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Metodo Montessori: guida pratica

L’ambiente che educa: il filo rosso tra il Metodo Montessori al nido e il Reggio Emilia Approach

Metodo Montessori al nido e Reggio Emilia Approach: bambino competente, esplorazione del mondo col corpo e con i sensi, ambiente che educa.

Pubblicato il 21.09.2026 e aggiornato il 06.10.2026 Scrivi alla redazione

Da quando Kate Middleton si è recata in Italia per visitare i nidi d’infanzia di Reggio Emilia, l’attenzione sul Reggio Emilia Approach è fortemente cresciuta, soprattutto da un punto di vista mediatico. Volendo enfatizzare con un accento latino, potremmo dire che “nemo propheta acceptus est in patria sua“; infatti, l’approccio Reggio è molto rispettato, studiato e ammirato all’estero (gli anglosassoni lo praticano e lo approfondiscono) mentre l’Italia, pur essendone la patria, non sempre ne onora i principi. Perché il grande pubblico nostrano ne parlasse, sono stati necessari l’attenzione della Principessa Kate e il clamore mediatico che ha suscitato la sua visita nel nostro paese. Alla stessa stregua, il metodo Montessori rischia spesso confusioni ed esemplificazioni perché sovente viene trattato con la superficialità di un trend.

In questo articolo, Alimentazione Bambini si prefigge di offrire ai genitori un punto di vista largo sui servizi educativi di stampo Montessori, sottolineando, con particolare attenzione, i punti di contatto tra la pedagogia della medica Maria Montessori e quella di Loris Malaguzzi, papà del Reggio Emilia Approach, detto anche Reggio Children.

Reggio emilia approach e metodo montessori al nido a confronto - alimentazionebambini. It by coop
Reggio Emilia Approach e Metodo Montessori al nido a confronto – alimentazionebambini.it by COOP

I punti di contatto tra il metodo Montessori al nido e il Reggio Emilia Approach

Quando guardi tuo figlio (soprattutto se stai valutando il suo inserimento in un nido o in una ludoteca di infanzia) come lo consideri? Se ritieni che quel bambino tra i 3 e i 36 mesi dipenda completamente da te e senti che doverlo “istruire alla vita” è un tuo dovere ed è il tuo scopo, allora questo articolo potrebbe cambiare il modo di vedere tuo figlio e il modo di intendere l’intero contesto della genitorialità.

Partiamo da un assunto montessoriano: l’educatore nel metodo Montessori funge da osservatore discreto e ciò vale anche per il genitore. Maria Montessori paragonava l’adulto con ruolo di cura al faro: il genitore è il faro del bambino!

Il bambino, sin dalla sua venuta al mondo, è persona. La pedagogia moderna e contemporanea lo vuole competente, tale è per Malaguzzi, mentre la Montessori lo definisce esploratore già dalla nascita. Questa considerazione del bambino non entra in contrasto con il fatto che il neonato non può sopravvivere da solo, ovvero necessita di una relazione di “care” con gli adulti di riferimento. Certamente, tra tutte, quella umana è la specie che acquisisce autonomie funzionali alla vita con più lentezza: basti pensare a quanto poco tempo impiega un puledro neonato a mettersi in piedi, già dopo 20-30 minuti dal parto inizia a concentrare le sue energie nei primi tentativi per alzarsi, mentre un cucciolo d’uomo lo farà solo intorno all’anno di vita.

Definire il bambino competente e capace di esplorare vuol dire ammetterne la scienza potenziale, ciò significa che gli educatori non possono (e non devono) pensare ai bimbi come vasi da riempire, dovendo, al contrario, metterli nella condizione di fare esperienze autonome e funzionali alla crescita. Le scuole montessoriane e quelle Reggio Children sono caratterizzate, quindi, dalla struttura dell’ambiente: l’ambiente viene pensato come elemento vivo del processo di educazione (Malaguzzi parla di ambiente come terzo educatore).

