Quali sono i giochi che fanno bene al cervello dei bambini
Giochi che fanno bene al cervello dei bambini (divisi per età), che stimolano sviluppo fisico ed emotivo, concentrazione, linguaggio e socialità.
Il gioco è il lavoro dei bambini, permettere loro l’accesso sicuro a giochi educativi significa dargli modo di progredire nella crescita e nello sviluppo cerebrale, motorio-prassico, sociale e relazionale.
Il processo di evoluzione cerebrale del bambino e di crescita fisica non ha un’unica velocità né è uguale per tutti: i bambini umani crescono molto rapidamente tra gli 0 e i 24 mesi per poi rallentare progressivamente lo sviluppo fisico tra i 7 e i 10 anni e, infine, vivere un differente scatto di crescita nella pubertà. A 5 anni il cervello umano ha raggiunto il 90% delle sue dimensioni compiute, tuttavia non ha sviluppato ancora tutte le sue funzioni e competenze che padroneggia, invece, un cervello adulto.
In che modo il bimbo impara giocando
Durante il corso degli anni l’infante attraversa dei “periodi sensibili” entro i quali si dimostra più aperto agli apprendimenti e, al contempo, le aree cerebrali coinvolte nei diversi processi di sviluppo si attivano e si perfezionano.
Qui di seguito verranno elencati i giochi più adatti a stimolare i sensi, la motricità, le emozioni, la concentrazione, la creatività, il sistema relazionale e le competenze linguistiche del bimbo, nonché a fare da apripista a scrittura e lettura e a favorire molte altre autonomie e generalizzazioni.
È bene partire da una considerazione di base: se il bambino vivesse isolato dal mondo e in un ambiente privo di stimoli, il suo sviluppo, fisico e cerebrale, ne risulterebbe compromesso. L’ambiente influenza e condiziona la crescita del bambino che impara dagli altri e apprende in base agli stimoli e alle influenze che arrivano dal mondo esterno. Pertanto è essenziale la selezione di giochi educativi, sicuri, rispondenti ai bisogni dei bambini e adatti alla loro età.

Caratteristiche del gioco educativo e suggerimenti
Nei primi mesi di vita il gioco ha lo scopo di stimolare le competenze visive e uditive e le prime e basilari risposte motorie del corpo.
Quando il bambino sorride dinnanzi a un volto familiare o dimostra di seguire un suono, vuol dire che vista e udito stanno lavorando al loro sviluppo; e ancora, quando il bambino allunga le gambe e scalcia oppure apre e chiude le manine significa che sta prendendo coscienza del suo corpo e sta dando impulso alle prime capacità di coordinazione di movimenti semplici.
Giochi che fanno bene al cervello adatti ai bambini tra i 3 e i 6 mesi – piccola lista
In questa fascia d’età, più precisamente tra i 3 e i 6 mesi, è consigliabile mettere a disposizione del bambino piccolo:
- giostrine, come le Giostrine Montessori;
- specchi infrangibili;
- libri tattili in bianco e nero;
- flashcards per neonato (sfruttabili, poi, con i giusti accorgimenti di uso anche sino ai 12 mesi);
- giocattoli sonori.
Sin dai primi giorni di vita, è consigliabile l’ascolto della musica.
Giochi che fanno bene al cervello adatti ai bambini tra i 6 mesi e l’anno di vita
Tra i 6 e i 12 mesi i bambini sviluppano un bagaglio di competenze sociali e motorie. Quella che era un’interazione strumentale e funzionale con l’adulto di riferimento inizia a diventare una complicità e un’alleanza: intorno agli 8 mesi il bimbo mostra ansia da separazione e, più si avvicina all’anno di età, più comincia a capire il “No”; già intorno ai 9 mesi fa pointing, ovvero indica oggetti di suo interesse o di momentanea fascinazione per coinvolgere l’adulto.
A 12 mesi partecipa al gioco guidato e dimostra le prime competenze di decodifica delle informazioni, imita l’adulto avviandosi al gioco simbolico e, già prima dell’anno, impara gesti referenziali (per esempio, fa ciao ciao con la manina o buono buono con il dito che rotea sulla guancia oppure fa no col ditino o batte le manine).
Anche l’ascolto fonda la relazione adulto-bimbo attraverso lo strumento del gioco, a questa età il piccolo ama le filastrocche e le letture onomatopeiche, ovvero costruite intorno a parole che imitano suoni (per esempio, l’orologio fa tic tac o l’acqua fa splash). Il suggerimento è quello di spendere impegno e tempo nella lettura ad alta voce prediligendo ad ogni acquisto di albi per bambini la selezione di un contenuto di qualità.
