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Psicologia

Sono sempre in ansia per mio figlio: il genitore ansioso

Per il nostro benessere e per quello dei nostri figli lavoriamo sul presente, godiamoci ciò che sentiamo sotto i piedi piuttosto che ciò che elabora la nostra mente e liberiamoci delle zavorre.

Pubblicato il 13.05.2024 e aggiornato il 15.05.2024 Scrivi alla redazione

L’ansia dei genitori ha a che fare con l’accudimento e con i comportamenti che accompagnano questo sentimento. Attraverso un’attenta e scrupolosa immersione nel variegato mare magnum dell’universo familiare, un processo su cui è interessante porre un intenso occhio di bue concerne, la differenziazione genitore-figlio. Il distacco del cordone ombelicale rappresenta tangibilmente questo importante fenomeno, poiché sancisce il momento in cui l’IO e il TU non sono più saldati attraverso il corpo.

Con la differenziazione genitore-figlio entra in gioco un’analisi dei bisogni del bambino, i quali devono essere necessariamente colti e soddisfatti dal genitore, onde evitare che il figlio possa raggiungere uno stato di frustrazione.

Il prolungamento di tale senso accuditivo comporta da parte del genitore uno stato di allerta, di ipercontrollo e iperprotezione, i quali, se influenzano la quotidianità della relazione col figlio, possono sfociare in condizioni di ansia genitoriale, sovente trasmessa alla prole.

Cos’è l’ansia?

È opportuno approfondire il concetto di ansia. Pensiamola come se fosse un dipinto in cui le figure sono i sintomi, delineati in maniera marcata ma non scevra da sfumature, mentre lo sfondo può essere rappresentato dalla contestualizzazione dell’ansia tout court.

L’ansia è uno stato psichico che un individuo può avvertire, caratterizzato da una significativa preoccupazione rispetto ad un determinato stimolo. 

Cosa succede nel corpo quando si attiva l’ansia

Di per sé l’ansia è un costrutto, ossia qualcosa di non percepibile attraverso gli organi di senso, tuttavia la si può riscontrare a livello corporeo attraverso i seguenti sintomi, distinguibili in tre macro categorie:  mentali, comportamentali e fisici.

Sintomi dell’ansia: sintomi mentali, comportamentali e fisici

Per ciò che riguarda gli indici mentali è possibile annoverare:

  • sensazione di allarme e di pericolo e di vuoto mentale;
  • pensieri, immagini e ricordi spiacevoli;
  • un controllo significativamente frequente ed intenso degli stimoli ansiogeni onde evitare che accada qualcosa che possa rappresentare per il soggetto ansioso una vera e propria catastrofe.

Il bisogno imminente di esplorare in modo ostinato il contesto temuto, finalizzato a una ricerca anancastica (ovvero ossessiva e compulsiva) di spiegazioni, conforto e vie di fuga nonché escamotages per evitare gli stimoli ansiogeni, rappresentano gli esempi più lampanti di sintomi comportamentali.

Degni di nota sono anche i segnali fisici canalizzabili nelle seguenti aree:

  • dolore all’altezza del torace: sintomo che può provenire da diverse origini, ad esempio la respirazione toracica e i disturbi gastrointestinali;
  • mancanza di respiro: tale sensazione, derivante dalla continua e ripetuta respirazione toracica che comporta affaticamento ai muscoli intercostali, con conseguenti spasmi e dolori pettorali;
  • palpitazioni: distinguibili in cardiopalmo, tachicardia e aritmia; sovente quando tali sintomi sono associati ad uno stato ansioso si avverte la sensazione di avere un infarto;
  • sensazione di nausea: tale stato si verifica quando non si ravvisa in maniera armonica il ritmo di contrazione e rilassamento dello stomaco. Quando la nausea è associata all’idea del vomito, spesso può aumentare lo stato ansioso fino ad episodi di panico; 
  • tremori e sudorazione: ossia, in momenti in cui il soggetto avverte ansia avvengono movimenti involontari di parti del corpo, dovuti alla contrazione alternata di movimenti muscolari opposti; mentre la sudorazione comporta l’abbassamento della temperatura corporea, gli stati ansiosi la innalzano;
  • vertigini: sensazioni di confusione, capogiri o stordimenti, i quali si verificano quando entrano in conflitto tutte le informazioni che provengono dal “sistema dell’equilibrio”. Lo stato ansioso, l’iperventilazione nonché stringere la mascella e i denti possono comportare difficoltà nell’equilibrio o altri sintomi associati come sudore freddo e palpitazioni.

L’insieme di questi sintomi rappresenta dunque il segnale concreto della manifestazione di stati ansiosi, i quali necessitano sempre di essere contestualizzati onde evitare il cosiddetto fenomeno “etichetta”. Considerare in toto una persona come ansiosa potrebbe essere inappropriato.

