Alimentazione corretta 0-3 anni

Sale e bambini: troppo nuoce alla salute fin da piccoli

Ma senti come è insipido, cosa vuoi che faccia un pizzico di sale? È facile cadere nella tentazione di aggiungere del sale quando si prepara la pappa per i propri bambini.

Sale e bambini: troppo nuoce alla salute fin da piccoli

Il comportamento, dettato dalla semplice voglia di dare un po’ di sapore a minestre, sughi e verdure, non è innocuo come sembrerebbe. I bambini, infatti, più sono piccoli e meno hanno bisogno di sodio, elemento che, in caso di eccessi, può mettere a rischio la loro salute. 
Purtroppo, però, pochi genitori ne sono consapevoli, come dimostra uno studio curato dal professor Angelo Campanozzi dell’Università di Foggia e pubblicato dalla rivista scientifica PlosOne, secondo cui in Italia il 93% dei bambini e l’89% delle bambine della fascia d’età tra 6 e 18 anni introducono quantità di sodio ben superiori a quelle consigliate.

I bambini, anche piccoli, ricevono quantitativi di sodio molto al di sopra del necessario, a volte addirittura il triplo del fabbisogno quotidiano in epoca di svezzamento, e questo può portarli a sviluppare precocemente fenomeni aterosclerotici.

Prof. Andrea Vania, responsabile del Centro di Dietologia e Nutrizione pediatrica dell’Università La Sapienza di Roma e past president dell’ECOG, l’European childhood obesity group.

La ricerca del gusto salato va strutturandosi fin dalle prime fasi dello svezzamento. Da decenni, in nutrizione pediatrica, si sconsiglia di aggiungere sale da cucina (cloruro di sodio) alle pappe e questo allo scopo di non abituare il neonato al salato, che andrebbe poi ricercando per tutto il resto della vita, con i noti effetti sulla pressione arteriosa. Ben sanno, però, i pediatri che esiste anche nell’infanzia l’ipertensione ed è molto meno rara di quanto non si creda: in gran misura dipende proprio dall’eccesso di sale. Infatti, dopo lo svezzamento, i neonatiiniziano a partecipare alla mensa degli adulti con la completa e immediata sospensione di ogni cautela rispetto al sodio presente.

Un recente studio americano su 6.200 bambini dimostra come a un maggiore consumo dietetico di sale corrispondono livelli significativamente maggiori di pressione. C’è da dire, invero, che quest’associazione è più evidente nei bambini in sovrappeso oppure obesi. Probabilmente l’eccesso di peso stesso rende l’organismo meno adattabile, oppure anche l’alimentazione di questi bambini con eccesso di peso, oltre a essere ricca in cloruro di sodio, risulta carente in altri micronutrienti protettivi. Il magnesio, il calcio e il potassio, infatti, riducono i livelli di sodio circolante. Il problema è che questi sali minerali “morigerati” sono presenti maggiormente nelle diete sane, ricche di frutta e verdura che si ritrovano, invece, più raramente tra le scelte dei bambini obesi.

Quanto sale bisogna assumere?

A questo punto della discussione facciamo un passo indietro e cerchiamo di capire quanto sale è corretto assumere e quanto effettivamente ne assumiamo. L’Organizzazione mondiale della sanità (Oms) raccomanda un consumo di sale inferiore a 5 grammi (1 cucchiaino) al giorno. Nei neonati si consiglia invece la totale assenza di sale aggiunto fino ai 9 mesi, poi non più di 2 grammi fino ai 2 anni, per poi uniformarsi gradualmente ai quantitativi previsti per gli adulti, dai 7 anni in su. A fronte di queste indicazioni l’Oms stessa stima un consumo in Europa superiore ai 10 grammi al giorno, ovvero il doppio della dose massima indicata. L’Italia non si discosta dalla media europea e secondo recenti indagini il consumo di sale è pari a 10,9 grammi per gli uomini e 8,6 grammi per le donne.

A che cosa è dovuto l’eccesso di sale nella dieta dei neonati?

Il problema è sempre esistito, ma è andato aumentando con il diffondersi di alcune pratiche come l’autosvezzamento. È difficile, infatti, che i genitori prestino la giusta attenzione alle quantità di sale quando i loro figli si avvicinano alla mensa comune. Magari riducono quello che mettono normalmente negli alimenti, ma è comunque troppo, perché fino ai due anni di vita il bambino non ha bisogno di sale aggiunto e quindi non bisognerebbe assolutamente dargliene. Il fatto è che il sale dà sapidità ed esalta i sapori. Però, tanto più e più precocemente si danno ai bambini alimenti salati, tanto più loro saranno spinti verso quegli stessi cibi. La stessa cosa avviene con lo zucchero e i dolci.
Prof. Andrea Vania – Medico Pediatra.

Quale sale scegliere?

