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Svezzamento

Svezzamento: l’inizio e gli errori da non fare

Inizio dello svezzamento

Lo svezzamento è un momento fondamentale nella vita di un bambino, perché offre i primi elementi di autonomia e la possibilità di sperimentare nuovi sapori, colori e consistenze. Non bisogna, però, avere fretta perché “il bambino è sempre stato abituato ad un unico sapore, quello del latte, e alla sola consistenza liquida” consiglia la pediatra Margherita Caroli, consulente dell’Unione europea, temporary advisor dell’Organizzazione mondiale della sanità, nonché former president dell’European Childhood Obesity Group. “Il bambino – continua – deve quindi avere tutto il tempo per abituarsi ai nuovi cibi e il cambiamento deve avvenire in modo graduale”.

Dottoressa Caroli, quali sono i segnali che fanno capire che il bambino è pronto per lo svezzamento?
“In generale, lo svezzamento deve avvenire al sesto mese. È la natura che ce lo fa capire – in quel periodo infatti compaiono i primi dentini – ma anche studi fisiologici e metabolici lo dimostrano. I genitori devono però stare molto attenti a non confondere l’abitudine del bambino a mettersi tutto in bocca con un bisogno di nuovi alimenti. Non è così. Intorno ai 5-6 mesi inizia infatti la cosiddetta fase orale, quella in cui il bambino porta alla bocca tutto ciò che vede, perché è il suo modo per esplorare la realtà che lo circonda. Questo periodo dura fino ai 18 mesi circa, con una variabilità di 3-4 mesi, ed è qui che c’è il rischio maggiore di avvelenamento o soffocamento. Quando si è a tavola, poi, il piccolo vede alimenti di diverse forme e colori, quindi è curioso e vuole provare: questo però non significa che abbia un bisogno fisiologico di mangiarli. C’è un’età giusta per tutto: non bisogna avere fretta”.

Con quali cibi è bene iniziare lo svezzamento?
“Innanzitutto diciamo che lo svezzamento si dovrebbe chiamare, più correttamente, alimentazione complementare. Infatti, i cibi solidi vanno a complementare il latte che il bambino assume, dunque vanno scelti a seconda di quali sostanze mancano alla sua dieta. Bisogna quindi aumentare la quota di carboidrati, partendo dalle pappe di cereali vari, come riso e semolino. A sei mesi si può benissimo inserire anche il glutine e quindi la pastina. Ovviamente vanno anche inserite frutta e verdure, la prima grattugiata e le seconde passate. Poi, se il piccolo è ancora allattato al seno, si può iniziare a integrare l’alimentazione con alimenti ricchi di proteine come carne e pesce, ad esempio con mezzo liofilizzato di carne o di pesce. Se invece il bambino è alimentato con latte formulato, si può cominciare con diversi passati preparati con verdure miste, in modo da fargli variare un po’ i sapori, posticipando i cibi ricchi di proteine verso gli 8-9 mesi”.

E quali cibi sono da evitare?
“C’è un tempo per ogni cosa, non dimentichiamolo: il piccolo ha tutta la vita davanti, non si deve fare l’errore di bruciare le tappe, neanche per quanto riguarda l’avvicinamento a nuovi alimenti. Per questo all’inizio è bene evitare i cibi molto lavorati o i cibi piccanti, come il sugo all’amatriciana o quello alla pizzaiola, i cibi eccitanti (cioccolata, caffè…) o gli alimenti industriali non specificatamente prodotti per bambini più piccoli di un anno. Parlo ad esempio degli snack confezionati per bambini più grandi. È importante inoltre che tutti i cibi cucinati per il bambino non siano salati, in modo che gli si dia il tempo di abituarsi ai differenti sapori. Assolutamente da evitare sono poi tutte le bevande zuccherate, come tisane, thè e camomilla. Questo è un errore molto comune, ma resta pur sempre un errore: lo zucchero modifica la flora orale e prepara la bocca alla carie, e inoltre toglie l’appetito al piccolo, che così non mangia più ciò che dovrebbe”.

E cosa devono fare i genitori se il bambino rifiuta il cibo?
“Innanzitutto, non agitarsi. È assolutamente normale che il piccolo faccia fatica a mangiare alimenti solidi, deve capire come si fa. Per succhiare il latte, doveva portare la lingua in avanti, mentre quando comincia a usare il cucchiaino deve portarla indietro. In questo modo sembra che il piccolo spunti il cibo, mentre invece semplicemente ancora non sa come ingerirlo: gli serve tempo per adattare i propri movimenti. In questo caso bisogna lasciare che prenda familiarità con i nuovi alimenti, per esempio facendogli mettere le mani nella pappa e facendogliele leccare, ma controllando sempre prima la temperatura. Se poi il bambino rifiuta il cibo, non bisogna scoraggiarsi, ma anzi è importante chiedersi il perché. Da sempre abituato a mangiare a contatto con il corpo materno, è normale che si opponga a uno stacco repentino: è bene dunque guidare il cambiamento con dolcezza, magari collocando il momento della pappa in un orario in cui sono presenti entrambi i genitori”.

Quindi anche il papà è importante per un buon svezzamento?
“Sì, è giusto che anche il papà non sia escluso dalle gioie e dai dolori portati dall’alimentazione. Un’altra cosa da fare è aiutare il bambino a distinguere il senso della fame da quello della sete, avendo premura che la pappa sia sempre accompagnata da qualche sorso d’acqua. L’importante è che tutto il processo avvenga in modo graduale: sarà necessario insistere, non con durezza, ma con fermezza”.

Dott.ssa Margherita Caroli
Pediatra
Margherita Caroli