Da un punto di vista motorio i bambini, tra i 6 e i 12 mesi, imparano a stare seduti da soli e, gradualmente, a stare in piedi, accedendo, per questo, a un’esperienza di gioco più articolata nella dimensione spaziale. A un bambino che sta seduto da solo si può proporre, per esempio, un cestino montessoriano, a uno che incomincia a stare in piedi si possono offrire giochi da spinta, come un carrellino primi passi in legno, purché sia solido e sicuro.
A questa età i bambini necessitano di giochi sensoriali e di svolgere attività sensomotorie al fine di sperimentare le prime forme di motricità autonoma. Quali giochi comperare, dunque, per sviluppare e sostenere le abilità dei bambini? Qui di seguito una piccola lista base:
- giocattoli sensoriali in legno, silicone e stoffa che il bimbo può esplorare anche con la bocca;
- pannelli tattili e libri tattili;
- giocattoli impilabili di tutti i tipi;
- incastri in legno;
- vanno introdotti nell’ambiente del bambino anche giocattoli per stimolare il gattonamento, l’arrampicata e il traino, come palle, tappettini in spugna e carrelli da spingere e tirare.
Giochi che fanno bene al cervello adatti ai bambini tra i 12 mesi e i 2 anni di vita
L’imitazione è il dispositivo centrale del gioco dei bambini tra l’anno e i due anni di vita. Tra i 12 e i 24 mesi il gioco funzionale e simbolico diventa, infatti, lo strumento attraverso cui il bambino si spiega come funziona il mondo dei grandi, come si fanno le cose che osserva fare da mamma, papà, dai fratelli e dalle maestre.
Quando il gioco è una prova di esistenza e serve a sperimentare le cose del mondo e se stesso
Al contempo è attraverso il gioco che il bambino comprende se stesso, le proprie emozioni e impara ad auto-regolarsi. Nel più largo spazio di tempo che va tra l’anno e i tre anni, il gioco passa ad un piano più elevato che è anche introspettivo; giocando il bambino risponde a sue personali domande sulle cose del mondo, lascia anche emergere una prima immagine auto-consapevole di sé, nonché una prima percezione di come crede di essere visto dagli altri.
Tra 1 e 2 anni, la presa a pinza, la capacità di fare un uso sempre più funzionale degli oggetti, la dimestichezza con un linguaggio gestuale appropriato e finalizzato, la capacità di decodificare informazioni e comandi basilari e di associare al nome l’oggetto rendono il bambino pronto al gioco simbolico.
Pertanto via libera a:
- pentoline, dalle quali il bimbo vi chiederà di fare finta di assaggiare cibi prelibati;
- stenditoio e mollette;
- bambole;
- peluche;
- costruzioni morbide;
- strumenti musicali (come xilofono, tamburo, maracas, ovetti sonori);
- giochi d’acqua (anche grandi travasi d’acqua con strumenti più complessi come imbuto e bottiglie).
Giochi che fanno bene al cervello adatti ai bambini tra i 2 e i 3 anni
Tra i 2 e i 3 anni il bambino sarà in grado di mettere in scena articolati giochi di finzione. A questa età un vocabolario in continuo accrescimento, la capacità di distinguere e chiamare per nome cose, persone, colori primari e nominare sensazioni ed emozioni, quindi una prima competenza nella lingua madre di base, nonché una buona autonomia motoria nel camminare, salire e scendere, saltare, correre, calciare e stare sulle punte permettono al bambino di avere accesso a un gioco complesso come il gioco del fare finta.
6 giochi di carte educativi per bambini – a partire dai 3 anni
6 giochi educativi per bambini con le carte, 3 anni + per stimolare apprendimento e velocità, memoria lavoro e competenze relazionali.
Pertanto via libera a: casette, tende, nascondigli improvvisati con lenzuola e sedie, travestimenti, giochi di imitazione (dottore, mamma e papà, maestra, eccetera).
A questa età le competenze grosso-motorie permettono anche di fare uso di materiali capaci di associare divertimento ad apprendimento grosso-motorio. Perciò fate posto a: scivoli, telaio da arrampicata per bambini, scalette, archi per arrampicata, balance board. Ovviamente non devono mancare le più complesse manipolazioni per esercitare la motricità fine (come la pasta di sale o la sabbia cinetica).

Apprendimento, come stimolarlo con giochi che crescono insieme al bambino
Alimentazione Bambini ha dedicato già un articolo ai travasi, tuttavia è doveroso citarli tra giochi educativi per bambini poiché essi sono di stimolo a più apprendimenti generalizzabili. Tra i 6 e i 26 mesi il bambino può sperimentare i travasi. Incominciamo con travasi semplici che si perfezioneranno con la crescita complicandosi e introducendo materiali sempre più delicati.
