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Svezzamento

Autosvezzamento sì, autosvezzamento no: il parere della dottoressa Caroli

Autosvezzamento

Niente pappe, minestrine e cucchiaini, perché il cibo, anche quello dei grandi, il bambino lo deve mangiare con le mani; e mai, mai imposizioni. Così la pensano i fan dell’autosvezzamento o alimentazione complementare a richiesta. Quelli per cui non c’è quasi bisogno di regole e lo svezzamento il bambino può farlo tranquillamente da sé, dal momento che a sei mesi il suo apparato gastrointestinale è “pronto a tutto” e, poi, attraverso il liquido amniotico e il latte materno, oramai ha assaggiato un po’ tutto, no? Che mangi, allora, quello che trova in tavola: l’importante è che gli piaccia. Ma è davvero così? Un bambino a uno o due anni può davvero mangiare secondo i suoi gusti? Lo abbiamo chiesto alla dottoressa Margherita Caroli, consulente dell’Unione europea, temporary advisor dell’Organizzazione mondiale della sanità, nonché former president dell’ECOG, l’European Childhood Obesity Group.

Dottoressa Caroli, ma va bene che un bambino di neanche un anno scelga che cosa e quanto mangiare?
“Va bene, ma solo nei limiti dell’intelligenza. Il bambino può essere lasciato libero di decidere la quantità, ma non la qualità. Con lo svezzamento, infatti, non abbiamo più a che fare con il latte materno che è un alimento completo in sé, ma con una serie di alimenti che sono ognuno diverso dall’altro per nutrienti e proprietà e non tutti possono andare bene per un bambino. Per questo la scelta del cibo deve essere degli adulti”.

I fautori dell’autosvezzamento potrebbero però obiettare che basta mangiare bene tutti, perché quello che è sano ed equilibrato per i genitori lo è anche per i figli.
“Innanzitutto, troviamola una famiglia che mangi davvero bene. Tutte le indagini ci dicono il contrario, ovvero che l’alimentazione degli adulti non è affatto sana. E poi c’è un’altra questione: il fabbisogno di nutrienti è diverso per un bambino di meno di due anni, così come la sua capacità fisiologica. Rene, fegato e pancreas sono ancora in fase di crescita e non vanno sottoposti a carichi eccessivi. Non si può quindi lasciare che il bambino mangi cibi che per lui sono troppo ricchi di proteine, sali o zuccheri”.

Ma che problema può esserci se a un anno vuole un po’ di prosciutto?
“Innanzitutto, anche solo due cucchiaini di una mousse al prosciutto potrebbero dargli un carico di nutrienti che al bambino bastano per una settimana. La domanda che dovrebbero farsi i genitori non può essere ‘ Che cosa metto in tavola a mio figlio’, ma ‘Che cosa gli do che sia buono e salutare’. Lo svezzamento, infatti, non è una corsa: a mangiare si impara piano piano. È come andare a scuola: se al primo anno di elementari si insegna a leggere, al secondo non si fanno di certo studiare i ‘Promessi sposi’. Lo stesso vale a tavola: il passaggio dal latte materno agli altri alimenti deve essere graduale”.

Dell’autosvezzamento si può almeno salvare l’approccio libero del bambino verso il cibo, o no?
“Certo, ma chi nega che non debba essere così anche lo svezzamento tradizionale? I cibi vanno sempre proposti e non imposti, in modo che il bambino abbia un rapporto sereno e giocoso. Però, lo ribadisco, bisogna tenere sempre presente la sua salute e gli apporti nutrizionali giusti. Nei primi tre anni si formano i modelli delle abitudini alimentari e i circuiti del metabolismo. Lasciare un bambino libero di mangiare e bere ciò che vuole potrebbe portarlo a sviluppare non solo cattive abitudini alimentari, ma anche alterare i circuiti del metabolismo che solo ora iniziamo a comprendere nella loro complessità, con il rischio di danneggiare il benessere presente e futuro del bambino”.

E che ci dice del consiglio di non utilizzare le posate, ma di lasciare che il bambino mangi con le mani, spiluccando di qua e di là?
“Capisco l’intento, ma minestrine e pappine i bambini devono mangiarle e non possono farlo con le mani. Ci provi un adulto a mangiare i legumi schiacciati con le dita e poi mi dica se gli piace”.

Dott.ssa Margherita Caroli
Pediatra
Margherita Caroli