Pedagogia

Intelligenza del bambino secondo Maria Montessori: sviluppo

L'intelligenza del bambino secondo Maria Montessori dipende dall'esperienza in autonomia nel mondo. La sua mente assorbente deve fare per crescere.

Pubblicato il 05.11.2021 e aggiornato il 05.11.2021 Scrivi alla redazione

Immaginate uno scatto fotografico e, poi, pensate allo stesso panorama riprodotto da un pittore (questo paragone lo rintracciamo nella pedagogia montessoriana), la vostra immaginazione vi restituirà due impressioni visive molto differenti tra loro:  una è immediata (la fotografia), l’altra è contaminata dalla visione soggettiva del mondo e dalle emozioni (l’opera artistica).  Rispetto alla intelligenza del bambino secondo Maria Montessori, è la fotografia l’elemento rappresentativo, infatti la Montessori paragona il cervello del bimbo a una camera oscura.

Il cervello del piccolo funziona come una camera oscura che, per effetto del contatto col mondo, ovvero dell’esperienza che il bambino acquisisce, sviluppa delle stampe fotografiche a cristallizzare la realtà per come il piccolino la vede. Diversamente, l’intelligenza dell’adulto ammette il riesame critico, opera la rivalutazione, procede per ricostruzioni del ricordo e somiglia, quindi, più al lavoro di un pittore con i suoi ritocchi e le sue aggiunte.

Maria Montessori: l’intelligenza è un percorso di sviluppo che evolve con la pratica quotidiana 

Maria Montessori definisce la mente del bambino assorbente (cosiddetta teoria della mente assorbente) nel senso che assorbe l’esperienza pratica che il piccolo fa nella realtà e si plasma su di essa. Crescere è abituarsi al mondo, questa abitudine affina lo sviluppo fisico e lo sviluppo delle capacità cognitive attraverso la pratica esperienza quotidiana. Il metodo Montessori assume la mente assorbente come un precetto che porta a riconoscere un peso specifico importante all’ambiente che si articola intorno al bambino.

L’ambiente influenza la risposta del bambino ai bisogni sociali, oltre che ai bisogni educativi. Inoltre l’importanza delle condizioni ambientali nello sviluppo dell’intelligenza del bambino è stata confermata dalle neuroscienze ed è oggi un presupposto della pedagogia scientifica. Tra gli 0 e i 2-3 anni la mente del bambino risucchia le esperienze: immaginate il cervello di vostro figlio, in pieno sviluppo psichico, come un’aspirapolvere. Questo accostamento non è casuale, vuole catturare in un’immagine oggettiva e pratica lo sviluppo infantile. Di fatto, il bambino porta dentro di sé (risucchia) tutto quello che può dal mondo esterno. In questo senso, quando un bambino è un “terremoto”, ovvero tocca tutto ed esplora tutto, probabilmente si trova proprio in questa vorace fase intellettiva a cui corrisponde un vero e proprio accrescimento: la crescita neuronale in punto di sinapsi.

Sinaptogenesi e intelligenza del bambino

Per definizione quella che i medici chiamano sinaptogenesi è un complesso insieme di processi che portano alla formazione delle connessione neuronali, che, per intenderci rappresentano l’impalcatura atta al passaggio di informazioni tra le cellule nervose. Il numero delle sinapsi alla nascita è notevolmente inferiore rispetto a quello di cui il bambino gode a 2 o 3 anni, ma è pur vero che nel corso della vita le sinapsi si specializzano: l’allenamento del cervello e lo sviluppo psichico del bambino viene dall’esperienza quotidiana e pratica, più è limitata l’esperienza minore possibilità sarà data alle nuove abilità di emergere e affinarsi, anche a danno delle sinapsi. Che l’intelligenza del bambino cresca in sinapsi non è un fatto teorico: nei primi 5 anni di vita il bambino struttura da 700 a 1000 nuove connessioni neurali al secondo. Per stimolare l’intelligenza ha bisogno di esprimere la sua energia creativa (dipingere, modellare, porre in essere attività manuali) ma anche di mettere alla prova il suo sviluppo fisico (gattonare, strisciare, arrampicarsi). Pur se tutto avviene all’interno del bimbo, nel suo piccolo cervello, è l’ambiente circostante a condizionare la sinaptogenesi.

