Stili di vita

Il pianto del neonato: scopri le cause, come interpretarlo e come calmarlo

Il pianto è una peculiarità umana; nessun’altra specie è capace di piangere, esattamente come nessuna altra specie, all’infuori dell’uomo, possiede la capacità di comunicare mediante il linguaggio. Il pianto del neonato implica in genere (oltre al dolore) un bisogno di nutrimento e protezione, un desiderio, un’aspettativa o una preghiera.

Come interpretare, capire, riconoscere i vari tipi di pianto del neonato?

Dobbiamo prima di tutto ascoltare il pianto con empatia per scoprire il suo straordinario valore comunicativo.  Il neonato non è come un giocattolo che piange sempre allo stesso modo, invece è in grado di interagire e apprendere dall’ambiente circostante. Il pianto è importante nella relazione del bambino con l’ambiente e soprattutto con la madre.


Se l’adulto che accudisce un neonato che piange perde la capacità di riflettere e cercare di comprendere le ragioni di quello specifico pianto, potrà rispondere solo  tentando di consolarlo in modo generico. I genitori lo definiscono pianto forte, isterico, disperato, inconsolabile, continuo, senza respiro… e si potrebbe continuare, ma queste parole vengono usate soprattutto se non abbiamo capito perché il piccolo piange. Così cerchiamo di interrompere il suo pianto prima ancora di capire da cosa bisogna consolarlo.

Consolare non è sinonimo di far cessare, ma di confortare. Per consolare occorre riconoscere adeguatamente l’emozione sottostante.

Il Prof. Vania chiarisce come interpretare il pianto dei neonati e descrive le cause più comuni

Perché il neonato piange? Le 11 cause

  1. dolore da digestione (maggiore se mangiano in eccesso o troppo in fretta);
  2. coliche gassose (in particolare tra le 2 e le 12 settimane di vita), tipiche delle ore serali e riconosciute ormai come una fase normale di sviluppo in alcuni bambini;
  3. fastidi per il pannolino sporco, una posizione scomoda;
  4. troppo caldo o freddo o fumoso;
  5. troppo rumore, luce o attività intorno al neonato;
  6. stati contingenti di malessere, febbre, dolore all’orecchio, ecc;
  7. voglia di coccole o di sentire l’odore o il battito cardiaco della madre;
  8. fame: i neonati e i lattanti mangiano notte e giorno;
  9. sonno;
  10. paura, solitudine;
  11. emozioni negative dei genitori che il neonato è in grado di avvertire (ci torneremo in seguito).

Se leggiamo con attenzione questi 11 punti, esiste un filo conduttore comune: comunicazione.  

Il pianto è sia una risposta dell’organismo a stimoli interni, sia una richiesta d’aiuto. Molte volte però le cause del pianto non sono specifiche cause organiche, e nemmeno chiare richieste di soccorso: ci sono casi in cui si riesce a far cessare il pianto fornendo al neonato uno stimolo semplice che può essere la voce umana o il contatto fisico. Un neonato di 5 settimane può iniziare a piangere se la persona che prima lo guardava scompare dalla sua vista.

Il pianto del neonato: come interpretarlo?

Ogni genitore sa interpretare i movimenti che si accompagnano al pianto del neonato, pertanto può essere difficile creare uno schema che vada bene per tutti.

In generale, prima di cercare di consolare il bimbo o di allattarlo (il neonato non piange solo per fame!) cercate sempre di identificare quale possa essere la causa di un pianto prolungato. Se, esclusa ogni causa ragionevole, il bambino continua a piangere in modo inconsueto ed eccessivo, fate sempre riferimento al proprio medico curante: il pianto potrebbe essere infatti causato dal reflusso gastro-esofageo.

Le coliche gassose

La manifestazione clinica più intensa del pianto sono le suddette coliche gassose (si parla di “pianto colitico”) che si manifestano in 2-5 bambini nel primo trimestre di vita su 10 e vengono descritte, secondo la “regola del 3” coniata negli anni 50 dal dottor Morris Wessel, come un pianto disperato e inspiegabile che si presenta per più di 3 ore al giorno, almeno 3 volte la settimana e per 3 settimane o più. In effetti, sorprende quanto molti genitori ritengano che la causa del pianto siano proprio le  “colichette” senza che venga neanche lontanamente soddisfatta la definizione di Wessel. Ciò conferma quanto disagio procuri il lamento di un figlio, particolarmente a un genitore alle prime armi.

