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Stili di vita

Come rinforzare il pavimento pelvico dopo il parto

Pressione dell'utero, fattori ormonali e postura della donna incinta influenzano la salute del pavimento pelvico in gravidanza e post parto.

Pubblicato il 02.07.2024 e aggiornato il 03.07.2024 Scrivi alla redazione

Il pavimento pelvico è quell’insieme di muscoli che sostengono gli organi pelvici (utero, vescica e retto); durante la gravidanza è sollecitato da vari fattori che possono determinare un indebolimento di questa muscolatura. 

Detta muscolatura infatti non solo ha funzione di sostegno della statica pelvica ma ha un ruolo anche sulla continenza urinaria, ano-rettale, sessuale e sulla biomeccanica poiché il pavimento pelvico rientra in un sistema complesso anatomo funzionale chiamato CALP (complesso addomino lombo pelvico), e relazionale poiché una disfunzione in questa area si ripercuote negativamente sulla qualità della vita delle pazienti.

Quali sono i fattori che determinano una debolezza pelvica in gravidanza

Studi recenti hanno mostrato che più della metà delle donne a partire dal secondo trimestre di gestazione inizia a soffrire di disfunzioni pelviche come pubalgie, perdita involontaria di urina, sensazione in ingombro e di peso pelvico.

I principali fattori responsabili di questi sintomi sono:

  • la pressione che l’utero in accrescimento esercita sugli organi contigui e sul pavimento pelvico;
  • fattori ormonali, infatti in gravidanza la produzione di progesterone e relaxtina favoriscono un rilassamento di tutti i muscoli, compresi quelli pelvici;
  • l’aumento del volume sanguigno che va ad aumentare la pressione a livello pelvico e degli arti inferiori;
  • la postura della donna incinta.

Con la pancia proiettata fisiologicamente in avanti, le curve posturali si adattano; infatti si assiste a un aumento di curvatura della zona lombare con un aumento del sovraccarico sul pavimento pelvico.

Il parto naturale può peggiorare la debolezza del pavimento pelvico?

In una condizione già favorente una disfunzione, il parto naturale rappresenta un fattore aggravante e di rischio. Se il parto è difficoltoso e la donna non riesce a gestire le spinte per favorire l’espulsione del bambino, o peggio se viene praticata l’episiotomia, c’è il rischio di danneggiare ulteriormente un pavimento pelvico già sollecitato in maniera intensiva dai mesi della gravidanza. 

Cosa fare già durante la gravidanza 

Durante la gestazione si possono contrastare questi adattamenti posturali seguendo degli specifici allenamenti che tengano proprio in considerazione questi fattori. Una buona rieducazione addomino pelvica da personale specializzato come il fisioterapista dell’area pelvica avrà come obiettivi:

  1. quello di rendere coscienti del distretto addominopelvico e della funzione;
  2. prevenire e trattare incontinenza urinaria e prolassi pelvici.

I tempi e le modalità di valutazione dopo il parto 

Passati i 40 giorni dal parto, la neo mamma può effettuare una valutazione del pavimento pelvico da fisioterapista o ostetrica.

Come avviene questa valutazione post parto? Dopo un’attenta anamnesi della gravidanza e del parto si raccoglieranno dati utili poi confrontati con la clinica e gli eventuali sintomi. Attenzione al fai da te. Percepire debolezza pelvica correlati a episodi di perdita urinaria non deve indurre a far pensare necessariamente a un pavimento pelvico debole che vada rinforzato. Le manifestazioni di incontinenza urinaria devono essere sempre valutate da un’ispezione vaginale.

Tanto un pavimento ipertonico (cioè troppo rigido) che un pavimento ipotonico (troppo rilassato) possono dare segni di debolezza muscolare e produrre incontinenza da sforzo, cioè perdita di goccioline di pipi quando si ride o si starnutisce, ovvero si compiono azioni che comportano aumenti pressori in cavità addomino pelvica che, se non opportunamente contrastati, possono produrre incontinenza.

Come questa debolezza si può manifestare sulla vita quotidiana e intima della neo mamma

Se presente solo un’ipotonia della muscolatura, la paziente percepirà difficoltà a trattenere pipì e quindi improvvisa perdita sotto sforzo, ma può anche essere presente un’incontinenza alle feci o ai gas. A livello intimo si potrà fare più fatica nel raggiungimento dell’orgasmo. Se questa incontinenza è associata a un ipertono, la paziente ugualmente manifesterà difficoltà minzionali e defecatorie

Spesso associati a un’alterazione del tono basale possono essere concomitanti dei prolassi degli organi pelvici (retto, vagina, vescica) che sono responsabili di sintomi come: senso di ingombro in vagina, pesantezza pelvica, incontinenza.

L’intervento del professionista nella cura del pavimento pelvico- alimentazionebambini. It by coop
L’intervento del professionista nella cura del pavimento pelvico- alimentazionebambini.it By COOP

Le modalità di intervento

Dopo una valutazione dello stato dei muscoli del pavimento pelvico e dell’integrità delle mucose vulvo vaginali si potrà procedere con esercizi di riabilitazione del pavimento pelvico.

La valutazione avviene a cura del ginecologo o dell’ostetrica o del fisioterapista del pavimento pelvico e si svolge con una visita intracavitaria in cui vengono effettuati vari test con lo scopo di testare la capacità di contenzione pelvica. Attenzione al fai da te e all’acquisto di prodotti pelvici online senza presa in carica e valutazione, in alcuni casi non si potrebbe avere risultato, in altri addirittura un peggioramento dei sintomi.

