Inserimento difficile a scuola: come superare i problemi di ambientamento
Inserimento difficile a scuola. Tra i sintomi: alterazioni del sonno e risvegli notturni, inappetenza, il bambino fa i capricci e diventa lasgnoso. Che fare
Ad ogni nuovo ciclo scolastico il bambino è costretto ad adattarsi alle novità: un nuovo plesso scolastico o comunque un nuovo edificio, piano, aula, eccetera, nuovi compagni e insegnanti, materiali e libri, un nuovo carico di lavoro scolastico e domestico, qualche volta attività nuove, nuove regole, talvolta nuovi orari e sempre nuove abitudini.
Il peso di “tutto questo nuovo” può essere insistente sui bambini che quanto più sono piccoli più sono chiamati a lavorare sugli adattamenti. Più il bambino è piccolo, per esempio, meno è abituato a separarsi dai genitori e a riconoscere nell’ambiente scuola un contesto familiare, allo stesso modo i bambini molto piccoli sono routinari e faticano ad aderire alle nuove abitudini. Proprio in considerazione di ciò, al nido e alla scuola dell’infanzia, in modo particolare, il rischio di un inserimento difficile è più alto.
- Che cos’è l’ambientamento
- Quali sono i segnali di un inserimento difficile
- Inserimento difficile a scuola, quanto conta l’età
- Il ruolo del genitore
- Consigli per aiutare il bambino a superare un inserimento difficile
- 9 consigli per i genitori alle prese con un inserimento difficile
- Come salutare il bambino per favorire il distacco dal genitore
- Fornire informazioni sul ricongiungimento è un efficace metodo anti-crisi
- Orologio delle attività
- Emozioni da ricongiungimento
- 2 albi illustrati consigliati per l’ambientamento al nido
- “Orsetto e Paporso vanno a scuola”, di Silvia Collochia e Alice Bruscoli – DeAgostini Editore
Che cos’è l’ambientamento
L’ambientamento è un tempo di passaggio e accomodamento costruito intorno al bambino affinché il genitore, in veste di figura di riferimento forte e stabile, possa consentire al figlio di acquisire fiducia nel nuovo ambiente e affidarsi ad esso. È il tempo del rilassamento e della conquista dell’agio. Il genitore accompagna il bambino all’altare della socialità, lo mette nelle mani di chi condividerà responsabilità di cura ed educazione e, infine, lo libera al mondo. Più sereno e sicuro è l’adulto più lo sarà il bambino. In questo senso un buon coinvolgimento della famiglia è importante, considerato anche che mamme e papà vivono, a loro volta, un distacco.
Quali sono i segnali di un inserimento difficile
Nei bambini in fase di ambientamento scolastico, i genitori possono osservare degli indicatori di disagio; per quanto comunemente transitorio il disagio dei bimbi può essere profondo e sfociare in manifestazioni somatiche che comunque vanno attenzionate apprestando le dovute cautele a sostegno del piccolo.
Possono essere segnali di un inserimento faticoso:
- variazioni nel sonno e-o risvegli notturni;
- inappetenza;
- più “capricci” e lagne;
- crisi di pianto;
- pipì nelle mutandine o a letto;
- sregolatezza alimentare e inappetenza;
- maggior richiesta di vicinanza;
- piccoli regressi.
Tutti questi atteggiamenti e agiti sono figli di un affaticamento dei bambini: i bimbi alle prese con l’ambientamento spendono moltissime energie emotive nello “studio” del nuovo ambiente e nella definizione delle giuste strategie per adattarsi.
Inserimento difficile a scuola, quanto conta l’età
In linea generale, l’età conta molto! È certamente facilitato quel bambino che sia stato abituato a incontrare gli altri nel mondo, a vedere e frequentare persone diverse dai genitori e luoghi ulteriori rispetto alla propria casa. Come è avvantaggiato quel bimbo che abbia già vissuto dei piccoli distacchi dai genitori.
Rispetto all’età del piccolo scolaro, due sono le principali considerazioni da farsi:
- i bambini sotto i 6-7 anni circa non hanno ancora maturato un pensiero previsionale, pertanto nella prima infanzia mancano della capacità di considerare la durata del tempo, nello specifico la durata della separazione della quale non colgono il carattere temporaneo.
- i bambini molto piccoli provano un fisiologico bisogno della mamma, per esempio un bambino ancora allattato al seno potrebbe avere maggiori difficoltà nel distacco, come potrebbe averne un bimbo di circa 8 mesi in piena crisi di attaccamento.
Crisi di attaccamento, cos’è
Intorno all’ottavo mese i bambini dimostrano una maggiore sensibilità alla separazione dalla mamma e una maggiore diffidenza verso le persone sconosciute, tanto che in corrispondenza con questa età del bambino si può distinguere una cosiddetta fase di ansia da separazione o angoscia degli estranei. La necessità di inserire il bambino a scuola in questo momento della sua vita può scontrarsi con la fisiologia delle crisi di attaccamento che, per loro stessa natura, rallentano il processo di ambientamento.
Il ruolo del genitore
L’ambientamento a scuola è rivolto al bambino, ovvero identifica nel piccolo scolaro il protagonista della nuova esperienza. Tuttavia, prestando attenzione all’ambiente intorno al bimbo è evidente che l’inserimento (in particolare il primo inserimento) tocchi e coinvolga anche l’emotività delle mamme e dei papà.
Una eccessiva preoccupazione di mamma e papà può frenare il bambino nella sua relazione e comunicazione col mondo esterno rendendo più difficile l’inserimento. Anche gli adulti vivono un distacco e anche loro sono chiamati a gestirne le emozioni.
In modo particolare i genitori devono prestare attenzione a non alzare troppo l’asticella delle loro stesse aspettative: “Mio figlio è molto socievole, sono sicura che sarà un inserimento facilissimo“; “Sono certa che piangerà pochissimo“; “Mi aspetto Maestre fantastiche e bambini super educati e bravi, del resto ho scelto la scuola migliore“, eccetera. Quando il genitore arriva all’inserimento senza contemplare la possibilità di incontrare delle difficoltà reali e con un’idea preconfezionata delle reazioni del suo bambino il rischio è duplice: questo genitore può cadere in frustrazione dinnanzi a comuni difficoltà del bimbo e, contemporaneamente, corre il rischio di non riuscire a cogliere le emozioni di suo figlio.
I genitori, invece, hanno il compito di accogliere le difficoltà dei figli, le loro imperfezioni delicate e i loro disagi. Le emozioni hanno un ruolo fondamentale negli inserimenti scolastici, il bambino merita di poterle vivere in famiglia e senza imbarazzi. Mai sminuire il pianto del bambino, derubricare le sue emozioni o associare la scuola all’essere cresciuti, per esempio, mai dire frasi come: “Vai alla scuola dei grandi, adesso non puoi più piangere”.
Con un genitore supportivo e accogliente l’ambientamento può diventare più semplice.

