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Svezzamento

Come svezzare un neonato di 6 mesi: consigli ed errori da evitare

Bambina imboccata

Lo svezzamento – o, più correttamente, l’alimentazione complementare – rappresenta uno dei momenti cruciali nella crescita di un bambino, ma è anche tra quelli che destano più ansie nelle mamme. È importante, dunque, rispettare una serie di accorgimenti per non incorrere in quegli errori (di qualità, di quantità e di tempistica) che possono condizionare lo sviluppo di un armonico rapporto tra il bambino e il cibo. In particolare, è necessario variare gli ingredienti usati per la preparazione delle pappe, ma senza bruciare le tappe: “Il bambino che impara più in fretta a mangiare cibi diversi non è più sano o più bravo” spiega la pediatra Margherita Caroli, consulente dell’Unione europea, temporary advisor dell’Organizzazione mondiale della sanità, nonché former president dell’Ecog, l’European Childhood Obesity Group. Bisogna quindi procedere con gradualità, “rispettando i tempi”.

Dottoressa Caroli, quali sono gli errori da non fare nello svezzamento?
“Gli errori che si commettono nello svezzamento sono di tre tipi: di quantità, di qualità e di tempistica. Il primo consiste nel pensare che il bambino abbia bisogno di mangiare tantissimo. Non è così: lo stomaco di un bambino di 6 mesi è grande quanto il pugno di una persona adulta, dunque la quantità di cibo che è in grado di assumere non può superare quella grandezza. Per quanto riguarda la qualità e la tempistica, bisogna capire che l’introduzione dell’alimentazione complementare non è una corsa a ostacoli, non si deve correre. È importante variare i sapori perché il lattante è abituato ad un unico gusto e deve imparare ad apprezzarne diversi. Un modo per facilitare questo processo consiste nel variare il tipo di verdure presente nel brodo vegetale. Un altro accorgimento importante è quello di arricchire le pappe con l’uso di erbette aromatiche, che ampliano lo spettro dei sapori e apportano anche importanti fitonutrienti con funzioni antiossidanti e antiradicali liberi. In questo modo si rende al bambino un servizio non solo dal punto di vista dei sapori, ma anche sul piano della salute”.

Un altro errore comune è di tipo linguistico. Perché, piuttosto di svezzamento, è meglio usare alimentazione complementare?
“Perché nel periodo dai 6 mesi in poi gli alimenti solidi devono fornire al bambino quei nutrienti che il latte da solo non è più in grado di dare. La quantità di latte che il lattante può assumere, infatti, non è più in grado di soddisfare il fabbisogno crescente di nutrienti di cui ha bisogno. Si parla quindi di ‘alimentazione complementare’ perché gli alimenti solidi vanno a completare, ma non a sostituire, il latte”.

Quali alimenti è opportuno introdurre per primi?
“Conviene iniziare con delle verdure, variando i sapori il più spesso possibili in modo da favorire lo sviluppo nel lattante della capacità di apprezzare gusti diversi. È bene sapere che in questo il bambino allattato al seno è più predisposto, dal momento che il latte materno cambia sapore in base a quello che mangia la mamma. L’aver già conosciuto un alimento, infatti, ne favorisce il gradimento. Ciò, inoltre, fa sì che l’organismo del bambino non lo percepisca come pericoloso o potenzialmente velenoso”.

Quali, invece, è meglio evitare?
“La cioccolata, le fritture, gli alimenti industriali non specificamente preparati per i lattanti”.

Come ci si deve comportare se il bambino rifiuta il cibo?
“Se il bambino rifiuta di mangiare ‘in quantità’ va rispettato poiché la fame dei bambini è splendidamente autoregolata. Se, invece, il piccolo rifiuta il cibo ‘in qualità’, occorre non forzarlo con aria severa, ma permettergli di conoscere l’alimento, continuando ad insistere con 2-3 cucchiaini del cibo che non gradisce in modo tale che vi si abitui. A tal proposito, è necessario armarsi di pazienza perché possono essere necessari da pochi assaggi fino a quindici volte ravvicinate nel tempo e sempre in ambiente positivo perché il bambino si abitui e gradisca un alimento. Un piccolo trucco che può aiutare è quello di offrire il nuovo alimento o quello sgradito all’inizio del pasto quando il bambino ha più appetito, poiché un leggero stato di fame aumenta la capacità delle papille gustative di apprezzare positivamente i sapori”.

Dott.ssa Margherita Caroli
Pediatra
Margherita Caroli