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Psicologia

Dipendenza dai videogiochi: come aiutare i bambini a superarla

Per aiutare i bambini a staccarsi dai videogiochi: stabilire regole precise, osservare i comportamenti, favorire sport e condivisione, offrire alternative.

Pubblicato il 28.01.2025 e aggiornato il 06.02.2025 Scrivi alla redazione

Il tempo che i bambini dedicano ai videogiochi è sempre maggiore; quello che fino a qualche anno fa era lo spazio trascorso davanti alla televisione si è oggi dilatato nel tempo delle console, sempre più radicate nella vita del bambino e dell’adolescente.

Troppo spesso, dopo la scuola e immediatamente dopo aver pranzato la prima cosa che i bambini fanno è immergersi nei videogiochi consumando, davanti allo schermo e joystick alla mano, uno spazio quotidiano che dovrebbe essere necessario per mettere a riposo la mente, staccare dalla mattina scolastica prima di affrontare lo studio domestico. Per non parlare, poi, delle ore trascorse a giocare di sera, se non, per quanto riguarda gli adolescenti, persino di notte, a chiaro discapito del sonno.

Aiutare i bambini a disintossicarsi dai videogiochi è un’emergenza? I dati in breve

Facciamo qui riferimento ai dati Istat 2001 secondo i quali la percentuale dei bambini tra i 3 e i 5 anni che giocano ai videogiochi risulta pari al 26,5%. Siamo in una fascia d’età prescolare che pedagogicamente possiamo definire fisica, istintiva ed emotiva; insomma, traducendo questa descrizione in termini più intuitivi, siamo davanti a quei bambini che dovrebbero assaggiare il mondo con i sensi, viverlo col corpo e trarre insegnamenti dalle loro stesse percezioni ed emozioni.

L’approccio così tanto precoce alle tecnologie espone i bambini all’assorbimento di un linguaggio digitale prima che queste stesse creature (ancora boccioli) possano acquisire e avere dimestichezza con un linguaggio sociale. L’Istituto Italiano di Medicina Sociale ne ha parlato in termini di esposizione ad un alfabetismo spontaneo appreso dai nuovi media.

Sempre secondo i dati ISTAT, il 56% dei bambini sotto i 14 anni possiede uno strumento di gioco, ovvero una console. All’interno di questa categoria di video-giocatori prevalgono i maschi, la percentuale di genere, infatti, è così ripartita: 67% maschi e 44% femmine.

Si consideri inoltre che in moltissimi possiedono console portatili, questo è un dato non secondario.

Tempo di permanenza davanti ai videogiochi

Un bambino per quante ore al giorno gioca? L’impegno di tempo profuso nel gioco è stato statisticato da diversi poli di studio e ricerca: in media i bambini giocano quasi due ore al giorno (precisamente 1,56h secondo le ricerche condotte dall’Università di Udine nel 2006-2007). Dentro questo dato medio l’impegno di gioco è maggiore per i maschi.

Due ore di gioco sono moltissime soprattutto se condotte tutte di un fiato, a quanto pare è molto alto il numero dei piccoli videogiocatori che sostiene sessioni di gioco così durature. Inoltre, il gioco vissuto da solo è ancora più rischioso in termini di alienazione e dipendenza da videogiochi. La percezione di queste problematiche resta assai bassa e trascurata.

Tirando le somme, il dato più preoccupante è che tra i giovani (in prevalenza maschi) la percentuale di bambini tra i 10 e i 14 anni che ha fatto esperienze videoludiche si approssima sempre più al 100%. Ciò che deve far riflettere pedagogicamente è che l’esperienza dentro il videogioco limita il corpo sulla poltrona con poche dita impegnate nella sola gestione del joystick; il game over aggiusta meccanicamente le cose senza consentire al bambino di fare esperienza con l’irreparabile e senza mettere alla prova il problem solving; le trame degli eventi sono guidate da una traccia predeterminata, anche se variabile, e, pertanto, coinvolgono il bambino in un’esperienza i cui esiti sono prevalentemente programmati e tracciabili.

In questa società che è velocemente mutata in termini di stili di vita i videogiochi hanno fatto comodo ai genitori? Hanno sopperito all’assenza di aree verdi, alla mancanza di un tessuto familiare che creasse anche luoghi di affidamento sicuri e protetti per i nostri figli, alla distanza crescente tra famiglie e famiglie per cui le case ospitano sempre meno spesso coetanei, cugini, compagni di danza, calcio, eccetera? Le risposte a queste domande devono essere oneste.

I genitori sono consapevoli dell’esposizione dei giovani all’abuso e alla dipendenza da videogiochi?

L’abuso è strettamente collegato all’attrazione che il videogioco esercita sul bambino e l’attrazione, a sua volta, dipende dalla elicitazione emozionale e dall’effetto bio-chimico che il gioco scatena nei piccoli fruitori.

L'uso dei videogame favorisce la produzione di dopamina. 

È molto importante che i genitori colgano il peso di questo neurotrasmettitore: livelli alti di dopamina sollecitano euforia, senso di appagamento ma sollecitano anche comportamenti aggressivi e difficoltà a gestire gli stati emotivi. La dopamina è legata al piacere e all’appagamento, infatti è stimolata dal cibo, ma anche dal gioco compulsivo o dallo shopping sfrenato. I bambini hanno un senso della misura e una capacità di gestione delle emozioni immaturi, pertanto l’effetto travolgente di un eccesso di dopamina può essere più difficile da governare e-o limitare, così i piccoli videogiocatori vanno verso la fonte del loro piacere: la console, il videogioco, eccetera.

