Svezzamento

Svezzamento: tutto quello che c’è da sapere

Come? Quando? Perché? Vi spieghiamo davvero tutto quello che c'è da sapere sullo svezzamento

Svezzamento: tutto quello che c'è da sapere, l'inizio e gli errori da non fare alimentazionebambini.it

Cosa significa svezzamento?

Con la parola svezzamento si definisce il passaggio dall’allattamento ai cibi solidi. Questo termine (sostituito negli ultimi anni con il termine “divezzamento”) mantiene etimologicamente in sé il concetto di ‘togliere un vizio’, quello del latte materno, sebbene, come è ovvio, il latte non sia affatto un vizio.
Formalmente è quindi più giusto chiamare questo periodo “alimentazione complementare”, come fortemente propugnato dall’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS): infatti questo è il periodo in cui vengono introdotti altri alimenti a complemento, e non a sostituzione, del latte, auspicabilmente materno, la cui assunzione dovrebbe proseguire parallelamente alla nuova modalità alimentare. Infatti, il prosieguo dell’allattamento materno associato all’inserimento degli alimenti solidi risulta protettivo per il bambino sotto vari aspetti. In particolare, i bambini svezzati ancora allattati dalla mamma hanno un rischio inferiore di sviluppare malattie dell’apparato respiratorio e di manifestare un eccesso di peso negli anni successivi.

Perché dal sesto mese in poi gli alimenti solidi devono fornire al bambino quei nutrienti che il latte, da solo, non è più in grado di dare. La quantità di latte che il lattante può assumere, infatti, non può più arrivare a soddisfare il fabbisogno crescente di nutrienti. Nell’alimentazione complementare gli alimenti solidi vanno a completare, ma non a sostituire, il latte. La finalità è quella di integrare l’alimentazione lattea di micronutrienti ormai carenti, quali ferro e zinco, apportare proteine di elevato valore biologico, incrementare l’apporto di calorie, che solo a questa età inizia a essere carente con il solo latte.
A fronte di queste fondamentali necessità nutrizionali l’acquisizione stessa di nuove competenze psico-motorie del lattante che riconosce e accetta il cucchiaino, è pronto a masticare e inghiottire cibi solidi, insieme alla scomparsa del riflesso di estrusione della lingua, pone il bambino in una nuova prospettiva. Si può infatti leggere nel bambino pronto all’alimentazione complementare anche una necessità emotiva di crescita che va soddisfatta. La nuova modalità infatti si associa ad altri cambiamenti, non solo in termini di competenze acquisite, ma anche in termini emotivi. La maggiore capacità esplorativa, l’avvicinamento al gattonamento, l’interazione con ogni oggetto o essere vivente gli si pari davanti, sono mossi dal desiderio di crescere e conoscere. Ecco, in quest’ottica, potremmo leggere il divezzamento come una tensione curiosa del bambino verso una nuova modalità di alimentarsi che va sostenuta e accompagnata con cura. Non è raro che i genitori che hanno iniziato l’alimentazione complementare nel momento giusto, e non un attimo prima, raccontino come la personalità del bambino esploda in un salto di crescita. Il piccolo sembra aumentare la consapevolezza di sé e del mondo che lo circonda e che inizia a conoscere anche attraverso il cibo e gli effetti che l’interazione con esso produce.

Quando iniziare lo svezzamento?

È opinione condivisa da molte Società Scientifiche Internazionali e fortemente sostenuta dall’OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità) che lo svezzamento non debba essere iniziato prima dei 6 mesi compiuti, sia nel caso il piccolo sia allattato con latte materno che nel caso di latte formulato.
Nonostante ciò, nella realtà quotidiana negli ultimi decenni, la maggior parte delle mamme nei Paesi occidentali ha progressivamente anticipato l’introduzione di cibi solidi già a partire dal quarto mese di vita, se non addirittura prima, riducendo la durata dell’alimentazione del bambino basata sul solo allattamento al seno o artificiale. Da questo punto di vista, la situazione europea, come testimoniato dagli ultimi dati dell’OMS Regione Europa, è particolarmente drammatica; solo in 4 Paesi europei, tutti nell’Europa dell’Est, la percentuale dei bambini esclusivamente allattati al seno per almeno 6 mesi supera il 25%: significa che almeno 3 bambini su 4 vengono svezzati prima del sesto mese.

