Uova per bambini… buone e nutrienti a partire dallo svezzamento
Posso dare l’uovo al mio bambino? In che quantità? Quante volte a settimana? Sodo o alla coque? Come comportarsi se il bambino si rifiuta di mangiare le uova?
- Come si fa a capire quando le uova sono fresche?
- Si possono dare uova durante lo svezzamento?
- In che modo cucinare l’uovo? Alla coque va bene?
- Quante uova a settimana?
- È meglio comprarle dal contadino o vanno bene le uova del supermercato?
- È vero che l’uovo è poco digeribile per i bambini?
- Che rapporto c’è tra uova e sviluppo cerebrale?
- A mio figlio non piacciono le uova, che fare – i consigli della Pedagogista
- Nuovi cibi, gusti e consistenze – cosa dice la scienza
- Frasi da non dire mai quando il bambino non mangia
- Uova e gradualità sensoriale nell’approccio dei bambini
- Alcune ricette gustose di frittate da cui prendere spunto
- Come riconoscere se il bambino è allergico alle uova?
- Cosa fare in caso di allergia?
- Quali alimenti possono sostituire le uova?
- Proverbi e modi di dire sulle uova
Visto con occhio sospettoso per il suo alto contenuto in colesterolo, l’uovo è diventato negli ultimi tempi un alimento immancabile sulle nostre tavole, per le sue ottime qualità nutrizionali e per il prezzo molto economico. In particolare le uova per bambini sono consigliate fin dai 6 mesi, quindi a partire dallo svezzamento.
Con il termine “uovo” si intende solitamente l’uovo di gallina. Il suo peso medio è di 61 g e fornisce 40 kcal circa. Il suo guscio racchiude l’albume e il tuorlo con principi nutritivi diversi fra di loro.
L’albume, infatti, è una soluzione acquosa formata da proteine (ovoalbumina, conalbumina, ovoglobuline, ovomucina, avidina e lisozima), vitamine del gruppo B (B1, B2, PP, acido pantotenico, biotina, B12) e sali minerali come sodio, potassio e magnesio.
Non contiene grassi, carboidrati e colesterolo e fornisce pochissime calorie (16 kcal per uovo).
Il tuorlo, invece, è ricco non solo di proteine, ma anche di grassi (29%), soprattutto trigliceridi come fosfolipidi e lecitine, che donano all’uovo il suo caratteristico potere emulsionante (per esempio nella preparazione della maionese) e acidi grassi monoinsaturi e polinsaturi che hanno effetti benefici sulla nostra salute.
Un uovo contiene mediamente 200 mg di colesterolo, una quantità decisamente alta se si pensa che il fabbisogno giornaliero di un adulto è di 300 mg. Per fortuna le lecitine di cui è ricco l’uovo, favoriscono il trasporto del colesterolo dalle arterie al fegato, potenziando il cosiddetto colesterolo buono (HDL).
Il tuorlo contiene buone quantità di vitamine liposolubili come la vitamina A, D ed E, e rispetto all’albume è più ricco di calcio, ferro e fosforo.
Le uova sono alimenti che non dovrebbero mancare nell’alimentazione del bambino, fin dallo svezzamento. Sono buone per il corpo e per la mente, come conferma un nuovo studio della Washington University di St. Luis (Usa), pubblicato dalla rivista American Journal of Clinical Nutrition. Secondo i ricercatori, i bambini che iniziano a mangiare uova a partire dall’età di 6 mesi presenterebbero nel sangue concentrazioni più alte di colina, acido docosaesaenoico (DHA) e di altre sostanze essenziali per la formazione del cervello durante la prima infanzia.
Svezzamento: quando e come iniziare? Errori da non fare
Svezzamento: è il passaggio dall’allattamento ai cibi solidi, per l’OMS dovrebbe iniziare a 6 mesi. Come affrontarlo: i consigli del prof. Andrea Vania.
Su questo prezioso alimento ci sono tante curiosità e molti genitori ci hanno interpellato per chiederci informazioni sulle uova per bambini. Eccone alcune:
Come si fa a capire quando le uova sono fresche?
Esistono tre trucchi che possono stabilire la freschezza delle uova.
Il primo è quello di immergerlo in un bicchiere con acqua salata (10% di sale). Se l’uovo affonda significa che è fresco, mentre se tende a salire sopra significa che è vecchio. Un altro trucco è quello di romperlo in una ciotola e vedere se il tuorlo si mantiene alto, sodo e compatto. Se si rompe e si mescola all’albume significa che l’uovo non è più fresco. Il terzo trucco è quello di osservare l’uovo davanti a una fonte di luce: il tuorlo deve essere ben visibile e ancorato al centro dell’albume anche se si ruota l’uovo.