Dunque, sarebbe consigliabile non “partire in quarta” e definire un soggetto ex abrupto come ansioso ma percepire in quali contesti si verifica tale stato e in quali no.

Genitore ansioso: sintomi e campanelli d’allarme -  alimentazionebambini. It by coop
Genitore ansioso: sintomi e campanelli d’allarme – alimentazionebambini.it by COOP

Genitore ansioso, come si manifesta l’ansia in famiglia: sintomi comportamentali

Un profilo dell’ansia ha a che fare con la sua funzione relazionale: l’ansia non è altro che la rappresentazione manifesta del bisogno di rimanere uniti e di controllare, anche solo col pensiero, le persone e/o le circostanze delle quali si avverte il timore della perdita. 

In particolare l’ansia rappresenta un campanello d’allarme, un ponte tra la paura di perdere ed il coraggio di cambiare e sta al soggetto stesso modulare le sue relazioni in base a quanto valga la pena rischiare il cambiamento.

Pertanto, riassumendo i concetti sovraesposti possiamo dunque considerare l’ansia come una condizione che oltrepassa i soli sintomi, i quali, seppur spiacevoli, rappresentano solo una riva scrosciante al di sotto della quale è palesabile un insieme non sempre scorgibile a occhio nudo di significati e fattori che sono determinanti per affrontare il senso di destabilizzazione susseguente allo stato ansioso.

Psicologicamente il genitore ansioso è dunque un genitore ipercontrollante e ipervigilante che si assume la responsabilità (ideale e sperata) di poter controllare l'intero ambiente intorno al bambino, di poterlo prevedere e fa di tutto per tenere il figlio al sicuro. Ma questa aspettativa è fallace ab origine, senza considerare che i figli hanno il bisogno e il diritto di sperimentare anche "esperienze pericolose", imparare a subire le "minaccie" della vita e a fronteggiarle.

Ansia dei genitori: è normale?

Con riguardo all’apprensione che il genitore può nutrire verso il figlio, ribadisco quanto una preoccupazione eccessiva possa essere un faro dai toni variopinti di quanto si abbia il timore che le persone da noi amate possano incorrere nel pericolo, infatti un’altra definizione, molto più sintetica dell’ansia è la paura del pericolo stesso.

Questo stato di eccessiva preoccupazione si riflette sovente sulle persone o sulle cose verso le quali investiamo emotivamente in maniera significativa e, ça va sans dire, per un senso non solo di profondo amore ma anche di un osmotico accudimento, la paura che il pericolo possa essere alle porte ad esempio dei nostri figli spesso diviene un pensiero continuo, frequente ed intenso.

In tali circostanze si innescano nella mente dei genitori pensieri talvolta illusori per cui, quando i piccoli iniziano a sperimentare l’autonomia e quindi non sono più assistiti da un controllo onnipresente del papà o della mamma, il chiedere costantemente: ”Dove vai?”,  “A che ora torni?”, “Con chi vai?”, crea un processo protettivo che consente ai padri e alle madri di essere apparentemente più tranquilli, sebbene siano consapevoli che l’imprevisto alberghi dietro l’angolo.

Il figlio di un genitore ansioso può esprimere un disagio - alimentazionebambini. It by coop
Il figlio di un genitore ansioso può esprimere un disagio – alimentazionebambini.it by COOP

Ansia dei genitori e risposta dei figli: come e quando il figlio di un genitore ansioso può esprimere un disagio

È necessario analizzare e condividere con i lettori quali siano gli stili genitoriali che maggiormente possano comportare l’insorgenza di stati ansiosi nei figli: sto parlando dei genitori ipercontrollanti e iperprotettivi.

Questi genitori non consentono ai loro figli di “sporcarsi le mani autonomamente”, per cui, attraverso un meccanismo di prolungamento ”wireless”, viene trasmesso un messaggio criptato secondo cui il genitore teme che il mondo sia particolarmente insidioso per il figlio. Quest’ultimo, per parte sua, avverte un bisogno incessante della figura genitoriale intesa come nucleo protettivo e porto sicuro per le insidie che la realtà serba in sé. Pertanto non è insolito ascoltare nella pratica clinica persone che hanno difficoltà ad uscire di casa proprio perché hanno riscontrato un setting “comodo” nelle proprie mura domestiche.

Come si fa a calmare l’ansia?

Per poter fuoriuscire da questo gap innanzitutto è necessario assumere la consapevolezza che questi pensieri sono frutto della mente e non necessariamente dell’esperienza. 

A tal proposito è ben risaputo che non esistono realtà esperite soggettivamente che si reiterano in toto, ogni istante vissuto rappresenta un momento a sé stante irripetibile, per cui è inutile affastellare le sinapsi con ricordi e racconti di situazioni spiacevoli ai fini protettivi; se una situazione pericolosa si verifica anche in luoghi ameni; pertanto è bene spiegare, in maniera efficace ed essenziale come fronteggiare situazioni di pericolo, senza che esso divenga motivo di angosce talvolta smisurate.