Riconoscere questo tipo di pianto: il lattante spesso flette le gambe sull’addome e trova sollievo solo in braccio e a pancia in giù. Le coliche si prevengono mantenendo un’alimentazione corretta per intervalli e durata della poppata o volumi di latte (nel caso di latte artificiale). Sconsigliati i farmaci di ogni genere! Prima di tutto: mantenete la calma! È noto che le coliche gassose abbiano una grande componente di ansia che le alimenta, una specie di circolo vizioso:

Il circolo vizioso del pianto: bimbo piange, genitore si allarma, bimbo piange disperato - alimentazionebambini by coop
Il circolo vizioso del pianto

Siccome gli unici che possono gestire le emozioni sono gli adulti, ancora una volta dobbiamo cercare di interpretare e comprendere cosa sta succedendo. Un trucco è di distendere il neonato nel lettone a pancia in su con mamma o papà accanto e praticare dei massaggi circolari sulla pancia senza spingere, accompagnando con una cantilena a voce bassa ma udibile. Sempre efficace è la posizione a pancia in giù, in braccio, dondolandolo leggermente.

Come posso riconoscere se il pianto è causata da una malattia?

  • Se il pianto è debole e sommesso, quasi fatto di gemiti sussurrati e il neonato rifiuta il cibo si tratterà di uno stato infettivo sistemico (generale).
  • Se c’è febbre o tosse.
  • Se presenta anche vomito o diarrea.
  • Se il pianto è acuto e INCONSOLABILE in genere il piccolo ha mal di orecchio, e comincia a rifiutare il cibo (perché succhiare evoca un dolore intollerabile). Importante non mettere al bimbo gocce nelle orecchie ma fargli assumere del paracetamolo e in ogni caso avvertire il pediatra.

In tutti questi casi bisogna farlo visitare dallo specialista senza esitazione.

Pianto per fame: quasi mai il motivo del pianto isterico o disperato

L’istinto di mamma, senza che nessuno glielo spieghi, sa che il pianto del suo bambino, quello che comincia sommessamente, a bassa intensità e che diventa più forte, è collegato in un qualche modo alla fame. Inoltre, il lattante si succhia le mani, i polsi, il neonato gira la testa alla ricerca del seno materno.

Diventerà una richiesta furiosa e disperata solo in caso di ritardo nel pasto o nell’allattamento. Ma istintivamente la mamma provvede a soddisfare il suo bisogno: mangiare o bere (ricordiamo che con latte il neonato soddisfa due azioni contemporaneamente: nutrimento e idratazione).

Pianto per sonno

Non tutti i bambini piangono per il sonno. Molto spesso sono irritabili e “non trovano pace”. Possono strofinarsi gli occhi e alcuni si toccano le orecchie (non indica che hanno dolore). Alcuni, ancora, tendono a girare la testa di lato come a cercare un piccolo nido dove chiudere gli occhi. Dopo aver verificato che abbia mangiato e sia pulito, tutti questi segnali appena elencati indicano che è ora di far addormentare il nostro neonato.

Ricordiamo che , in alcuni casi, il bambino non gradisce essere preso in braccio, oppure essere cullato. Il rituale dell’addormentamento è specifico di ogni bambino, sta a noi interpretarlo correttamente.

Pianto notturno

Il pianto si presenta sempre alla stessa ora (in genere notte fonda verso le 2 o le 3) ed è fatto di grida acute e si calma solo se viene nel lettone (non va bene come vedremo dopo). In questo modo dorme tutta la notte. La soluzione a questo problema è modificare il rituale di addormentamento. Il neonato si sveglia di notte in maniera fisiologica, generalmente si riaddormenta da solo, ma se richiede il nostro intervento dobbiamo accoglierlo e consolarlo. Non è di notte che si risolve il problema, ma di giorno!

