Malattie infantili

Stitichezza nei bambini: cause, prevenzione e rimedi

La stitichezza o stipsi è una condizione frequente nei bambini caratterizzata da una difficoltà nell’evacuazione.

Stitichezza nei bambini - alimentazionebambini

Quando si parla di stitichezza nei bambini?

Nei bambini che hanno meno di 4 anni, la stitichezza viene definita dal verificarsi di 2 evacuazioni o meno a settimana per almeno un mese. Nei bambini che hanno compiuto i 4 anni, i mesi da prendere in considerazione sono almeno due.

I sintomi

La stipsi nei bambini può essere caratterizzata, in modo variabile tra un bambino e l’altro, dai seguenti segni o sintomi:

  • Sforzo nella defecazione;
  • Feci dure, bernoccolute o caprine;
  • Dolore legato a movimenti intestinali;
  • Mal di pancia;
  • Tracce di feci liquide sulle mutandine, che possono evidenziare un blocco di feci più dure nel retto (ultimo tratto dell’intestino);
  • Raramente, sangue sulle feci più dure;
  • E la sensazione di svuotamento incompleto, di blocco o di ostruzione, che i bambini più grandi in grado di segnalare.

Qual è la frequenza della stipsi nei bambini?

La stitichezza si presenta nel 0,3-8% dei bambini; per la stipsi vengono richieste il 3-5% delle visite ambulatoriali al pediatra e il 25-30% delle visite al gastroenterologo pediatrico.
La stipsi rappresenta pertanto una condizione estremamente diffusa, che richiede frequentemente l’intervento medico ma, tutto sommato, poco conosciuta nella sua genesi, evoluzione e trattamento.

Ci sono tipi diversi di stitichezza?

Sì, in sostanza classifichiamo due diversi tipi di stitichezza, quella funzionale e quella organica.

  1. La stitichezza funzionale rappresenta il 90-95%. Con questo termine indichiamo che il problema non è sostenuto da una specifica anomalia fisica, ma la sua genesi, al contrario, è legata alla mancanza di equilibrio tra i fattori che determinano un corretto transito e un completo svuotamento intestinale. Questi fattori sono molteplici come spiegato di seguito nel paragrafo dedicato alle cause della stipsi.
  1. La stitichezza organica, che ha una incidenza del rimanente 5% dei casi di stitichezza, è legata a problematiche fisiche, congenite o indotte, quali:
  • Malformazioni dell’ano e del retto;
  • Anomalie del midollo spinale, come quelle osservate nella spina bifida;
  • Malattia di Hirschsprung, patologia congenita della motilità intestinale, caratterizzata dalla presenza di segmenti del colon privi di innervazione con conseguente blocco della progressione delle feci nel canale;
  • Fibrosi cistica, grave malattia genetica in cui a causa della eccessiva produzione di muco si instaurano problemi respiratori ma anche alterata secrezione degli enzimi pancreatici con conseguenti problematiche digestive;
  • Disturbi elettrolitici quali i bassi livelli di potassio (ipokaliemia o ipopotassiemia) o l’eccesso di calcio nel sangue (ipercalcemia);
  • Ipotiroidismo, ovvero un rallentamento delle funzionalità della ghiandola tiroide;
  • Allergia o intolleranza alle proteine del latte vaccino (APLV/IPLV);
  • Celiachia, malattia caratterizzata dall’intolleranza al glutine, che tra le sue manifestazioni può anche presentare la stitichezza;
  • Farmaci antidolorifici o tossine.

Cosa provoca stitichezza nei bambini?

La stipsi è legata al rallentata progressione delle feci attraversano l’intestino, con conseguente tendenza di queste a diventare dure e secche; molti fattori possono partecipare al processo e tra questi:

  1. Trattenere le feci è una modalità che molti bambini adottano. Le cause psicologiche di questo comportamento possono essere molteplici ma spesso riconducibili al timore che il bambino ha evoluto in relazione a precedenti evacuazioni dolorose, oppure alla difficoltà nell’interrompere un gioco o un’attività che lo coinvolge particolarmente.
  1. Eliminazione anticipata del pannolino, capita infatti che questo avvenga prima che il neonato si senta pronto. Oppure lo spannolinamento avviene in un momento complicato a causa del contesto ambientale o emotivo o della stagione (troppo freddo, tale da rendere laborioso lo spogliarsi per i molti strati di vestiario). In questo caso, il bambino non mostra la necessità di evacuare, tende a trattenere le feci e si oppone al tentativo proposto dai genitori di usare il vasino.
  2. Cambiamento nell’alimentazione, classica, infatti, la stipsi quando inizia lo svezzamento e si passa dall’allattamento esclusivo alla alimentazione complementare: passando infatti dal liquido al solido l’intestino può subire un deciso rallentamento tale da indurre stitichezza.
  3. Insufficiente apporto di liquidi, come frequentemente si riscontra nelle prime fasi dello svezzamento, nelle quali il bambino non è ancora abituato a bere acqua, dato che proviene dal periodo dell’allattamento, in cui l’acqua non è necessaria. Vero è che anche in stadi successivi della crescita la proposta dell’acqua da parte dei genitori può non essere così costante, e tale da non predisporre il piccolo alla sana abitudine del bere regolarmente.
  4. Scarsa quantità di fibra alimentare, che causa una diminuzione del volume delle feci e della loro capacità di assorbire acqua (acquisendo una consistenza più soffice). La scarsa assunzione di frutta e verdura ha luogo solitamente nelle fasi in cui si tende ad abbandonare le pappe e i passati di verdura per passare a una dieta più adulta e condivisa con tutta la famiglia. In generale poi c’è da dire che molti bambini, anche in età scolare, e in verità fino all’adolescenza, presentano grandi difficoltà nell’assumere adeguate quantità di frutta e soprattutto di verdura.
  5. Sedentarietà, che coinvolge molti bambini e che non consente loro di beneficiare dell’effetto propulsivo che la regolare attività fisica induce sull’intestino.
  6. Viaggi e cambi di ambiente possono spesso inibire l’evacuazione in bambini sensibili; ciò peraltro è vero anche per molti adulti, specialmente di sesso femminile. Questo richiama alla necessità, per alcuni individui, di avere un luogo “protetto”, conosciuto e intimo in cui assolvere a questa necessità fisiologica meno banale di quanto sembri. Nel caso dei bambini, questo problema può verificarsi frequentemente nei primi anni di scuola anche quando, essendo in regime di tempo pieno, devono trattenersi nell’istituto scolastico per 8-9 ore.
  7. Allergia alle proteine del latte vaccino o eccessivo consumo di latte e derivati: anche in assenza di conclamata allergia o intolleranza, l’eccessivo consumo di latte e derivati può rappresentare una causa di stitichezza nei bambini, ma può anche, al contrario, indurre diarrea
  8. Familiarità positiva per stipsi: rappresenta un altro elemento alla base della stitichezza nei bambini, probabilmente per ragioni anatomico-funzionali su base costituzionale o per imitazione comportamentale.

Come combattere la stitichezza nei bambini? Come prevenirla?

Ovviamente per prevenire la stitichezza bisogna contrastare tutte le cause della sua insorgenza che abbiamo elencato sopra, ma soprattutto si deve avere con il bambino un atteggiamento incoraggiante e positivo rispetto al tema “andare in bagno”. Sarà quindi molto importante:

  • Cosa mangiare: offrire e condividere con il bambino una dieta ad alto contenuto fibra ricordando la regola delle 5 porzioni al giorno di frutta e verdura. Anche i cereali integrali e i legumi rappresentano un’importante fonte di fibra e dovrebbero esseri inseriti nella dieta fin dall’inizio dello svezzamento. Ricordiamo che in età evolutiva secondo le indicazioni dei LARN un bambino dovrebbe assumere 8,4 g di fibra ogni 1000 kcal assunte con la dieta. Queste quantità vanno poi aumentate gradualmente con il passare degli anni fino all’adolescenza in cui si comincia ad assumere la stessa quantità dell’adulto ossia almeno 25 g di fibra alimentare al giorno, anche quando gli apporti di energia con la dieta siano inferiori alle 2000 kcal/die. Sebbene il conteggio sopradetto possa apparire astruso e alla portata esclusiva del nutrizionista o della dietista, nella realtà di tutti i giorni un’alimentazione strutturata come appena detto, nelle quantità adeguate per le diverse età, consente un apporto totale di fibra del tutto in linea con le indicazioni dei LARN.
  • Incoraggiare il bambino ad assumere molti liquidi, in particolar modo l’acqua. Non è sempre facile passare dal biberon con latte a quello con acqua e può aiutare, invece della sostituzione del liquido contenuto nel biberon, la sostituzione del contenitore, passando all’utilizzo di bicchierini allegri e colorati, eventualmente con il cosiddetto becco d’oca. Nei bambini più grandi è invece importante far portare l’acqua anche nelle ore scolastiche, e sensibilizzare le scuole sul tema della corretta idratazione. Ricordiamo di usare le più ecologiche e salutari bottigliette in alluminio e di abbandonare le insalubri e inquinanti bottiglie in plastica
  • Abituare il bambino al movimento, formale o informale che sia, il movimento contrasterà la tendenza stitica e in generale farà molto bene alla salute. Andare a scuola a piedi ogni mattina può essere un ottimo inizio per attivare l’intestino e condividere al contempo un momento speciale con i nostri bambini, in opposizione allo stress del traffico in auto e delle difficoltà di parcheggio cittadino
  • Istituire l’abitudine, o il rito, del vasino e poi del WC utilizzando sempre un rialzo per i piedini per facilitare il bambino nella spinta evacuatoria. Un momento buono può essere quello del dopo pasto in cui, sfruttando il cosiddetto riflesso gastro-colico presente già anche nei più piccoli, si farà il modo che il bambino viva con naturalezza un soddisfacente svuotamento intestinale.
  • Ricordare al bambino, anche 2-3 volte al giorno, quando non ha evacuato e lo vedete immerso nei suoi giochi, di interrompere per andare il bagno. Come detto infatti, alcuni bambini rinviano trattenendo le feci, facendo però così in modo che la stipsi prenda piede.

In Italia, i bambini mangiano poca frutta e pochissima verdura. I dati di Okkio alla Salute 2016, infatti, mostrano che il 37,8% dei bambini consumano una volta al giorno frutta e il 34,6% consumano “qualche volta alla settimana” verdura. Questa cattiva abitudine porta, di conseguenza, ad avere una dieta povera di fibra e ricca di alimenti raffinati.
Come si possono raggiungere le 5 porzioni di frutta e verdure al giorno consigliate dall’OMS?
Sicuramente prediligendo la frutta come spuntino a metà mattina e a metà pomeriggio, inserendo un frutto a fine pasto. Un frutto può essere inserito anche nella prima colazione, mentre non dovrebbe mai mancare una porzione di verdure o ortaggi a pranzo e a cena. Le verdure o gli ortaggi, oltre che come contorno, possono far parte del primo piatto, per esempio nei risotti, nei minestroni e minestre, nelle zuppe. Anche i legumi sono molto ricchi di fibra e, per le loro eccellenti proprietà nutrizionali, dovrebbero essere consumati 2-3 volte alla settimana.
La fibra è contenuta, ovviamente, anche in tutti i prodotti integrali, come pane integrale, riso e pasta integrali, biscotti e fette biscottate integrali, cereali per la prima colazione e non come farro, orzo etc., cracker integrali. Si tratta di una fibra non idrosolubile, diversa da quella solubile contenuta in frutta e verdura, ma che apporta sempre effetti benefici alla funzionalità intestinale.
Se il vostro bambino soffre di stitichezza, è importante, quindi, che nella sua alimentazione non manchino questi alimenti: frutta, verdure e ortaggi, legumi. È questo il rimedio più naturale che ci sia: avere un’alimentazione in cui ci siano almeno 5 porzioni di frutta e verdura e consumare più legumi e cereali integrali.
Nella nostra sezione Ricette per bambini potrai trovare tantissime ricette a base di legumi, cereali, verdure e ortaggi. Altri alimenti che ci possono aiutare sono tutti gli alimenti che contengono fermenti lattici, come yogurt, kefir e alcuni tipi di formaggi. In commercio esistono moltissimi prodotti arricchiti di probiotici e prebiotici che riequilibrano la flora intestinale e ottimizzano la funzionalità del colon.

Maria Anna Tomaselli, dietista

E se proprio non si riesce a risolvere la stipsi…

Se, nonostante l’attuazione di tutti i consigli comportamentali su indicati, vostro figlio non riesce a migliorare la sua tendenza stitica, su consiglio del pediatra, si possono utilizzare:

  • I rammollitori fecali (bustine, sciroppi), ovvero delle sostanze (v. polietilenglicole) o fibre (v. psyllium) che rendono le feci più morbide e voluminose facilitandone il tragitto nel canale anale.
  • I clisteri, nel caso invece in cui vi fosse un fecaloma, ovvero un accumulo duro e voluminoso di feci al termine del canale intestinale;
  • Il biofeedback, in ragazzini più grandi e quindi collaboranti, è possibile utilizzare questa tecnica riabilitativa del pavimento pelvico finalizzata al recupero della capacità di contrarre e rilassare lo sfintere anale.

