Pedagogia

Bambini capricciosi a 2 anni

Dai 2 ai 4 anni il bambino entra nella cosiddetta fase oppositiva, la terribile età dei No per affermare la propria identità personale.

È utile richiamare un importante precetto montessoriano: quelli che noi adulti siamo soliti chiamare capricci sono, più nel profondo, bisogni insoddisfatti. Pertanto, seguendo e esemplificando gli insegnamenti di Maria Montessori, possiamo consigliare ai genitori di non fossilizzarsi sul pianto, sulle le crisi di rabbia, le urla e i calci che il bambino tira a destra e manca. Concentratevi, invece, sulla causa dell’ira.

Come trattare i bambini capricciosi a 2 anni

Individuare il bisogno insoddisfatto del bambino è il primo elemento di risoluzione di qualunque capriccio.

E qui è d’obbligo una nota pratica rivolta a tutti i genitori che non ne possono più di un figlio capriccioso e oppositivo: non è facile mantenere calma e serenità. E nemmeno è semplice individuare la causa scatenante di un pianto inconsolabile.
Tuttavia, dinanzi al bambino isterico, il genitore né deve colpevolizzarsi né deve lasciarsi travolgere dall’ansia di spegnere subito quel fuoco di urla e lacrime.

Qui vi parleremo di come usare l’abbraccio, lo sguardo e le parole “emollienti”.

Tutta colpa della fase oppositiva

Un bimbo di 2 anni sta vivendo un momento emotivamente cruciale: riconosce se stesso come entità separata dai genitori e pertanto mette alla prova il suo spazio e la sua identità nel mondo.
In parole semplici, il bimbo si domanda: “Chi sono, cosa voglio e fin dove posso decidere io cosa fare e come farlo?”.

Qualcuno potrebbe dire che con i capricci il bimbo marca il suo territorio, ma il vero problema sta nel governo pacifico di questo terreno (che è terreno comune in quanto familiare): nell’ambito di ruoli diversi e possibilmente senza entrare in aperto conflitto, adulto e bambino devono equilibrare i propri spazi.

Sappiate che un bimbo di 2 anni è ansioso di sperimentare questa identità che in modo “vivace” si afferma in lui, ha una fortissima volontà di fare da solo e quindi di imparare. Malgrado ciò non possiede ancora uno spirito critico che gli consenta una matura visione delle conseguenze delle sue azioni: non riesce a prevedere la ricaduta del suo agire sugli altri, manca di empatia e ancora crede che il mondo giri intorno ai suoi bisogni.

Rispetto alla questione della soddisfazione dei bisogni, va sottolineato che l’ansia del bisogno assecondato rispecchia ancora un forte egocentrismo tipico dei bambini capricciosi a 2 anni, come anche a 3. Qui gioca un ruolo essenziale la socializzazione. Non a caso, sarà l’asilo a fare una grande differenza educando a comunione e condivisione.

In sintesi, il bambino di 2 anni fa i capricci, o ha attacchi di rabbia, o perché avrebbe voluto svolgere un compito da solo e non vi è riuscito (frustrazione da prestazione) oppure perché sta sperimentando l’ampiezza dei suoi spazi (frustrazione da adeguamento alle regole).
Nel primo caso il capriccio si lenisce aiutando il bambino a coltivare le sue autonomie, nel secondo si previene stabilendo precise e semplici regole.

Bambini capricciosi a 2 anni: hanno bisogno di più regole e meno punizioni

Molto spesso la violenza dei capricci di un “duenne” (come le mamme chiamano spesso i bimbi di questa età) spinge il genitore all’uso dello strumento della punizione.

La punizione, qualunque essa sia, dalla negazione del dolcino a quella del televisore, è un atto privativo che il genitore compie “a danno del bambino” e facendo leva sulla sua posizione predominante. Infatti, è il genitore che può punire il figlio, e non viceversa, proprio perché il primo è in una posizione di predominio o controllo sul bambino.

La punizione può avere un effetto a breve termine, difficilmente avrà lo stesso effetto nel lungo termine: il bambino che non vuole perdere il giocattolo asseconda l’imposizione della mamma. Tuttavia nel lungo termine non è altrettanto efficace poiché non lascia un impronta motivazionale nel bimbo (all’opposto potrebbe segnare persino una frustrazione).

La regola, diversamente dalla punizione, ha un portato motivante e, ove compresa e metabolizzata, plasma il comportamento: se il bambino sa che tutti lavano le mani prima di sedersi a tavola, se ne comprende e condivide il perché e se coerentemente partecipa alla realizzazione del comportamento condiviso, difficilmente violerà la regola.

