Malattie infantili

Bambini e allergia alle proteine ​​del latte vaccino nel primo anno

Cause, sintomi e rimedi dell’allergia alle proteine del latte, una situazione che si verifica prevalentemente al primo anno di vita dei bambini, ma che in genere tende a scomparire tra i due e i tre anni

Pubblicato il 29.07.2020 e aggiornato il 25.10.2021 Scrivi alla redazione

L’allergia alle proteine del latte è una condizione ben diversa dall’intolleranza al lattosio, in quanto non si tratta di una difficoltà digestiva da deficit enzimatico, ma di una vera e propria allergia alle proteine, in particolare alle beta-lattoglobuline, totalmente assenti nel latte umano e dunque estranee alla nostra fisiologia.

L’allergia alle proteine ​​del latte è una situazione che si verifica prevalentemente nel primo anno di vita del bambino con l’introduzione del latte vaccino e dei suoi derivati ​​(per esempio il latte formulato, in aggiunta al latte materno, oppure alcuni biscottini per i lattanti). Questa condizione rappresenta la più frequente tra le allergie alimentari, tende a scomparire nel 50% dei casi entro il primo anno di vita, nel 80-90% dei casi entro il quinto anno di vita, permanendo oltre questa età solo molto raramente. Solitamente si verifica nell’1-2% dei lattanti (anche il 4% secondo alcune statistiche). Negli allattati al seno avviene infatti più raramente perché in questo caso vi è nel bambino una sensibilizzazione gradualmente data dal latte vaccino e i suoi derivati ​​​​assunti dalla madre.

L’allergia alimentare è una reazione avversa che si sviluppa per una risposta immunologica specifica in seguito al latte vaccino o anche in altri alimenti. Le manifestazioni possono essere causate dalle immunoglobuline IgE oppure da immunoglobuline circolanti oppure miste (combinazione di entrambe le forme).

Intolleranza al lattosio, informazioni utili

Il lattosio è uno zucchero presente abitualmente in tutti i latti di mammiferi: latte materno, latte bovino, latte d’ asina, latte di capra. Questo zucchero ha bisogno di un enzima specifico per essere digerito ed è prodotto nel nostro intestino: la lattasi. Esistono 2 tipi di intolleranza al lattosio:

  • deficit congenito di lattasi : una rara patologia trasmessa da entrambi i genitori, che consiste nella ridotta attività dell’enzima sin dalla nascita;
  • deficit causato da un disturbo intestinale secondario: un disturbo transitorio causato da un danno intestinale.

Consumo di latte e intolleranza

Secondo alcuni studi restano tollerabili 12 grammi di lattosio (cioè una tazza di latte) al giorno anche se si è intollerati, quindi in alcuni casi non è necessaria una eliminazione del latte dalla dieta in modo radicale, per esempio alcuni tipi di formaggi freschi possono essere tollerati. Si raccomanda l’ utilizzo di latte delattosato (ovvero con un ridotto contenuto di lattosio) in alternativa al latte vaccino; attenzione non confondiamo il latte parzialmente scremato (minor contenuto di grassi) con il latte senza lattosio!

Come capire se si tratta di allergia alle proteine del latte: i sintomi

La sintomatologia non ci può aiutare a fare diagnosi al “primo colpo”. Non esistono infatti sintomi e segni caratteristici, non esiste un elemento inconfondibile per fare la diagnosi. Possiamo avere molte manifestazioni che, peraltro, possono presentare anche gravità variabile! Le reazioni possono essere immediate (scatenate in genere dalla presenza di IgE), che sono anche le più pericolose, e quindi avvenire subito dopo l’introduzione dell’alimento (da 2 minuti a 2 ore):

  • sintomi respiratori: starnuti, tosse, asma;
  • sintomi cutanei: dermatite atopica, rossore, prurito diffuso, pomfi (come le punture di insetto), angioedema (ovvero gonfiore di zone specifiche, come quella attorno agli occhi o alla bocca con sensazione di gonfiore e intorpidimento);
  • sintomi intestinali: vomito o rigurgito frequente, diarrea con o senza sangue, dolore addominale (“coliche”);
  • sintomi generali: shock anafilattico (grave compromissione generale).

