Alimentazione corretta 0-3 anni

Masticazione e deglutizione in neonati e bambini: tutto quello che c’è da sapere

Masticazione e deglutizione nei neonati e nei bambini: deglutizione adulta e atipica, problemi di masticazione, pericolo di soffocamento e disfagia.

Pubblicato il 12.01.2022 e aggiornato il 25.01.2022 Scrivi alla redazione

Masticazione e deglutizione sono differenti nel neonato, nel bambino, nelle diverse fasi del suo sviluppo e nell’adulto, questo vuol dire che si raggiunge una masticazione adulta e una deglutizione adulta sviluppando organi, esperienze e competenze.

Quando iniziano a masticare i neonati?

La bocca rappresenta per il lattante lo strumento per conoscere il mondo. Il piccolo comincia col portare le manine alla bocca, per poi passare a tutti gli oggetti che gli capitano a tiro giochi, lenzuola, il viso della mamma, il cibo. Questo gli permette di conoscere consistenze e sapori e di relazionarsi con essi. La fase in cui tende a portare tutto alla bocca è detta (traendo la definizione dalla psicanalisi classica) fase orale, e fa il suo corso mentre progredisce lo sviluppo neuro-psicologico.In questa fase è estremamente importante, per evitare episodi di soffocamento, che il bambino non maneggi oggetti piccoli e facilmente ingoiabili o cibo non adatto alla sua fase di sviluppo.

La suzione è presente durante la vita fetale, la masticazione è frutto di una maturazione

La funzione orale è la prima che si sviluppa nel feto, infatti già a 10 settimane compare la suzione e a 15 settimane la deglutizione. Se nasce a termine, il neonato è in grado di deglutire il latte assumendolo naturalmente, cioè dal seno o – laddove questo non sia possibile – dal biberon, mentre se è pretermine questa capacità sarà meno sviluppata.

Possiamo dunque affermare che la suzione è un riflesso innato, diversamente dalla masticazione che è legata alla maturazione neuro-sensoriale, allo sviluppo di abilità motorie e allo sviluppo delle strutture della bocca (complessivamente inteso come sviluppo osseo, mascellare, mandibolare e del movimento deglutitorio) . Anche con riguardo alla deglutizione vanno sottolineate delle differenze: la deglutizione del latte, ovvero quella di cibi liquidi
e semiliquidi, è differente da quella degli alimenti semisolidi e solidi. Non tutta l’alimentazione per bocca si mastica e si deglutisce allo stesso modo, dal latte materno alla prima pappa, cambiano molte cose.

Masticazione e deglutizione dei cibi solidi pretendono una più matura coordinazione cervello, movimenti della mano, movimenti della lingua, movimenti della bocca e delle guance (prima dei 6 mesi c’è una scarsa coordinazione che
comunemente suggerisce, insieme ad altri fattori, di non anticipare lo svezzamento). Esiste una coordinazione tra masticazione e cervello, quindi esiste una relazione tra capacità di gestire i piccoli bocconi e sviluppo del bambino, è
per questo che si suggerisce di introdurre pappe a consistenza crescente per stimolare le funzioni di masticazione e deglutizione.

Come procede lo sviluppo neurologico del neonato?

A 3 mesi di vita si attenua il riflesso di protrusione della lingua, un meccanismo innato di difesa grazie al quale il quale il piccolo rifiuta tutto ciò che non è latteo (in realtà, per essere più precisi, tutto ciò che non viene offerto
attraverso qualcosa che abbia la forma del capezzolo materno), e a 6 mesi esso è completamente scomparso e il neonato è pronto a un’alimentazione più solida, complementare al latte. Verso i 6 mesi di vita compaiono i primi denti.

Ecco spiegato perché mentre alla nascita la suzione-deglutizione nel bambino è un riflesso innato, a 6 mesi comincia un periodo di apprendimento di masticazione–deglutizione legato alla maturazione neuro-sensoriale che porta a coordinare cervello, mano, lingua, bocca, masticazione e deglutizione.