Si possono dare uova durante lo svezzamento?
Sì, si può iniziare subito con lo svezzamento, quindi a partire dai 6 mesi di età. Sono cadute quelle pregiudiziali per cui si consigliava un inserimento tardivo delle uova, il tuorlo dopo gli 8 mesi e l’albume dopo l’anno. Oggi gli allergologi sostengono, infatti, che il rischio di allergia si riduce se i cibi, anche quelli più allergizzanti come le uova, vengono introdotti durante l’allattamento. Si è visto anche che il problema dell’avidina, l’antinutriente contenuto nell’albume che trattiene la vitamina B1, non si pone se le uova vengono mangiate cotte.
In che modo cucinare l’uovo? Alla coque va bene?
La modalità che sembra sinora più giusta è quella di partire dal tuorlo completamente separato dall’albume (l’unico modo è fare l’uovo sodo). Per quanto riguarda l’uovo alla coque non ci sono problemi, l’importante è che l’uovo sia molto fresco e controllato in quanto non subirà una cottura completa, in alternativa si può provare altre preparazioni come l’uovo strapazzato, in camicia, una frittatina etc.
Quante uova a settimana?
Quante uova a settimana è indicato dare considerando che in molte ricette è presente l’uovo nell’impasto? L’uovo viene spesso utilizzato sia come collante, sia sodo per arricchire paste o sformati di verdura. Va detto però che, volendo, sia nell’uno che, soprattutto, nell’altro caso, si tratta di quantità riducibili, se non addirittura eliminabili. Infatti, un tempo, le uova rappresentavano una sorgente di proteine diversa dai legumi, più a buon mercato e più facilmente reperibile rispetto alla carne, per cui arricchivano soprattutto i piatti della festa. Oggi le possibilità sono cambiate, ma anche le nostre conoscenze sui fabbisogni dell’infanzia, per cui rimane l’indicazione di mangiare 1 uovo alla settimana come secondo, ma nel bambino fino ai 3 anni si può tranquillamente salire anche a 2 uova alla settimana, dato che fino a quell’età il bambino ha bisogno di più grassi in generale e anche di una discreta quantità di fosfolipidi e colesterolo, necessari per una corretta costruzione del sistema nervoso. Dopo i 3 anni non è male scendere ad 1 volta a settimana. Quanto al suo utilizzo nelle altre preparazioni, come sempre tutto dipende dalle quantità usate… se si mette un uovo in mezzo chilo di carne per fare le polpette, delle quali il bambino ne mangerà (forse) una, non è il caso di preoccuparsi della quantità irrisoria di uovo presente nell’impasto di quella singola polpetta; diverso il discorso se si prepara una frittata di pasta o di patate, o una stracciatella. Queste raccomandazioni, nell’ottica di un’alimentazione corretta, non valgono esclusivamente per i più piccoli ma anche per tutta la famiglia.
Il parere del Prof. Vania su quante volte a settimana un bambino può mangiare le uova
Prof. Andrea Vania – Pediatra
Un bambino le può mangiare anche 2-3 volte a settimana, tenendo conto, però, che ‘2-3 volte’ non significa sempre ‘2-3 uova’: a 6 mesi di età, infatti, la quantità ideale è di mezzo uovo, l’uovo intero si dovrebbe dare solo dopo i 2 anni, per la ormai ben nota ragione di non eccedere con l’apporto di proteine. Però si può aumentare il numero delle volte, se ci si trova in una situazione in cui è difficile accedere, per condizioni economiche o ambientali, ad altre fonti di proteine ad alto valore come la carne, oppure nella dieta latto-ovo-vegetariana, in cui l’uovo è un elemento da privilegiare.
È meglio comprarle dal contadino o vanno bene le uova del supermercato?
Da un punto di vista nutrizionale le uova di galline allevate all’aperto sono più ricche di grassi, mentre quelle da allevamento hanno un contenuto di beta-carotene più alto. I livelli di colesterolo, vitamina A e vitamina E, invece, sono equivalenti.
È sempre bene essere sicuri della freschezza del prodotto (cosa che nelle uova da allevamento si può verificare dalla stampigliatura apposta per legge su ciascun uovo, mentre nel caso del contadino bisognerà fidarsi della sua parola).
Ciò che conta davvero dal punto di vista igienico è lavarsi le mani con il sapone tutte le volte che se ne apre o se ne maneggia uno. Infatti il rischio di un’eventuale salmonellosi è legato alla possibilità che il guscio sia sporco di escrementi contaminati che quindi possano, attraverso le mani, passare nel cibo ed essere portati alla bocca. Attenzione però a non lavare mai le uova! L’acqua, infatti, aumenterebbe e faciliterebbe la possibilità di passaggio di eventuali salmonelle presenti sul guscio all’interno dell’uovo, che rappresenta un ottimo terreno di coltura per questi germi. Semmai, dunque, le uova un po’ sporche vanno spazzolate, ma mai lavate.
