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Lo sport ideale per i bambini? Prima il piacere

Lo sport ideale per i bambini? Prima il piacere

Lo sport fa bene al bambino, ma a patto che ne siano protagonisti il gioco e il divertimento. Stop all’agonismo e alla competizione, se questo non gratifica i giovani sportivi e fa ricadere su di loro aspettative troppo elevate. Sono questi i principali consigli della ricerca medico-sportiva per avvicinare i più piccoli allo sport, regalando loro benefici sia fisici che psicologici come la salute fisica, la socializzazione e l’autostima.

Fino all’inizio del XX secolo le attività sportive erano spontanee, non strutturate, senza il coinvolgimento di adulti e per questo sicuramente divertenti. Nel ventennio fascista, e poi in seguito nell’ultima parte del XX secolo, il “gioco libero” ha lasciato spazio allo sport organizzato. In parallelo a questa strutturazione sempre crescente delle attività sportive, l’età di partenza per i programmi sportivi è andata negli anni diminuendo tanto che oggi per molte attività sono disponibili programmi di formazione prescolare, più di gioco che di sport vero e proprio, ma sempre organizzati.

Lo sport organizzato possiede il grande vantaggio di avere regole per la sicurezza, essere supervisionato, utilizzare attrezzature idonee, anche se, paradossalmente, può avere obiettivi che non sempre sono orientati verso le necessità del bambino. Tuttavia, il fatto che negli ultimi anni i bambini stiano iniziando a competere sempre più precocemente accresce la preoccupazione sui potenziali effetti negativi. Casi frequenti di ginnaste e tuffatori di bassa statura o ballerine magrissime o con menarca ritardato hanno contribuito a tali preoccupazioni. Le ricerche ancora non hanno chiarito con certezza se ciò sia il risultato del superallenamento, di pratiche alimentari incongrue, dello stress psicologico ed emotivo una somma di tutti questi fattori, o se sia semplicemente un dato legato alla selezione iniziale.

Alcuni esperti hanno anche suggerito un ritorno al gioco libero, che però è poco applicabile negli ambienti cittadini attuali, sia per problemi di sicurezza, sia per la mancanza di luoghi idonei. Purtroppo anche l’attività fisica scolastica, in Italia, non rappresenta per durata e qualità un supporto valido. Si devono pertanto trovare obiettivi ragionevoli e strategie concrete, se vogliamo che lo sport sia sicuro e totalmente benefico per i bambini. Infatti, quando le richieste dallo sport superano le capacità fisiche e cognitive, il bambino può sviluppare sentimenti di frustrazione e di fallimento. I bambini non sempre sono pronti a imparare o capire ciò che gli viene insegnato. Abilità motorie di base, come ad esempio gettare, afferrare, calciare una palla, non si sviluppano prima solo perché s’inizia prima a praticarle. Attendersi che queste abilità siano presenti prima dei tempi naturali di maturazione può portare più facilmente il piccolo a frustrazione e abbandono invece che a successi sportivi. È molto importante perciò trovare centri sportivi, e ancor più istruttori, che posseggano le qualifiche e l’esperienza necessaria per insegnare a bambini anche in tenera età.

Le sessioni di sport organizzato dovrebbero poi essere ritagliate sul grado di sviluppo dei partecipanti. I bambini sotto i 6 anni hanno limitata capacità d’attenzione, pertanto l’attività dovrebbe essere breve e enfatizzare il gioco, l’esplorazione e un’ampia gamma di esperienze motorie. Un formato ragionevole potrebbe comporsi in 15-20 minuti di attività strutturata e 30 minuti di gioco libero. La concentrazione verrà ottimizzata se l’attività sarà svolta in un ambiente senza distrazioni. Infine è opportuno che le istruzioni dell’allenatore siano più dimostrative che verbali.

La partecipazione dei genitori è considerata generalmente desiderabile, d’altro canto, però, negli sport organizzati un padre, ad esempio, eccessivamente presente e “tifoso” può innescare stati d’ansia e sentimenti d’inadeguatezza nel bambino.

A chiusura di questa breve discussione su ciò che è emerso negli ultimi anni dalla ricerca medico-sportiva sugli effetti, non solo positivi, dell’attività fisica nell’età pediatrica, vorrei fare cenno a un’esperienza personale. Mia figlia di 6 anni, particolarmente esuberante e naturalmente portata per qualsiasi attività fisica non riusciva a decidere quale sport praticare quest’anno. Abbiamo così deciso di farle fare le lezioni di prova che per lei rappresentassero un momento di divertimento e una sperimentazione. Abbiamo iniziato con il karate, molto ludico, impostato su regole giocose da un bravo istruttore che al termine della lezione ci dice che non vede l’ora di iniziare con la bimba e di cercare di coinvolgere una compagna con la stessa predisposizione, per portarle subito in gara e farle diventare delle campionesse. Seconda prova, la classica ginnastica artistica, in un buon centro romano con istruttori di primo livello, a fine prova ci viene detto che la bimba si era un po’ distratta (lei dichiarava in verità di essersi annoiata), ma vista la predisposizione bisognava per forza inserirla in preagonismo. Infine la prova del triathlon, all’aperto, istruttori bravi e affettuosi, affatto preoccupati delle gare, né della frequenza garantita, ma più che altro che i bambini si divertano e crescano serenamente nello sport. La scelta è fatta!


Dott. Federico Mordenti
Medico Specialista in Scienza dell’Alimentazione
dott. federico mordenti pediatra - alimentazione bambini by coop