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Svezzamento

Divezzamento? Non c’è fretta!

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Dopo il periodo dell’allattamento, l’introduzione dei primi alimenti diversi dal latte rappresenta una delle tappe fondamentali dell’alimentazione del bambino. Si tratta del periodo del divezzamento, o più comunemente, svezzamento, ovvero il periodo in cui, secondo le diverse lingue e culture, il piccolo impara a venire a contatto con alimenti alternativi al latte, materno o artificiale che sia.

Divezzare significa letteralmente “togliere il vizio”, dove il vizio sarebbe rappresentato in questo caso (interessante, no?) dal prendere il latte dal seno. Il corrispondente inglese, weaning, indica invece l’atto di assumere un alimento in maniera diversa rispetto alla suzione al seno. Insomma non è solo la composizione della dieta a determinare questa fase di passaggio, ma anche il tipo di comportamento alimentare che conduce a nuove esperienze, a nuove modalità di interazione con il mondo esterno. Queste ultime poi potranno influire non solo sul modo di mangiare e sul rapporto con il cibo, ma anche sulle caratteristiche di personalità del bambino, e sulla sua salute negli anni a venire.

Gli studi sul divezzamento negli ultimi anni stanno infatti indagando su quanto questo processo – e le abitudini che si acquisiscono in esso – abbia effetto sulla modulazione del messaggio genetico (relativamente a qualità di crescita e sviluppo) e sulla determinazione di fattori di rischio per la salute futura. Ad esempio, una assunzione molto precoce – prima del 5° mese – di un determinato componente, come il glutine (semolino, pastina, pane), o di determinati alimenti, come il pesce o le uova, può facilitare lo sviluppo di allergie/intolleranze. Analogamente, la preferenza verso un divezzamento dolce (pappa lattea/frutta) rispetto a quello sapido (brodo vegetale) può condizionare i gusti dell’adulto facilitando la comparsa di sovrappeso/obesità. Un’altra abitudine non corretta, quale l’aggiunta di sale in tenera età, può avere riflessi negativi sulla salute futura, favorendo la comparsa di ipertensione in epoche successive in soggetti predisposti.

Sebbene le indicazioni nutrizionali, anche della stessa Organizzazione Mondiale delle Sanità, indichino il periodo intorno al 6° mese di vita come il momento ideale per iniziare il divezzamento, nella realtà quotidiana negli ultimi decenni la maggior parte delle mamme nei Paesi occidentali ha progressivamente ridotto la durata dell’allattamento al seno o artificiale, introducendo i cibi solidi già a partire dal 4° mese di vita, se non addirittura prima. Le ragioni che possono spiegare un tale fenomeno sono molteplici, includendo fattori culturali, familiari, economici e di marketing; si è nel frattempo favorita e radicata nella neo-cultura occidentale l’idea che “prima si passa all’alimentazione dell’adulto prima il bimbo diventa grande e forte”. Il problema è che quel bimbo non ha ancora gli strumenti fisici (dentizione, apparato gastrointestinale maturo) né quelli psico-motori adatti a consentirgli di affrontare il divezzamento senza (futuri) danni. Ed infatti stiamo pagando questi errati concetti con un aumento drammatico delle malattie legate ad un’errata alimentazione.

Per questo è importante seguire le indicazioni nutrizionali fornite dal pediatra cercando di attuare il divezzamento (sapido e non dolce!) il più possibile verso i 6 mesi di vita del bimbo, inserendo con gradualità e con le giuste tempistiche i vari alimenti.

 

Dott. Federico Mordenti
Medico Specialista in Scienza dell’Alimentazione
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