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Malattie infantili

Vaccinazioni: facciamo chiarezza

Vaccinazione di una bambina

Cattiva informazione, vere e proprie bufale, teorie complottiste. Corre veloce sul web l’ondata antivaccini, che spinge molte famiglie a non vaccinare i propri figli. A lanciare l’allarme l’Istituto superiore di sanità (Iss), secondo cui in Italia le coperture vaccinali sono in calo. Nonostante abbiano salvato milioni di vite, i vaccini, infatti, oggi sembrano fare paura. La copertura a 24 mesi d’età per le vaccinazioni obbligatorie – poliomielite, tetano, difterite ed epatite B – è scesa sotto il 95%. E la percentuale non supera l’86% per le vaccinazioni contro morbillo, parotite e rosolia, che sono quelle raccomandate. “Questa situazione rischia di avere gravi conseguenze sia sul piano individuale che collettivo, poiché scendere sotto le soglie minime significa perdere via via la protezione della popolazione nel suo complesso e aumentare contemporaneamente il rischio che bambini non vaccinati si ammalino, che si verifichino epidemie importanti, che malattie per anni cancellate dalla protezione dei vaccini non siano riconosciute e trattate in tempo”, dice il presidente dell’Iss Walter Ricciardi. Dire no ai vaccini vuol dire quindi mettere a repentaglio la salute individuale e quella pubblica. Ma c’è anche una questione etica. “Non si può giocare sulla pelle dei bambini e prendere decisioni al posto loro, che non possono avere voce in capitolo”, aggiunge il professor Andrea Vania, responsabile del Centro di Dietologia e Nutrizione pediatrica dell’Università La Sapienza di Roma e past president dell’ECOG, l’European childhood obesity group

Professor Vania, andiamo subito al punto: vaccini sì o vaccini no?
“Vaccini sì, assolutamente, e tutti quelli che sono possibili, a meno che non ci siano particolari condizioni di salute del bambino che controindichino una certa vaccinazione. I vaccini sono importanti perché proteggono sia dalle patologie gravi o potenzialmente gravi in relazione alla fascia d’età del bambino – come, per esempio, la gastroenterite da rotavirus, che può essere pericolosa soprattutto sotto l’anno di vita – sia dalle patologie che sono gravi di per sé, come la meningite da meningococco, che è sì aggredibile dagli antibiotici, ma è difficilmente diagnosticabile in tempo. Anche il morbillo, che comunemente si considera una malattia banale, può determinare una serie di complicanze di tipo neurologico anche a lunga distanza e, in un caso ogni duemila, può causare persino la morte. Infine, i vaccini sono importanti per proteggere dalle malattie chi, per un motivo o per l’altro, non ha potuto vaccinarsi: solo una copertura superiore al 95% della popolazione può garantire quella che si chiama immunità di gregge”.

Non ci sono rischi a vaccinare bambini di pochi mesi?
“La pericolosità degli antigeni contenuti nei vaccini è pressoché nulla, pure nel caso del vaccino esavalente più antipneumococcico, che insieme contengono una ventina di antigeni. Basti pensare che a ogni respiro che facciamo dentro casa inspiriamo un migliaio di antigeni, che diventano forse diecimila stando all’aria aperta. Il fatto, inoltre, che un bambino di pochi mesi abbia un sistema immunitario non ancora completamente sviluppato è esattamente la ragione per cui bisogna vaccinarlo: per aumentare le sue difese!”.

In rete però si parla di febbre, convulsioni, paralisi, autismo, pure di morte, come possibili conseguenze delle vaccinazioni. Solo leggende metropolitane?
“L’autismo è proprio da non considerare. Gli ‘antivaccinisti’ continuano a farsi forti dello studio di Andrew Wakefield del 1998, che sosteneva la correlazione tra autismo e vaccino trivalente per morbillo, rosolia e pertosse: è stato dimostrato che quello studio era così fraudolento che è stato ritirato dalla rivista scientifica che lo ha pubblicato e Wakefield è stato radiato dall’ordine dei medici del Regno Unito. La febbre, anche elevata, può invece capitare, ma è una febbre reattiva e di breve durata. Le convulsioni possono essere causate proprio dalla febbre alta. Non mi risulta, infine, che si siano verificati casi di paralisi in bambini sani. Ogni vaccino, però, è bene specificarlo, è una medicina e nessuna medicina – neanche il semplice paracetamolo che prendiamo tutti per la febbre o il mal di testa – è priva di effetti collaterali. Pretenderlo dai vaccini è volere la luna nel pozzo”.

Ma è vero almeno che i vaccini contengono sostanze che possono essere nocive per l’organismo?
“La sostanza su cui più si è puntata l’attenzione è il mercurio con il composto tiomersale, che però, almeno per quanto riguarda l’Italia, è stato tolto di mezzo circa 15 anni fa. Per precauzione in molti vaccini si sta anche eliminando una sostanza adiuvante, cioè che aumenta l’efficacia del vaccino, a base di alluminio, nonostante non ci siano prove che possa causare effetti collaterali”.

Perché alcuni vaccini sono obbligatori e altri solo consigliati o raccomandati?
“Il punto è che nella comunità scientifica non c’è unanimità su quali vaccini debbano essere obbligatori e quali consigliati: c’è chi chiede che certi vaccini obbligatori diventino consigliati e chi, invece, vorrebbe che tutti fossero obbligatori. In Italia si è scelto di rendere obbligatori solo i vaccini per poliomielite, tetano, difterite ed epatite B, quattro malattie il cui rischio di morte e di invalidità è estremamente elevato e la cui diffusione comporterebbe alti costi sociali. Ma ogni Paese è libero di fare scelte diverse e di modificarle nel tempo, anche in funzione del senso civico e della consapevolezza dei suoi cittadini. Negli Stati Uniti, per esempio, le vaccinazioni non sono obbligatorie, però i bambini non possono frequentare le scuole se non sono vaccinati. Inoltre, se un bambino non vaccinato è causa di contagio, ne rispondono i suoi genitori… con la galera”.

In Italia molte polemiche ruotano intorno al vaccino esavalente. Perché? Di che si tratta?
“I duri e puri del fronte antivaccini sono contrari al fatto che nel vaccino esavalente ci siano oltre ai 4 vaccini obbligatori, anche 2 raccomandati, l’anti-pertosse e l’anti-Haemophilus influenzae di tipo B. Il fatto è che ormai è quasi impossibile trovare le dosi per i singoli vaccini perché le case farmaceutiche – che non sono istituti di beneficenza – hanno deciso di non produrle più a causa dello scarsissimo mercato”.

Ma, allora, per quale motivo in Italia le vaccinazioni sono in calo? È solo colpa della disinformazione e del passaparola sui social network o anche la classe medica ha commesso qualche sbaglio?
“Anche la classe medica ha le sue colpe. La più grave di tutte è permettere che nei servizi pubblici di vaccinazione ci siano medici antivaccini: in qualsiasi altro posto, chi si rifiuta di fare il proprio lavoro verrebbe cacciato. Ma anche le istituzioni dovrebbero fare di più nell’informare i cittadini e nel promuovere attivamente le vaccinazioni, non solo quando scoppiano i casi”.

Prof. Andrea Vania
Pediatra
Vania