Addormentamento fisiologico

Il neonato o lattante (entro i 6 mesi) in genere si addormenta non appena termina la poppata al seno o al biberon. Sistemiamolo subito in carrozzina o culletta, e lasciamo che tutti i rumori diurni di casa si sviluppino senza inibizioni (illuminazione, telefono, elettrodomestici etc), invece di sera silenziamo tutto, anche la tv. Questo favorirà l’acquisizione del ritmo sonno-veglia. Quindi se vogliamo che il nostro bambino dorma tranquillamente tutta la notte dovremo costruire proprio il rituale dell’addormentamento. Si tratta di azioni che si ripetono sempre uguali ogni sera e che ogni famiglia decide: bagnetto, massaggio, coccole delicate, ninna-nanne o filastrocche ma c’è sempre una sola regola, sempre la stessa, addormentate il vostro bambino nel lettino dove dovrà restare tutta la notte. Se la notte si sveglia e non riconosce il luogo o la culla dove lo avete addormentato si spaventerà e non dormirà più, e per sfinimento lo porterete nel lettone con voi: NON FATELO! È pericoloso per la salute del neonato: potreste soffocarlo, schiacciarlo o fargli del male NON volendo. Inoltre è dannoso per la salute psicofisica della coppia. Infatti, non dormire la notte è uno stress aggiuntivo ai genitori che dovranno riprendere le attività quotidiane diurne, senza avere riposato, senza trascurare che il rapporto di coppia tra marito e moglie risulta pericolosamente compromesso.

Il neonato ha caldo o freddo

Teniamo sempre presente che un neonato nato a termine ha bisogno di essere coperto un poco in più degli adulti (sia in inverno che in estate) solo per il primo mese. Per il resto possiamo ritenere che abbia caldo o freddo come noi. La temperatura di casa in inverno non dovrebbe mai superare i 22° e in estate non bisogna esporlo al ventilatore. Se fa caldo meglio fare il bagnetto, anche più volte al giorno (equivale al nostro lavarsi il viso). Il lattante non suda, quindi se è troppo coperto piange e diventa rosso e caldo: addirittura si può trovare temperatura elevata!

Il pianto di rabbia

A volte sarà un vero e proprio pianto di rabbia, nel quale il piccolo sembrerà sopraffatto e posseduto da un’ira incondizionata con urla, strepiti o calci: probabilmente un tentativo di urlare la propria delusione per non essere stato capito, un esercizio di controllo sull’ambiente di accudimento, sentito come inaffidabile.

Il pianto per solitudine

Anche il lattante sente la solitudine, ed esprime la sua richiesta di compagnia con il pianto. In questo caso è semplice, appena ci avviciniamo e gli parliamo, o lo prendiamo in braccio, o lo portiamo vicino a dove si svolgono le attività di casa, smette subito di piangere.

Alcuni falsi miti

Pianto del neonato può essere un capriccio? Falso

Il neonato non fa i capricci! Esprime un bisogno che noi adulti non sappiamo cogliere immediatamente, come abbiamo già detto: dobbiamo prima metterci in sintonia con il pianto del neonato e poi provare a consolarlo

Il bambino è troppo piccolo: non capisce quello che sta succedendo in casa/famiglia: falso

Esistono studi che dimostrano come già il neonato sia in grado di reagire con il pianto ad altri neonati che piangono. Infatti, il neonato è in grado di decifrare il pianto che ascolta. Riesce a capire quali emozioni si celano dietro quel pianto, e può imitarlo! 

Ma c’è di più: un neonato percepisce i sentimenti e le ansie della sua famiglia e delle persone che lo accudiscono, Se in famiglia accadono eventi stressanti o dolorosi, il neonato comprende, o meglio “sente” e reagisce, anche con un pianto apparentemente inspiegabile.

La notte piange perché vuole stare nel lettone: falso

Il lettone non è la soluzione. Al contrario dormire nel lettone con mamma e papà può essere controproducente. Quasi sempre il lattante si sveglia e piange improvvisamente nel cuore della notte perché il rituale dell’addormentamento lo confonde. Mi spiego meglio: il nostro lattante si addormenta beatamente in braccio (con il nostro calore, odore, battito del cuore e ritmo del respiro). Poi, silenziosamente, lo sistemiamo nella sua culletta e dopo un po’ di tempo (minuti o ore) si sveglia e piange disperato. Perché? Perché quando si sveglia non riconosce più il luogo dove si è addormentato, tutto qui. Questa è una reazione generalizzata in tutte le età infantili, ben oltre i primi mesi o anni.  

Neonato che piange disperato

Curiosità: piangono di più i maschietti o le femminucce?

“Anche se non c’è una regola certa, c’è una differenza tra i sessi: le bambine sono generalmente molto più resistenti dei bambini di fronte ai fastidi o al dolore, e questo lo si vede sin da quando sono piccolissimi. Poi, ogni bebè è un caso a parte, per cui non andrebbero mai fatti i paragoni, specie tra i bambini nati all’interno della stessa famiglia”.

I bimbi che si addormentano da soli nel loro ambiente saranno fanciulli e poi adulti più sicuri di sé e anche con gli altri bambini avranno un rapporto migliore.

