Regolazione delle emozioni in età evolutiva
Gioia, tristezza, rabbia, paura e disgusto sono emozioni di base, ma la regolazione emotiva ha bisogno di esperienza e si affina con la crescita.
Gioia, tristezza, rabbia, paura e disgusto sono considerate emozioni fondamentali, ovvero risposte prototipiche caratterizzate da espressioni facciali innate e universali, quindi comuni a tutti gli esseri umani e presenti persino in certe specie animali.
Il riconoscimento di una gamma di emozioni di base (gioia, tristezza, rabbia, paura e disgusto), rintracciabili sin dalla nascita, che evolvono con l’evolvere delle competenze sociali e relazionali, dimostra, indirettamente, che nessuno può fermare le emozioni. Esse hanno un substrato neurale, si esprimono attraverso una configurazione facciale, sono collegate ad un’esperienza emotiva e con l’età passano da un livello grezzo a livelli sempre più raffinati.
- L’uomo è programmato per emozionarsi
- Regolazione emotiva: come emergono le emozioni nello sviluppo dei bambini
- Regolazione emotiva e social refering
- La relazione nella gestione delle emozioni
- TOM e regolazione emotiva
- Sintomi di ritardo nella regolazione emotiva del bambino
- Strategie per potenziare la regolazione emotiva del bambino
L’uomo è programmato per emozionarsi
Non possiamo evitare o fermare le emozioni, ciò che si allena è, invece, la regolazione emotiva, quella competenza che si affina con l’esperienza di vita e accumulando esperienze emozionali individuali e relazionali.
Regolazione emotiva: come emergono le emozioni nello sviluppo dei bambini
Quello delle emozioni è un processo evolutivo, il controllo emozionale (o regolazione emotiva), pertanto, si affina con la crescita.
È fisiologico che tuo figlio piccolo abbia difficoltà nel controllo delle sue emozioni ma è altrettanto naturale che la sua (auto)regolazione emotiva evolva con la crescita e con l’esperienza.

Emozioni dei bambini alla nascita
I bambini provano emozioni di base sin dalla nascita, in questo primo periodo le reazioni del bambino sono governate dall’emotività e sono regolate da meccanismi biologici di sopravvivenza, per esempio il bambino piange disperato perché ha fame e cessa il suo pianto solo quando il bisogno primario della fame viene saziato.
Ancora non c’è una intenzione comunicativa nel bambino, malgrado le risposte alle stimolazioni esterne (pianto per il troppo caldo o per il troppo freddo, per la sensazione spiacevole di bagnato) e ai bisogni fondamentali (come l’appena citato senso di fame) siano così tanto congruenti e palesi da essere recepite con facilità dall’adulto.
Emozioni dei bambini a 2 mesi di vita
A partire dal secondo mese di vita, invece, il bambino comincia a mettere alla prova le sue intenzioni comunicative.
Tra le 5 e le 8 settimane compare il cosiddetto sorriso sociale non selettivo con cui il bambino risponde genericamente alla stimolazione uditiva della voce umana.
Questo sorriso col progredire dello sviluppo cognitivo e affettivo diventa sorriso sociale selettivo, ovvero quel sorriso che il bambino riserva alle figure di accudimento a lui più vicine, come la mamma, e che diventa risposta visibile ad emozioni positive di gioia e sicurezza.
A questa stessa età (tra le 4 e le 7 settimane circa) i bambini cominciano a dimostrarsi in grado di reagire ai cambiamenti espressivi nel volto dei caregiver, in particolare percepiscono la rabbia e la gioia a dimostrazione del fatto che l’ambiente emotivo condiziona il bambino e la sua relazione con gli altri.
Regolazione emotiva e social refering
L’atteggiamento emotivo dell’adulto, inoltre, basa il cosiddetto social refering, il riferimento sociale, sul quale il bambino fonderà le sue stesse reazioni emotive.
Per esempio, se la mamma ha paura dei cani e, alla vista di uno di questi animali, reagisce provando paura è plausibile che anche il bambino sviluppi un’emozione simile. Si parla di contagio emotivo e ciò fa del caregiver una figura strategica nella educazione e nello sviluppo della regolazione emotiva del bambino.
Emozioni dei bambini a 3 mesi di vita
Dal terzo mese di vita i segnali mimici delle emozioni di base della gioia, della rabbia e della tristezza diventano ben visibili:
- il sorriso è espressione mimico-facciale di gioia;
- la tristezza ingenera una sorta di immobilità del volto che si contrae in una maschera caratterizzata dall’aggrottare le sopracciglia e dall’alterazione della palpebra che sembra spingere gli occhi verso il basso e le labbra stesse si abbandonano cadenti;
- la rabbia indurisce i tratti e le sopracciglia si increspano.
Emozioni dei bambini a 1 anno di vita
A 12 mesi di vita il riferimento sociale selettivo, ovvero quello dell’adulto di riferimento, gioca un ruolo chiave poiché a questa età il bambino utilizza lo stato emotivo della figura di riferimento affettivo come modello emotivo-comportamentale.