Le ragioni che possono spiegare un tale fenomeno sono molteplici e includono fattori culturali, familiari, economici e di marketing. Si è come radicata nella neo-cultura occidentale l’idea che “prima si passa all’alimentazione dell’adulto, prima il bimbo diventa grande e forte”.
Secondo altri studi scientifici invece, la ragione per la quale molte madri tendono a introdurre cibi solidi precocemente risiederebbe nella percezione di una riduzione della produzione del latte materno. Parliamo di percezione in quanto non è sempre una riduzione oggettiva ed è spesso associata alla osservazione materna di una suzione troppo breve, che di fatto è solo più rapida di prima, essendo il bambino ormai più grande e forte (e quindi in grado di succhiare il latte più rapidamente) avendo raggiunto i 3-4 mesi.
Inoltre, la mamma rileva una riduzione dell’incremento di peso settimanale rispetto ai mesi precedenti. In verità questi due fenomeni sono assolutamente fisiologici e non devono destare preoccupazione alcuna nella mamma. Il riferimento deve rimanere la curva di crescita e il parere esperto del pediatra prima di attuare cambiamenti così sostanziali nella vita alimentare, e non, del bambino.

Come capire quando un neonato è pronto per lo svezzamento?

I segnali possono essere vari, ma 3 sono quelli necessari e inoppugnabili che generalmente si presentano proprio intorno ai 6 mesi:
• Il bambino ingoia il cibo invece di sputarlo, diversamente da come avrebbe fatto solo qualche giorno o settimana prima;
• Sa stare seduto autonomamente e tiene la testa dritta;
• Ha sviluppato la coordinazione mano-occhio ed è pertanto in grado di guardare il cibo, prenderlo con la manina (successivamente con il cucchiaino) e portarlo alla bocca.
Vi sono inoltre comportamenti che erroneamente portano a pensare che il bambino sia pronto per la prima pappa, ma in effetti non è così:
• Risvegli notturni che possono aver luogo non per insufficiente apporto calorico ma per mille altri motivi come disturbi della dentizione o qualche colichetta;
• Tenere il pugno della mano in bocca che non racconta di una “fame terribile da autocannibalismo”, ma spesso si associa alla banale eruzione di un dentino e al tentativo del bambino di placare il fastidio massaggiando le gengive.

Il fulcro della questione è che un bimbo prima dei 6 mesi non ha ancora gli strumenti fisici (la dentizione, la funzionalità dell’apparato gastroenterico, etc.) né quelli psico-motori (interesse verso alimenti diversi dal latte, postura, coordinazione occhio-mano, etc.) adatti a consentirgli di affrontare lo svezzamento senza futuri danni.

Quali sono i rischi di uno svezzamento precoce?

Il bambino è più incline a sviluppare infezioni dell’orecchio e delle vie respiratorie superiori;
• Possono, più facilmente, manifestarsi diarrea e gastroenteriti;
• Raddoppia, addirittura, il rischio di obesità all’età di 3 anni. Questa condizione è peraltro associata al successivo sviluppo di diabete, patologia cardiaca e ipertensione, più facilmente in età adulta ma ormai sempre più spesso già in età adolescenziale e perfino prima;
• È più frequente che il bambino si soffochi per il passaggio del cibo solido nelle vie aeree;
• Possono associarsi disturbi del sonno;
• Prima dei 6 mesi il rene è non in grado di sopportare un carico osmolare maggiore (cioè quello che proviene da alimenti nutrizionalmente più densi) e può pertanto affaticarsi inutilmente.

Cosa succede se lo svezzamento viene cominciato ben oltre i 6 mesi?

Anche questa non è una situazione ideale né auspicabile:
• Può osservarsi un rallentamento dell’accrescimento rispetto alla curva teorica per deficit calorico o calorico-proteico (quest’ultimo più raro);
• Si assiste a una carenza di ferro, per la riduzione delle scorte del bimbo che ha luogo proprio intorno ai 5-6 mesi, specialmente nei bambini allattati al seno, meno in quelli alimentati con formula, in quanto le formule sono arricchite in ferro;
• Può presentarsi un ritardo nello sviluppo della funzionalità masticatoria e una alterazione dell’anatomia globale del cavo orale che può poi condurre anche a difficoltà del linguaggio;
• Alcuni bambini sviluppano un’avversione per i cibi solidi e una selettività maggiore;
• Altri evolvono una dipendenza dal latte che diventa il centro della loro alimentazione.
Quindi pazientate, ma non troppo oltre! Le motivazioni scientifiche per un’alimentazione complementare che inizi ai 6 mesi sono numerose e condivise, godiamoci quindi l’intimità che si crea durante l’allattamento che difficilmente potrà riprodursi in altri momenti della relazione con un figlio.