Il sale più adatto, nello svezzamento così come in età adulta, è senza dubbio il sale iodato. A differenza del sale comune è infatti arricchito con iodio, elemento indispensabile all’organismo e in particolare alla tiroide, che in particolare nei bambini determina un corretto sviluppo psicofisico e in generale, anche negli adulti, aiuta a regolare la produzione di energia contribuendo tra l’altro a bruciare i grassi in eccesso. L’utilizzo del sale iodato è quindi da preferire caldamente al sale comune, sin dalla tenera età, ricordando però sempre e comunque di tenere sotto controllo la quantità.

Esistono alternative al sale nella pappa?

Come detto precedentemente, l’Oms sconsiglia l’assunzione del sale nei neonati fino ai primi nove mesi di vita. Spesso però una pappa un po’ più saporita è decisamente più apprezzata. Come fare quindi per renderla allo stesso modo appetitosa pur non aggiungendo sale? Un alimento spesso consigliato come alternativa è il Parmigiano, fonte di calcio e numerose sostanze nutritive, contenente oltre al latte anche il cloruro di sodio. Si può rendere la pappa più saporita anche utilizzando del sedano o della cipolla, ma anche alcune spezie e erbe aromatiche.

Quanto sale è naturalmente presente negli alimenti?

In media, il 36% del cloruro di sodio assunto (34% nei bambini) è quello che aggiungiamo alle preparazioni domestiche (il sale “discrezionale”), e su di esso è evidentemente più facile operare una riduzione. Il sale è però direttamente presente negli alimenti. Stupisce i più che il maggiore apporto di sale (non aggiunto) venga dai cereali e dai loro derivati (42%), in particolare il pane; seguono gli apporti forniti da carne, pesce e uova, compresi affettati e prodotti in scatola (32%) e da latte e derivati (21%).

Oltre alle preparazioni domestiche da dove prendono così tanto sale i bambini?

Dopo quel 34% legato alle preparazioni domestiche le fonti di sodio principale per i bambini, da un anno in mezzo in poi, sono per il 50% i prodotti trasformati. Quando si prepara a casa è infatti difficile evitare di aggiungere un pizzico di sale, perché altrimenti – secondo i genitori, col loro gusto da adulti – il cibo ‘non sa di niente’. Il fatto, però, è che un pizzico di sale equivale a 115 milligrammi, che sono oltre un quarto del fabbisogno giornaliero di un bambino sotto i 12 mesi (400 mg) e quasi un sesto di quello di un bambino tra uno e tre anni (700 mg). Un tempo di sale ce n’era troppo persino negli omogeneizzati: c’è voluto un gran lavoro da parte di noi pediatri per convincere l’industria alimentare a toglierlo di mezzo.

Prof. Andrea Vania – Medico Pediatra.

Quali sono gli alimenti più ricchi di sale?

Gli alimenti di uso comune che contengono molto sale sono quelli a cui difficilmente si pensa: il parmigiano e i salumi, il prosciutto crudo in particolare. Questo non vuol dire, naturalmente, che grana e prosciutto vadano eliminati, anche perché hanno tante altre qualità, ma che vanno consumati con moderazione. È l’esagerazione dell’uso che va sempre stigmatizzata, mentre è la varietà dell’alimentazione quella che va sempre ricercata.

Ecco infine il nostro decalogo per ridurre l’introito di sale:

Privilegiare frutta, verdura, legumi e tuberi freschi (o surgelati non lavorati);

  1. privilegiare frutta, verdura, legumi e tuberi freschi (o surgelati non lavorati);
  2. cuocere carne e pesce senza aggiungere sale (il sodio è già presente in natura);
  3. acquistare pane sciapo;
  4. salare la pasta poco e a fine cottura (o salare solo il condimento);
  5. nella scelta dei prodotti industriali (come cracker, patatine, snack eccetera) prediligere quelli senza sale aggiunto o a basso contenuto di sodio (leggere sempre la tabella nutrizionale);
  6. per condire sostituire il sale con spezie, erbe aromatiche, aceto, limone eccetera;
  7. limitare l’uso di carne e pesce in scatola;
  8. limitare l’uso di affettati e pesce affumicato;
  9. limitare l’uso di salsicce e wurstel;
  10. limitare l’uso di cibi pronti.

Attuando questo semplice decalogo potrete facilmente diminuire significativamente le quantità di sale per l’intera famiglia e regalerete ai bambini una sana abitudine che potranno portare con sé nella loro vita da adulti.

Alessandra Piedimonte nutrizione pediatrica

Dott.ssa Alessandra Piedimonte Medico Chirurgo specialista in Scienze dell'Alimentazione e Master di II° livello in Pediatria

Con la supervisione di:

Pediatra Margherita Caroli ECOG SIO OMS

Dott.ssa Margherita Caroli Pediatra (past president ECOG, ex consiglio direttivo SIO)

Prof. Andrea Vania - Alimentazione bambini

Prof. Andrea Vania Pediatra (past president ECOG; consiglio direttivo SIO)

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