Anche la pittura è un gioco che evolve con la crescita del bambino e che ne sostiene l’apprendimento sotto più aspetti: a partire da quando il bimbo sta seduto autonomamente e senza l’appoggio delle mani, gradatamente sperimenta la pittura che passerà dall’essere pittura a dito ad avvalersi dell’ausilio di tamponi, pennelli, pastelli a cera e, infine, pennarelli.

Esposizione del bambino agli schermi: no all’uso di tablet e cellulari
Oggi è sempre più comune osservare bambini piccoli esposti al cellulare sul passeggino, distratti con video ripetitivi e ipnotizzanti al ristorante, nella sala d’aspetto del dottore o al supermercato.
La ricerca scientifica psico-pedagogica boccia l’uso di tablet e cellulari nell’infanzia, perché?
L’essere umano è progettato per crescere lentamente assorbendo i modelli culturali e sociali, come gli input ambientali; ciò implica un lento apprendere, praticare e affinare autonomie e, contemporaneamente, un costante imparare in modo reciproco. Il gioco è il primo modo in cui il bambino affronta il suddetto processo di crescita.
Gioco e apprendimento reciproco
Giocando i bambini imparano gli uni dagli altri, superano l’impulso di dominazione, proprio del genere umano, e sperimentano i benefici della cooperazione imparando, altresì, il rispetto del turno, il rispetto dello spazio fisico ed emotivo dell’altro e armonizzandosi al mondo.
Peter Gray: gioco palestra di vita
Lo sostiene anche il noto psicologo americano Professor Peter Gray quando definisce il gioco come palestra di vita. In particolare sottolineando che il bambino non può essere deprivato del gioco libero, ovvero quell’azione di sperimentazione a cui il piccolo accede in piena libertà e senza un fine precostituito ma per il solo gusto di fare.
Il gioco come bisogno indispensabile
Il bambino gioca perché giocare è un impulso e, dopo ogni sessione di gioco, si scopre arricchito e cresciuto. Inoltre il bambino sfrutta l’attività dei neuroni a specchio per imparare, assimila dallo specchio dell’adulto e da quello dei pari, usa il suo potenziale adattativo per aderire all’ambiente, riconoscerne gli elementi e i comportamenti; tutto ciò si attiva anche giocando, sia che il bimbo giochi in libertà sia che lo faccia in un ambito più strutturato guidato da un adulto.
Visto così, il gioco plasma l’essere umano nella crescita personale e nella relazione sociale.
Perché cellulari e tablet non sono un gioco per bambini?
Il mezzo meccanico e la rete di connessione internet inondano il bambino di stimoli che sono a-sociali, ovvero simulano il referente umano ma isolano il bimbo dal confronto e dalla correlazione con i pari e con gli adulti. In particolare il bimbo viene privato dell’esperienza col suo corpo e col corpo degli altri, della condivisione e della gestione dello spazio e della relazione viva.
Le immagini che scorrono sul cellulare sono velocissime, la mente dell’infante non è in grado di processarle, ciò comporta che i video corrono a una velocità non sostenibile dal cervello infantile: è per questo che i bimbi appaiono come ipnotizzati.
Non riuscendo a decodificare tutte le immagini, i suoni e i messaggi che ricevono, i bimbi vivono uno stato percettivo caotico, si sovraccaricano ma, contemporaneamente, divengono dipendenti e entrano in modalità fast. È per questo che andranno sempre più alla ricerca di stimoli veloci, immediati e carichi evitando i giochi lenti, essenziali, pazienti per i quali, però, è stata naturalmente progettata la loro mente.
Il videogioco, che oggi è sempre più spesso confuso col gioco, espone il bambino al pericolo del rewind (ritornare indietro, riavvolgere il nastro), per cui dopo il game over tutto si ricompone, mentre il cucciolo d’uomo dovrebbe imparare dalla realtà pratica che ciò che si rompe non torna indenne o al massimo merita uno sforzo per essere aggiustato. Il concetto di turno è spesso assente nel gioco video-ludico o al cellulare; manca la relazione fisica, la prossemica e il paraverbale; sono giustificati, se non potenziati, comportamenti a-sociali oppure socialmente inopportuni.
Tutte queste stimolazioni stanno riconfigurando la mente dei bambini, è questo il rischio di cui tutti i genitori dovrebbero essere consapevoli, eliminando in radice l’accesso dei bambini a tablet e cellulari.