Fino a quando si dovrebbe continuare ad allattare al seno?

Sarebbe giusto continuare almeno fino all’anno di vita. Se poi la mamma è disponibile, il lavoro lo consente e continua a esserci il latte, è consigliabile allattare al seno anche oltre: il latte materno, infatti, aiuta a prevenire l’insorgere di allergie e intolleranze alimentari. Continuare anche dopo i due anni potrebbe creare un eccessivo attaccamento del bambino alla mamma. Tra i 12 e i 24 mesi cominciano le guerre d’indipendenza da parte del bambino, che il genitore deve rispettare: il piccolo deve sviluppare la propria identità, e la mamma deve imparare a lasciarlo andare”. Certo attaccare saltuariamente al seno il piccolo per farlo addormentare o quando si fa male fino ai tre anni non crea problemi, ma gli stessi effetti si possono ottenere semplicemente coccolandolo fra le braccia.

Dott.ssa Margherita Caroli e Prof. Andrea Vania – Esperti in Pediatria

Come iniziare lo svezzamento?

Con pazienza e serenità la mamma e il papà dovranno insegnare al bambino come e cosa mangiare. È il genitore a decidere cosa offrire, mentre al bambino spetta decidere quanto mangiare, perché è lui a sapere quanta fame ha.

Schema relativo alla frequenza dei pasti:

  • Inizialmente gli alimenti complementari vanno offerti una sola volta al giorno;
  • Dopo 4-8 settimane, va inserito il secondo pasto, valutando la giusta attesa in funzione della risposta del bambino e preferendo la settima-ottava settimana nel caso di un bambino allattato artificialmente;
  • Verso i 9 mesi, possiamo aggiungere uno spuntino di frutta a metà mattina, mantenendo l’allattamento e solo se il bambino mostra molta fame;
  • Infine, dopo i 12 mesi, si aggiunge, 1 merenda nutriente 1-2 volte al giorno in funzione del permanere o meno dell’allattamento materno.

9 cosigli su come comportarsi durante le prime fasi dello svezzamento:

  1. Incoraggiamo enfaticamente il bambino con allegria, apprezzando ogni singolo nuovo passo. Consideriamo infatti che la nuova modalità alimentare richiede abilità per le quali il bambino dopo i 6 mesi è pronto, ma ancora non lo sa! Alcuni imparano ad accettare i nuovi alimenti senza alcuna difficoltà, per altri invece il processo appare più complicato, è comunque normale.
  2. Adattiamo l’offerta ai ritmi del bambino e non pretendiamo il contrario; interrompete quindi appena il bambino inizia a rifiutarsi; certi bambini serrano la bocca e girano la testa, non forzateli, attendete che spontaneamente cerchino nuovamente il cibo e allora offrite loro il cucchiaino.
  3. Se il rifiuto è netto e il bambino è innervosito, proviamoci il giorno dopo o anche 2-3 giorni dopo, non c’è fretta!
  4. Accettiamo che non gradisca tutto, la selettività alimentare è parte dello sviluppo evolutivo dell’essere umano; riproveremo con quell’alimento successivamente e nell’arco di 10 tentativi lo accetterà sicuramente.
  5. Accettiamo che il bambino abbia un appetito variabile tra un giorno e l’altro, è perfettamente normale così come è normale in ogni adulto, anche in questo caso non insistiamo, ricordiamoci che “lo stomaco è il suo”!
  6. Consentiamo che il bambino maneggi il cibo o che lo porti alla bocca con le manine, è un importante momento esperienziale e di avvicinamento a nuovi sapori, consistenze e odori.
  7. Non vietiamo al bambino di tenere egli stesso il cucchiaino per provare a mangiare, possiamo sempre aiutarlo noi con un altro cucchiaino se necessario, oppure riempire noi il cucchiaino e poi offrirglielo perché lo maneggi.
  8. Eliminiamo tutte le distrazioni, il momento del pasto è un momento importante e inizialmente impegnativo per il piccolo: banditi tablet, cellulari o televisione e giochini vari del bambino o di altri commensali.
  9. Aiutiamolo favorendo l’imitazione: mangiamo noi stessi con il bambino. Ispirandosi a noi approccerà più naturalmente la pappa. Il bambino non dovrebbe mangiare necessariamente da solo, in un momento diverso dal resto della famiglia, come spesso accade specialmente all’inizio dello svezzamento. Il suo seggiolone può essere spostato al tavolo di famiglia e il piccolo può mangiare la sua pappa in compagnia di mamma, papà ed eventuali fratelli. Ciò pone le basi per vivere il pasto anche in termini affettivi e sociali. L’atmosfera in cui si consuma un pasto è infatti estremamente importante, così come è importante che il bambino non si senta forzato a mangiare quand’anche sia selettivo o inappetente.