“Rimedi della nonna”, naturali, per trattare la stitichezza

Esistono anche alcuni cosiddetti “rimedi della nonna”, piccoli trucchi naturali che nascono dalla tradizione popolare che hanno come effetto, a livello intestinale, un aumento del volume delle feci e una maggiore motilità intestinale.
Eccoli:

  • Scegliere la frutta più ricca di fibre, come kiwi, prugne, albicocche e pere.
  • Bere due bicchieri di acqua a temperature ambiente appena svegli.
  • Preparare dei decotti con la frutta, per esempio con prugne secche e mele.
  • Prediligere la verdura cotta a quella cruda, come zucchine lesse, bietola, spinaci e broccoli.
  • Aggiungere semi nelle pietanze come semi di finocchio, lino, zucca, girasole, papavero, sesame, chia, etc.
  • Non elemosinare con l’olio di oliva quando si condisce. L’olio, infatti, ammorbidisce le feci del bambino.
  • Esistono altri oli vegetali che possono aiutare contro la stitichezza, dal sapore decisamente più gradevole rispetto al classico olio di ricino, come l’olio di semi di zucca.
  • Bere tisane con proprietà lassative come al finocchio, malva, anice e liquirizia. Attenzione. Prima di offrire una tisana al Vostro bambino chiedete al vostro pediatra il suo parere, soprattutto se il bambino ha meno di 6 anni.

Quando il problema della stitichezza non si risolve, è possibile ricorrere a degli integratori acquistabili in farmacia e parafarmacia. Anche se sono prodotti da banco e non necessitano di prescrizione medica è consigliabile chiedere sempre al proprio pediatra.

In commercio esistono molti prodotti, il più conosciuto è il mannitolo o mannite, uno zucchero che viene estratto dalla linfa del frassino (la manna) è che ha la proprietà di richiamare molta acqua nel lume intestinale, aumentando la massa fecale con conseguente stimolo meccanico della peristalsi.

Anche se la mannite è consigliata ai bambini, è pur sempre un lassativo che va usato solo in casi molto problematici e sempre dopo essersi consultati con il proprio pediatra.

Meglio ricorrere ai rimedi naturali, aumentare l’attività fisica quando il vostro bambino non è un neonato, e avere tanta pazienza.

Quando richiedere una visita pediatrica?

Solitamente è una condizione non grave, ma di cui il pediatra curante dovrebbe essere sempre informato sin dal primo esordio. Il pediatra potrà essere in grado di fornire tutti i consigli comportamentali e terapeutici per risolvere la stipsi. Peraltro, non va dimenticato che la stitichezza cronica può accompagnarsi a condizioni che richiedono immediata attenzione medica. Andrà pertanto interpellato il pediatra nel caso in cui il bambino, associata alla stitichezza, presenti:

  • Febbre
  • Inappetenza;
  • Vomito;
  • Perdita di peso;
  • Sangue nelle feci;
  • Dolori addominali;

o, in assenza di altri sintomi, se la stitichezza perdura per più di 2 settimane.

Come si svolge la visita pediatrica relativamente alla stitichezza

Il pediatra valuterà attentamente la storia clinica del bambino, e praticherà un esame obiettivo per valutarne lo stato di salute generale e addominale. Potrà essere opportuna una ispezione della zona anale per evidenziare la presenza di eventuali lesioni. L’esame rettale andrà invece condotto solo in caso di necessità ovvero quando si sospetti una patologia del retto. In funzione dell’entità e delle caratteristiche della stitichezza nel bambino possono rendersi necessari esami del sangue per valutare problematiche della tiroide, celiachia, stati infiammatori (VES, PCR o, su feci, calprotectina).