Ambiente terzo educatore -  alimentazionebambini. It by coop
Ambiente terzo educatore – alimentazionebambini.it by COOP

Caratteristiche dell’ambiente che educa:

  • Un ambiente naturale: in un nido Montessori o in un nido Reggio, i genitori troveranno materiali prevalentemente naturali (legno, sughero, pigne, sassi, eccetera); sarà dato un valore importante alla luce, ovvero i bimbi saranno accolti in un contesto luminoso e aperto; ci sarà spazio per le attività legate alla relazione con la natura, come la coltivazione in vaso e all’aperto.
  • Un ambiente emotivamente accogliente: i bambini non saranno mai giudicati e nemmeno spinti alla competizione, ci basti pensare che non esistono voti nelle scuole Montessori. Al contrario, conterà il processo di apprendimento e la cooperazione.
  • Uno spazio a misura di bambino: quindi sicuro, ma anche votato al potenziamento delle autonomie e in cui il piccolo possa fare ricerca e sperimentazione delle cose del mondo.
  • Le pareti non saranno coperte con i classici cartelloni “adultizzati”, cioè realizzati dagli educatori per colpire i genitori, come paesaggi stagionali, igloo, pinguini, alberi di ciliegio in fiore e pesciolini, ma racconteranno il lavoro dei bambini, ne raccoglieranno le foto e gli esperimenti.
  • Alla base dell’organizzazione dello spazio vi è il principio che l’ambiente educativo e i bambini si pongono in una relazione di reciproco scambio, questa corrispondenza ha luogo tra bambino e ambiente – bambino e gruppo nell’ambiente – gruppo e ambiente, pertanto lo spazio deve essere generoso, aperto e sempre accessibile ai bimbi.

Qual è l’età giusta per frequentare il nido

Una frase che si sente ripetere spesso è la seguente: “I bambini piccoli non hanno bisogno di socializzare, al nido giocano da soli, li mandano al nido (o lo devo mandare al nido) solo per ragioni di lavoro “. Proviamo ad analizzare questi convincimenti diffusi con uno sguardo scientifico:

Non esiste nessuna evidenza scientifica che attesti che i bambini piccoli (per esemplificazione facciamo riferimento ai bimbi proprio in età di nido) crescano “male” senza la frequentazione della scuola, posto che l’introduzione alla vita relazionale ha tanti altri spazi di sviluppo, dal parchetto alla piscina. Tuttavia, un ingresso a scuola in una fascia di età che qualcuno può definire precoce (per esemplificazione pensiamo più o meno all’anno di vita) porta benefici ulteriori:

  • i bambini imparano a (ri)specchiarsi negli altri;
  • si abituano alla cura prestata da figure adulte diverse da quelle familiari;
  • osservano gli agiti più maturi e competenti e li ripercorrono.

Questi benefici, tra gli altri possibili, si fondano su dei presupposti di scienza: coscienza e propensione sociale; crescita cooperativa; neuroni a specchio; scaffolding che, senza scendere nello specifico, strutturano l’impostazione neurofunzionale del bambino alla cooperazione e all’adattamento fuori dal nido domestico. Vista così, quella del nido diventa una vera opportunità di crescita.

In verità, posto il ruolo di facilitatore dell’adulto educatore, resta salva la necessità di una base funzionale e neurofisiologica per la partecipazione proficua alla vita del nido: in questo senso l’età ideale per iniziare la scuola dei piccolissimi potrebbe assestarsi intorno a un anno.

Il nido d’infanzia è un servizio socio-educativo per le famiglie -  alimentazionebambini. It by coop
Il nido d’infanzia è un servizio socio-educativo per le famiglie – alimentazionebambini.it by COOP

Il nido d’infanzia è un servizio socio-educativo per le famiglie

Da pedagogista, tra i suggerimenti che fornisco ai genitori che mi seguono o mi contattano per una consulenza c’è spesso questo: l’età più funzionale per aderire alle attività del nido e parteciparvi proficuamente è a partire dall’anno di vita. A partire dai 12 mesi, il bambino:

  • ha un’autonomia fisica e una capacità comunicativo-relazionale tale da poter partecipare attivamente alla vita del nido mettendo a frutto le sue migliori potenzialità;
  • ha periodi attentivi più congrui alle esperienze che verranno offerte a scuola;
  • ha acquisito le prime competenze propriocettive ed è pronto ad affinarle con l’esperienza dei sensi e del corpo;
  • sta strutturando le capacità di interazione con l’altro, sia l’altro un suo pari o un adulto, e col mondo;
  • ha una competenza motorio-fine già valida all’attivazione scolastica, vi basti osservare come passa gli oggetti da una mano all’altra o come sperimenta le prese, eccetera;
  • manifesta le prime competenze musicali, ovvero partecipa alla produzione condivisa di suoni, segue il suono e lo socializza anche attraverso il ballo;
  • imita e sta sviluppando le prime attitudini collaborative;
  • incomincia a muoversi autonomamente nello spazio.