Consigli per aiutare il bambino a superare un inserimento difficile
La pedagogia e la psicologia insegnano a riconoscere la soggettività umana, questo dovrebbe suggerire a Educatrici e Maestre che i tempi dell’ambientamento sono umanamente soggettivi e personali. Tutto il mondo adulto prova a definire l’inserimento come una pratica di passaggio esperibile in un tempo tipico e adattabile alla classe.
Quanto dura l’inserimento e quando il bambino smette di piangere?
Comunemente si pianificano dalle due alle tre settimane di inserimento con la presenza dell’adulto di riferimento per qualche ora al giorno (qualche servizio per la prima infanzia, quindi parliamo di inserimento al nido, sta provando a sperimentare un adattamento concentrato in tre giorni completi di affiancamento). Tuttavia, il tempo del percorso di inserimento è emozionale e singolare, diverso per ogni bambino, e non prevedibile a priori.
Come si svolge l’inserimento al nido d’infanzia e alla materna?
Il ruolo del genitore è quello di ponte: in un primo momento il genitore accompagna il bimbo all’interno degli spazi educativi affiancandolo per un’oretta o più al giorno. In questa prima fase lo scopo è quello di permettere al bambino di condividere con mamma e papà le nuove esperienze abbassando, così, la quota d’ansia da separazione.
In presenza di un genitore fiducioso e che si affida alle Maestre, probabilmente anche il bambino affronterà quest’esperienza con slancio e fiducia.
Gradualmente il bambino rimarrà a scuola da solo. In questa seconda fase lo scopo è quello di potenziare l’autonomia del piccolo dimostrandogli di essere accolto, compreso e curato anche nell’ambiente scolastico ove verrà aiutato ad aderire alle nuove regole e a unirsi al gruppo dei pari.
Solo quando la permanenza a scuola del bambino sarà completa e pacifica potrà dirsi concluso l’ambientamento. Il più importante tra i consigli per un sereno inserimento è non avere fretta ed adattarsi ai bisogni del bambino.

