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Stili di vita

Fare il bagno dopo mangiato: si può o è pericoloso?

Mamma e figlia in acqua

Mai fare il bagno dopo mangiato: è un mito da sfatare o è una giusta precauzione? Le madri di tutto il mondo obbligano i propri figli ad attendere che la digestione sia terminata prima di consentire loro di farsi un bel bagno al mare, piscina o lago che sia. La cosa curiosa è che questa attesa tende a variare nelle varie culture: si va, infatti, dalle nostre 2 ore, ai perentori 30 minuti degli anglosassoni, alle 3 ore dei cubani. Invece, come è ovvio, la digestione è uguale a tutte le latitudini. Viene comunque da pensare che se una abitudine è così diffusa e radicata, nonostante la variabilità nelle tempistiche, una base concreta debba pur esservi. Analizzando invece la letteratura internazionale non vi è supporto scientifico a questa tesi, né linee guida ufficiali che impongano un tempo definito tra pasto e abluzione.

Una delle ragioni riferite dalla “vox populi” a giustificazione del ritardare il bagno dopo il pasto, farebbe riferimento al dirottamento dell’afflusso sanguigno verso l’intestino in digestione, a discapito del muscolo impegnato nel nuoto, con conseguente affaticamento e crampi. Di fatto il nostro apparato cardiovascolare è perfettamente in grado di fare fronte alle due necessità contemporaneamente. È evidente che poi a fare la differenza è il tipo di attività fisica che ci disponiamo ad attuare. In tal senso, direi che subito dopo un pasto abbondante non è il caso per un bimbo di 10 anni di fare una gara con il fratellino di 7 a chi arriva prima alla boa, ma giocare sulla battigia e nuoticchiare non ha realmente controindicazioni.

La seconda motivazione addotta è quella della cosiddetta congestione, ovvero un blocco intestinale legato al cambiamento repentino di temperatura entrando in acqua, che può abbinarsi o meno al riflesso vagale causato dallo shock termico che porta fino alla perdita di coscienza. Anche in questo caso, non è tanto la distanza dal pasto, quanto il tipo di pasto, la temperatura dell’acqua rispetto a quella esterna e la rapidità d’immersione che contano. A questo scopo, probabilmente, l’indicazione più giusta è di non fare pasti troppo ricchi in grassi e proteine (che necessitano una digestione lunga e laboriosa), ma preferire carboidrati, come un piatto di pasta semplice o un bel panino con i pomodori.

Bisogna ricordare, comunque, che la probabilità che un malore sia causa di affogamento è molto ridotta. Secondo una indagine dell’Istituto superiore di sanità, infatti, la maggior parte dei decessi per annegamento ha luogo per imperizia, condizioni balneari sfavorevoli (come forti correnti e mare mosso), consumo di alcolici (se parliamo di giovani adulti) e mancato controllo da parte di genitori (per quanto riguarda i bambini, in particolare sotto i 5 anni), mentre il malessere è associato ad annegamento, quasi unicamente, nella classe over-50.

In sintesi, per ridurre al minimo il rischio di incidenti al mare o in piscina è fondamentale:

  • non perdere mai di vista i bambini quando sono in acqua, specialmente se non hanno ancora una buona acquaticità e sono sotto i 5 anni
  • monitorare le correnti e la profondità dell’acqua
  • far bagnare i piccoli gradualmente, in particolare modo nel caso di acqua fredda
  • offrire, prima del bagno, pasti leggeri prevalentemente a base di carboidrati.

Dott. Federico Mordenti
Medico Specialista in Scienza dell’Alimentazione
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