In tal senso, i bambini osservano le razioni dei genitori, delle maestre dei nonni, eccetera, per gestire le emozioni a loro volta; come adulti, quindi, abbiamo la responsabilità di essere il più possibile un buono e sano esempio di regolazione emotiva.

La relazione nella gestione delle emozioni
Nessuna emozione cade nel vuoto poichè le reazioni emotive hanno una valenza relazionale, esse sono un aspetto chiave della gestione dei rapporti affettivi e sociali. In questo senso è importante il conforto e la percezione dell’aiuto come supporto nei momenti emotivamente difficili.
A riguardo del conforto e dell’aiuto, la scienza psico-pedagogica colloca nell’età di 14 mesi il momento della consapevolezza: a questa età i bambini si dimostrano in grado di chiedere aiuto ai fratelli quando si sentono o trovano in difficoltà o comunque agli altri bambini che con loro condividono una larga quotidianità (cugini che coabitano, compagni di nido, eccetera).
A 2 anni i bambini si dimostrano capaci, a loro volta, di confortare dinnanzi a manifestazioni emotive fondamentali come il pianto. A questa età, tuttavia, faticano a distinguere l’emozione simulata da quella reale, competenza che, invece, affinano intorno ai 3 anni quando riescono a riconoscere un’emozione dissimulata divertendosi persino dinnanzi all’adulto che si finge cattivo o che fa le facce serie.
TOM e regolazione emotiva
L’acronimo TOM sta per teoria della mente (Theory of Mind), questa teoria definisce uno spartiacque nelle competenze emotive del bambino poiché rappresenta il momento a partire dal quale il bimbo riconosce i bisogni dell’altro e li differenzia dai propri.
Più nello specifico, con lo sviluppo della TOM il bambino acquisisce consapevolezza dei bisogni diversi dai suoi, si immedesima nell’altro, ne percepisce gli stati emotivi disgiungendoli dai propri e sa prevedere comportamenti e reazioni ponendoli in un nesso di relazione e causalità, per quanto tutto questo resti ancora embrionale.
La TOM è decisiva rispetto alle cosiddette regole di ostentazione ovvero alla capacità del bambino di determinare, governare e dirigere le proprie reazioni emotive in base al contesto sociale e relazionale in cui si trova.
I bimbi incominciano a mettersi nei panni degli altri e a regolare, di conseguenza, emozioni e comportamenti solo intorno ai 4 anni d’età, ma le competenze di ostentazione delle emozioni non maturano prima dei 5-6 anni e solo a 7-8 anni i bambini colgono la cosiddetta ambivalenza delle emozioni, ovvero la capacità umana di vivere contemporaneamente uno stato emozionale complesso e carico di sentimenti differenti, come l’essere insieme un po’ felice e un po’ triste.
Sintomi di ritardo nella regolazione emotiva del bambino
Si parla di disregolazione emotiva in caso di manifesta incompetenza a gestire le proprie emozioni, fluttuazione delle emozioni, crisi di rabbia o reazioni smodate in modo non in linea con l’età anagrafica e lo sviluppo cognitivo del bambino.
Inoltre, l’incapacità a riconoscere le emozioni proprie e altrui segna il confine di un ritardo nella competenze emozionali ed è certamente un sintomo da indagare con attenzione.
I genitori devono considerare come tracce della regolazione emotiva:
- la congruità nella risposta emozionale del bambino, tenuto conto dell’età, del rapporto tra reazione emotiva ed evento scatenante o stimolo, nonché del contesto socio culturale in cui vive;
- lo sviluppo di una adeguata capacità di gestione e controllo della risposta emotiva anche per intensità e durata;
- l’equilibrio emotivo del bambino. Sono campanelli di allarme le fluttuazioni improvvise dell’umore, quelle sine causa e quelle che appaiono smodate rispetto all’evento scatenate;
- la capacità del bambino di controllare i suoi comportamenti e le sue reazioni. L’abitudine all’impulsività è un fattore da monitorare.
Possono essere sintomi di una immaturità emotiva e di difficoltà nella regolazione delle emozioni:
- crisi di rabbia;
- tensione muscolare;
- forte irritabilità;
- problemi di concentrazione;
- reazioni smodate;
- incompetenza nel riconoscimento delle emozioni, siano esse proprie o altrui;
- pianti inconsolabili;
- difficoltà a sostenere le frustrazioni e i momenti critici.
Strategie per potenziare la regolazione emotiva del bambino
Una incompetenza nella gestione e regolazione emotiva può portare a non poche difficoltà scolastiche e sociali.
Spesso i bambini che mancano di regolazione emotiva sono carenti in competenze metacognitive e sono rimasti isolati in un mondo proprio dove contano solo i sentimenti personali, questi bambini hanno difficoltà a distinguersi emotivamente dall’altro e a riconoscere nell’altro dei sentimenti diversi e unici.
Sono necessarie strategie di inserimento e condivisione sociale, molto efficaci possono essere i social lab e le tecniche di social sharing, condivisione sociale delle emozioni, o emotion disclosure, palestre di verbalizzazione ed espressione delle proprie emozioni.