Il piccolo comincia dunque a partecipare più attivamente alla sua alimentazione e a riconoscere gusti e consistenze in modo da costruire una sua personalità alimentare. È chiaro che ognuno di questi elementi deve raggiungere una sua maturazione ottimale prima che sia completamente coordinato, ma ciò si ottiene soltanto grazie alla paziente pratica quotidiana dell’assaggio. Il passaggio dagli alimenti cremosi e semi liquidi delle prime pappe a consistenze maggiori (per farlo basta ridurre progressivamente il tempo di utilizzo del frullatore) dovrebbe essere fatto già a 7-8 mesi, in modo da favorire e “indurre” la masticazione spontanea dei cibi, che tra l’altro favorisce anche l’eruzione dei denti.

Cosa cambia con la masticazione

Il gusto del latte viene sostituito da quello sapido (non salato!) della pappa, la consistenza liquida si trasforma in cremosità e il piacere di succhiare viene interrotto e disturbato dal cucchiaino: uno strumento freddo, duro e scomodo che non ha nulla in comune con la calda morbidezza del seno materno e nemmeno con il ciucciotto, flessibile, gommoso che perfettamente si prestava a far scivolare il dolce latte nella bocca.

Per mesi vostro figlio si è nutrito di latte, si è abituato a quel sapore a quel modo di alimentarsi, ed era felice di questa monotonia, tutte le novità dell’alimentazione complementare possono essere un bel problema! Il bambino deve cambiare radicalmente le azioni che svolge per nutrirsi, deve dare l’avvio alla masticazione!

Corpo, lingua, gengive e denti cosa cambia masticando

  • Corpo: il bimbo deve stare in posizione seduta, non più accolto-avvolto dalle braccia della mamma, che adesso è seduta di fronte, e quindi fisicamente distante.
  • Lingua: durante la suzione al seno o biberon la lingua compie un certo tipo di movimento che, invece, durante la masticazione deve essere completamente modificato. Capita spesso che il bambino allontani il cibo con la lingua, appena si avvicina il cucchiaino alla bocca aperta. Comunemente si interpreta questo come un rifiuto della pappa perché non gli piace, ma in realtà dobbiamo considerare che per i lattanti non esiste la masticazione spontanea, devono imparare. Non temete se vi capita che il bimbo “sputi” la pappa senza nemmeno averla assaggiata, è solo il riflesso di estrusione (questo è un normale riflesso arcaico, determinato dalla postura della lingua che in genere scompare dal 6° mese, quindi non anticipiamo l’inizio dello svezzamento!)
  • Gengive-denti: le gengive si preparano per mesi ad accogliere la eruzione dei denti. Siamo pronti per dare l’avvio alla masticazione! Con l’atto della masticazione si suddivide meccanicamente il cibo solido, ad opera dei denti in alcuni casi anche delle gengive, che incidono e triturano gli alimenti stessi, mentre i movimenti della lingua e delle guance rimescolano nel cavo orale il cibo con la saliva e poi si deglutisce.

Pian piano il bambino affronta il passaggio dalla deglutizione del latte a quella dei cibi cremosi, semi-solidi e poi solidi.

La masticazione nei bambini, perché è importante

Lo sviluppo della capacità di masticare dipende da una corretta crescita della struttura ossea (mascella e mandibola) e dei muscoli della bocca, di denti, lingua, guance e labbra.  Detto sviluppo è anche alla base della
deglutizione. Ogni struttura citata gioca un suo proprio ruolo nella masticazione come nell’atto deglutitorio.

La masticazione è più efficiente dopo l’eruzione dentaria, ma può essere attuata anche in assenza di denti utilizzando le gengive.  Non è facile misurare precisamente la crescita dell’apparato masticatorio in quanto esiste una certa variabilità di sviluppo, anche se la crescita più significativa avviene soprattutto nel primo anno di vita, e quindi si comprende l’importanza di scegliere e offrire cibi adeguati a stimolare le abilità masticatorie nel periodo comunemente noto come “svezzamento”. Con l’esercizio a masticare procede anche lo sviluppo della bocca.

L’eruzione dentaria migliora e perfeziona lo sminuzzamento dei cibi aumentando la superficie di contatto con essi e distribuendo forza e compiti fra i denti. Nella fascia di età tra i 24 ed i 30 mesi la mandibola è in grado di compiere movimenti tali da raggiungere la capacità di masticazione matura. 

La lingua, dalla nascita ai 6 anni, cresce da 6 cm a circa 9 cm, migliora e perfeziona i movimenti laterali soprattutto nel primo anno di vita.  Le labbra aumentano in larghezza di circa il 30%, dalle 6 settimane di vita ai 3 anni, e assumono la capacità di effettuare movimenti sempre più precisi e complicati che permettono l’assunzione di bocconi anche di maggiore grandezza e consistenza. Di fatto, quindi, le abilità di alimentazione maturano progressivamente.

