Pedagogia

I problemi della preadolescenza

Consigli pratici per mamma e papà sul tema della psicologia della preadolescenza: i figli tra gli 11 e i 15 anni non sono più bambini e non fanno più i capricci. Chiamateli ragazzi e rassegnatevi alle loro crisi di rabbia o alla perdita di controllo: sono fisiologiche manifestazioni di un’età di transizione.

Tra gli 11 e i 15 anni ogni genitore dovrebbe smettere di considerare suo figlio “piccolo”, non dovrebbe nemmeno più chiamarlo “bambino”. In questa fascia d’età il figlio diventa ragazzino, ovvero preadolescente. Pertanto più che parlare di capricci è giusto definire i problemi della preadolescenza e chiarire come affrontare insieme questo periodo di profondo cambiamento.

Le crisi di rabbia, urlate e nervose, tra gli 11 e i 15 anni sono la manifestazione esterna dei problemi della preadolescenza, possono essere minimizzate e arginate, ma accadono fisiologicamente.

Da cosa dipendono i problemi della preadolescenza: biologia e psicologia dei ragazzini.

I problemi preadolescenziali prevalentemente dipendono dalla taratura dell’Io, per come si sta caratterizzando, con il mondo esterno e col suo complesso di regole adulte. Io le chiamo le montagne russe dell’adattamento.

Per ogni genitore è difficile accettare che il figlio non sia più un bambino da coccolare e “gestire”.
Ricordate, però, che il concetto stesso di pre-adolescenza è complesso:

  • pre vuol dire prima;
  • adolescenza vuol dire fase di mezzo tra la pubertà piena e l’età adulta.

Quindi, il pre-adolescente è il giovane né troppo piccolo né troppo grande. Ovvero, è oltre l’età fisica e mentale (quindi è grande) per essere considerato ancora un bambino, ma è ancora piccolo per la piena pubertà.

Già solo questa definizione delinea quali sono i principali problemi della preadolescenza e, di conseguenza, chiarisce perché le crisi sono assolutamente fisiologiche, ovvero rappresentano tappe del percorso di crescita.

Problemi della preadolescenza e psicologia dei preadolescenti, in sintesi

I principali problemi della preadolescenza hanno a che fare con:

  • gli ormoni;
  • i cambiamenti fisici, dalla peluria alla voce;
  • la nuova forza fisica, figlia di un corpo mutato in struttura e potenza;
  • la nuova attivazione emotiva (ivi comprese quelle intime, basti pensare al fatto che si fanno strada i primi impulsi sessuali coscienti).

Il mix di questi fattori fa del preadolescente una bomba dall’innesco sensibile.

Lasciando un attimo da parte la biochimica dell’adolescenza, l’Io in sedimentazione è tra i problemi più rilevanti, se non il più coinvolgente.

Ogni fase dello sviluppo del bambino ha in qualche modo a che fare col suo Io, che si tratti o meno di un Io già delineato. Nella preadolescenza il carattere è già un costrutto e l’Io si stratifica, a me piace dire che si sedimenta sulle esperienze.

L’esperienza non è solo un fatto o un agire, essa è una condizione a cui concorre tutto l’essere (muscoli – mente e cuore insieme). La pressione emozionale di certe esperienze può innescare la miccia sensibile del preadolescente.

I Prof a scuola dicono che è un’età difficile, le mamme che è un’età impossibile, i ragazzi “mandano tutti a quel paese” e sono i soli a viverne la meraviglia.

Il consiglio migliore da dare a un genitore è quello di prendere le distanze dal proprio coinvolgimento emotivo e, senza uscire dal proprio ruolo, aiutare il ragazzo con un intervento educativo che gli consenta di restare nello spazio positivo della sua stessa mente. L’obiettivo come genitori deve essere quello di consentire ai propri figli di vivere questa età senza cadere negli eccessi, senza violare le regole (o almeno non violandole sino al limite del rischio) e senza sfogare la giovane energia esplosiva nella opposizione aggressivo-passiva (tipica di molti preadolescenti).

I problemi della preadolescenza, visti così (ovvero osservati come la polvere esplosiva, materia prima della bomba che cova nel preadolescente) sono spinte Evolutive necessarie, e inevitabili.

Genitori rassegnatevi, che lo vogliate o no, l’adolescenza farà il suo corso!