Altre manifestazioni hanno invece un andamento più subdolo e cronico e sono più difficili da riconoscere, anche perché ciascuna di queste si può mostrarsi isolatamente o in concomitanza con altri sintomi anche in altri distretti:

  • Nel 50-60% dei casi si hanno disturbi gastrointestinali: vomito e rigurgito, dolore addominale, diarrea ma anche stitichezza.
  • Nel 20-30% dei casi si hanno manifestazioni respiratorie: rinite, congiuntivite (naso e occhi rossi, con lacrimazione e naso che cola), voce rauca, respiro sibilante, asma.
  • Nel 50-60% dei casi manifestazioni cutanee: eruzioni cutanee (improvvisa comparsa di rossore sulle pelle), eczema (pelle secca in chiazze più o meno larghe che provocante prurito), orticaria (comparsa di pomfi, piccoli o grandi, come punture di insetto, molto pruriginosi).
  • In tutti i gli altri casi si hanno manifestazioni sistemiche che possono essere solo lievi e sempre subdole: rifiuto dell’alimentazione, irritabilità e disturbo del sonno, ritardo di crescita

Attenzione: se il nostro bambino rallenta la crescita per un tempo protratto, bisogna sempre cercare una causa nascosta! Se sospettate un rallentamento nella crescita, parlatene col medico di famiglia.

Come diagnosticare l’allergia

Proprio per la complessità del quadro è necessario considerare tanti elementi per poter formulare una diagnosi di intolleranza alle proteine ​​​​​​​​​​​​del latte vaccino (a dire il vero si può chiamarla: allergia alle proteine ​​​​​del latte vaccino!). Il medico specialista non ha la bacchetta magica, perché non esiste un singolo esame di laboratorio che possa osare la certezza della diagnosi; bisogna condurre un lavoro da investigatore, pertanto l’aiuto della famiglia e di tutti gli adulti che si curano del bimbo è fondamentale.

La presenza di allergia può essere ricercata con un test diagnostico sulla pelle: Prick test oppure test sul sangue. I prick test sono test specialistici e devono essere eseguiti da personale esperto e condotti in ambiente adeguato. Come si esegue un Prich test? Consiste nel porre sull’avambraccio del bambino qualche goccia di “estratto” della proteina sospettata di produrre l’allergia oppure direttamente l’alimento fresco (prick- by-prick) e si attendono eventuali reazioni. Se la proteina della goccia è in grado di stimolare allergia, sulla pelle compare una eruzione cutanea, visivamente simile alla puntura di un insetto, che poi scompare in qualche minuto. Purtroppo non esiste sempre una reazione causa effetto, può capitare di avere un test positivo per un allergene che in realtà il bambino assume quotidianamente senza problemi di salute, in questo caso NON si deve eliminare la proteina dalla dieta! Ecco perché questi test devono essere condotti e interpretati da personale esperto.

Come comportarsi se viene diagnosticata l’allergia: le alternative al latte vaccino

Quando il bambino è alimentato esclusivamente con il latte, il trattamento all’allergia consiste semplicemente nel sostituire il latte con un prodotto alternativo. Attualmente in commercio, vi sono molti latti speciali che si possono utilizzare e la scelta dipende dalla età del bambino. Un lattante di età inferiore ai 6 mesi non deve assumere formule a base di riso o soia o altra bevanda vegetale, ma bisogna prediligere le cosiddette formule idrolizzate a base di siero proteine, in cui le proteine del latte vaccino sono state spezzettate (ovvero idrolizzate) in particelle più piccole, tali da non essere, almeno in teoria, in grado di causare allergia. La percentuale proteica conta rispetto alla reazione allergica. In alcuni casi gravi si utilizzano latti formulati in cui le proteine ​​​​​​​​​​non esistono, ma esistono solo gli aminoacidi: i mattoncini piccolissimi di cui è formata ogni proteina.