Ovviamente i lattanti ed i bambini piccoli preferiscono assumere alimenti cremosi che possono ingoiare facilmente, i lattanti preferiscono assumere cibi sotto forma di purè e molto meno cibi di consistenza grumosi, ma, man mano che l’età aumenta e l’apparato masticatorio matura, essi mostreranno meno interesse a quelli sotto forma di puree. Il gradimento verso cibi duri aumenta anche con l’eruzione dentaria, però è importante iniziare intorno ai 6 mesi ad offrire cibi semi solidi o semi liquidi per poi passare a cibi solidi o a dadini entro i 10 mesi di vita, sempre comunque adeguati alla capacità masticatoria del lattante, tagliati in modo da ridurre il rischio di inalazione di corpo estraneo e per ridurre un altro rischio, quello di alimentazione selettiva negli anni successivi, e infine,al tempo stesso, per mantenere viva la curiosità alimentare.

Cari genitori, seguire queste semplici regole eviterà di rendere i bambini mangiatori schizzinosi, oltre a favorire lo spontaneo sviluppo delle loro abilità fondamentali di masticazione e deglutizione.

I cibi influiscono sullo sviluppo anatomico e funzionale dell’apparato masticatorio. Gli apparati e gli organi crescono, infatti, anche in base all’attività cui vengono sottoposti, quindi gli stessi cibi hanno un ruolo importante nel favorire o ritardare o modificare lo sviluppo organico e funzionale dell’apparto stesso.

Stimolare la masticazione nei tempi giusti, cosa dice la scienza

In uno studio scientifico su una popolazione pediatrica che coinvolgeva bambini norvegesi alimentati sin dal 6° mese con alimenti duri (insomma più consistenti delle creme!), e bambini svedesi invece alimentati fino a 2 anni con cibi più morbidi, è stato notato che gli svedesi mostravano più alterazioni negative della struttura oro-facciale rispetto ai norvegesi.

Altre ricerche di tipo socio-ortodontico confermano che la forza masticatoria è un importante fattore nello sviluppo di mal occlusioni dentali. Queste ed altre ricerche hanno portato la comunità scientifica degli ortodontisti e dei pediatri ad affermare che offrire un numero di cibi morbidi eccessivo e non stimolare la masticazione attiva con cibi di consistenza maggiore nei primi anni di vita può favorire la comparsa di eventuali problemi, per esempio l’atrofia funzionale dei muscoli masticatori, ed alterare la crescita delle ossa dell’area oro-facciale.

Sembra quindi dagli studi disponibili che lo sviluppo delle abilità masticatorie possa giocare un ruolo molto importante non solo nella parte meccanica dell’alimentazione, ma anche nello sviluppo delle abitudini alimentari a lungo termine.

Disturbi di masticazione

La masticazione è un atto complesso, considerato come il primo step della digestione. Si avvale di più strutture, sebbene siano tutte concentrate in bocca:

  • lingua,
  • denti,
  • articolazione temporo-mandibolare,
  • muscoli masticatori,
  • saliva.

Pertanto la definizione di disturbi di masticazione è complessa e varia. In primo luogo va distinto il disturbo della masticazione dal disturbo di deglutizione (in questo articolo sarà trattata a parte la deglutizione atipica). Il disturbo di masticazione ha a che fare con la difficoltà nella triturazione del cibo che può dipendere da più fattori:

  • disordine nella distribuzione di denti, che a sua volta può dipendere da un difetto della mascella o della mandibola;
  • presenza di problemi dentali o gengivali, infatti il dolore ai denti o alle gengive può compromettere la masticazione;
  • uno scorretto posizionamento della lingua all’interno della bocca, come anche l’atteggiamento viziato di spingere la lingua contro i denti;
  • il bruxismo, disturbo che implica il digrignare e serrare con forza i denti durante il sonno. Questa azione stressa i muscoli masticatori, i legamenti dell’articolazione e l’intera area temporo-mandibolare, tendendo a danneggiare, nel tempo, soprattutto il menisco, la struttura anatomica che più di tutte consente i tanti movimenti complessi che la mandibola è in grado di fare.