È vero che l’uovo è poco digeribile per i bambini?
La digeribilità dell’uovo, intesa come tempo di permanenza nello stomaco, è legata molto al modo di cottura. In generale l’albume è più digeribile quando viene cotto, mentre il tuorlo è più digeribile quando viene cotto poco. Per questo l’uovo alla coque o “in camicia” è più digeribile rispetto all’uovo fritto o sodo.
Che rapporto c’è tra uova e sviluppo cerebrale?
“È un rapporto molto forte e diretto, come è noto da tempo. E non solo per le ragioni evidenziate dalla ricerca, ma anche perché le uova hanno un alto contenuto di colesterolo, che per il bambino fino ai 3 anni di vita è un aspetto decisamente positivo, e di fosfolipidi, altrettanto determinanti per la costruzione del sistema nervoso centrale, che si trovano in abbondanza soprattutto nel tuorlo. Detto questo, un altro fattore importante, anzi importantissimo, è la qualità delle proteine delle uova, che è considerata di altissimo livello, seconda solo a quella del latte materno.” Prof. Andrea Vania

A mio figlio non piacciono le uova, che fare – i consigli della Pedagogista
Molti genitori, ricordando la loro infanzia, riportano esperienze traumatiche in fatto di abitudine a nuovi cibi, per esempio rammentano di frasi come: “Questo passa il convento” e di piatti riproposti freddi e posati, o di tentativi coercitivi di introdurre in bocca alimenti rifiutati, scartati oppure evitati per sensazioni olfattive, gustative o consistenze sgradevoli.
Portare un bambino ad assaggiare nuovi cibi può richiedere tempo e pretende sempre un approccio non coercitivo. Nella maggior parte dei casi il bambino ha bisogno di sperimentare il suo cibo toccandolo, odorandolo, osservandolo.
La relazione del bimbo con la novità alimentare è anche influenzata dalla disponibilità con cui l’adulto sostiene e asseconda il bambino nei suoi percorsi di esplorazione dei cibi: non sporcarti, non sprecare il cibo, non toccarlo con le mani, non sputare, eccetera sono pretese che non tengono conto delle esigenze del bimbo.
L’alimentazione ha una base esperienziale che passa attraverso tatto, olfatto e vista, anche prima che attraverso il gusto.
Nuovi cibi, gusti e consistenze – cosa dice la scienza
Si definisce neofobia alimentare quella istintiva diffidenza dei bambini verso i cibi nuovi.
Ecco, in sintesi il processo mentale che il bambino sostanzia nel rifiuto del cibo nuovo: non conosco ciò che mi viene proposto e pertanto non gli attribuisco alcuna sicurezza; diversamente riconosco come sicuro ciò che mi è noto e che il mio corpo ha sperimentato.
Leann L. Birch, psicologa dell’età evolutiva specializzata in comportamenti alimentari, ha dimostrato l’importanza della perseveranza nell’introduzione di nuovi cibi: possono essere necessarie ripetute esposizioni prima che il bambino si adatti a un alimento nuovo. L’abituazione al nuovo gusto, odore o alla nuova consistenza può richiedere sino a 8–15 esposizioni differenti tra loro prima che il cibo possa dirsi accettato dal bambino.
In che modo proporre l’alimento nuovo e come ripetere l’esposizione del bambino al cibo
Se forzare l’introduzione del cibo in bocca massimizza solo le sensazioni sgradevoli o fastidiose provate dal bambino, è parimenti scorretto premiare con il cibo, per esempio promettere il gelato o a cioccolata in cambio di un pezzetto d’uovo.
Gestire il cibo come un premio riduce lo sviluppo del senso del gusto e dell’autonomia alimentare. Se forziamo il bambino a mangiare di più attraverso il ricatto del premio, per esempio promettendo il gelato in cambio di altre “x” cucchiaiate di pasta e uova, rischiamo di compromettere il senso di sazietà e i naturali meccanismi di autoregolazione del bambino.
Frasi da non dire mai quando il bambino non mangia
Al consumo del cibo non va associato un giudizio sul bimbo, per esempio non è educativo nè proficuo pronunciare frasi come: “Se non lo mangi sei cattivo“, oppure legare al consumo del cibo timori sulla crescita: “Se non lo mangi non diventi mai grande“. Men che meno il cibo deve mai essere strumento di ricatto affettivo: “Se non mangi tutto, la mamma non ti vuole più bene“.