Perciò, affidatevi pure ai nidi d’infanzia “con il pensiero tranquillo”, come vi direi nella confidenza di un confronto rispettoso dei vostri sentimenti da genitori. Ciò a cui il genitore deve prestare la massima attenzione è la qualità del servizio: guardate al servizio nel suo complesso (locali, coordinatore, operatori, numero di bambini accolti in relazione col numero degli operatori, formazione degli operatori, igiene, luce, servizi a favore delle famiglie). Se l’offerta formativa che vi viene proposta è presentata come montessoriana o come Reggio Emilia Approach, badate bene che la struttura e i materiali siano realmente orientati allo scopo pedagogico e chiedete che tipo di formazione hanno gli educatori rispetto al progetto scelto. Sappiate che la programmazione di un nido d’infanzia non potrebbe essere mai preconfezionata, soprattutto se trattasi di progettazione montessoriana o reggiana, ciò perché il nido e le maestre devono organizzare tutto l’agire educativo sull’osservazione dei bambini e in modo da coglierne l’interesse soggettivo e gli interessi del gruppo. Pertanto, diffidate delle progettazioni preconfezionate. Diffidate anche delle frequenti (e ahimè consuete) consegne genitoriali di lavoretti preconfezionati: in un piano di azione montessoriano o Reggio non conta il prodotto (quindi l’artefatto, il manufatto o il lavoretto) ma conta il processo.

Tutto quanto considerato, un buon nido d'infanzia può essere il luogo in cui un bambino, anche piccolissimo, abilita le sue competenze future sgomberando la via del processo evolutivo dall'insidia di potenziali difficoltà o ostacoli. 

In modo più concreto, il nido è per i bambini dai 3 mesi ai 3 anni un facilitatore delle autonomie, della vita in società, dello sviluppo dello spirito di adattamento e della resilienza.

Attività e giochi in un nido d’infanzia Montessori o Reggio Children

Ciò che accomuna il metodo Montessori e l’approccio Reggio è la cura per i materiali: alla base della scelta di giochi e attività da un lato c’è il bambino riconosciuto in tutto il suo potere espressivo, scientifico e di pensiero, dall’altro c’è il riconoscimento del suo sviluppo naturale e fisiologico come frutto innanzitutto dell’esperienza.

Questo implica che è indispensabile trattare i bambini con rispetto, esattamente come se fossero adulti; pertanto, i materiali devono essere liberati nella disposizione dei bimbi che li sperimentano e, quindi, non possono essere preconcetti, a scatto unico o “gestiti dall’adulto”. Le educatrici mostreranno ai bambini i materiali, tracceranno i confini della cura dell’ambiente e degli oggetti, ma poi li lasceranno liberi di imparare in autonomia vigilando solo sulla loro incolumità. Nei nidi montessoriani e nell’Approccio Reggio Emilia troverete materiali aperti, cosiddetti Loose Parts, ovvero materiali sciolti che il bambino potrà trattare scientificamente assecondando i suoi bisogni e i suoi obiettivi. Anche a casa, limitate la quantità di giochi a disposizione del bambino preferendo materiali sciolti, anche di uso comune e di riciclo. Questa diversa visione del gioco è arricchente per il bambino.

In entrambe le pedagogie che stiamo qui approfondendo, un ruolo importante è dato alla relazione tra il bambino e la natura. Già Maria Montessori, nella prima metà del ‘900, richiamava l’attenzione sulla relazione tra i bambini e il mondo naturale. Questo richiamo diventa ancora più importante oggi, in una società altamente urbanizzata e iperconnessa. Pertanto, un progetto nido, anche solo ispirato a Malaguzzi o Montessori, non può non prevedere nel quotidiano e routinario orario uno spazio naturale, per esempio coltivazioni in vaso o passeggiate nella natura outdoor.

Le attività quotidiane al nido possono prevedere la suddivisione in gruppi, anzi è auspicabile che l’organizzazione prediliga lo strumento naturale del piccolo gruppo: nel piccolo gruppo i bambini hanno l’opportunità concreta di sperimentare la co-costruzione delle competenze e lo scaffolding perché in seno ad esso si interfacciano in maniera naturale minimizzando le interferenze.

Per approfondire il Reggio Emilia Approach ti invitiamo a scaricare gratuitamente il nostro e-Book dedicato alla pedagogia di Loris Malaguzzi che tanto ha affascinato la Principessa Kate Middleton.

Scarica la Guida pratica all’Approccio Reggio Emilia per genitori – alimentazionebambini.it by COOP

Con la supervisione di:

Dott.ssa Margherita Caroli Pediatra

Prof. Andrea Vania Pediatra