A discapito di ciò che un genitore può associare alla masticazione, ovvero la sola area della bocca, un disturbo masticatorio può dipendere in realtà anche da problemi posturali: per esempio, problemi di appoggio dei piedi, come il piede piatto, possono incidere sulle competenze masticatorie. Succhiare il pollice, non lasciare il ciuccio quanto prima, prolungare l’uso del biberon possono essere comportamenti a rischio, cattive abitudini orali tali da esporre al pericolo della maggiore incidenza di problemi masticatori.

Il Prof. Andrea Vania parla della masticazione e dei primi alimenti da sottoporre al bambino.

Cosa offrire a un bambino da masticare e quando

È importante che i genitori tengano a mente che la masticazione è una competenza che il bambino acquisisce tra i 6 mesi e i 6 anni; durante tutto questo periodo il piccolo va accompagnato allo sviluppo di tale capacità. Di fatto tardare l’introduzione di cibi solidi e la sperimentazione di nuove consistenze è un errore. Viceversa i cibi vanno offerti sempre tenendo conto del rischio di soffocamento, quindi vanno evitati:

  • Cibi sferici (alimenti cilindrici od ovali o sferici come l’uva, le olive o le ciliegie);
  • Cibi tagliati in modo inadeguato (a rondelle, soprattutto se di piccolo diametro);
  • Alimenti appiccicosi o gommosi (per esempio la mozzarella o le caramelle gelatinose),
  • Cibi troppo duri,
  • Alimenti filamentosi;
  • Cibi offerti in bocconi troppo grandi perché la piccola bocca del bimbo possa gestirli.

Le prime consistenze diverse vanno offerte con l’eruzione dei denti e lo svezzamento, si parte gradatamente dai 6 mesi. È altrettanto importante favorire la presenza a tavola dei bambini insieme ai genitori evitando di lasciare cibi pericolosi o alimenti piccoli (a rischio ostruzione) alla loro portata. Anche in fatto di masticazione, l’imitazione degli adulti è essenziale.

Masticazione e disturbi del linguaggio

Sarà di evidenza che masticazione e linguaggio stanno in un rapporto diretto dal momento in cui si assume, come dato di fatto, che il linguaggio per svilupparsi correttamente ha bisogno delle stesse strutture di supporto di cui necessita la masticazione: guance, labbra e lingua, che per consentire di parlare bene devono essere allenate a muoversi in perfetta sintonia.

Fonazione vuol dire produzione di suoni per mezzo degli organi vocali e molte strutture della fonazione sono comuni a quelle della masticazione. Da un cattivo o mancato sviluppo della masticazione, quindi da un cattivo o mancato passaggio alla cosiddetta masticazione adulta, può dipendere un disturbo del linguaggio. Ove rilevi un disturbo fonatorio dipendente da undisturbo di masticazione, il pediatra valuterà di rinviare alla terapia logopedica o a una visita odontoiatrica.

E i bambini che non vogliono masticare o sembrano avere difficoltà a masticare?

Alcuni bambini, al primo approccio, presentano un rifiuto a masticare. In tal caso sarà meglio offrire nello stesso pasto alimenti diversamente sminuzzati che ne rendano più omogenea la consistenza. Spesso sono piccoli nei quali c’è stato un eccessivo ritardo nell’introduzione di alimenti solidi per cui non li riconoscono come funzionali alla loro crescita e li rifiutano, mentre in altri casi l’atteggiamento iperprotettivo genitoriale può aver trasmesso un senso di paura.

Consigli per favorire una naturale masticazione-deglutizione:

  1. Cominciare presto l’introduzione di alimenti non omogeneizzati.
  2. Non forzare il bambino con consistenze a cui non è pronto.
  3. Proporre cibi meno sminuzzati soprattutto quando ha fame.
  4. Permettere al piccolo di giocare, toccare, pasticciare, sporcarsi con il cibo, perché per lui è un modo per conoscerlo.
  5. Usare 2 piatti, uno a “suo uso” e l’altro di chi, eventualmente, lo imbocca.
  6. Non mostrare apprensione mentre sta mangiando, ma favorire la sua autonomia.
  7. Essere sempre presenti durante le sue varie sperimentazioni di assaggio.
  8. Non distrarlo con altro durante il pasto in modo da focalizzare la sua attenzione su quello che sta facendo.
  9. Farlo sedere rapidamente a tavola con il resto della famiglia in modo che, osservando il cibo e il modo di mangiare dei grandi ed assaggiando i loro alimenti acquisisca naturalmente le loro abitudini ed i loro gusti.
  10. Rispettare i tempi di masticazione del bambino che potrebbero essere più lenti di quelli dell’adulto.