La proporzione tra il latte e gli alimenti sarà invece indicata dai pediatri.

I cibi solidi devono sostituire il latte molto lentamente, non c’è nessuna fretta. Questo va sottolineato perché spesso le madri (e le nonne) pensano che iniziare gli alimenti solidi sia una sorta di corsa a ostacoli dove il bambino che mangia più cose è quello più bravo o più forte, purtroppo a volte è anche, però, in sovrappeso!

Dott.ssa Margherita Caroli – Pediatra

Le cose assolutamente da non fare durante lo svezzamento

Mai aggiungere sale!

Ricordiamo di non aggiungere sale alle pappe in quanto gli alimenti che le compongono contengono già la quantità di sodio per soddisfare i fabbisogni dei piccoli esploratori del cibo. Gli effetti di un eccessivo consumo di sale, evento estremamente frequente e facile a verificarsi, sono prevalentemente due.
• Il primo è il maggior rischio di ipertensione, ormai non di rado rilevabile anche in bambini di 10-12 anni.
• Il secondo è l’attivazione di processi di indurimento delle pareti dei vasi che portano alla formazione dei cosiddetti ateromi che rappresentano l’inizio dell’aterosclerosi. L’aterosclerosi, infatti, è un lento processo che porta in età adulta a eventi come l’infarto cardiaco, e pochi sanno che essa ha inizio precocemente anche in funzione dei comportamenti alimentari della prima infanzia.
È evidente che l’abitudine che il bambino prende nei primi anni di vita, come quella di assumere alimenti ben salati, porterà in età successive ad aumentare questa tendenza. Ricordiamo che oltre al sale aggiunto vi sono molte fonti di sale quali pane, affettati e formaggi. L’abitudine che molti genitori hanno, per esempio, di aggiungere il parmigiano alla pappa, non fa altro che veicolare altro sale (oltre ad altre proteine) assolutamente non necessario al divezzamento.

Mai aggiungere zucchero prima dei 2 anni!

Gli zuccheri aggiunti favoriscono, oltre alle carie ovviamente, l’accumulo di tessuto adiposo (grasso) e creano infiammazione attraverso l’attivazione dell’insulina (in sostanza aumentano il rischio di obesità, diabete e malattie degenerative): vanno pertanto esclusi dall’alimentazione complementare e anche oltre, almeno fino ai 2 anni.
La questione è che nasciamo prediligendo il sapore dolce. Il liquido amniotico è dolce, così come il latte materno. In tale ottica l’alimentazione complementare rappresenta il momento di svolta per un cambiamento profondo del gusto, altrimenti questa tendenza costituzionale non potrà che amplificarsi con il passare degli anni secondo il principio che “dolce chiama dolce”.
Pochi sanno che non è solo “un gusto”, ma è un assetto determinato in termini ormonali e neurotrasmettitoriali. Qualsiasi zucchero alimenta questo assetto che va invece ostacolato, interrotto e canalizzato verso gusti diversi.

5 suggerimenti per ridurre il consumo di zuccheri

  1. Evitare rigorosamente l’aggiunta di zucchero bianco ma anche quello di canna e il miele (per non parlare dei vari sciroppi di glucosio, di mais etc.). Quest’ultimo infatti, sebbene naturale e invitante, è tanto nocivo quanto lo zucchero bianco raffinato. Assolutamente vietato aggiungere quindi miele allo yogurt o peggio intingere il ciuccio nel miele (per non pensare al rischio carie)!
  2. Vietate anche le tisane in polvere per lo svezzamento: anch’esse sono estremamente ricche in zuccheri e pertanto dannose.
  3. Quand’anche vi siano prodotti che utilizzano dolcificanti, seppure naturali come la nota stevia, sono anch’essi da evitare perché tendono a mantenere nel nostro organismo la naturale tendenza verso il dolce, anche se sono privi di calorie.
  4. Attenzione anche ai biscotti per lattanti e divezzi che contengono comunque zucchero.
  5. Escludendo le nocive bevande zuccherate e gassate non inserite nelle abitudini dei neonati (o così speriamo), bisogna guardare con sospetto anche ai succhi di frutta. Sebbene, questi ultimi, possano in rari casi non avere zuccheri aggiunti, non vanno in ogni mai considerati alla stregua della frutta. La frutta infatti, sebbene contenga molto zucchero (il fruttosio), rappresenta un alimento fondamentale in quanto ricco di fibra, liquidi e vitamine indispensabili per il sano accrescimento del bambino. Inoltre il succo di frutta rappresenta un apporto calorico mal gestibile, perché nessun bambino riuscirebbe a mangiare la grande quantità di frutta necessaria a produrre un brick da 200 ml di succo di mela (pari a 330 g di mele fresche) per esempio, che invece anche un bambino piccolo assume senza difficoltà.