Il cibo, in modo particolare quello che si consuma in casa, nel proprio nido familiare, e lì viene preparato come testimonianza di cura, ha un valore affettivo e emotivamente accrescitivo, pertanto va proposto e consumato in un contesto pacifico e senza forzature.
Il consiglio per i genitori è: porre il cibo nel piatto, inizialmente in piccole quantità, e offrire il piatto al bambino senza chiedergli esplicitamente di mangiarlo. Possibilmente il cibo va consumato anche dagli adulti in convivialità. In quest’ottica, un suggerimento che offro spesso ai genitori è quello di utilizzare piatti da portata dai quali prendere il cibo per distribuirlo nei vari piatti singoli. I bambini più grandicelli proveranno interesse per il cibo esposto e condiviso a centrotavola e per l’atto stesso di “travasarlo” nel proprio piatto. Il piatto da portata, inoltre, massimizza la convivialità, il libero accesso al cibo e, di conseguenza, ne favorisce il consumo.
Coinvolgere il bambino nel processo di preparazione del pasto è un ottimo ingaggio al consumo alimentare. Condurlo con i genitori a fare la spesa, per poi pulire, conservare e infine cucinare il cibo insieme equivale a incardinare il bambino nel processo trasformativo degli alimenti e questa partecipazione alla trasformazione di quello che finisce in tavola minimizza la diffidenza dei più piccoli.
Uova e gradualità sensoriale nell’approccio dei bambini
Le uova hanno un odore e un sapore forte, nonché una loro precisa consistenza. Comunemente l’approccio al cibo va graduato anche con i sensi della vista, del tatto e dell’olfatto; per favorire la gradualità sensoriale fate in modo che i bimbi possano guardare, toccare e annusare le uova prima di assaggiarle.
Ove possibile lavate le uova insieme, riflettendo anche sulla loro fragilità; rompetele insieme, usando questo momento come spunto per raccontare la bambino come sono fatte le uova e qual è la loro provenienza; e, infine, cucinatele e mangiatele insieme.
Alcune ricette gustose di frittate da cui prendere spunto
- Frittata di zucchine al forno
- Frittata di cipolle e patate
- Ditalini con frittata
- Frittatina di spinaci al forno
Leggi anche: Tanti consigli per la frittata perfetta
Come riconoscere se il bambino è allergico alle uova?
L’allergia alle uova è una delle allergie più comuni in età pediatrica; si può manifestare a qualsiasi età ma è più frequente nei primi due anni. Ciò che scatena la reazione allergica sono diverse proteine presenti nel tuorlo e nell’albume.
Come tutte le forme allergiche, le manifestazioni e quindi la sintomatologia possono variare tra i diversi individui, andando da forme molto leggere a gravi forme allergiche fino ad arrivare ad un vero e proprio shock anafilattico.
Fortunatamente la maggior parte dei soggetti non ha forme così gravi di allergia, ma manifesta una sintomatologia più sfumata; questa si manifesta, in genere, nelle prime 2 ore successive all’ingestione di uova o alimenti contenenti uova (spesso nei primi 30 minuti).
Cosa fare in caso di allergia?
Quando viene diagnosticata un’alleergia alle uova è necessario eliminare totalmente dalla dieta le proteine delle uova, e quindi selezionare attentamente i prodotti da consumare. È importante leggere le etichette e la lista degli ingredienti di tanti prodotti, come biscotti, merendine e altri prodotti da forno, brioche dolci o salate, gelati, creme e pasta all’uovo o ripiena. Evitare anche tutti quei prodotti che in etichetta riportano la dicitura “può contenere tracce di uova”.
Quali alimenti possono sostituire le uova?
Le uova a tavola possono essere sostituite da altri alimenti ricchi di proteine, meglio se legumi, pesce e formaggi freschi. Al supermercato, invece, bisogna indirizzarsi verso quei prodotti che riportano sulla confezione “senza uova”, o leggere con attenzione l’etichetta.
Come sostituire le uova nelle ricette
Ci si può poi sbizzarrire nelle ricette casalinghe, infatti molte preparazioni possono giovare della sostituzione delle uova con altri alimenti; le uova infatti nelle preparazioni hanno un ruolo oltreché di gusto anche di legante o collante.
1 uovo equivale a :
- ½ banana
- ½ vasetto di yogurt
- 2 cucchiaini di amido di mais
- 50 ml latte vaccino o vegetale
Proverbi e modi di dire sulle uova
- Meglio un uovo oggi che una gallina domani.
- Rompere le uova nel paniere.
- Cercare il pelo nell’uovo.
- Trovare la gallina dalle uova d’oro.
- La prima gallina che canta ha fatto l’uovo.
- È come l’uovo di Colombo
- È come bere un uovo.
È nato prima l’uovo o la gallina?
Senza risposta.