Deglutizione atipica, cos’è e come si riconosce

È possibile che il bambino soffra di una alterazione della deglutizione dovuta ad uno squilibrio muscolare oro facciale, ovvero attinente all’area bucco-facciale (bocca e volto); le disfunzioni di questo tipo necessitano di un trattamento di logopedia finalizzato a una rieducazione della lingua e della bocca: si parla di deglutizione atipica (e di logopedia della deglutizione).

Quello che le mamme non devono sottovalutare è la ricaduta della deglutizione atipica, che attiene alla funzione orale largamente intesa, incidendo non solo sull’azione della deglutizione. Procediamo con ordine partendo dai sintomi spia del disturbo.

Come riconoscere una deglutizione atipica

Sono sintomi spia di una deglutizione atipica:

  • anomalie nello sviluppo delle strutture dentali e scheletriche con alterazioni mimiche esteticamente osservabili al livello del volto (e rispetto alle quali l’ortodontista potrebbe diagnosticare anche una malocclusione) oppure problemi posturlali;
  • difetti di pronuncia;
  • forma del palato tipica di questo tipo di problema (palato alto e stretto);
  • eccessiva produzione di muco e tendenza a raffreddore, febbre e tosse;
  • difficoltà di masticazione.

La deglutizione atipica può essere determinata da una crescita anomala delle strutture dentali e ossee (le succitate malocclusioni) ma anche da traumi, ferite e patologie a carico dell’area bucco-facciale.
I genitori non devono trascura l’incidenza di eventuali vizi succhiatori sulla deglutizione atipica: il vizio prolungato di succhiare il pollice, l’uso fuori tempo massimo del ciuccio o del biberon non aiutano il bambino nel transito da una
deglutizione primaria, infantile e da lattante, ad una adulta favorendo, invece, una scorretta postura della lingua. La causa può risiedere anche nelle vie aeree, infatti, il disturbo può essere influenzato da patologie allergiche o malattie a carico del tratto otorino-laringoiatrico.

I medici deputati alla diagnosi, oltre al parere sempre di impulso e di importanza del pediatra di base, sono, non a caso, l’otorinolaringoiatra o l’ortodontista, mentre il percorso di cura e assistenza è logopedico.

E se si osserva una deglutizione atipica?

Questa è una alterazione nell’atto di deglutire che rimane di tipo infantile, con la lingua che spinge il cibo verso l’esterno. Si può osservare in bambini che presentano una alterazione della meccanica linguale e conseguente incoordinazione nella deglutizione a causa di:

  • ritardo nello svezzamento, abitudini viziate come succhiare il pollice o/e il ciuccio oltre i 2 anni, usare il biberon per molto tempo o rosicchiarsi le unghie;
  • alterazioni legate a patologie come infiammazione delle adenoidi, otite e allergia con difficoltà respiratorie;
  • più raramente per alterazioni genetiche della bocca o alterazioni anatomiche di strutture connesse, ad esempio dell’osso ioide, quello che fa da ancoraggio alla lingua.

La deglutizione atipica richiede un intervento multidisciplinare per non creare problemi nell’età adulta. Infatti, si procede prima rimuovendo le cattivi abitudini, quindi facendo una valutazione della eventuale malocclusioni o problemi posturali e a seguire, ove necessario, sottoponendo i piccoli a sedute con il logopedista.

Disfagia esofagea

Si definisce disfagia il fastidio o la difficoltà nella deglutizione: sebbene più comunemente possa essere la conseguenza di una infiammazione del cavo orale, essa può essere lagata anche a piccole lesioni all’interno
della bocca, e qualche volta può avere un’origine neurologica. In generale, un disturbo di deglutizione merita l’attenzione del medico, ma il pediatra va contrattato senza indugio se detto disturbo si accompagna a:

  • difficoltà di respirazione,
  • eccesso di salivazione,
  • dubbio che il bambino abbia ingerito qualcosa di non commestibile o sia in corso una reazione allergica.