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Stili di vita

La Triade delle atlete

Triade atlete

L’esercizio fisico è parte fondamentale di un sano stile di vita. I ragazzi che fanno sport godono di una salute migliore, prendono voti più alti a scuola, tendono meno alla depressione e all’uso di alcolici, sigarette e droghe.

Per alcune ragazze che praticano sport a livello agonistico, però, la perdita dell’equilibrio tra fabbisogno e dispendio energetico può condurre a serie problematiche definite dalla cosiddetta “triade femminile dell’atleta” o, per brevità, “triade delle atlete”. Questa Sindrome comprende la scarsa disponibilità energetica, la sospensione del ciclo mestruale (amenorrea) e la diminuita densità minerale ossea (osteopenia e osteoporosi). La soglia dell’introito energetico sotto cui si sviluppa la sindrome sembra definirsi intorno alle 30 kcal per kg di massa magra al giorno. Questa scarsa assunzione calorica che è alla base della triade può essere inavvertita, intenzionale o psicopatologica, tale da collocarsi, in quest’ultimo caso, nell’ambito dei disturbi del comportamento alimentare.

Molte bambine e ragazze d’oggi hanno preoccupazioni rispetto alla propria forma fisica, e questo è ancor più probabile se praticano sport come la danza o la ginnastica artistica nei quali l’apparenza esile è molto importante, o attività come le arti marziali in cui vi sono categorie di peso o altre ancora che prevedono un’esposizione del corpo come il nuoto o i tuffi e finanche la corsa di resistenza, in cui il calo di peso può teoricamente agevolare la performance. In verità, il perdere peso oltre un limite minimo di massa grassa non solo non migliorerà il gesto atletico, ma sarà anche alla base di alterazioni ormonali. In particolare la diminuzione degli estrogeni abbinata a una alimentazione povera, spesso anche in calcio e proteine, conduce a una alterazione della mineralizzazione ossea proprio nel momento in cui si dovrebbe raggiungere il picco della sua densità (tra la seconda e la terza decade di vita) che andrà poi a diminuire annualmente, in misura pressoché fisiologica, di uno 0,3-0,5%. Atlete che presentano la triade possono invece manifestare una perdita di massa ossea dal 2 al 6% annuo e anche più, con una accelerazione tale da raggiungere in pochi anni una densità sovrapponibile a quella di una donna di 60 anni, con conseguente triplicazione del rischio di frattura.

La prevalenza della sindrome non è conosciuta con certezza, a causa della sua complessità e dei molti fattori confondenti. Secondo uno studio ben condotto, però, sarebbe presente nel 4,3% delle atlete, ma la percentuale può aumentare fino al 26% se si considerano le forme incomplete (in cui sono presenti solo 2 dei 3 fattori diagnostici).

Stante la frequenza e la complessità della sindrome, che si insinua gradualmente nelle vite di queste giovani atlete, sarebbe auspicabile che genitori, allenatori e personale sanitario sviluppassero una maggiore sensibilità ai segnali, per così dire, premonitori di una evoluzione patologica e non finiscano invece per ignorare, colludere o finanche stimolare la restrizione energetica. Ancora prima del primo allungamento del ciclo mestruale o di un calo ponderale anche minimamente manifesto, infatti, si può assistere nella ragazza alla frequente misurazione del proprio peso corporeo, alla riduzione dell’introito alimentare a partire da pasta e dolci fino al salto dei pasti, all’uso di vestiti pesanti durante l’allenamento per perdere più peso attraverso la sudorazione o allo specchiarsi frequentemente (per poi smettere drasticamente di farlo) e altri piccoli comportamenti che ci racconteranno un crescente interesse per la propria forma fisica associata alla volontà, spesso non dichiarata, di ridurre il cibo.

Pertanto non attendete troppo tempo a intervenire e non sottovalutate i primi segnali anche in ragazzine molto giovani che, pur non avendo ancora avuto il primo ciclo mestruale, sempre più precocemente iniziano a controllare l’introito alimentare e a entrare in dinamiche che è sicuramente più semplice arrestare sul nascere che arginare una volta conclamate.

Dott. Federico Mordenti
Medico Specialista in Scienza dell’Alimentazione
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