Le regole devono essere poche, chiare, comprensibili al bambino, condivise e messe in pratica da tutti, nonché prestabilite. Non si può punire per la violazione di una regola che non era stata precedentemente enunciata, spiegata e condivisa.
Care mamme e cari papà, qui vince ancora l’antico adagio: patti chiari e amicizia lunga.

I “No” ricorrenti dei bimbi di 2 anni

Ai bambini di 2-4 anni piacciono i “No”, nel senso che piace loro opporre molti “No” alle richieste dei genitori: “Non lo faccio; non lo voglio; non mi lavo; non mi vesto; non mi piace, eccetera”. Sappiate, però, che gli fanno anche bene i No irrevocabili, secchi e autoritari di mamma e papà.

Se esistono le regole vanno rispettate il rispetto e l’adulto deve saper dire di “No” ai figli. In questo senso non è ammesso nessun comportamento in violazione delle regole della casa e 2 anni non sono un’età adatta alle mediazioni.

Pertanto, un altro consiglio pratico utile ai genitori è quello di saper dire di “No” ai figli senza cedere alla compassione o al compromesso, ci saranno la preadolescenza e l’adolescenza per scendere a patti.

Per prevenire crisi e capricci è importante anche il rispetto della routine familiare. La routine, così come le regole, tratteggia i limiti, i modi e le condizioni del vivere familiare e dona al bambino il conforto della regolarità.
Ovvio è che in una famiglia non è mai negabile il margine delle eccezioni: se un bambino è troppo stanco per mettersi il pigiamino da solo è compito della mamma o del papà aiutarlo, allo stesso modo, però, l’adulto deve rimarcare che l’aiuto è un’eccezione, ricordando al bambino le sue capacità autonome

2 errori da non commettere con i bambini capricciosi

  1. È assolutamente sconsigliabile pronunciare frasi del tipo: “Faccio io, se no facciamo notte”; “Fai fare a me che tu non ci riesci”; “Meglio che faccio io altrimenti combini un pasticcio”. Queste affermazioni mettono il bambino in cattiva luce, il piccolo percepisce la sua incapacità e inettitudine, si sente smarrito e solo. Il risultato è che questo atteggiamento denigrativo del genitore può scatenare crisi e capricci.
  2. Molte mamme e molti papà cadono nella trappola del sacco colmo, pesano, cioè, che riempiendo il bambino di cose da fare questi si stancherà al punto tale da non avere più tempo di fare i capricci e la sera crollerà beato in un sonno rigeneratore. Mai ragionamento fu più viziato dal pregiudizio adultista. Il pregiudizio adultista, come insegna Maria Montessori, rappresenta il modo di guardare al mondo solo attraverso la prospettiva dell’adulto e senza tenere conto della natura, della sensibilità e dell’affettività del bambino.I bambini sovraccaricati vorranno sempre dare il meglio e potranno non riuscirci per mancanza di energia. La stanchezza nei bambini non ha lo stesso effetto soporifero che ha negli adulti, all’opposto può generare difficoltà nell’addormentamento.

Insomma, cari mamma e papà, non riempite troppo il sacco, rischia di lacerarsi e compromettere ogni equilibrio del bambino.

Come comportarsi con i bambini capricciosi

Dinnanzi a un capriccio isterico e violento:

  • abbracciate vostro figlio, l’abbraccio è emolliente, consolatorio, rassicurante e vale più di ogni altra strategia per spegnere il fuoco della rabbia;
  • sfruttate il rapporto visivo guardando il bambino negli occhi mosrtandogli che ha la vostra piena attenzione;
  • positivizzate la situazione ricordando al piccolo i suoi talenti e che è un bimbo bravo e capace;
  • non pretendete di chiarire tutto e subito,
  • ricordate che i bambini mancano di senso critico ed empatia, hanno bisogno che i loro errori si manifestino con concretezza, devono ottenere spiegazioni chiare e pacifiche e spesso è necessario prima farli calmare;
  • siate di conforto e quando il fuoco si sarà spento ribadite le regole che avrebbero potuto evitare l’incendio.

Le regole sono il salvavita delle famiglie, aiutano a evitare i capricci alla radice. Tuttavia una casa non è un’aula di tribunale e i genitori non sono poliziotti né giudici, questo equivale a dire che l’equilibrio e la regolarità sono difficili da trovare e realizzare, richiedono tempo e pretendono anche la pazienza di affrontare degli scontri.

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