Ogni neurone connesso alla rete cerebrale ha le sue caratteristiche e funzioni, l’intero sistema si adegua allo sviluppo delle più importanti abilità: dal linguaggio al movimento, senza trascurare le abitudini relazionali e gli usi sociali. Di fatto questo sviluppo risente dell’influenza ambientale poiché dipende fortemente da quello che il bambino sperimenta con maggiore frequenza: un bambino che non esercita in casa un linguaggio articolato o che è circondato da persone che praticano la lingua dialettale, per esempio, tenderà a parlare sempre in dialetto e a gestire una metrica comunicativa verbale sempre elementare. E si può giungere alla medesima conclusione per le regole sociali e di educazione largamente intesa. La mente del bambino piccolo assorbe quello che l’ambiente trasmette. In conseguenza di ciò l’intelligenza del bimbo non è avulsa dagli stimoli esterni. E più il bambino è in armonia con l’ambiente più il suo sviluppo sarà fisiologico. Il concetto di armonia implica qui un’educazione serena, pacifica, naturale, puntata alla autonomia e alla sana costruzione di saldi legami emotivi.

Intelligenza del bambino, esperienza pratica e processi di economia della mente

Lo sviluppo delle capacità neuronali è così fortemente condizionato dall’agire esperienziale che le connessioni neurali di cui il bambino fa minore uso vengono isolate e recise, questo accade già prima che il bimbo intraprenda il percorso educativo scolastico. Ciò suggerisce, ancora una volta, la centralità della famiglia come impronta nello sviluppo del bambino.

La mente del piccolo è come un contenitore ordinato da cui vengono escluse le cose inutili per fare spazio a quelle funzionali.

Col tempo, e sempre per effetto della pratica nel mondo, l’adattativa intelligenza del bambino si eserciterà con le connessioni neurali che ritiene funzionali e quelle meno sfruttate verranno eliminate. Si tratta di tagli che possiamo definire sintetici, ma che dobbiamo sforzarci di orientare correttamente: il processo educativo ha una importantissima funzione di stimolo. Ragioniamo attraverso degli esempi pratici: il bambino che sta sempre nel box non mette a punto la sua capacità motoria, ovvero non costruisce, struttura o comunque consolida quelle sinapsi che, invece, si specializzano giorno dopo giorno nel bambino che sperimenta l’atto del gattonare, dello strisciare e dell’esplorare il mondo. Allo stesso modo il bambino che vive in una casa silenziosa non affinerà il linguaggio. Quello che non pratica giochi di manualità, per parte sua, non stimolerà la motricità fine, e via discorrendo.

Ruolo degli adulti nella ispirazione montessoriana dell’educazione 

Come adulti spesso pecchiamo di presunzione credendo di essere più intelligenti o capaci dei nostri cuccioli, ma l’intelligenza del bambino non è minore di quella dell’adulto, essa è solo meno specializzata. Pertanto, cara mamma, perché tuo figlio impari ad allacciarsi le scarpe è necessario che faccia esperienza e ogni volta che sarai tu ad allacciargliele, che sia per fare prima o per fare meglio, lo rallenterai e peggiorerai il suo apprendimento futuro. Una educazione non intrusiva né sostitutiva è certamente il migliore dei modi per sviluppare l’intelligenza del bambino. A questo punto è di evidenza quanto l’ambiente influenza lo sviluppo dei cuccioli d’uomo e lo fa in modo pregnante sul bambino nella fascia di età 0-2 anni, ovvero quando il piccolino è calato nell’ambiente stesso, si muove solo in esso, ne assorbe gli usi, si adatta alle abitudini che lo circondano.