Dott.ssa Pediatra margherita Caroli

Domande frequenti dei genitori al pediatra

“Il mio bambino piange quando si stacca dal seno, potrebbe avere fame perché il mio latte non è sufficiente?”

Se il neonato aumenta bene di peso non è la fame che lo fa piangere, e il pediatra lo confermerà.

“Il mio bambino dopo mangiato piange, strilla e vomita un po’ di latte. Ha iniziato facendolo qualche volta ma adesso è una costante: come mai?”

La prima considerazione da fare riguarda gli intervalli tra le poppate. Se al lattante viene offerto il seno o il biberon ogni volta che piange, per consolarlo, si potrebbe essere creata una condizione di iper-alimentazione. In pratica, non diamo tempo allo stomaco di svuotarsi e la distensione gastrica e il reflusso di latte diventano sempre più fastidiosi facendo piangere il neonato. In questo caso, bisognerà regolarizzare le poppate o il biberon per intervallo e quantità. In caso di allattamento al seno è più complesso perché la quantità non è modificabile, ma il pediatra saprà aiutarci.

“Il mio bambino piange di sera, sempre alla stessa ora, sembra un orologio.”

Non mi sentirei di sospettare una malattia, perché non esistono malattie che si presentano solo in un orario preciso della giornata. Forse in quell’orario si modificano le abitudini relazionali madre-figlio e magari ci sono più persone che interagiscono con il neonato.  Per esempio, se il papà è fuori tutto il giorno, quando rientra a casa le esigenze di padre e figlio si sovrappongono e il neonato potrebbe essere turbato… ma è solo questione di tempo e si “abituerà” a questa routine familiare.

“È nato un fratellino e la mia bambina di 2 anni, che dorme nella sua cameretta da sempre, ha iniziato a piangere di sera, sempre quando è ora di dormire. Non lo aveva mai fatto.”

La nascita di un secondo figlio raddoppia le incombenze familiari, e il figlio maggiore perde il dominio nel suo reame. Il rapporto tra fratelli e sorelle è la più meravigliosa delle esperienze relazionali e ha bisogno solo di essere accompagnata dai genitori. Spesso accade che il bebè (ultimo arrivato) sia stato sistemato nella camera con mamma e papà e la sorella maggiore continui a dormire nella sua stanzetta (come aveva sempre fatto). Basta  spostare la culla del piccolo nella cameretta della maggiore e tutti potranno dormire meglio.

Come possiamo calmare un neonato che piange per ore?

Per confortare un bimbo è fondamentale essere calmi pazienti e riposati: una madre esausta ha infatti maggiori difficoltà a prendersi cura del proprio figlio. Approfittate allora dell’aiuto di parenti, amici o babysitter per recuperare le energie. Ciò vi consentirà di riprendere con più efficacia l’impegnativo ruolo di genitore, con grande vantaggio per il piccolo (ogni senso di colpa è assolutamente fuori luogo!).

Se si tratta di un neonato e cioè un piccolino entro il mese di età, e abbiamo esplorato ed escluso tutti i fastidi fisici controllabili e potenzialmente responsabili del pianto (fame/sete, caldo/freddo ecc.), dobbiamo prenderci il tempo per osservarlo: letteralmente. Proviamo a guardare l’orologio quando inizia a piangere (e registrare l’orario di inizio). Poniamoci accanto al bimbo e osserviamo i movimenti del corpo e se tenta di attuare manovre consolatorie. Esploriamo la capacità del neonato di calmarsi da solo o di accettare interventi.

Oltre a cercare di tenere il neonato in un ambiente tranquillo, potrebbe giovarsi del

  • suono della nostra voce
  • del tocco della nostra mano
  • del dondolio in braccio (che ha un forte potere calmante nei confronti del pianto),

insomma delle nostre amorevoli cure.

Quando il pianto sarà cessato, guardiamo nuovamente l’orologio: sarà sorprendente la durata effettiva del pianto!

La “presa” del dott. Robert Hamilton

Possiamo provare anche con la tecnica del pediatra americano Robert Hamilton detta appunto “The hold”, ovvero “La presa”: 

  1. Tenere le braccia del neonato incrociate e strette al suo petto.
  2. Reggerlo saldamente con una mano dal pannolino.
  3. Fargli dondolare il culetto avanti e indietro, tenendo il bambino inclinato in avanti di circa 45°.