Autosvezzamento si, autosvezzamento no

Una modalità alternativa nell’alimentazione complementare è poi il cosiddetto autosvezzamento, o alimentazione complementare a richiesta, ovvero un divezzamento condotto dal bambino stesso. In sostanza, secondo questa modalità, quando il bambino è in grado di stare seduto senza sostegno (intorno ai 6 mesi), mantenendo l’allattamento, può condividere il pasto di famiglia assaggiando gli alimenti che può afferrare e portare alla bocca autonomamente ovviamente con il supporto e la supervisione dei genitori. Come è facile intuire, il principale problema, qui, non è in sé l’autosvezzamento, quanto appunto l’alimentazione della famiglia: sarà abbastanza ‘sana’ per il bambino? Avranno l’accortezza di non usare il sale, di aggiungere più olio nella porzione del bambino, di offrire porzioni adeguate e non esagerate?

A che età il bambino può mangiare gli stessi piatti dei genitori?

“Gli stessi piatti – intesi con la stessa composizione, quindi anche con sale o con zucchero, e preparati nello stesso modo – andrebbero introdotti solo al termine del processo dell’alimentazione complementare, ovvero dopo i 2 anni”.

Prof. Andrea Vania – Pediatra

Con cosa si inizia? Alimenti essenziali durante lo svezzamento

Sarebbe giusto continuare almeno fino all’anno di vita. Se poi la mamma è disponibile, il lavoro lo consente e continua a esserci il latte, è consigliabile allattare al seno anche oltre: il latte materno, infatti, aiuta a prevenire l’insorgere di allergie e intolleranze alimentari. Continuare anche dopo i due anni potrebbe creare un eccessivo attaccamento del bambino alla mamma. Tra i 12 e i 24 mesi cominciano le guerre d’indipendenza da parte del bambino, che il genitore deve rispettare: il piccolo deve sviluppare la propria identità, e la mamma deve imparare a lasciarlo andare”. Certo attaccare saltuariamente al seno il piccolo per farlo addormentare o quando si fa male fino ai tre anni non crea problemi, ma gli stessi effetti si possono ottenere semplicemente coccolandolo fra le braccia.

LE VERDURE:

Conviene iniziare con le verdure, alternandole tra loro in modo da favorire lo sviluppo nel lattante della capacità di apprezzare gusti diversi.
Le verdure inizialmente vanno offerte passate, privilegiando il biologico e lo stagionale. Ricordiamo poi che l’ampia varietà di verdura, unita ai legumi e alla frutta sarà alla base dello sviluppo di un sano microbiota. Il microbiota è costituito dall’insieme di miliardi di microrganismi che vivono nel nostro intestino ed è fondamentale per la nostra salute. Rappresenta infatti un organo aggiuntivo che produce sostanze attive e vitamine e influenza le nostre funzioni a livello dei vari organi e apparati. Un sano microbiota rende, in sostanza, più sano il nostro organismo.

I CEREALI:

Al fine di garantire una quota corretta di carboidrati, al passato di verdure andranno uniti i cereali, quali riso, mais, miglio, avena e grano. Si può partire con farine solubili a base di cereali da unire al classico brodo vegetale e poi gradualmente aumentare la consistenza e la dimensione passando alle pastine di grano duro e ai cereali in chicco come il farro o l’orzo.

LA FRUTTA:

Andrà offerta al bambino a chiusura di ogni pasto, all’inizio sotto forma di omogeneizzato (ovviamente senza zuccheri aggiunti) o, meglio, come frutta fresca grattugiata, rigorosamente biologica e di stagione.

