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Albi Illustrati

Come aiutare i bambini ad affrontare il lutto

Come aiutare i bambini ad affrontare il lutto, come percepiscono la morte età per età e consigli per genitori. Oltre l'arcobaleno, albo illustrato sul lutto

Pubblicato il 03.03.2025 e aggiornato il 08.03.2025 Scrivi alla redazione

Qualsiasi discorso che abbia a che fare con l’elaborazione del lutto, non solo rispetto ai bambini, pretende almeno due premesse: è indispensabile fare chiarezza sul significato di elaborazione del lutto e contemporaneamente sulle sfumature culturali che determinano il nostro modo di percepirlo e viverlo. Dinnanzi a qualunque perdita di una persona cara, ma, in diversa misura e diverso modo, anche di un animale da compagnia, l’elaborazione del lutto è un processo psicologico fisiologico, quindi naturale.

Elaborazione del lutto e acting out nei bambini

Il dolore della perdita, che è massimo e acuto quando ha causa in un fine vita (evento irreversibile), scatena una serie di emozioni specifiche ma coesistenti nel momento del lutto: shock, negazione, presa d’atto, frustrazione, impotenza, rimpianto, a volte sensi di colpa, rimorsi e rabbia. Prima che questa tempesta emotiva rientri, lasciando posto alla ripresa e alla ricostruzione, dovrà piovere acqua dal cielo, tremerà la terra e l’individuo in lutto perderà l’orientamento, sarà scosso nel profondo.

È evidente che quanto più è piccolo il bambino scosso dal lutto tanto minori saranno le risorse logico-razionali e riflessive a cui potrà fare appello e tanto più intensa sarà la reazione emotiva. Sono fisiologici anche dei comportamenti di risposta, come il pianto inconsolabile e improvviso, crisi di rabbia, urla, ma anche silenzio ostinato, chiusura, evitamento e persino il sonno viene compromesso dal dolore della perdita.

I comportamenti di risposta al dolore, a volte, rientrano anche nella classificazione di acting out, ovvero espressioni fisiche di vissuti emotivi che il bambino non riesce a manifestare in altro modo.

Lo scopo del processo di elaborazione del lutto

L’elaborazione del lutto ha un suo scopo evolutivo: serve a sopravvivere al dolore della perdita. Per parte sua, il dolore è trasformativo e concorre a dare un nuovo senso a quel legame che non possiamo più vivere fisicamente.

Il bambino, in modo particolare, e il preadolescente faticano più dell’adulto ad accettare l’idea dell’irreversibilità a del vuoto incolmabile che la perdita determina. I bambini e i ragazzi possono avere particolare bisogno di comprensione, conforto, vicinanza e supporto durante l’elaborazione del lutto.

Domande ricorrenti tra i bambini in caso di perdita di una persona cara (o di un animale domestico)

Che significa morire? Dov’è ora il nonno? Il mio cane non tornerà più da me? Posso ancora parlare con lui/lei? Mi voleva bene? Queste sono solo alcune delle domande ricorrenti tra i bambini in caso di lutto.

Diciamo subito che sulla spiegazione della morte e sulla elaborazione del lutto ha un peso determinante la cultura di riferimento e il modo in cui il credo religioso, la società, le credenze personali e la famiglia vivono la relazione con l’eternità, la fine o l’altra parte. Non c’è un modo giusto per raccontare la morte ai bambini, è importante, però, essere onesti e coerenti con i propri convincimenti a accettare le fasi del lutto, compresa la negazione e la rabbia.

Come rispondere alla domanda: “Mamma, papà, cos’è la morte?” o a domande simili

Se sei credente e realmente pensi che esista un vita ultraterrena puoi raccontare al tuo bambino che morire vuol dire “passare dall’altra parte” conquistando una pace e una serenità eterne;

Se non sei credente dovrai prestare attenzione al modo in cui racconterai al tuo bambino la fine intesa come “non esserci più”, usa favole e albi illustrati per mostrare al bimbo il ciclo della vita in modo non equivoco e non traumatico. Tieni sempre conto dell’età del bimbo, delle sue competenze cognitive e della sua sensibilità.

Un buon consiglio, valido per tutti è quello di cercare di prevenire il momento della vita in cui inevitabilmente il bambino incontrerà il lutto, come fare? Noi adulti ed educatori, dovremmo far familiarizzare i bambini col ciclo della vita, anche attraverso la coltivazione domestica e l’osservazione del ciclo vitale di piante e fiori.

Teoria del passaggio ad altri per spiegare la perdita di una persona cara

Personalmente trovo molto suggestiva, consolatoria e costruttiva la teoria del passaggio ad altri secondo la quale a chi sopravvive resta una importante eredità morale e sentimentale: quando qualcuno muore se ne va via il suo corpo, perché la morte innesca un processo naturale e biochimico, ma, in coloro che lo hanno amato resta la sua eredità morale e quindi la matrice dell’anima.

Questa teoria facilita una accettazione del lutto e della perdita efficace anche per i più piccoli perché li rimette in relazione con l’amore perduto del quale divengono scrigno e alimentatore.