La riabilitazione del pavimento pelvico consta di vari obiettivi:

  • Presa di coscienza
  • Modifica dei parametri scorretti nelle attività di vita quotidiana
  • Automatizzazione

La presa di coscienza può avvenire attraverso tecniche di terapia manuale che stimolano la sensibilità vaginale o attraverso l’utilizzo di uno strumento chiamato biofeedback. Quest’ultimo si configura come strumento che collegato a una sonda intravaginale o rettale trasduce i movimenti e la forza con cui i muscoli del pavimento pelvico si attivano sollecitati da varie posture di grado di difficoltà progressivamente più avanzati. 

Gli esercizi di Kegel rappresentano una delle possibilità di lavoro del fisioterapista che si occupa di debolezza del pavimento pelvico. Questi esercizi furono ideati dal ginecologo americano Arnold Kegel negli anni 40, sono esercizi in cui c’è una contrazione volontaria del muscolo pubococcigeo uno dei muscoli del pavimento pelvico, sono caratterizzati da un tempo in cui il muscolo si contrae (tempo di lavoro) e un tempo di riposo.

Il numero di ripetizioni e di serie dipendono dal grado di severità della debolezza pelvica e pertanto è necessaria una valutazione specialistica per impostare il programma riabilitativo. Si comincia in posizione supina e si chiede alla donna di stringere la parte pelvica immaginando di risucchiare un dito in vagina per 5 sec in fase espiratoria mentre di rilassare la parte pelvica durante l’atto inspiratorio; a seguito della contrazione si esercita un tempo di circa 10 sec di riposo (il tempo di riposo è sempre doppio rispetto alla contrazione).

Oggi insieme agli esercizi di Kegel sono nate metodiche riabilitative più globali che tengono in considerazione la meccanica addomino pelvica coinvolgendo più distretti muscolari e articolari in un‘ottica di visione sistemica muscolo-fasciale del corpo e di connessioni tra contenuto viscerale e contenitore osseo e muscolare: gli esercizi di decompressione viscerale (metodo Loredana La Torre) o gli esercizi di Bernadette de Gasquet (gambe e braccia vendono coinvolte nell’attivazione della mutanda pelvica mantenendo la verticalità posturale della colonna vertebrale seguendo una specifica respirazione toraco-addominale).

Si capisce bene perciò che la riabilitazione per potenziare questi muscoli non è una ginnastica semplice proprio perché questi non si trovano sotto il controllo visivo e non è scontata la loro corretta attivazione come può essere muovere un braccio o una gamba. Infatti la contrazione isolata di questi muscoli non è semplice e spesso, soprattutto in caso di debolezza del pavimento pelvico, si fa fatica ad isolarne l’attivazione, pertanto si rischia se non opportunamente guidati di attivare muscoli vicini come glutei e adduttori che rendono imprecisa la richiesta di movimenti.

Alla richiesta di attivazione della contrazione della muscolatura pelvica infatti la donna potrebbe chiudere le gambe e/o sollevare il bacino proprio arrivando i muscoli antagonisti. Se il movimento invece avviene correttamente si percepirà una buona attivazione pelvica e una successiva attivazione addominale come se la donna mimasse a livello pelvico una chiusura di una zip dalla mutanda fino alle costole mantenendo il bacino neutro. Attenzione a non esagerare con le ripetizioni poiché sono muscoli molto piccoli che vanno abituati con gradualità, c’è il rischio di tetania muscolare e di sovraccarico se le serie non sono adeguate alla situazione della donna. 

Come avere cura del pavimento pelvico - alimentazionebambini. It by coop
Come avere cura del pavimento pelvico – alimentazionebambini.it by COOP

Interrompere il getto della pìpì rafforza il pavimento pelvico?

Il consiglio di interrompere il getto minzionale (il famoso stop pipì) è erroneo sebbene si legge ancora su alcune riviste non validate scientificamente. Questo consiglio deve essere assolutamente scoraggiato poiché non solo si è visto non essere utile ai fini riabilitativi ma addirittura dannoso in quanto la vescica potrebbe non svuotarsi bene e causare cistiti da incompleto svuotamento.

Esistono in commercio anche delle palline con pesi diversi e progressivi che inseriti in vagina consentono di eseguire esercizi contro la resistenza di queste palline. Per il loro utilizzo si consiglia sempre il confronto con il terapista di riferimento. Anche l’uso dell’elettroterapia può rappresentare una modalità di azione in caso di debolezza della muscolatura pelvica. Le correnti infatti si sono con il tempo mostrate utili soprattutto se la paziente unisce al loro utilizzo, una stimolazione diretta data dall’esecuzione di un esercizio. 

Riatletizzazione nel post parto in caso di incontinenza

Solo dopo un percorso di riabilitazione in cui progressivamente si va a rinforzare la muscolatura debole e la paziente ha automatizzato il meccanismo addomino pelvico, allora il percorso potrà proseguire con un riatletizzatore. In caso però di debolezze del pavimento pelvico si sconsigliano attività sportive iperpressive come crunch o flessioni, infatti sebbene la paziente potrebbe aver automatizzato il meccanismo di attivazione del pavimento pelvico per garantire la contenzione, l’aumento pressivo non è mai raccomandabile in caso di debolezza della muscolatura pelvica.

Con la supervisione di:

Dott.ssa Margherita Caroli Pediatra

Prof. Andrea Vania Pediatra