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Stili di vita

Lo sport e i bambini: non ci sono scuse

Bambino gioca a pallacanestro

Settembre rappresenta per tutti un momento di buoni propositi, per i genitori in particolare è il mese in cui, dopo la lunga pausa estiva, con la ripresa dei ritmi scolastici, si dovrebbe cercare di incastrare anche l’attività fisica nelle complicate giornate dei bambini di oggi. Se pensiamo poi che l’Organizzazione mondiale della sanità (Oms) nelle sue linee guida  consiglia almeno un’ora al giorno di attività fisica (moderata/intensa, seppure frazionata, prevalentemente aerobica per i ragazzi tra i 5 e i 17 anni) mentre in Italia, secondo una indagine promossa dal ministero della Salute del 2012, solo un ragazzino su 6 raggiunge l’obiettivo, lo sconforto ci assale.

I problemi sottesi a questa grande difficoltà nell’implementazione del movimento, apparentemente di gran lunga maggiori rispetto agli altri paesi europei in cui i bimbi sono molto più attivi dei nostri (studio Periscope), sono molteplici e, come spesso accade nel nostro Paese, molto variabili tra una regione e l’altra. Non sembra essere una questione di scarsa consapevolezza, perché tutti sanno quanto l’attività fisica porti salute in grandi e piccoli. Proviamo a dare una soluzione ai problemi solitamente riferiti dai genitori:

  • il tempo sottratto allo studio”: è molto frequente che sia questa la prima opposizione fornita dai genitori in relazione all’impossibilità di inserire un’attività fisica adeguata. Capita addirittura che con il passaggio alla scuola media (secondaria) o superiore, si abbandoni preventivamente lo sport precedentemente praticato. Di fatto non risulta che i bambini sportivi abbiamo profitti inferiori; ovviamente è una questione di organizzazione dello studio in relazione ai tempi leggermente più stretti (pensando di inserire una attività di 1 ora per 3 volte alla settimana). Anzi, a mio parere, tanto prima il bambino inserisce lo sport nelle sue giornate (finanche dalla scuola materna, come ci indica l’Oms), tanto più gli sarà naturale gestire le incombenze scolastiche intorno a questo.
  • la difficoltà a trovare lo sport gradito”: in molti casi è il bambino stesso, poco abituato da piccolo all’attività fisica, che non trova uno sport in cui si senta a proprio agio e oppone una serie di lamentele e scuse. In questo caso si deve avere la pazienza di far fare varie prove al bambino (sempre gratuite) per trovare lo sport e il contesto sociale che sente più idoneo. Sconsiglio di decidere uno sport a priori, piuttosto fornite un ventaglio di possibilità praticabili per la famiglia in termini organizzativi e fate in modo che il bambino scopra la sua “vocazione” o semplicemente il contesto che lo diverte di più. Solitamente la presenza di un amichetto o di un fratello è di grande aiuto.
  • la questione economica”: certamente il budget familiare, in particolar modo in famiglie numerose, rappresenta uno dei fattori che allontanano dalla pratica di attività fisica. Palestre e centri sportivi sono molto costosi e spesso obbligano a quote annuali impegnative. Gli sport pomeridiani nell’ambito delle strutture scolastiche o parrocchiali sono invece tendenzialmente più economici, e spesso offrono alternative e programmi d’allenamento interessanti. Detto ciò, è importante ricordare il valore proprio dell’attività informale. Se da un lato le attività strutturate educano alla regola e alla condivisione, quelle informali all’aperto lasciano spazio all’inventiva e alla sperimentazione e, se debitamente sorvegliate e guidate da un adulto, garantiscono ottime performance ginniche e sicuro divertimento. Pensiamo ai giochi di gruppo con la palla al parco, ma anche alla bicicletta e al pattinaggio su rotelle.
  • troppo piccolo per iniziare” o “si stanca troppo”: i bambini hanno energia da vendere e sin dalla più tenera età, se debitamente cresciuti, è molto più difficile fermarli che lasciarli in attività. Ogni fase della vita necessita uno specifico approccio nell’atto ginnico, e gli esperti hanno trovato per ciascuno sport le giuste modalità propedeutiche che consentono anche a bambini molto piccoli di acquisire incredibili capacità motorie, di coordinamento e ritmo, evitando inutili rischi o possibili traumi. È evidente che per bambini che vivono in un contesto di campagna o che comunque consenta loro movimento quotidiano informale all’aperto, non c’è fretta di passare ad attività strutturate.

Oltre a queste sopraelencate, evidentemente, ci sono altre questioni che ogni genitore potrebbe sollevare rispetto alla possibilità di inserire stabilmente uno sport nelle giornate del proprio figlio: a queste, però, non si possono che opporre importanti ragioni mediche di salute, sano accrescimento, prevenzione dell’obesità e socializzazione, sicuramente prevalenti.

Dott. Federico Mordenti
Medico Specialista in Scienza dell’Alimentazione
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