Gli accertamenti strumentali

Vi possono però essere dei casi dubbi in cui è necessario un approfondimento diagnostico. Le indagini strumentali, e spesso eseguite in ospedale, indicate sono le seguenti:

  • La radiografia diretta dell’addome, che consente di verificare l’entità e la localizzazione del materiale fecale;
  • La radiografia o risonanza della colonna lombo-sacrale nel casi di esame neurologico dubbio;
  • La manometria anorettale fornisce una valutazione quali-quantitativa delle funzioni motorie del retto e dell’ano (sfintere interno ed esterno) il cui normale funzionamento esprime la perfetta coordinazione tra il sistema nervoso involontario e volontario.
  • La manometria del colon valuta la pressione nel canale intestinale dando informazioni inerenti la motilità del colon e del retto.
  • Lo studio del tempo di transito intestinale utilizza la somministrazione per bocca dei cosiddetti marcatori radiopachi ovvero delle sostanze che vengono rilevate da un esame Rx (radiografia) per valutare, a intervalli di tempo prestabiliti, come il materiale procede nell’intestino e in quale segmento abbia luogo un eventuale rallentamento.

Ci possono essere complicanze?

La risposta è sì; infatti, sebbene questa condizione generalmente possa essere al massimo fastidiosa ma non pericolosa per la salute del bambino, se essa diventa di maggiore entità e cronicizza può indurre:

  • Ragadi anali ovvero delle fissurazioni dolorose dell’ano indotte da feci dure e voluminose, che a loro volta aggraveranno ulteriormente la stipsi, sia per riflesso antalgico (cioè di contrasto del dolore) da parte dello sfintere anale, sia per la comprensibile difficoltà del bambino a vivere un’esperienza di dolore acuto che può essere più forte del fastidio sordo causato dall’addome pieno di feci;
  • Prolasso rettale, per fortuna molto raro, tanto più in età pediatrica, consistente in una estroflessione della mucosa del retto attraverso l’ano;
  • Blocco fecale, che ha luogo quando il materiale fecale diventa estremamente voluminoso e duro e i movimenti intestinali non riescono a garantirne la progressione nel canale.
  • Encopresi, rappresentata dall’emissione, per lo più involontaria, di feci, anche in luoghi inappropriati; si verifica in bambini di oltre 4 anni, momento in cui è normalmente già presente il completo controllo sfinterico, ovvero il piccolo dovrebbe essere in grado di trattenere o eliminare volontariamente le feci. Nel 90% dei casi la causa è proprio la stitichezza per la quale vengono attivamente trattenute le feci, usando la contrazione dei muscoli dei glutei e delle gambe e stringendo lo sfintere anale. La cronicizzazione di quest’atto e la conseguente dilatazione cronica del retto induce un’alterazione della sensibilità nervosa che conduce all’impossibilità dei bambini di defecare il modo normale. Il blocco può perdurare anche più giorni con tendenza alla perdita di feci liquide (che i genitori riconducono a diarrea) che superano lateralmente l’ostacolo fecale solido o anche l’evacuazione occasionale di feci formate in modo normale ma che avviene in modo involontario proprio per la perdita di sensibilità e controllo.

In conclusione

La stitichezza rappresenta un frequente problema nel bambino, problema che è importante gestire dal suo esordio con l’aiuto del pediatra che potrà inquadrare il problema, fornire consigli comportamentali o indicazioni per eventuali approfondimenti e terapie.

Dott. Federico Mordenti

Dott. Federico Mordenti Medico Specialista in Scienza dell’Alimentazione

Con la supervisione di:

Pediatra Margherita Caroli ECOG SIO OMS

Dott.ssa Margherita Caroli Pediatra (past president ECOG, ex consiglio direttivo SIO)

Prof. Andrea Vania - Alimentazione bambini

Prof. Andrea Vania Pediatra (past president ECOG; consiglio direttivo SIO)

Le vostre domande sull'argomento e le risposte dei pediatri

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    Stitichezza: può essere colpa del latte di crescita?