Mantieni la calma, è solo tuo figlio che sta diventando adulto, passerà anche questa fase

Non è tanto utile concentrarsi sul dato “fase molto difficile”, sappiamo tutti che il ragazzo preadolescente attraversa un momento complesso; piuttosto è proficuo compenetrarsi nella mente del preadolescente e accogliere il fanciullo che ancora cerca l’amore avvolgente della mamma e del papà senza, però, opprimere il ragazzo che cerca la sua via nel mondo. Adottando questo approccio tutte le manifestazioni e reazioni del preadolescente, sono assolutamente mediabili.

Più il ragazzo è aggressivo, oppositivo, chiuso e irritabile più ha bisogno di noi e del nostro ingresso pacifico nella sua mente dove vive a metà tra fantasia bambina e realtà adulta.

La preadolescenza è un limbo in cui si nascondono le chiavi della comprensione del mondo; il genitore non deve, però, mettere le chiavi nelle mani del figlio, deve, invece, mettere il figlio in condizione di trovarle da solo!

In che modo il genitore può aiutare il figlio a superare i problemi della preadolescenza?

La prima regola di sopravvivenza per qualunque genitore è l’accettazione: accettate che vostro figlio sta crescendo e che per farlo deve scontrasi con il mondo e con le sue regole adulte. Assumete la rabbia e l’opposizione come manifestazioni di questo processo e sforzatevi di dimostrare al ragazzo alternative positive e pacifiche di comunicazione.

  • Il muro contro muro non serve a niente;
  • aiuta, invece, prendere le distanze da un momento di rabbia spostando le discussioni importanti al “quando ti sarai calmato” e nel frattempo concedersi una tregua;
  • tregua non vuol dire cedimento, ovvero non significa ammettere la violazione delle regole familiari, piuttosto è un patto di non belligeranza che fa bene quando la famiglia è troppo coinvolta in una lite “furiosa”.

Un bambino educato all’abbraccio potrebbe diventare un adolescente capace di lasciare spazio a questo conforto fisico, tuttavia non è un bene imporre ai ragazzini più grandi di essere abbracciati per sedare una crisi, ricordate sempre che le manifestazioni di rabbia a 11 – 15 anni non sono più i capricci di un bambino.

La rabbia è uno dei più ingombranti problemi della preadolescenza: perché i ragazzini di 11 – 15 anni sono tutti sempre arrabbiati?

Se l’Io è in sedimentazione, i sentimenti, invece, sono magmatici, mentre il cuore è magnetico ma di cristallo. Ecco il ritratto sentimentale di un figlio preadolescente.

La rabbia nasce come conseguenza della difficoltà a equilibrare le emozioni con la ragione, il comportamento con le regole, le aspettative (che in parte sono ancora favolose e fantasiose) con la realtà.

In tutto ciò l’adolescente vive una naturale spinta a fare da solo, cerca e vuole l’autonomia; tuttavia, pur sentendosi forte, capace e in grado, spesso non possiede il giusto discernimento e la dovuta esperienza.

Guidatelo ammettendo che possa sconfinare, fate in modo che resti nei limiti della sua personale sicurezza, comprendete che è suo diritto cadere e rialzarsi da solo e che, allo stesso modo, è suo diritto ritornare a noi come porto sicuro.

Problemi della preadolescenza: il pericolo dello sconfinamento e della trasgressioni alla ricerca di sensazioni forti.

La pratica con un corpo velocemente mutato, ovvero l’adattamento a un fisico che è diventato già quasi adulto; l’emergere di impulsi intimi e coscienti con il loro carico di “tempeste ormonali; il confronto con la massa dei pari, sono tutte condizioni che inducono i ragazzi a spingersi verso emozioni forti.

Il preadolescente è guidato da un istintivo impulso a sperimentare oltre i propri limiti e ciò può indurre a nuovi usi del corpo, usi anche impropri: dall’approccio più o meno precoce all’intimità e al sesso fino all’uso di sostanze psico-attive, tabacco o alcool o persino droghe.

Non c’è adolescente che non sia stato attratto dalla trasgressione, rispetto a questo pericolo il ruolo dell’adulto è fondamentale ed è determinante che genitore e figlio abbaiano instaurato un rapporto dialogante: mettete i vostri figli in condizione di raccontarvi i loro vissuti, le loro amicizie, i loro incontri. Parlare è un arma potentissima contro i problemi dell’adolescenza, laddove però nemmeno il parlare sgrava l’adulto dall’importante compito dell’osservazione.

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