Dipendenza dai videogiochi: come aiutare i bambini a superarla
Per aiutare i bambini a staccarsi dai videogiochi: stabilire regole precise, osservare i comportamenti, favorire sport e condivisione, offrire alternative.
Il tempo che i bambini dedicano ai videogiochi è sempre maggiore; quello che fino a qualche anno fa era lo spazio trascorso davanti alla televisione si è oggi dilatato nel tempo delle console, sempre più radicate nella vita del bambino e dell’adolescente.
Troppo spesso, dopo la scuola e immediatamente dopo aver pranzato la prima cosa che i bambini fanno è immergersi nei videogiochi consumando, davanti allo schermo e joystick alla mano, uno spazio quotidiano che dovrebbe essere necessario per mettere a riposo la mente, staccare dalla mattina scolastica prima di affrontare lo studio domestico. Per non parlare, poi, delle ore trascorse a giocare di sera, se non, per quanto riguarda gli adolescenti, persino di notte, a chiaro discapito del sonno.
- Aiutare i bambini a disintossicarsi dai videogiochi è un’emergenza? I dati in breve
- Tempo di permanenza davanti ai videogiochi
- I genitori sono consapevoli dell’esposizione dei giovani all’abuso e alla dipendenza da videogiochi?
- Esposizione ai videogiochi: i rischi
- Che cosa possiamo fare per aiutare i nostri figli a ridurre il tempo davanti a console e videogiochi?
- Consigli pratici per prevenire la dipendenza da videogiochi
- Il genitore attivo a un ruolo sempre importante
- Alcune regole importanti
Aiutare i bambini a disintossicarsi dai videogiochi è un’emergenza? I dati in breve
Facciamo qui riferimento ai dati Istat 2001 secondo i quali la percentuale dei bambini tra i 3 e i 5 anni che giocano ai videogiochi risulta pari al 26,5%. Siamo in una fascia d’età prescolare che pedagogicamente possiamo definire fisica, istintiva ed emotiva; insomma, traducendo questa descrizione in termini più intuitivi, siamo davanti a quei bambini che dovrebbero assaggiare il mondo con i sensi, viverlo col corpo e trarre insegnamenti dalle loro stesse percezioni ed emozioni.
L’approccio così tanto precoce alle tecnologie espone i bambini all’assorbimento di un linguaggio digitale prima che queste stesse creature (ancora boccioli) possano acquisire e avere dimestichezza con un linguaggio sociale. L’Istituto Italiano di Medicina Sociale ne ha parlato in termini di esposizione ad un alfabetismo spontaneo appreso dai nuovi media.
Sempre secondo i dati ISTAT, il 56% dei bambini sotto i 14 anni possiede uno strumento di gioco, ovvero una console. All’interno di questa categoria di video-giocatori prevalgono i maschi, la percentuale di genere, infatti, è così ripartita: 67% maschi e 44% femmine.
Si consideri inoltre che in moltissimi possiedono console portatili, questo è un dato non secondario.
Tempo di permanenza davanti ai videogiochi
Un bambino per quante ore al giorno gioca? L’impegno di tempo profuso nel gioco è stato statisticato da diversi poli di studio e ricerca: in media i bambini giocano quasi due ore al giorno (precisamente 1,56h secondo le ricerche condotte dall’Università di Udine nel 2006-2007). Dentro questo dato medio l’impegno di gioco è maggiore per i maschi.
Due ore di gioco sono moltissime soprattutto se condotte tutte di un fiato, a quanto pare è molto alto il numero dei piccoli videogiocatori che sostiene sessioni di gioco così durature. Inoltre, il gioco vissuto da solo è ancora più rischioso in termini di alienazione e dipendenza da videogiochi. La percezione di queste problematiche resta assai bassa e trascurata.
Tirando le somme, il dato più preoccupante è che tra i giovani (in prevalenza maschi) la percentuale di bambini tra i 10 e i 14 anni che ha fatto esperienze videoludiche si approssima sempre più al 100%. Ciò che deve far riflettere pedagogicamente è che l’esperienza dentro il videogioco limita il corpo sulla poltrona con poche dita impegnate nella sola gestione del joystick; il game over aggiusta meccanicamente le cose senza consentire al bambino di fare esperienza con l’irreparabile e senza mettere alla prova il problem solving; le trame degli eventi sono guidate da una traccia predeterminata, anche se variabile, e, pertanto, coinvolgono il bambino in un’esperienza i cui esiti sono prevalentemente programmati e tracciabili.
In questa società che è velocemente mutata in termini di stili di vita i videogiochi hanno fatto comodo ai genitori? Hanno sopperito all’assenza di aree verdi, alla mancanza di un tessuto familiare che creasse anche luoghi di affidamento sicuri e protetti per i nostri figli, alla distanza crescente tra famiglie e famiglie per cui le case ospitano sempre meno spesso coetanei, cugini, compagni di danza, calcio, eccetera? Le risposte a queste domande devono essere oneste.
I genitori sono consapevoli dell’esposizione dei giovani all’abuso e alla dipendenza da videogiochi?
L’abuso è strettamente collegato all’attrazione che il videogioco esercita sul bambino e l’attrazione, a sua volta, dipende dalla elicitazione emozionale e dall’effetto bio-chimico che il gioco scatena nei piccoli fruitori.
L'uso dei videogame favorisce la produzione di dopamina.
