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Stili di vita

Obesità infantile: chi dorme non piglia…peso!

Bambino che dorme

Non smetteremo mai di ripetere come l’obesità sia un’epidemia mondiale che trascina con sé molte altre patologie come il diabete e le malattie cardiovascolari. L’Italia, in particolare, ha il triste primato del Paese europeo con la più alta prevalenza di obesità infantile. Addirittura 1 bambino su 3 è sovrappeso o obeso. Come combattere tutto ciò? Da cosa iniziare? Dalla dieta mediterranea o dall’attività fisica?

Un fenomeno dalla genesi multifattoriale. È ormai chiaro come la genesi dell’eccesso di peso sia multifattoriale, cioè dipende da numerosi elementi che, in modo variabile tra loro, agiscono sul singolo individuo. Si è partiti dall’analisi delle caratteristiche costituzionali familiari scoprendo, per esempio, che tanto più è in sovrappeso un genitore, la mamma in particolare, tanto più lo sono i figli. Sono stati valutati gli aspetti socio-economici trovando un legame tra la bassa scolarità dei genitori e il grado di sovrappeso dei figli. Dall’analisi dei comportamenti alimentari si è compreso che non solo contano gli eccessi, quanto le omissioni, come quelle nel consumo di frutta e verdura che, quando invece ben rappresentate nella dieta, sono protettive verso il sovrappeso. Sono stati studiati i modelli di movimento che maggiormente incrementano l’attività fisica giornaliera sempre al fine di normalizzare il peso e spesso a questo proposito si tenta, anche su questo sito, di dare consigli pratici per combattere la sedentarietà dei nostri tempi.

Le ultime scoperte della ricerca. Negli ultimi 15 anni sono state scoperte numerose sostanze che il nostro organismo produce per controllare, da un lato, l’introito alimentare e, dall’altro, la spesa energetica. Più passa il tempo e più chiaramente la scienza compone il quadro neuroendocrino (ovvero di ormoni e neurotrasmettitori) più, paradossalmente, questo si complica. Come in un puzzle è essenziale avere a disposizione tutti gli elementi correlati all’obesità che vengono man mano scoperti e molto interessante appare una delle ultime tessere scoperte, di questo puzzle: il sonno.

Meno ore a letto, più chili sulla bilancia. Il caro e ristoratore dormire ha infatti un effetto in qualche modo protettivo nei confronti dell’istaurarsi dell’eccesso di peso. Gli studi su questo tema sono andati intensificandosi negli ultimi anni e i risultati appaiono francamente interessanti. Secondo un importante studio americano, infatti, i bambini che dormono meno di 8 ore (rispetto alle 9-10 consigliate) hanno un rischio raddoppiato di insorgenza di obesità (in modo indipendente da tutti gli altri fattori sopra-elencati).

La riduzione del sonno stimola l’appetito. Questi risultati sono da tenere in attenta considerazione in quanto il sonno rappresenta un fattore di rischio più facilmente modificabile di altri (come il peso della mamma o la scolarizzazione). Come, però, ha luogo questa associazione? In effetti vi sono due ordini di motivi. In primis, studi sugli ormoni dimostrano che la riduzione del sonno stimola l’appetito agendo sulla produzione di alcune sostanze (diminuisce la leptina, aumenta la grelina, peggiora la sensibilità all’insulina, modula le orexine). Secondariamente, ma ciò è più vero negli adolescenti come dimostrato in una vasta indagine europea, chi dorme meno tende a essere più sedentario e a mangiare cibi meno sani.

Da 5 a 12 anni bisogna dormire almeno 10 ore. Come intervenire allora? Partendo dal presupposto che l’associazione tra sonno e peso è valida a partire dai 6-7 anni, ovvero prima di quell’età non è dimostrato come fattore di rischio, abbiamo un buon margine per strutturare corrette abitudini. Gli esperti del sonno consigliano di dormire 12-14 ore a 18-36 mesi, 11-13 tra i 3 e i 5 anni, 10-11 ore tra i 5 e i 12 anni e intorno alle 9 ore per gli adolescenti, in effetti un tempo molto lungo rispetto a quanto generalmente avviene. Di seguito qualche consiglio per cercare di raggiungere questi ambiziosi obiettivi:

  • creare una routine di addormentamento, come per esempio raccontare una favola, o far leggere un bel libro – rilassante – ai più grandi;
  • no a televisione o radio in camera, né troppi rumori o luci in casa;
  • finire i compiti sempre prima di cena;
  • eliminare bevande contenenti caffeina o teina: v. quelle a base di cola, tè etc. almeno 6 ore prima del sonno;
  • evitare di affollare le giornate dei nostri ragazzi di impegni o creare comunque degli spazi di recupero e “rallentamento del ritmo”, in particolare dalla cena in poi (il cui orario è utile anticipare).

Evidentemente in ogni famiglia si potranno gestire le fasi serali secondo le rispettive esigenze, rimane che il perseguire un prolungato riposo notturno è, tutto sommato, meno impegnativo che attuare altre modifiche nello stile di vita e, in considerazione dell’effetto protettivo rispetto all’obesità, vale assolutamente la pena impegnarsi.

Dott. Federico Mordenti
Medico Specialista in Scienza dell’Alimentazione
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