LE FONTI DI PROTEINE:

Poi, se il piccolo è ancora allattato al seno, si può iniziare a integrare da subito la dieta con alimenti ricchi di proteine cosiddette ‘nobili’ come carne, pesce e legumi. Se invece il bambino è alimentato con latte formulato, si può cominciare con diversi passati preparati con verdure miste e creme di cereali, posticipando i cibi ricchi di proteine verso gli 8-9 mesi. Ricordiamo, infatti, che i latti formulati, sebbene in misura più che dimezzata rispetto al latte vaccino, contengono maggiori quantità di proteine rispetto al latte materno e ciò è importante venga considerato nella valutazione dell’apporto proteico globale. Ormai infatti è noto come l’eccessivo apporto di proteine in età infantile abbia effetti obesogeni (ossia che favoriscono l’obesità), avendo in sostanza la capacità di indurre l’aumento del numero delle cellule grasse o adipociti dell’organismo in crescita. Peraltro, stando ai LARN, ossia i Livelli di assunzione di riferimento per la popolazione italiana (qui la pagina della Società Italiana di Nutrizione Umana), scopriamo che un lattante tra i 6 e i 12 mesi ha un fabbisogno medio stimato di 9 g di proteine al giorno. Ci rediamo subito conto di come questa quantità possa essere facilmente raggiunta e superata. Bastano infatti, solo 400 ml di latte formulato e 8 g di parmigiano per coprire il fabbisogno, attenzione quindi a non eccedere!

L’OLIO:

Scegliere rigorosamente quello extra vergine di oliva (e.v.o.), ben diverso dagli altri olii vegetali quali quello di cocco o palma. L’olio e.v.o. è ottenuto dalla sola spremitura meccanica a freddo di olive, senza l’aggiunta di additivi chimici. Questo procedimento garantisce che le nobili sostanze contenute nel prodotto non subiscano alterazioni. Se poi l’olio è definito “biologico” vuol dire che viene prodotto con olive provenienti da coltivazione biologica, il che garantisce l’assenza di residui chimici nel prodotto finale. L’olio e.v.o. va aggiunto alle pappe a crudo e rappresenta un alimento fondamentale come fonte di acidi grassi monoinsaturi e polifenoli e come veicolo efficace per l’assorbimento delle vitamine liposolubili.
Va anche ricordato che un neonato ha bisogno di molti più grassi di un bambino sopra i 3 anni o di un adulto: fino ai sei mesi, infatti, la sua alimentazione (il latte!) contiene ben il 50% di calorie da grassi, mentre quella dell’adulto ne dovrebbe avere al massimo il 30%. È importante che la riduzione di calorie da lipidi dal 50 al 30% non sia improvvisa ma graduale; nel secondo semestre le calorie da grassi dovrebbero rappresentare il 40-45% del totale, dunque l’olio e.v.o. va utilizzato con una certa liberalità nei pasti diversi dal latte: un quantitativo pari a 1 cucchiaio da tavola per pasto è solitamente considerata una quantità adeguata. È probabile che, se al bambino vengono offerti cibi condivisi dai genitori, sia necessario aggiungere un po’ più di olio e.v.o. rispetto a quello già presente.

NON DIMENTICHIAMO L’ACQUA!

L’acqua è un alimento, e anche importante! Dunque deve far parte a pieno titolo dell’alimentazione complementare. Il bambino allattato al seno, in particolare, ha poca dimestichezza con questa sostanza, che è liquida come il latte ma insapore, e dovrà abituarsi gradualmente ad assumerla anche durante il pasto. Quanta acqua deve bere un neonato durante lo svezzamento? Ricordiamo che dai 6 mesi ai 3 anni, il fabbisogno di acqua è di 90 ml per chilo. Un bimbo di 6 mesi di 8 kg, per esempio, dovrebbe consumare circa 700 ml di acqua, non a caso i LARN ne raccomandano, come assunzione adeguata per lattanti tra i 6 e i 12 mesi, 800 ml al giorno. Ricordiamo che si fa riferimento all’acqua totale e va quindi considerata anche l’acqua che si assume con il latte, le verdure, la frutta o persino con la pasta, di cui la metà del peso, da cotta, è dovuto proprio all’acqua. Ciò non di meno, può essere difficoltoso far assumere anche solo 100 ml di acqua in quanto tale al giorno, specialmente se offerta con il biberon che inevitabilmente il piccolo associa al seno o al latte formulato. Meglio utilizzare un piccolo bicchiere o una allegra tazzina con becco d’anatra.