È molto importante che i genitori colgano il peso di questo neurotrasmettitore: livelli alti di dopamina sollecitano euforia, senso di appagamento ma sollecitano anche comportamenti aggressivi e difficoltà a gestire gli stati emotivi. La dopamina è legata al piacere e all’appagamento, infatti è stimolata dal cibo, ma anche dal gioco compulsivo o dallo shopping sfrenato. I bambini hanno un senso della misura e una capacità di gestione delle emozioni immaturi, pertanto l’effetto travolgente di un eccesso di dopamina può essere più difficile da governare e-o limitare, così i piccoli videogiocatori vanno verso la fonte del loro piacere: la console, il videogioco, eccetera.

Esposizione ai videogiochi: i rischi
Allo stato delle conoscenze psico-pedagogiche, gli esiti più ricorrenti sono:
- l’impegno della maggior parte delle ore di veglia in casa davanti a uno schermo a giocare in prevalenza da soli con conseguente perdita delle relazioni sociali e del contatto col mondo;
- aumento degli stati d’ansia e dei comportamenti aggressivi;
- interesse persistente e invincibile verso il cellulare al punto che non è inusuale osservare il bambino o il ragazzo impegnato in uno scroll continuo di messaggi e video con conseguente disinteresse a cose e persone nella realtà fattuale circostante.
Jonathan Haidt nel suo saggio: “La generazione ansiosa” parla di baratro digitale e chiarisce che prima il bambino o il ragazzo finisce in questo baratro meno le sue relazioni e interazioni dal vivo si svilupperanno in modo fluido e spontaneo. Detto in altri termini, uno dei maggiori rischi da esposizione precoce ai videogiochi è la fatica relazionale.
Che cosa possiamo fare per aiutare i nostri figli a ridurre il tempo davanti a console e videogiochi?
Il genitore può sgridare il figlio, gli può togliere la console, gli può togliere il cavo dell’alimentazione, gli può togliere la connessione internet oppure i controller che vengono nascosti in casa, in tali modi l’adulto impedisce al bambino o al ragazzo di giocare. Tuttavia la scelta punitiva è solo un palliativo.
Il figlio, quando privato della possibilità di uso dei suoi strumenti attraverso una punizione, non capirà perché non può giocare e subirà il gesto del genitore soltanto come un atto di forza.
Il primo consiglio pratico per evitare la dipendenza da videogiochi è quello di stabilire delle regole base di tempo utilizzo della console pomeridiane o serali che dipenderanno, ovviamente, dall’età e dagli impegni. Ciò di cui qui si tratta è mettere in atto strategie affinché il figlio non trascorre tutto il proprio tempo davanti ai videogiochi.

Consigli pratici per prevenire la dipendenza da videogiochi
Un decisivo aiuto indiretto per tuo figlio è non lasciarlo tutto il pomeriggio a casa da solo, se possibile fargli fare dello sport.
Le attività sportive costringono bambini e ragazzi a stare fuori casa e anche a stare con gli amici in gruppo. Inoltre, lo sport è fatto di linguaggi non verbali e prossemici e questa caratteristica non è secondaria: un’altra problematica dei giochi on line o del videogame, infatti, è che spesso la frequentazione tra i videogiocatori si limita al contatto audio, ovvero si mettono le cuffie e comunicano telematicamente, mancando, quindi, non solo la presenza fisica ma anche lo sguardo, il volto e la possibilità di cogliere le espressioni dell’altro.
Oltre allo sport, la cui frequentazione dipende anche dalle possibilità economiche e di tempo a disposizione di ogni famiglia, si possono mettere in campo attività alternative in cui figlio e genitore sono co-protagonisti in stretta relazione tra loro: il genitore può interagire col figlio (piccolo o ragazzino) sostituendo quei giochi consumati davanti allo schermo con altri tangibili e condivisi.
Che sia un gioco da tavolo, che sia un disegno, che sia qualsiasi attività fatta insieme, ciò arricchisce anche il rapporto genitori-figli.
Un ulteriore alternativa proponibile è quella di far invitare amici a casa, questo non elimina l’utilizzo della console, anzi spesso i ragazzi quando stanno a casa insieme ne prediligono un uso condiviso, ma avvantaggia il gioco in presenza che implica: confronto, fare a turno (poiché la maggior parte dei videogiochi hanno massimo due postazioni), a livello verbale coinvolge la narrazione degli accaduti e delle emozioni. In presenza e tutti insieme i bambini e i ragazzi saranno propensi anche a interrompere il videogame per fare una merenda, per esplorare un’altra attività, eccetera.
Stare insieme rende più qualitativo il tempo, anche quello passato davanti ai videogiochi.
Il genitore attivo a un ruolo sempre importante
L’aiuto di un genitore attivo è sempre decisivo e certamente è più funzionale rispetto a quello di uno passivo. In che senso parliamo di genitore attivo? Sono tali quelle mamme e quei papà che si rivolgono al figlio con la proposta di nuove attività alternative.
Alcune regole importanti
Stabilire prima quando si comperano giochi nuovi (per esempio a Natale o al compleanno, eccetera); se fa parte del vostro stile educativo potete sfruttare lo strumento del rinforzo positivo premiando il bambino o il ragazzo con qualche minuto in più di tolleranza nel fine settimana se durante i giorni di scuola avrà fatto i compiti o avrà mantenuto un comportamento corretto.