Non so dire se “La presa” vada bene sempre e con ogni neonato. In linea teorica potrebbe, perché riproduce la posizione che il feto ha nell’utero: il sentirsi contenuto, abbracciato, al caldo, senza la possibilità di muoversi facilmente, è una situazione che il neonato conosce bene e che lo calma. Ma più di tutto conta l’atteggiamento dei genitori: il neonatosi calma se si sente preso e maneggiato con modi sereni, ma decisi. Ovvio, poi, che la causa vada eliminata: se il neonato piange per fame deve mangiare, se perché non respira bene, il nasino va pulito, eccetera.

Prof. Andrea Vania – Pediatra
Per molti genitori non c’è sfida più temibile e difficile da superare di quella di tranquillizzare i propri figli quando piangono in modo disperato: il pediatra americano Robert Hamilton in questo video mostra la sua tecnica per calmare i pianti dei bambini in soli cinque secondi!

Concludendo, prima di affrettarsi a bloccare il pianto di un lattante o comunque di un bambino, è meglio cercare di capire quale messaggio vuole passare il piccolo agli adulti che se ne prendono cura. Altrimenti, avremo fermato momentaneamente il pianto, ma avremo dato le basi per una serie di comportamenti e relazioni scorretti  che avranno poi ripercussioni in età successive.

Controlliamo, ascoltiamo, agiamo e capiamo quando preoccuparci davvero:

PIANGEInterventoPediatra*VISITA URGENTE**
(pronto soccorso)
Fame /seteSeno/biberon/ AcquaNONO
Caldo/freddoAbbigliamento/temperatura
ambientale
NONO
Pannolino sporcocambioNONO
Fumo di sigarettaNon fumare in presenza del bebèNONO
Salivazione abbondanteDentizione, piccole afte in boccaSINO
FebbreControllo temperatura di casa e abbigliamentoSISI/NO
Rifiuta il ciboPotrebbe avere mal di orecchio/mal di golaSISI/NO
Il pianto è sempre associato al ruttinoPotrebbe avere reflusso gastroesofageoSINO
Solo tardo pomeriggio/seraColiche gassose/disturbo ambientaleSINO
DiarreaInfezione viraleSINO
Diarrea e sanguePatologia addominaleSISI
Sembra sfinitoInfezione sistemicaNOSI
Trauma cranicoOsservazione breve (vomito, sonnolenza, difficoltà a camminare..)SISI
Braccio immobile (dopo uno strattone o caduta)Pronazione dolorosa del braccio (radio o ulna)SISI
* In alcuni casi la consultazione telefonica
(soprattutto in questa emergenza Covid) può essere di aiuto.
** Se il pediatra non è raggiungibile oppure dietro sua indicazione.

La sindrome del bambino scosso: educare i genitori ad affrontare correttamente le crisi di pianto del neonato

Infine, è molto importante preparare il genitore alle cause (e ai rimedi) del pianto del neonato, in modo tale da contenere l’ansia e nervosismo derivanti da un piccolo inconsolabile. La consapevolezza potrebbe infatti aiutare una gestione equilibrata e anche ridurre, attraverso un buon lavoro d’informazione e di monitoraggio, l’estrema manifestazione dell’esaurimento psichico di un genitore, ossia la terribile Sindrome del bambino scosso (Shaken baby syndrome – SBS), conseguente, appunto, al maltrattamento di un bimbo.

La progressione dal cullarlo con “energia” a “scuoterlo” è rapida e può sfuggirci di mano. Dobbiamo cercare di contenere e controllare lo stress dovuti alle notti insonni. Scuotere il bambino può provocare una grave compromissione cerebrale con conseguenze neurologiche gravi a volte irreparabili. Scuotere la testa provoca un trauma al cervello, nello specifico si possono “strappare” le centinaia di piccole venuzze che tengono il cervello legato alla scatola cranica. Una volta rotte si ha emorragia intracranica (di varia gravità) e il piccolo può anche morire (20% casi).
Proviamo a organizzarci: se sappiamo che il nostro piccolino la notte si sveglia tanto e piange, cerchiamo di alternare le notti insonni tra mamma e papà, anche se mi rendo contro che la mamma è sempre coinvolta direttamente soprattutto se allatta. Se non è possibile alternarsi perché ad esempio il papà deve riposare perché per lavoro al mattino inizia presto (dico questo perché la mamma è sempre tutelata sul lavoro con l’astensione obbligatoria), questo sacrifica tocca alla mamma che di giorno però dovrà riposare ogni volta che riposa il bimbo, anche se questo comporterà trascurare le faccende di casa (possono aspettare!). Magari di giorno si potrà organizzare un’ora di relax fai-da-te tutto per la mamma chiedendo l’aiuto ai nonni o ad un’amica…

Lo scuotere fortemente il piccolo, con la folle idea che ciò possa calmarlo, gli provoca una rotazione involontaria ripetuta della testa con conseguente compromissione cerebrale ed esiti neurologici molto gravi, finanche la morte (20%).