A 2 anni l’impianto basico dell’architettura cerebrale ( a base fondamentale della più complessa intelligenza del bambino) è stato gettato ed è più difficile cambiarne o destrutturarne i pilastri. Tra gli 0 e i 24 mesi, infatti, la plasticità mentale è spiccatissima, grazie al potenziale assorbente e adattativo della mente, ma questa stessa attitudine ad aderire plasticamente al mondo esterno diminuisce gradualmente nel tempo. Il medesimo bambino, che prima assimilava e poi analizzava, con l’andare del tempo diventerà un pensatore analitico capace di prevedere i possibili effetti delle sue azioni, pertanto agirà prima analizzando e poi operando fattivamente. E quando questo avviene è già un bambino adulto. Ed ecco che torna il primo accostamento espresso in questo scritto, ovvero l’intelligenza matura dell’adulto paragonata all’arte del pittore che dipingendo il paesaggio lo contamina dei suoi sentimenti e del suo modo di guardare al mondo.

Pedagogia montessoriana e sostegno educativo al bambino nella fascia di età 0-2 anni 

Lasciate che il bambino sperimenti il ​​mondo, è questo l’assunto basilare della pedagogia montessoriana che sottende ogni riflessione, anche concreta, sullo sviluppo psichico del bambino e sulla sua intelligenza. Il metodo montessoriano esorta le mamme a:

  • stimolare le attività manuali sin dalla prima infanzia;
  • lasciare che il bambino giochi utilizzando anche oggetti comuni preferibilmente in materiali naturali, come cucchiarelle di legno, spugne, scampoli di stoffa;
  • mettere a sua disposizione giochi sensoriali capaci di stimolare tatto, olfatto, vista e udito anche contemporaneamente. Un esempio emblematico di questo modo di proporre attività di stimolo è  il cestino dei tesori, un esempio classico del approccio al gioco nel metodo montessoriano.

Giochi sensoriali a misura di bambino ispirati alle pedagogia di M.Montessori

Se intendete aderire alla pedagogia montessoriana non riempite il bambino di giochi e la stanza di oggetti, scegliete di immergere il piccoli in un ambiente a sua misura con poche cose ma ben finalizzate alle esigenze di crescita e sviluppo dei più piccini. Rendete il bambino quanto più possibile autonomo e, in questo senso, siate genitori più osservatori che interventisti.  I sacchettini sensoriali rappresentano un esempio di gioco home made ispirato al metodo montessoriano.

I sacchettini sensoriali, gioco da fare con le manine per stimolare il tatto

Procacciatevi dei sacchettini leggeri di tela o di cotone, inserite al loro interno oggetti di forme diverse, valuatene la grandezza e la riconoscibilità tattile a seconda dell’età del bambino. Porgete al bambino il sacchetto, il piccolo, senza mai aprirlo, dovrà, solo attraverso il tatto, scoprire quale oggetto si nasconde all’interno.

I  piattini del gusto, gioco per mettere alla prova la percezione gustativa

Ponete in più piattini diversi alimenti riconoscibili per gusto e consistenza al palato e dai diversi profumi. Mentre il piccolo mantiene gli occhi chiusi (meglio se bendati, per non subire la tentazione di aprirli), avvicinate il piattino al nasino del bimbo affinchè possa esercitare l’olfatto e, solo successivamente, fategli assaggiare un po’ di cibo, basta anche solo una piccola leccata a mettere alla prova la percezione gustativa. Talvolta il bambino riconoscerà il cibo con la sola percezione dei profumi buoni, proponetegli, anche in questo caso, di provare col gusto affinché possa esercitare le sue capacità sensarioli associando, alimento per alimento, profumo e sapore

Questi giochini sono a costo zero e implicano l’uso di oggetti quotidiani con cui è importante che il bambino faccia esperienza. In perfetta linea col metodo montessoriano dimostrano che il mondo reale e quotidiano è il primo stimolo all’intelligenza.

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