Come reagiscono i bambini alla perdita di una persona cara: sintomi di sofferenza

La perdita di una persona cara, come abbiamo già sottolineato, scatena sempre molte emozioni che per di più coesistono (ovvero esplodono o si alternano nello stesso momento) e si confondono in un tutto che è il dolore soggettivo. Infatti, il dolore del lutto non ha caratteristiche univoche e si esprime con personale intensità e in forme sempre differenti.

La gamma di reazioni che possono conseguire al lutto nei bambini può comprendere:

  • Shock emotivo. Un sintomo di tale condizione è l’apparente insensibilità alla situazione, ovvero il bimbo va apparentemente in modalità nessun sentimento, nessuna reazione, neanche una lacrima. Comunemente, quando il bambino reagisce in questo modo la sua mente si sta allontanando da un dolore che le appare insostenibile, pertanto sta mettendo in atto una reazione di difesa.
  • Regressi. La separazione insanabile da un affetto espone il bambino al rischio di piccoli o grandi regressi: dormire nel lettone; fallire nel controllo urinario o delle feci; manifestare il bisogno di contatto fisico col genitore e faticare a staccarsi da lui.
  • Difficoltà di concentrazione, che si possono manifestare, per esempio, nella difficoltà ad eseguire i compiti scolastici, anche quelli domestici, con la consueta facilità o nei soliti modi e tempi.
  • Esplosioni di rabbia, comportamenti inconsueti e non funzionali e reazioni smodate (si tratta degli acting out di cui abbiamo precedentemente chiarito significato e dinamiche).
  • Ricorsività delle domande. Quando il bambino fa sempre le stesse domande, noi adulti dobbiamo cercare rassicurazioni, anche a costo di rispondere sino alla nausea sempre ai medesimi quesiti. Di solito, questa insistenza è figlia della necessità del bambino di rielaborare gli accaduti e dipende dal fatto che per la sua esperienza e la sua evoluzione cerebrale l’informazione della morte è assolutamente difficile da decodificare.
  • Sonno disturbato e-o incubi.

Ricordate che i bambini non sono mai troppo piccoli per capire, anche i più piccini percepiscono le atmosfere domestiche e assorbono i sentimenti degli adulti di riferimento oltre a vivere sulla propria pelle l’assenza. Mai dire: “È troppo piccolo per capire“.

Cosa capisce un bambino piccolo della morte e quali sono i processi del lutto età per età

I bambini nella fascia d’età 0-3 non percepiscono la morte come concetto ma vivono il dolore del lutto assorbendo la tristezza, la frustrazione e l’angoscia di chi vive accanto a loro.

Tra i 3 e i 6 anni i bambini sono fortemente condizionati dal pensiero magico e questo, in modo particolare, può portarli a credere che la morte sia reversibile o comunque che sia una separazione non permanente. Il consiglio è quello di evitare l’assimilazione dell’idea di morte alla malattia o al sonno.

Se il bambino in età prescolare è portato a pensare alla morte come conseguenza della malattia potrebbe alimentare paure verso qualsiasi malanno e ciò potrebbe compromettere la relazione con le cure, ove necessarie, e con i medici. Infatti, la malattia è intesa dal bambino genericamente, al piccolo manca una sufficiente capacità di diversificazione tra le patologie e le conseguenti gravità.

Se, invece, la morte gli viene presentata come un lungo sonno il bambino potrebbe manifestare tensione nell’addormentamento e paura del sonno, il tutto a compromissione generale dell’igiene del sonno stesso.

Tra i circa 5-6 anni e i 9 anni le competenze cognitive del bambino evolvono sino a permettergli di comprendere il carattere definitivo di questo evento. Inoltre a questa età il bimbo incomincia a cogliere le differenti sfumature dello stare male distinguendo le diverse situazioni come più o meno gravi.

Tra i 10 e i 12 anni i bambini comprendono la fisiologia della morte, ne colgono pienamente le conseguenze fisiche e l’irreversibilità dell’evento. Spesso questi bimbi sviluppano reazioni di acting out alla notizia della morte di una persona cara.

I ragazzini in questa fascia d’età, però, ancora non hanno elaborato pienamente i concetti astratti legati alla morte e talvolta possono fare fatica a relazionarsi a questi stessi necessitando del supporto degli adulti.

Dopo i 12-13 anni il concetto di morte assume un valore e un senso adulto e il ragazzo è capace di dare e cercare conforto nell’altro, sa esprimere e riconoscere il proprio dolore sia nell’auto-dialogo che nell’ambito sociale.

Come comunicare al bambino la morte di un genitore o di un nonno a cui era molto legato

La morte più destabilizzante è quella di un genitore, i nonni, inoltre, possono essere figure analoghe a quelle genitoriali, in queste circostanze la verità andrebbe comunicata al bambino il prima possibile, ovvero prima di creare intorno a lui un clima di ulteriore tensione arricchendolo di sospetto, sotterfugi e alzando il livello di emotività negativa.

Rallentare la comunicazione può ingenerare nel bambino sfiducia nelle figure di riferimento, ovvero il piccolo può sentirsi ingannato. È molto importante tradurre gli accaduti in un linguaggio semplice e chiaro, sempre tenendo conto dell’età del bambino.