Al di là quindi di questi estremi drammatici, come la Sindrome del bambino Scosso, comunque non così rari, è importante che ogni genitore comprenda che il pianto fa parte del normale sviluppo del sistema nervoso centrale e che man mano il bambino evolve e differenzia le modalità di pianto a seconda della necessità. Come abbiamo detto, dopo i 2 mesi di vita (secondo alcuni molto prima) non rappresenta più solo un ancestrale richiamo di attenzione, quanto uno strumento comunicativo con finalità precise.

Abbiate pertanto pazienza, seguite il vostro bebè con amore e serenità, e accettate l’aiuto di chi vi sta intorno come un atto di responsabilità e consapevolezza.

Faq

Domande frequenti

Perché il neonato piange?

  • dolore da digestione
  • coliche gassose, tipiche delle ore serali
  • fastidi per il pannolino bagnato
  • una posizione scomoda
  • troppo caldo o freddo o fumoso
  • troppo rumore, luce o attività
  • stati contingenti di malessere, febbre e dolore
  • voglia di coccole o di sentire l’odore della mamma
  • sonno
  • paura e solitudine
  • fame: i neonati e i lattanti mangiano notte e giorno

Se si tratta di un neonato e abbiamo esplorato ed escluso tutti i fastidi fisici controllabili e potenzialmente responsabili del pianto, dobbiamo prenderci il tempo per osservarlo: letteralmente. Poniamoci accanto al bimbo e osserviamo i movimenti del corpo e se tenta di attuare manovre consolatorie.
Potrebbe giovarsi del suono della nostra voce, del tocco della nostra mano, del dondolio in braccio, insomma delle nostre amorevoli cure.

Con la supervisione di:

Pediatra margherita caroli ecog sio oms

Dott.ssa Margherita Caroli Pediatra (past president ECOG, ex consiglio direttivo SIO)

Prof. Andrea vania - alimentazione bambini

Prof. Andrea Vania Pediatra (past president ECOG; consiglio direttivo SIO)

Le vostre domande sull'argomento e le risposte dei pediatri

  • Pianto dopo la poppata? Può essere reflusso

    • Nome: Valeria
    • Età del bambino: 1 mese
    • Sesso: femmina
    • Comune:
    • Domanda: Buonasera, mia figlia è nata il 10 febbraio e la allatto al seno. Da 3/4 giorni ad ogni poppata appena finisce di mangiare la tiro su per farla digerire e comincia a piangere, a torcersi tutta e finisce per rigurgitare un po' di latte con conseguente singhiozzo. Devo tenerla su una buona mezz'ora per farla addormentare e poi metterla a dormire. Come posso risolvere questo problema? Mentre piange sembra che abbia il latte in gola che le dà parecchio fastidio e forse anche un po' di acidità. Può essere causato da quello che mangio io? Ringraziando anticipatamente porgo cordiali saluti.
    Pediatra margherita caroli ecog sio oms

    Dott.ssa Margherita Caroli

    Pediatra

    gentile signora, i sintomi che mi descrive nella sua lettera sono quelle di un Reflusso Gastro-Esofageo. Per questo deve rivolgersi al suo pediatra, ma senza allarmarsi. Il reflusso e i rigurgiti, infatti, sono molto frequenti nei neonati e di solito scompaiono man mano che il bimbo cresce. Nel caso di allattamento al seno, come il suo, non bisogna fare nulla se non avere qualche accorgimento: tenerlo in posizione eretta fino a quando non fa il ruttino, fare delle pause durante la poppata, controllare che la piccola si attacchi bene al capezzolo per evitare che ingurgiti molta aria, non insistere se la bimba non vuole più latte e consolarla sempre  con un caldo abbraccio…oltre ad armarsi di tanti bavaglini.

    Il reflusso nei neonati, non è dovuto al tipo di alimentazione della mamma e quindi da una composizione particolare del latte materno, ma da una “immaturità” del cardias, cioè quella valvolina che regola il passaggio del cibo (in questo caso del latte) tra esofago e stomaco. Quindi non si senta in colpa e auguri per la nascita della sua piccola Valeria.

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