Come aiutare i bambini a staccarsi dai videogiochi - alimentazionebambini. It by coop
I genitori devono maturare consapevolezza sulla dipendenza da videogiochi e rischi collegati – alimentazionebambini.it By COOP

Esposizione ai videogiochi: i rischi

Allo stato delle conoscenze psico-pedagogiche, gli esiti più ricorrenti sono:

  • l’impegno della maggior parte delle ore di veglia in casa davanti a uno schermo a giocare in prevalenza da soli con conseguente perdita delle relazioni sociali e del contatto col mondo;
  • aumento degli stati d’ansia e dei comportamenti aggressivi;
  • interesse persistente e invincibile verso il cellulare al punto che non è inusuale osservare il bambino o il ragazzo impegnato in uno scroll continuo di messaggi e video con conseguente disinteresse a cose e persone nella realtà fattuale circostante.

Jonathan Haidt nel suo saggio: “La generazione ansiosa” parla di baratro digitale e chiarisce che prima il bambino o il ragazzo finisce in questo baratro meno le sue relazioni e interazioni dal vivo si svilupperanno in modo fluido e spontaneo. Detto in altri termini, uno dei maggiori rischi da esposizione precoce ai videogiochi è la fatica relazionale.

Che cosa possiamo fare per aiutare i nostri figli a ridurre il tempo davanti a console e videogiochi?

Il genitore può sgridare il figlio, gli può togliere la console, gli può togliere il cavo dell’alimentazione, gli può togliere la connessione internet oppure i controller che vengono nascosti in casa, in tali modi l’adulto impedisce al bambino o al ragazzo di giocare. Tuttavia la scelta punitiva è solo un palliativo.

Il figlio, quando privato della possibilità di uso dei suoi strumenti attraverso una punizione, non capirà perché non può giocare e subirà il gesto del genitore soltanto come un atto di forza.

Il primo consiglio pratico per evitare la dipendenza da videogiochi è quello di stabilire delle regole base di tempo utilizzo della console pomeridiane o serali che dipenderanno, ovviamente, dall’età e dagli impegni. Ciò di cui qui si tratta è mettere in atto strategie affinché il figlio non trascorre tutto il proprio tempo davanti ai videogiochi.

Offrire alternative ai videogiochi - alimentazionebambini. It by coop
Offrire alternative ai videogiochi – alimentazionebambini.it By COOP

Consigli pratici per prevenire la dipendenza da videogiochi

Un decisivo aiuto indiretto per tuo figlio è non lasciarlo tutto il pomeriggio a casa da solo, se possibile fargli fare dello sport.

Le attività sportive costringono bambini e ragazzi a stare fuori casa e anche a stare con gli amici in gruppo. Inoltre, lo sport è fatto di linguaggi non verbali e prossemici e questa caratteristica non è secondaria: un’altra problematica dei giochi on line o del videogame, infatti, è che spesso la frequentazione tra i videogiocatori si limita al contatto audio, ovvero si mettono le cuffie e comunicano telematicamente, mancando, quindi, non solo la presenza fisica ma anche lo sguardo, il volto e la possibilità di cogliere le espressioni dell’altro.

Oltre allo sport, la cui frequentazione dipende anche dalle possibilità economiche e di tempo a disposizione di ogni famiglia, si possono mettere in campo attività alternative in cui figlio e genitore sono co-protagonisti in stretta relazione tra loro: il genitore può interagire col figlio (piccolo o ragazzino) sostituendo quei giochi consumati davanti allo schermo con altri tangibili e condivisi.

Che sia un gioco da tavolo, che sia un disegno, che sia qualsiasi attività fatta insieme, ciò arricchisce anche il rapporto genitori-figli.

Un ulteriore alternativa proponibile è quella di far invitare amici a casa, questo non elimina l’utilizzo della console, anzi spesso i ragazzi quando stanno a casa insieme ne prediligono un uso condiviso, ma avvantaggia il gioco in presenza che implica: confronto, fare a turno (poiché la maggior parte dei videogiochi hanno massimo due postazioni), a livello verbale coinvolge la narrazione degli accaduti e delle emozioni. In presenza e tutti insieme i bambini e i ragazzi saranno propensi anche a interrompere il videogame per fare una merenda, per esplorare un’altra attività, eccetera.

Stare insieme rende più qualitativo il tempo, anche quello passato davanti ai videogiochi.

Il genitore attivo a un ruolo sempre importante

L’aiuto di un genitore attivo è sempre decisivo e certamente è più funzionale rispetto a quello di uno passivo. In che senso parliamo di genitore attivo? Sono tali quelle mamme e quei papà che si rivolgono al figlio con la proposta di nuove attività alternative.

Alcune regole importanti

Stabilire prima quando si comperano giochi nuovi (per esempio a Natale o al compleanno, eccetera); se fa parte del vostro stile educativo potete sfruttare lo strumento del rinforzo positivo premiando il bambino o il ragazzo con qualche minuto in più di tolleranza nel fine settimana se durante i giorni di scuola avrà fatto i compiti o avrà mantenuto un comportamento corretto.

Con la supervisione di:

Dott.ssa Margherita Caroli Pediatra

Prof. Andrea Vania Pediatra