L’inserimento di alimenti solidi richiede all’apparato gastroenterico del bambino, abituato al latte materno o formulato, un inevitabile adattamento. Questo adattamento può causare dei piccoli disturbi che, tendenzialmente, rientrano nell’arco di alcune settimane.
In particolar modo possono avere maggiori disturbi intestinali bambini divezzati più precocemente dei 6 mesi.

Quali disturbi possono associarsi all’inserimento dei cibi solidi?

  • Diarrea: generalmente legata all’eccessivo introito di verdure e frutta ricche in fibra.
  • Stipsi: ovvero la difficoltà nell’evacuazione che può diventare meno frequente o più difficoltosa per il piccolo. Questo accade in particolare modo se si riduce troppo l’apporto di latte o non si inserisce una adeguata quantità di acqua, mentre aumenta l’apporto di fibre.
  • Mal di pancia: anche in assenza infatti delle due condizioni precedenti, e con feci assolutamente normali, il bambino può presentare fastidi intestinali generalmente legati al passaggio di aria o alla maggiore difficoltà digestiva.

In generale ricordiamo che il tipo di feci con il divezzamento comunque si modifica notevolmente, anche in assenza di disturbi. Non spaventatevi, pertanto, se trovate nel pannolino feci più scure, più formate e con un odore più marcato.

Quali cibi evitare durante lo svezzamento?

Innanzitutto il già citato sale, perché i reni non sono ancora totalmente maturi e perché, nelle famiglie predisposte, può favorire lo sviluppo dell’ipertensione.
Lo zucchero, e il miele. Il miele va evitato perché i neonati non hanno un’acidità gastrica molto sviluppata e, se nel miele è presente il botulino, questo può dare luogo a una malattia estremamente rischiosa.
Evitare anche la cioccolata, le fritture, gli alimenti industriali non specificamente preparati per i lattanti, in quanto possono contenere eccipienti o conservanti nocivi per il più piccoli.

C’è un tempo per ogni cosa, non dimentichiamolo: il piccolo ha tutta la vita davanti, non si deve fare l’errore di bruciare le tappe, neanche per quanto riguarda l’avvicinamento a nuovi alimenti. Per questo all’inizio è bene evitare i cibi molto lavorati o i cibi piccanti, come il sugo all’amatriciana o quello alla pizzaiola, i cibi eccitanti come il caffè… o gli alimenti industriali non specificatamente prodotti per bambini più piccoli di un anno. Parlo ad esempio degli snack confezionati per bambini più grandi.

Dott.ssa Margherita Caroli – Pediatra

Evitare anche gli alimenti a rischio strozzamento:

Assolutamente da evitare per lo svezzamento del neonato le verdure e le frutta tagliate a rondelle come le carote o le banane, ma anche i chicchi d’uva o i frutti di bosco, i popcorn, le mandorle e le nocciole e, ovviamente, le caramelle. Pare scontato citarle ma le bizzarre sperimentazioni di genitori e nonni possono essere imprevedibili.
Al di là del tipo di alimentazione complementare, è fondamentale parlare del rischio che il bambino si strozzi, pertanto, che sia autosvezzato o divezzato in modo più tradizionale, ricordiamo quali accorgimenti attuare per offrire insicurezza ai piccoli il così detto fingerfood, ovvero una piccola porzione di cibo da portare alla bocca con le dita.

Dott. Federico Mordenti

Dott. Federico Mordenti Medico Specialista in Scienza dell’Alimentazione

Con la supervisione di:

Pediatra Margherita Caroli ECOG SIO OMS

Dott.ssa Margherita Caroli Pediatra (past president ECOG, ex consiglio direttivo SIO)

Prof. Andrea Vania - Alimentazione bambini

Prof. Andrea Vania Pediatra (past president ECOG; consiglio direttivo SIO)

Le vostre domande sull'argomento e le risposte dei pediatri

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    Svezzamento: occhio alle proteine!

