riveste, però, il ruolo cardine alla motivazione al cambiamento degli stili di vita, è la percezione delle madri intervistate rispetto alle condizioni dei propri figli. Infatti, in modo quasi incomprensibile (sebbene già precedentemente evidenziato in moltissimi studi) il 37% delle donne con figli sovrappeso oppure obesi ritiene che, invece, i propri bambini abbiano un peso nella norma. La stessa “dispercezione” vale per la valutazione dell’introito calorico che, seppure evidentemente eccessivo, viene largamente sottostimato dalle madri. La stessa anomalia fa sì che solo 6 madri su 10 rilevino correttamente il grado di inattività dei propri figli. Come ben sanno le figure sanitarie che si occupano di interventi di prevenzione, oltre ai buoni consigli, ciò che favorisce il successo è un alto grado di motivazione nel paziente. Di contro, l’assenza di una valutazione oggettiva della realtà del peso, del livello di movimento e dell’alimentazione del proprio figlio, chiude ogni possibilità di strutturare un qualsiasi intervento atto al cambiamento.

Se la motivazione è alla base del cambiamento, la figura del pediatra di base riveste un ruolo fondamentale. Il pediatra può infatti, a pieno titolo e prima di ogni altro, aiutare il genitore a rilevare precocemente l’eccesso di peso del bambino (fondamentale in controllo regolare delle curve di crescita), stimolando l’attenzione all’alimentazione e al movimento, al fine di costruire una motivazione forte e consapevole.

Dott. Federico Mordenti
Medico Specialista in Scienza dell’Alimentazione
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