Trasformare l'ansia in forza - alimentazionebambini. It by coop
Trasformare l’ansia in forza – alimentazionebambini.it by COOP

Come trasformare l’ansia in forza?

Per il nostro benessere e per lo stato di benessere dei nostri figli, lavoriamo sul presente, godiamoci soprattutto ciò che sentiamo sotto i piedi piuttosto che ciò che elabora la nostra mente, non a caso un sinonimo della parola presente è dono.

Iniziamo a liberarci di tutte quelle zavorre che possono talvolta rappresentare un limite per la nostra tranquillità, ad esempio raggiungere un ideale di perfezione e di normalità che concedono poco spazio all’unicità e alla differenza intesa come motivo di arricchimento interiore: raccogliamo saperi per seminare saperi, guardiamo il sole anche nei giorni piovosi per trasmettere la magnificenza del calore umano e l’utilità delle relazioni umane, intese come benefiche cure psicologiche; non puntiamo a fare del nostro meglio, facciamo del bene: “il meglio è nemico del bene” (Voltaire).

L’ansia, per quanto possa godere del vantaggio secondario di assumere le sembianze di una membrana protettiva, talvolta comporta la svalutazione del qui ed ora, oltre al fatto che più risulta imperterrita l’insistenza nell’essere ipercontrollanti e iperprotettivi, più risulta frequente per il figlio la messa in atto proprio di quel comportamento pericoloso per mera provocazione e spirito di ribellione.

Come rilassarsi in un momento di ansia?

Oltre a rimarcare la nostra attenzione sul tempo presente inteso come unica possibilità per goderci interamente la ricchezza di ciò che sta accadendo in quel preciso istante e in quel preciso luogo, è importante provare ad accogliere, puntare un terzo occhio verso gli aspetti più profondi ed intensi della nostra personalità.

Per vincere le emozioni bisogna accoglierle, incontrarle e comprenderle; anche l’ansia va accolta, incontrata e compresa. Pertanto, il suggerimento è razionalizzare e “far accomodare accanto a sé”  l’ansia con le sue coloriture, con i suoi fattori, contesti di riferimento e significati reconditi, al fine di divenire nel corso del tempo padroni dei nostri punti nevralgici in modo tale che, si spera, essi possano tramutarsi in vere e proprie risorse.

In questo modo, cambiando prospettiva, ossia imparando a tenere strette le briglie dello stato ansioso, possiamo dunque trasmettere ai nostri figli come affrontare le avversità, divenendo questi ultimi non solo più sicuri di sè, ma anche dotati di un più consistente livello di autostima e di autoefficacia e, perché no, possono essere in grado di trascorrere la quotidianità più serenamente, godendosi, in maniera sana, anche momenti di meritata leggerezza.

Per ottenere questo risultato è importante che in famiglia si unisca un altro elemento assolutamente degno di rilevanza: la fiducia. Condividere questo stato d’animo come elemento necessario e sufficiente per il protrarsi di un equilibrio familiare è un vero e proprio percorso a cui si sottopone la famiglia giorno dopo giorno: fidarsi significa condividere e credere negli stessi obiettivi ed è un lavoro che vale la pena esercitare e consolidare lungo una linea del tempo senza lancette ma fatto di attimi e sfumature costruttive.

I genitori non mutano le proprie sembianze, i propri stili e le proprie funzioni pur non essendo onnipotenti su sé, sugli eventi né tantomeno sui figli, pertanto, se si comprende il significato di questo concetto, una buona quantità d’ansia può essere considerata come un enorme lago che lentamente si prosciuga, lasciando spazio alla terra, a ciò che è terreno, ciò che è umano, ciò che ci rende genitori di futuri uomini e non necessariamente di congetture che non trovano posto assicurato in questa nuova valle di umanità.

Quando serve l’aiuto dello specialista

Quando chiedere aiuto dinnanzi ai disturbi d’ansia? Quando il malessere e le sofferenze psicologiche prendono il sopravvento e non consentono di affrontare la quotidianità in maniera funzionale.

In situazioni simili è necessario affidarsi a mani esperte, di chi ha studiato, approfondito e si è specializzato nel trattamento dei disturbi d’ansia. Lo si può fare serenamente, senza pregiudizi che, secondo il mio punto di vista, ad oggi sono diventati antiquati.

Chiedere aiuto è un grande atto di amore verso sé stessi, assolutamente trasmissibile ai propri figli, senza considerare che la salute mentale è importante tanto quanto la salute fisica e una rinnovata cultura del benessere dell’anima merita di essere trasmessa ai figli.  

Con la supervisione di:

Dott.ssa Margherita Caroli Pediatra

Prof. Andrea Vania Pediatra