Psicologia

Educare i figli: tante domande che ogni genitore si pone!

Tutte le risposte ai dubbi di ogni genitore su come educare i figli, come dargli delle regole e accompagnare al meglio la loro crescita.

educazione del bambino

I bambini devono stare seduti a tavola lo stesso tempo degli adulti?

Ebbene sì, la maggior parte dei bambini non riesce a stare ferma troppo a lungo, e non c’è niente di peggio per loro che obbligarli a rimanere fermi nello stesso posto per un sacco di tempo. Quando vostro figlio comincerà a mangiare con altri, fatelo stare a tavola a mangiare un’unica portata, poi fatelo tornare per il dolce. Si abituerà con il tempo. E cercate di trasformare ogni pasto in un momento gradevole, è l’aiuto migliore.

I “no” possono essere rassicuranti!

Non potete sempre dare a vostro figlio quel che chiede, gli fareste del male. Quando rispondete “no” a una delle sue richieste, lo aiutate a uscire da quel senso di onnipotenza, difficile da gestire, che caratterizza i bambini piccoli e che si perde gradualmente nel corso della prima infanzia. Il compito dell’adulto, infatti, è far capire al bambino che non è né onnipotente né del tutto impotente. Per ottenere questo risultato, un bel “no” di tanto in tanto può solo che giovare, un “no” da difendere senza cambiare idea.

Perchè alcuni bambini mordono?

La fase orale è una tappa dello sviluppo del bambino tra 0 e 3 anni. Il bambino scopre il mondo con la bocca e a volte morde. Non lo fa per cattiveria ma per esprimere le sue emozioni. Capita anche che graffi o pizzichi. Ad esempio, all’arrivo di un fratellino potrebbe esprimere la propria gelosia attraverso questi gesti aggressivi. Non preoccupatevi ma opponetegli subito un “no” fermo per fargli capire che non è un gesto accettabile senza tuttavia drammatizzare la cosa. Cercate, dopo avergli detto di no, di spostare la sua attenzione su altro. E non mordetelo per fargli capire che il suo gesto era sbagliato! Non capirebbe perché fate un gesto che gli vietate.

Amico immaginario: c’è da preoccuparsi?

I bambini tra i 3 e i 5 anni d’età cominciano a confrontarsi con la realtà. Alcuni si creano un amico immaginario che può aiutarli in questa fase. Non c’è da preoccuparsi! Solitamente dura solo qualche mese. Permette al bambino di fare esperienze, esprimere emozioni, trasgredire le regole… cosa che allo stesso tempo indica che lui le ha assimilate bene perché fa fare le monellerie all’amico immaginario, talvolta rimproverandolo subito dopo. In questo caso, fate giusto capire al piccolo che sapete bene chi è il colpevole. Inoltre l’amico immaginario permette di sperimentare diversi personaggi e così di trovare la propria personalità e allo stesso tempo di sviluppare l’immaginazione. Tenete presente che il piccolo vive ancora in un mondo magico. Delle volte, l’amico immaginario può permettere al bambino di esprimere emozioni difficili, siate in ascolto.

Tablet e internet. Come comportarsi?

E’ necessario educare i bambini fin da molto piccoli alle nuove tecnologie. Esistono contenuti specifici adatti alle diverse fasce d’età. Quando il bambino cresce si consiglia di sensibilizzarlo alla differenza tra “virtuale” e “reale” e al senso della privacy. E’ fondamentale limitare i tempi di accesso per evitare di sviluppare dipendenza agli schermi. Fino agli 8/9 anni è meglio usare tablet e computer insieme al bambino, oppure lasciarglieli usare avendo prima scelto i contenuti che può andare a vedere. Dopo i 9 anni, si può creare un account al bambino sul computer e sul tablet di casa in modo da poterlo dare la dovuta autonomia potendo comunque controllare la navigazione. È bene che ci sia comunque un adulto nei paraggi,  in modo da poter condividere col bambino l’uso che sta facendo della rete e parlarne insieme.

Rispettiamo il pudore del bambino.

Tra i 5 e i 7 anni, i bambini spesso scoprono il pudore. È un bisogno che va rispettato, con molta semplicità. Il bisogno di intimità dei bambini di una certa età dipende infatti sia dal pudore fisico (il fatto di coprirsi senza restare nudi), sia da un pudore psicologico (il fatto di avere dei segreti). In merito a questo tema, ogni famiglia è un capitolo a sé: in alcune, il fatto di mostrarsi nudi è una cosa naturale, mentre altre scelgono invece di coprirsi. Qualunque sia l’atteggiamento di partenza della famiglia, bisogna capire e rispettare il fatto che i bambini possono sentire la necessità di isolarsi dal gruppo, di appartenere solo a se stessi e di sviluppare il proprio io individuale.

E’ giusto incoraggiare, fin da piccolo, il bambino a vestirsi da solo?