9 consigli per i genitori alle prese con un inserimento difficile
- Dare tempo al bambino;
- accogliere le sue emozioni;
- non avallare assenze da scuola;
- dare fiducia alle Maestre e alle Educatrici;
- raccontare positivamente della scuola scavando anche nei propri ricordi;
- usare un oggetto ponte;
- salutare sempre il bambino prima di lasciarlo a scuola e fornire informazioni sul ritorno;
- dare valore al ricongiungimento;
- curare l’intimità col bambino stabilendo delle routine insieme ed esclusive.
Sono oggetti ponte tutti quelli che ricordano al bambino la propria casa. Alla scuola materna è bene evitare che il bambino indossi il ciuccio, esso è un oggetto emotivo e pertanto ha, in qualche modo, un valore calmante ma il suo uso a scuola può rallentare l’addio al ciucciotto. A partire dai 2 anni, in modo particolare, l’addio al ciuccio riveste anche importanti ragioni di salute della bocca e dei denti. Meglio un pupazzo, un braccialetto condiviso con la mamma, una copertina, eccetera, tutto purché vi sia intesa tra le Maestre e la famiglia.
Come salutare il bambino per favorire il distacco dal genitore
Un distacco frettoloso dalla mamma o dal papà può scatenare nel bambino frustrazione, ansia e diffidenza verso la struttura scolastica, è come se il bambino si sentisse tradito dai genitori e dal contesto. Per evitare questo, salutate sempre vostro figlio prima di lasciarlo a scuola.
È importante che il bambino non si senta sottratto al genitore, quindi evitate che la sua Educatrice o Maestra lo prenda dalle vostre braccia.
È consigliabile congedarsi dal piccolo quando quest’ultimo è attivamente impegnato nell’ambiente, per esempio mentre è seduto al banchetto e si è calato in una attività, colora o gioca con le costruzioni, eccetera. Il bambino calato in una attività pratica sta già aderendo al contesto che lo circonda e vi sta partecipando con tutto il suo corpo, pertanto, se verrà salutato mentre è in questa condizione attiva sarà presente a sé stesso, più difficilmente si sentirà “abbandonato” e complessivamente sarà più capace di resistere al distacco.
Il saluto deve essere asciutto, comprensibile e non equivocabile, ovvero il bambino deve comprendere che il genitore effettivamente va via e tornerà dopo la merenda, dopo il cambio pannolino o dopo il riposino (dando sempre un riferimento temporale oggettivato, chiaro e riconoscibile dal piccolo).
Fornire informazioni sul ricongiungimento è un efficace metodo anti-crisi
Compatibilmente con l’età del bambino, è molto rassicurante per lui sentirsi dire dal genitore stesso che tornerà, per esempio dopo il pranzo. Già intorno ai 24-30 mesi è essenziale stabilire un termine tangibile di riferimento che faccia sentire il bambino capace di identificare il momento in cui rivedrà i genitori, siccome ai bambini mancano competenze sul tempo, anziché dire loro: “Mamma tornerà da te alle 14:00” è bene dire: “Mamma tornerà da te dopo il pasto”.
A partire dai 30 mesi è possibile costruire col bambino un orologio delle attività, ne abbiamo realizzato uno con modelli scaricabili nel nostro approfondimento: “Orologio delle attività bambini, come si fa“.
Orologio delle attività

Emozioni da ricongiungimento
Ammesso che l’ambiente scuola sia sereno e accogliente, un buon inserimento al nido ha bisogno di un efficace ricongiungimento mamma-bambino, lo racconta anche l’albo illustrato “A più tardi!” di cui abbiamo parlato in un approfondimento dedicato agli albi a tema scuola.
Il genitore che ritorna a prendere il suo bimbo dimostra al figlio che la paura dell’abbandono è infondata. Non basta, quindi, prendere il bimbo e riportarlo a casa, occorre creare momenti di intimità nei quali recuperare compresenza e vicinanza.
Il bambino darà completa fiducia alla scuola quando si libererà dalla paura dell’abbandono e avrà chiara la sensazione-emozione di restare in relazione col genitore malgrado la distanza fisica. Per questo, è molto importante che mamme e papà verbalizzino la loro assenza positivizzandola e recuperandola: “Voglio darti tanti baci perché mi sei mancato, ma so che hai fatto molte cose belle!“
Visto così l’ambientamento è un’esperienza che si vive in tandem, bambino e genitori. Il ruolo indiretto delle mamme e dei papà nel modo in cui si narra della scuola e si vivono i distacchi quotidiani è fondamentale e va curato con attenzione.
2 albi illustrati consigliati per l’ambientamento al nido
- “Torno a prenderti”, di Maria Gianola – Gribaudo Editore;
- “Orsetto e Paporso vanno a scuola”, di Silvia Collochia e Alice Bruscoli – DeAgostini Editore