Più in particolare, il bambino deve percepire la morte come un evento non prevedibile che nessuno ha cagionato: lui/lei non voleva lasciarti solo, è stato fatto il possibile, ti voleva bene e avrebbe fatto di tutto per restare con te. Una narrazione di questo tipo argina i sensi di colpa nonché la rabbia covata e nascosta.

Probabilmente il bambino porrà molte domande e a tantissime tra queste sarà difficilissimo dare una risposta, non cercate la risposta perfetta ma date quella che vi suggerisce il vostro cuore, la vostra empatia e il vostro credo religioso. Lasciate al bambino la possibilità di esprimere i suoi sentimenti e di raccontarsi.

Nella elaborazione di un lutto familiare ci sono spazi di sofferenza comuni, ricordi che si intrecciano, ricostruzioni che si incontrano e memorie che camminano insieme, pertanto non abbiate paura di condividere il dolore per le vostre perdite con i bambini, anche il pianto ne è espressione. Se l’evento morte è stato particolarmente traumatico cercate l’aiuto di uno specialista.

Il funerale nell’elaborazione del lutto del bambino

Il percorso de lutto è soggettivo ma vi sono delle ritualità che danno una veste oggettiva alla morte e alla separazione che ne consegue, il rito del funerale è una di queste e, in particolare, dà forma all’addio caratterizzandosi come l’ultimo saluto terreno, fisico, carnale.

Anche agli animali domestici può essere fatto un funerale laico e, in generale, il funerale dovrebbe essere praticabile anche in forma laica come rito dell’addio.

Sempre considerate l’età e la sensibilità del bambino, spiegategli cos’è un funerale e come si svolgerà quello che riguarda la vostra persona cara e mettete il bambino in condizione di decidere circa la sua presenza e la sua partecipazione più o meno attiva.

Come aiutare i bambini ad affrontare il lutto. Albi per bambini sul ponte arcobaleno - alimentazionebambini. It by coop
Come aiutare i bambini ad affrontare il lutto. Albi per bambini sul ponte Arcobaleno – alimentazionebambini.it By COOP

Oltre l’arcobaleno: un albo illustrato che parla del lutto (la perdita di un animale domestico)

Oltre l’arcobaleno“, di Giulia Pesavento con illustrazioni di Anna Rizzi, Sassi Editore – L’albo parte dal momento della comunicazione della morte di Ottone, il gatto di casa e subito pone all’attenzione del lettore quella che nella realtà può essere una criticità, ovvero la comprensione della morte.

Anita, infatti, non capisce cosa significa: “Ottone non c’è più“. La negazione, una prima fase del lutto, investe la bambina che lo pensa smarrito o in un altra famiglia, mentre Ottone era morto.

Anita viene rappresentata nel suo dolore, con quei sintomi somatici che spesso interessano i bambini: “dei mostriciattoli le mordicchiavano la pancia e qualche volta il cuore“. E tra le pagine si assiste all’emersione dei ricordi e con essi allo tsunami della nostalgia, sentimento che, misto a tristezza, la bambina rintraccia nei gesti degli adulti, come il papà che accarezza la coperitina di Ottone col volto carico di dolore.

In particolare, Anita confessa al lettore di non saper spiegare a nessuno come si sente, nemmeno alla mamma. Emerge chiaramente la sua paura di non essere compresa si sente sola con i suoi mostriciattoli del dolore a farle male da dentro. Poi il fiume di domande su Ottone e su dove è mai finito e l’espressione della rabbia verso quel gattone tanto amato che da molti giorni non faceva ritorno a casa.

Nel punto di maggiore criticità per Anita l’albo fa appello al pensiero magico e introduce il concetto di ponte dell’arcobaleno: la via attraverso la quale Ottone ha raggiunto il paradiso degli animali o comunque un posto bellissimo in cui non è solo ed è felice.

“Oltre l’arcobaleno” ricostruisce, anche con la complicità di illustrazioni precise ed emozionanti, tutte le fasi tipiche del lutto nel bambino, va dalla fase del rifiuto della morte (Anita non vuole capire) all’accettazione e restituisce, contemporaneamente, un modello genitoriale autentico che sa affrontare il sentimento doloroso.

Anche se non era più con loro, Ottone c’era in ogni momento, nei loro cuori, nei pensieri felici e nei loro sogni […] l’affetto che li legava era così potente da riuscire ad andare oltre l’arcobaleno“, l’albo sembra adottare la teoria del passaggio ad altri già descritta come modalità di spiegazione e decodifica della perdita.

In buona sostanza “Oltre l’arcobaleno” è una buona Narrativa Psicologicamente Orientata che, da Pedagogista, consiglio di proporre ai bambini anche per prevenire gli effetti negativi di una società tanatofobica, ovvero così spaventata dalla morte da non saper preparare i piccoli a questi eventi, comunque naturali e inevitabili.

Con la supervisione di:

Dott.ssa Margherita Caroli Pediatra

Prof. Andrea Vania Pediatra