Un bambino di 2 o 3 anni può già indicare quali vestiti preferisce, se lo fate scegliere. Quando avrà 5 o 6 anni, sarà in grado di decidere da solo che cosa mettere, e questo lo aiuterà a imparare a vestirsi. Naturalmente, a volte gli accostamenti di colore e di stile saranno sorprendenti. Prendetela con un sorriso, senza cercare di controllare per forza ogni cosa: sta ancora imparando. Complimentatevi con lui quando inizia a vestirsi da solo, e fategli di nuovo molti complimenti quando ha finito. Per motivarlo, potete sempre trasformare il momento della vestizione in una specie di sfida: quanto tempo ci metterai per indossare tutto?

Capricci da “Me lo compri?”. Che fare?

Il bambino per farsi comprare un oggetto desiderato fa capricci ai quali spesso si cede, molto comprensibilmente, per esaurimento. Bisogna imparare a non cedere ma fare capire al bambino che comprendiamo il suo desiderio ed evitare frasi del genere “ai miei tempi non c’erano tutti questi giochi” o “l’erba voglio non cresce neanche nel giardino del re” che lo faranno arrabbiare ancora di più. Invece gli possiamo dire: “se prendiamo questo dobbiamo rinunciare a quest’altro” oppure che potrà avere l’oggetto desiderato in un’occasione speciale (compleanno, Natale). Come di fronte a tutti capricci, è necessario ripetere il “no” e non avere reazioni eccessive, così il bambino si renderà conto che le sue energie sono sprecate e che chiedere in questo modo non serve a niente. Se cediamo rischiamo di fargli capire che ogni volta che si comporta così otterrà l’oggetto desiderato.

Quando smettere di far usare il ciuccio al bambino?

Il bambino verso i 2-3 anni, interessato a nuovi giochi e attività, dovrebbe abbandonare il ciuccio spontaneamente, ma non è sempre facile perché il succhiare ha un effetto rassicurante. Sappiate che dopo i 3 anni, il ciuccio può creare problemi di dentizione e di dizione. Aiutate dunque il bambino con uno svezzamento che rispetti i suoi ritmi, che sia progressivo e che corrisponda a un periodo di stabilità. Ad esempio proponetegli di usare il ciuccio solo per la nanna, valorizzando il fatto che ormai è grande. Quando accetta di separarsi dal ciuccio, conservatelo come una cosa preziosa dentro una scatola che il bambino potrà tenere.

Se la bambina desidera un reggiseno quando ancora non le serve. Cosa fare?

La richiesta potrà sorprendervi ma per le ragazzine il passaggio alla pubertà è un segno di vanto e l’acquisto del primo reggiseno, anche se non è ancora utile, è una tappa molto significativa. Quindi, accogliete la richiesta anche se vi sembra inutile e cogliete l’occasione per passare del tempo con lei, aiutandola a scegliere biancheria adatta alla sua età. Non fate commenti sulla dimensione o forma del seno, potrebbe essere molto imbarazzante per lei.

E’ giusto lasciare che il bambino si metta in difficoltà per fargli capire che è ancora troppo piccolo?

Prima di tutto, non esitate a dirgli di no quando lo ritenete necessario. I bambini devono imparare ad accettare i “no” degli adulti senza discutere, soprattutto in situazioni di pericolo: non sempre è possibile la negoziazione. Quando possibile è comunque meglio fornire spiegazioni per quello che gli dite di fare. In qualche caso, e solo in situazioni che non costituiscono un pericolo o uno stress, potete lasciare che il bambino si metta in difficoltà fermandolo in tempo e spiegandogli che se ora è troppo piccolo sarà in grado di fare la medesima azione da più grande.

E’ normale che il bambino considera vivi gli oggetti inanimati?

Vi capiterà di vedere il vostro bambino che dopo aver sbattuto contro un tavolo gli dà del “cattivo” e magari uno schiaffetto. I bambini dai 2 ai 7 anni tendono infatti a considerare oggetti e giocattoli come vivi. Non preoccupatevi, il bambino in questo modo sperimenta emozioni (trae emozioni dal fatto di considerare vivo un peluche e poterlo così coccolare e proteggere) e sperimenta di conseguenza reazioni che sarebbero quelle dei grandi (ad esempio quando sgrida il tavolo). Si tratta di una fase dello sviluppo del piccolo che man mano distinguerà sempre di più gli oggetti inanimati dagli esseri viventi e sarà perfettamente in grado di fare la differenza entro gli 11 anni.

E’ giusto lasciare giocare anche i maschi con le bambole?

Giocare con una bambola è importante sia per i maschi che per le femmine
Il gioco della bambola è un gioco particolare, è una specie di doppio per il bambino, sia maschio che femmina. Questo gioco d’imitazione e d’identificazione è utile all’equilibrio affettivo del piccolo. Gli permette di esprimere le sue emozioni, sia la tenerezza, perché ci si affeziona moltissimo, che l’aggressività, perché sulla bambola ci si può sfogare. Per i più piccoli, fino ai 2 anni, esistono bambole di pezza, dopo i 2 anni, meglio le bambole con sembianze di neonato che consentono ai bambini di imitare la madre. Verso i 3-4 anni, le bambine preferiranno bambole con sembianze più da bambina che diventeranno loro amiche più che figlie. La bambola, sia per i maschietti che per le femminucce non dovrebbe mancare mai!