    • Nome: Samuele
    • Età del bambino: 22 mesi
    • Sesso: maschio
    • Comune: gabriella
    • Domanda: Buondì, sono mamma di un bimbo che il 7 agosto ha compiuto 22 mesi e che quindi farà 2 anni a ottobre. Samuele beve da quando aveva 1 anno latte di crescita, ha un problema di stitichezza e il mio pediatra mi ha consigliato più volte di passare al latte vaccino fresco per aiutarlo a regolarizzare l’intestino. Ho proposto il latte vaccino più volte al piccolo, ma fino a 10 giorni fa non voleva saperne e per questo ho continuato con il latte di crescita. Da pochi giorni lo ha riassaggiato e sembra gli piaccia molto .... Vorrei che mi chiariste un dubbio: che latte dare a questo punto, latte intero o parzialmente scremato? Fresco o lunga conservazione? So che quello intero è molto grasso, ma i bimbi a questa età ne hanno bisogno o è meglio il parzialmente scremato? Inoltre vorrei delucidazioni sulla quantità giornaliera di latte che possono ingerire. Il mio Samuele assaggiando questo nuovo latte (ha provato sia l’uno che l’altro) me ne chiede tanto. L’ altro giorno è arrivato a berne circa 750 ml ... Qual è la giusta quantità di latte che dovrebbero bere in un giorno? Vi ringrazio anticipatamente per le risposte.
    Anna Maria Tomaselli, nutrizionista

    Dott.ssa Maria Anna Tomaselli

    Dietista

    Cara mamma Gabriella, rispondendo alla sua lettera non vorrei crearle più confusione, ma sono costretta a dirle che dando a Samuele il latte di crescita stava facendo bene perché questo particolare tipo di latte è un ottimo alimento dai 12 mesi fino ai 3 anni. La sua composizione, infatti, soddisfa i fabbisogni specifici di questi anni grazie a una riduzione di proteine e di sali minerali e un arricchimento di vitamine e soprattutto ferro. Molto probabilmente la stitichezza del suo bambino non è dovuta al tipo di latte, ma dal fatto che Samuele si nutra quasi solo di latte, senza mangiare frutta e verdura. A 22 mesi il bambino deve fare un pranzo e una cena completa e riservare il latte alla colazione e, se si desidera, alla merenda. Per quanto riguarda le quantità può offrire a colazione 250 ml di latte di crescita, senza aggiungere zucchero e biscotti, ed altrettanto per merenda.

    Per curare la sua stitichezza, oltre a mangiare più frutta e verdura, potrebbe preparargli come spuntino un frullato con latte e frutta o yogurt, che con i suoi fermenti lattici vivi migliora la funzionalità dell’intestino.

    Per approfondire legga il nostro articolo interamente dedicato alla stitichezza dei bambini.

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    Stitichezza durante lo svezzamento? Normale!

    • Nome: Edoardo
    • Età del bambino: 5 mesi
    • Sesso: maschio
    • Comune: Morazzone
    • Domanda: Buongiorno, ho iniziato da circa un mese lo svezzamento a pranzo del mio bambino. Inizialmente scaricava regolarmente, ma adesso, da circa una settimana, se non stimolato va in bagno a fatica. Come posso aiutarlo? Ogni tanto utilizzo microclisterini. Tra l’altro, da due sere mentre poppa prima della nanna, piange staccandosi dal seno e con un pianto inconsolabile! Poi fa il ruttino che però non è il solito, ma somiglia più a quello di un senso di pesantezza. Dopo crolla, credo distrutto dal pianto.
    Anna Maria Tomaselli, nutrizionista

    Dott.ssa Maria Anna Tomaselli

    Dietista

    Cara mamma Samuela, 5 mesi non è l’età giusta per cominciare a divezzare il proprio bambino. L’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) consiglia di non cominciare prima dei 6 mesi di vita. Nel nostro sito c’è un’intera sezione  che si occupa dell’argomento e in cui può trovare tanti consigli utili. La stitichezza, comunque, compare molto frequentemente all’inizio dello svezzamento. Questo succede perché l’intestino deve adattarsi al cambiamento della consistenza del cibo che da liquido passa a solido o semi-solido. Le feci tendono ad indurirsi e potrebbero defluire con difficoltà causando piccoli doloretti alla pancia. Succede anche che il bambino reprime lo stimolo della defecazione perché sente dolore. Tutto questo accade, naturalmente, mentre il bambino piange in maniera inconsolabile. Cosa fare? Oltre al classico bagnetto caldo e ai massaggi sul pancino, è utile migliorare l’alimentazione del bambino. Fermo restando che deve continuare ad allattare al seno, può aumentare l’assunzione di liquidi sia offrendogli più acqua o tisane non zuccherate (no succhi di frutta o tisane solubili già zuccherate), sia preparando pappe più brodose. Va aumentata anche la quantità di fibra preparando più spesso legumi, pappe con molta verdura. I microclisterini vanno usati solo come aiuto momentaneo fino a che le feci si ammorbidiscono, ma non risolvono la causa della stitichezza. Buon lavoro!

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