L'impegno di Coop Equipe Medica
×

Stili di vita

Un cane in famiglia: più buon umore e più benessere

Famiglia con cane

Un respiro rumoroso e regolare a pochi passi da me mi fa compagnia. È quello di Trilly, il nostro cane, un beagle di ormai 9 anni, che da altrettanti anni è la gioia e la disperazione della mia famiglia. Non potremmo più fare a meno di lei, componente a tutti gli effetti del nostro nucleo familiare che però, a rotazione, e qui mio marito avrebbe da obiettare, impegna tutti. Non è facile scegliere di adottare un cane e non cedere alle insistenze dei bambini, che a volte lo considerano quasi un giocattolo. Decidere tutti insieme è importante, ma deve essere soprattutto una scelta degli adulti che saranno i suoi primi tutori: si tratta di un compagno che non crescerà mai e che avrà bisogno di noi per tutta la vita. Ciò che bisogna avere chiaro è che si tratta di una presenza che stravolge tutte le consuetudini familiari, che per questo è bene che siano salde e consolidate: portarlo a spasso più volte al giorno, occuparsi dei suoi bisogni, spazzolarlo, curarlo, insegnargli a fare pipì e pupù fuori casa, raccogliere i suoi bisogni per strada (o in casa), limitarsi negli spostamenti in automobile…

Chiarito questo, però, che meraviglia avere un cane! E quanti bambini e quanti adulti potrebbero trarne grande beneficio! Gli uomini organizzano infatti le proprie esperienze interiori ed esteriori tramite le relazioni. La relazione con il cane è speciale, perché unica e disinteressata, e favorisce:

  • il gioco: aumenta il buon umore e aiuta senza sforzi l’attività fisica
  • la socializzazione: il nostro amico a quattro zampe rappresenta un tramite per lo sviluppo di nuove relazioni (provate a portare un cane a spasso e vedrete)
  • la responsabilità: potrebbe essere un ottimo impegno per un adolescente perché lo aiuta a crescere e comprendere il valore e la cura della vita
  • la condivisione: sia del tempo che dello spazio (non è la dimensione della casa che è condizionante).

Un cane ben curato e seguito dal veterinario fin da piccolo non è un veicolo di malattie. Le zoonosi, ossia le malattie che possono trasmettersi dal cane all’uomo, sono fortunatamente poche e rare. Escludendo la rabbia e la leptospirosi, che sono gravi ma quasi scomparse, dobbiamo preoccuparci di:

  • tigna: un fungo che si trova sulla pelle dell’animale. Ma è talmente evidente la malattia, dato che è caratterizzato da aree di pelle senza peli, che è sufficiente non toccare animali spelacchiati
  • campylobatteriosi: una malattia gastroenterica che in rarissimi casi si può verificare anche nell’uomo se si viene a contatto con le feci del cane (che comunque sconsiglierei sempre di toccare): i bambini, soprattutto piccoli, vanno continuamente controllati nella loro relazione con il cane
  • zecche e pulci: preferiscono la cute con pelo, per cui è molto più probabile che ci si possa contaminare dall’ambiente e non attraverso l’animale
  • leishmaniosi: non è una malattia trasmessa direttamente dal cane, ma da pappataci che possono pungere uomini e cani, per cui quest’ultimi vanno protetti con repellenti opportuni.

Il contatto con gli animali e con la natura non può che fortificare il sistema immunitario dei bambini: le campane di vetro non sono consigliate per crescere bene. Il bambino deve fare esperienza con le mani e con il corpo senza timore, con fiducia, senza preoccupazioni, ma con l’occhio vigile dei genitori.

Il cane, però, non è un baby-sitter: i bambini, soprattutto i più piccoli, vanno controllati perché possono molestare il cane che risponde come può e sa, soprattutto quando da cucciolo controlla male il morso.

Il cane è uno splendido compagno di vita: generoso, disinteressato, affezionato e soprattutto fiducioso della relazione con l’uomo perché diventa parte del suo “branco”. Guai ad abbandonarlo o a trattarlo come un oggetto: i figli ci guardano e ci giudicherebbero anche per questo.

Per rimanere in tema: la compagnia di un cane può stimolare anche l’appetito nei piccoli disappetenti attraverso un miglioramento dell’umore. Non è scientificamente provato, ma io ne sono certa.

Dott.ssa Marina Cammisa
Pediatra
marina cammisa