“Torno a prenderti”, di Maria Gianola – Gribaudo Editore;
“Torno a prenderti” è una lettura pensata per i piccolissimi; può essere efficacemente utilizzato come albo per favorire il distacco dal genitore già intorno all’anno di vita e per tutto l’arco della scuola dell’infanzia.
Quando il bambino molto piccolo lascia andare la mamma, il mondo intorno a lui si amplifica; il venir meno del punto di riferimento adulto (e quello che vale per la mamma vale anche per il papà) determina nel cucciolo d’uomo una difficoltà di gestione e, di conseguenza, di risposta agli stimoli: il bambino isola il suo dolore e manifesta una volontà univoca, ovvero vuole e cerca solo la mamma (o il papà). Gli adulti interpretano questa risposta del bambino come una paura; in realtà è solo un cerchio di fuoco attraverso il quale l’infante deve passare per comprendere che il distacco dall’adulto non è definitivo e per raggiungere le proprie autonomie.


La storia di Maria Gianola, autrice e illustratrice, ha un punto di forza singolare: crea una “melodia della relazione mamma-figlio” costruita intorno ai corpi che, incontrandosi, si conoscono. La mano della mamma – la mano del bambino, piedi, voci e sguardi si traducono nelle pagine in gesti, giochi e intese con cui i bimbi assumono sicurezza e stabilità nella relazione affettiva col genitore. La conoscenza si traduce in appartenenza, in memoria e, infine, in sicurezza.


Il consiglio è quello di introdurre la lettura di questo albo nella routine del nido e di coinvolgere le famiglie affinché ne traducano in pratica di vita la narrazione, ovvero le mamme e i papà vanno invitati a fare a casa quello che i protagonisti mostrano nelle pagine del libro. In concreto, se i genitori, cooperando con gli educatori, mettono l’albo in pratica imitandolo a casa, può accadere che il bambino:
- riesca a metabolizzare il sentimento di conforto ottenuto nella vicinanza col corpo del genitore;
- impari a conoscere il proprio corpo a specchio con quello dell’adulto;
- assuma alcuni gesti come evocativi, alcune frasi, immagini e racconti come consolatori.


In questo modo la sola rilettura dell’albo può diventare un facilitatore della permanenza al nido; può aiutare i bambini a tollerare l’assenza della mamma, anche quando non la vedono. Questo si realizza perché attraverso la storia, che racconterà, a questo punto, di gesti a loro noti e cari, i bambini percepiranno la presenza del genitore non fisicamente ma come consapevolezza di affetto.
Attraverso la lettura di “Torno a prenderti”, di Maria Gianola, il bambino impara che la mamma torna sempre e, quindi, nessun allontanamento è senza riconciliazione.

“Orsetto e Paporso vanno a scuola”, di Silvia Collochia e Alice Bruscoli – DeAgostini Editore
Durante le consulenze pedagogiche orientate alla cura del distacco e dell’allontanamento da casa, come pedagogista spesso mi trovo a guidare i genitori nella valutazione dell’importanza delle routine: la schematicità e ripetitività dell’agire, quindi la routine, sono fondamentali anche a casa ed anche relativamente al prescuola, ovvero nella declinazione delle azioni per andare a scuola (svegliarsi, prepararsi, lasciare la casa e accedere alla struttura scolastica in modo regolare e confortante).
Le pagine dell’albo “Orsetto e Paporso vanno a scuola” si prestano all’accompagnamento di bambini molto piccoli, ovvero intorno all’anno d’età e fino ai 24-30 mesi circa. In particolare, questa storia coinvolge i papà, pertanto si adatta bene alla lettura in quelle famiglie e per quei bimbi che godono dell’accompagnamento scolastico da parte del padre.


Paporso, in particolare, accompagna Orsetto nella definizione chiara e non equivocabile delle routine quotidiane, le stesse che certamente affronterete voi genitori con i vostri bambini. E la lettura anche domestica è esemplificata grazie al fatto che l’albo sceglie la narrazione onomatopeica, cioè è ricco di parole che imitano suoni e questo lo rende orecchiabile al bambino. Infatti, durante le sessioni di lettura, il bimbo scopre di poter cantare dei passaggi del libro insieme al genitore o all’educatore narratore.


L’inserimento con il papà: quando è il padre ad accompagnare il figlio nella fase di ambientamento al nido
Un piccolo consiglio pratico: quando il bambino manifesta un’eccessiva fatica nel distacco dalla mamma, probabilmente perché è abituato a vivere a stretto contatto con questa figura di riferimento, il papà può fare da “salvagente” permettendo al bimbo di salutare la mamma a casa, quindi in un ambiente di conforto, per poi prendere la porta e la strada verso la scuola accanto al papà. Si tratta di una mediazione possibile, ove la dinamica della vita familiare lo consenta, e non definitiva, applicabile nella fase di maggiore criticità di adattamento per il bimbo.