    • Nome: Linda
    • Età del bambino: 8 mesi
    • Sesso: femmina
    • Comune:
    • Domanda: Salve, vorrei sapere se la dieta di mia figlia è corretta. È alta 71 cm e pesa 8 kg. Pare che alla mia pediatra interessi solo che cresca, ma io ho paura di darle troppo e troppe proteine, oltre alle vitamine che ancora aggiungo con gli integratori per bambini (vitamine D3, A, E). Ecco la sua dieta: alla mattina, beve 2 200 ml di latte con 2 biscotti, a pranzo brodo di verdure con 1 omogenizzato di carne, 1 cucchiaio di parmigiano, 1 cucchiaio di olio e farine alternate quanto basta per addensare, a seguire omogenizzato di frutta. Al pomeriggio, yogurt o omogenizzato di frutta, alla sera brodo vegetale con verdure frullate e formaggio (tipo ricotta) o solo verdure e parmigiano, a seguire frutta omogenizzata. L'ho allattata al seno fino ai 7 mesi. Ora leggendo vari siti sono anche preoccupata se sia sano darle tanti omogenizzati o se iniziare a cucinare io la carne. Grazie per i consigli.
    Dott. Federico Mordenti

    Dott. Federico Mordenti

    Medico Specialista in Scienza dell’Alimentazione

    Cara mamma Sara, la sua bimba è cresciuta bene in quanto a peso e altezza, ma come lei giustamente rileva è anche importante la qualità e la composizione di ciò che si mangia per garantire un sano accrescimento. Nel recall alimentare che ci offre salta agli occhi per prima cosa la mancanza di un dato: lei parla genericamente di “latte” ma, assodato che non è più il suo, di che latte si tratta? Le ricordo che fino almeno a 1 anno di età il latte vaccino non va utilizzato, e vanno usate solo formule (anche detti latti artificiali), privilegiando quelli a minor contenuto di proteine. C’è poi comunque, in effetti, un eccesso di proteine soprattutto nel pasto di mezzogiorno: 1 omogeneizzato intero è troppo, ne basta mezzo o anche meno e di certo senza l’aggiunta del parmigiano, che è esso stesso una ricchissima fonte di proteine (33,5 g su 100!) e dunque sostituisce in pieno la carne. Di contro deve inserire le verdure frullate, in misura di 1-2-3 cucchiai anche a pranzo. A cena invece sembrano mancare completamente i carboidrati da cereali, usi creme o pastine o semolino o riso anche a cena; l’aggiunta di formaggio va poi bene, ma sempre con molta moderazione, e alternandolo ai legumi (che dovrebbero essere prevalenti per numero di volte a settimana), al pesce, all’uovo. Per quanto attiene ai prodotti freschi in sostituzione degli omogenizzati può farlo, facendo però attenzione che le carni e i pesci acquistati siano tracciabili e italiani, possibilmente da allevamenti biologici, e facendo anche attenzione a mantenere le giuste porzioni (carne 10-15 g e pesce 15-20 g). Ricordi, in ogni caso, che la legge obbliga le industrie che producono alimenti per l’infanzia a fare controlli molto più accurati di quelli richiesti per i cibi destinati a noi adulti, e a mantenere dei limiti di tolleranza, per i residui di sostanze estranee, almeno 10 volte più bassi di quelli consentiti per gli adulti. Pensando a queste considerazioni, lascio a lei la valutazione se faccia male o no usarli per i bambini sotto l’anno. Buona crescita e buona varietà.

    Per approfondire l’argomento leggi la nostra Guida allo Svezzamento

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    Privato: Pane: un alleato per lo svezzamento

    • Nome: Iago
    • Età del bambino: 8 mesi
    • Sesso: maschio
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    • Domanda: Posso fare assaggiare il pane a mio figlio? In caso affermativo, quale tipo di pane è preferibile? Secco o fresco? Posso dargli anche la mollica?
    Dott. Federico Mordenti

    Dott. Federico Mordenti

    Medico Specialista in Scienza dell’Alimentazione

    Ormai a 8 mesi immagino abbia inserito da qualche tempo crema multi cereali o semolino o pastina, pertanto dal punto di vista strettamente nutrizionale il suo bimbo conosce bene la farina di frumento con cui è fatto il pane, pertanto se nota in lui curiosità verso questo alimento, con attenzione e supervisione, può provare ad offrirglielo. Sconsiglio però la mollica, che un bimbo di 8 mesi ha difficoltà a gestire in bocca e con la quale potrebbe pertanto strozzarsi. Va molto bene invece del pane con la crosta, oppure secco, che il piccolo non dovrà necessariamente mangiare quanto usare per sperimentare consistenze nuove e capacità in evoluzione (soprattutto la masticazione), e che può aiutare anche i suoi dentini a tagliare prima e con maggior efficacia le gengive, riducendo così i fastidi della dentizione.

    Per approfondire l’argomento leggi la nostra Guida allo Svezzamento

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