Latti diversi in alternativa al latte vaccino

Molto pubblicizzato è il latte di soia, soprattutto perché ha un buon sapore, ma in tutti gli studi scientifici disponibili, nel mondo, non si consiglia MAI sotto i 6 mesi e se possibile anche fino ai 12 mesi.

E il latte di capra e di asina vanno bene per chi è allergico? Purtroppo la risposta è NO. Il latte di asina purtroppo ha una composizione di nutrienti inutilizzabile per il lattante, perché non fornisce un adeguato apporto nutrizionale. Il latte di capra, anche se siamo bersagliati dalla pubblicità, ha una composizione incredibilmente simile al latte vaccino, pensate circa il 95% delle proteine ​​del latte di capra è uguale a quelle del latte vaccino. Diventa quindi intuitivo che i bambini affetti da allergie alimentari al latte vaccino abbiano la quasi certezza di essere allergici anche al latte capra, e quindi potrebbero incorrere in quelle che si chiamano “reazioni crociate”.

Quando il bambino ha un’alimentazione più varia è invece necessario rivedere la dieta in modo da eliminare il latte e i suoi derivati ​​(ad eccezione, forse, del Parmigiano con più di 36 mesi di stagionatura), facendo attenzione alla lettura delle etichette, perché molti alimenti lo includendo, anche se utilizzato in bassissima quantità. È presente nel processo produttivo di: molti insaccati, vari tipi di biscotti, fette biscottate e pane comune, dadi da brodo, molte caramelle e così via, senza dimenticare vari prodotti specifici per l’infanzia.

Il latte bovino e la carne bovina hanno un contenuto proteico simile, ma l’allergia alle proteine ​​​​​​​​​​​​​​​​​​​​​​​​del latte di mucca è molto più frequenti di quella alla carne di mucca, infatti solo il 20% dei bambini allergici al latte è risultato allergico anche alla carne. Pertanto non vi sono dati scientifici sufficienti da giustificare l’eliminazione generalizzata della carne bovina nei bambini allergici alle proteine ​​del latte.

In sintesi bisogna quindi:

  • fare attenzione che le proteine ​​del latte non siano contenute in prodotti alimentari già in uso o di nuova introduzione;
  • controllare che la nuova dieta rispetti le necessità caloriche, proteiche, vitaminiche e di calcio del bambino;
  • provare a reintrodurre, con la guida del pediatra, dopo attenta valutazione del rischio allergologico e dopo un periodo variabile di eliminazione dalla dieta. In caso di sintomi gravi (quelli sistemici e che mettono in pericolo di vita il bambino) la reintroduzione graduale del latte deve avvenire solo in ambito ospedaliero, e necessita di molto tempo (mesi) per completarsi.

Quando non preoccuparsi

Meritano di essere citate quelle situazioni in cui i sintomi sono particolarmente blandi e facilmente trattabili come nella dermatite atopica di lieve entità: in questi casi si preferisce spesso non sostituire la formula in uso, valutando che gli svantaggi legati al cambiamento di latte sarebbero maggiori dei vantaggi dati dalla riduzione dei sintomi.

Altro caso che merita di essere citato è quello in cui i sintomi compaiono durante l’allattamento materno: in questo caso, pur nel sospetto che si tratti di una allergia alle proteine del latte, non si elimina il latte materno dall’alimentazione del piccolo, ma si prescrive invece alla mamma una dieta priva di latte e derivati.

Con la supervisione di:

Pediatra margherita caroli ecog sio oms

Dott.ssa Margherita Caroli Pediatra

Prof. Andrea vania - alimentazione bambini

Prof. Andrea Vania Pediatra

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