Come insegnargli a non mangiarsi le unghie?

Si dice che chi si rosicchia le unghie sia ansioso, eppure non c’è niente di troppo preoccupante in questo gesto banale! Ogni bambino esteriorizza le sue angosce con un gesto, c’è chi si attacca al pupazzo preferito, chi si mangia le unghie. Preoccupatevi solo se il bambino si mette sempre in bocca le mani o si fa sanguinare le unghie, in questo caso consultate uno specialista. Altrimenti, non stategli addosso o non lo umiliate in pubblico sottolineando la sua abitudine, perché otterrete l’effetto contrario. Cercate di capire l’origine della sua ansietà, sdrammatizzando il suo gesto. Potete anche occuparlo con lavori manuali: lo rilasseranno e gli terranno le mani occupate. In ogni caso, meno date importanza al gesto, più probabilmente il bambino non insisterà con quest’abitudine. 

La cortesia. Come trasmettere questa buona abitudine ai più piccoli?

Il bambino impara osservando gli adulti. Siate dunque coerenti e fate o dite davanti a lui quello che vorreste imparasse: “grazie”, “buongiorno”, mano davanti alla bocca quando si sbadiglia, ecc. Per insegnare l’educazione, potete fare dei giochini tipo “cosa si dice quando” si riceve una cosa… ecc. Non esitate a congratularvi con il bambino quando usa parole di cortesia. Attenzione, essere beneducato non significa che il bambino deve per forza, ad esempio, baciare le persone che incontra: potrà capitare che si rifiuti e dovete rispettare questo rifiuto, potete semplicemente invitarlo a usare altri modi per salutare (parole, gesti). Insegnare l’educazione deve rimanere un gioco, non siate fissati, può capitare che il bambino, stanco, non saluti, fatelo notare dolcemente o in modo ludico. L’importante è fargli capire che l’essere educati è soprattutto una questione di rispetto per il prossimo.

Le parolacce non si dicono!

Quando il bambino comincia a usare le parolacce, verso 2 anni quando non ha più bisogno del pannolino, gli si fa capire, senza drammatizzare, che sono parole che urtano i grandi quando gliele sentono pronunciare. Le parolacce pesanti vanno proprio vietate. I grandi devono stare attenti a non dirne altrimenti il bambino non può assimilare il divieto. Se vi scappano, dite che avete sbagliato piuttosto che fare finta di niente. Ovviamente il bambino non può sempre reprimersi, per farlo sfogare fategli sentire ad esempio la “canzone della cacca” di Roberto Piumini, oppure dategli 30 secondi cronometrati per dire tutte le parolacce che vuole. Così potrete anche controllare le sue conoscenze in materia!

Cosa fare quando le regole non saranno più attuali?

Quando stabilite una regola, lo fate pensando che debba essere utile al bambino. Ma con il passare del tempo le regole possono diventare inattuali e addirittura risultare dannose per vostro figlio. Modificando la regola nel momento in cui il bambino cresce, le occasioni di conflitto diventeranno meno numerose. Ricordatevi che quasi tutte le regole familiari prima o poi perdono infatti la loro ragione di esistere: sarete meno turbati quando verrà il momento di modificarle.

A che età cambiano le regole?

Ci sono età in cui le regole vanno cambiate. Per esempio se vostro figlio ha 4 anni potrebbe non avere più bisogno di un sonnellino pomeridiano e potrebbe essere l’età giusta per insegnargli a rifare il letto al mattino. Approfittate dell’estate – durante la quale avrete sicuramente più tempo – per cambiare, se c’è un effettivo passaggio d’età, alcune regole. Rifare il proprio letto potrebbe trasformarsi in un gioco divertente da fare insieme per poi vedere come se la cava da solo, quasi fosse un adulto. Inserire delle nuove abitudini farà bene al piccolo che le manterrà fin quando non cambieranno nuovamente le regole.

Genitori troppo permissivi?

Ci sono no che aiutano il piccolo a crescere. Per sviluppare una sicurezza interiore il bambino ha bisogno di conoscere quali sono i limiti oltre i quali non si può spingere e di vivere sulla propria pelle l’esperienza della frustrazione, che rappresenta per lui un’occasione di maturazione e di crescita. Infatti solo attraverso l’alternarsi di soddisfazioni e frustrazioni, in questo caso i “ no” motivati e le regole, il piccolo impara a tollerare il dispiacere. Imparate dunque a dire di no.

Punizioni? Sì, ma con buon senso.

Ha fatto un dispetto ad un compagno o non vi ha dato retta disubbidendovi? Qualsiasi cosa abbia fatto vostro figlio se avete deciso di punirlo fatelo con buon senso. Anche sopportare le punizioni si impara con il tempo. Se il piccolo ha 3 anni, per esempio, basterà farlo rimanere in camera per 10 minuti e non per ore. Tenete sempre a mente che la punizione è una riparazione ad un comportamento sbagliato e una volta assimilata, il bambino non dovrà sentirsi più in colpa.

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