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Parola di Mamma

Compiti per le vacanze: utili o dannosi

Compiti per le vacanze pro e contro: i compiti possono aiutare studio autonomo e rielaborazione dei saperi, ma la parola vacanza significa pausa

Pubblicato il 19.12.2023 e aggiornato il 11.01.2024 Scrivi alla redazione

Prima di affrontare il dibattito sui compiti per le vacanze (che si apre ad ogni ponte lungo, periodo di festa o pausa scolastica), è giusto interrogarsi su cosa sono, che utilità hanno e perché sono stati inventati i compiti a casa.

Chi ha inventato i compiti a casa

C’è chi ne attribuisce la paternità a Isocrate, maestro di retorica ateniese, correva il lontanissimo anno 400 a.C circa. Questa attribuzione non è del tutto certa né completamente corretta, ove si voglia considerare la moderna accezione di compiti per casa. Infatti attribuendo ad Isocrate, quindi ai primi filosofi e maestri di eloquenza ateniesi, l’invenzione dei compiti si assimila l’assegno per casa (per come lo conosciamo noi) ai problemi che i maestri greci sottoponevano ai discenti perché dessero prova di maestria logica.

Guardato dalla nostra prospettiva, l’assegno di Isocrate potrebbe essere paragonato a un compito divertente, alternativo o fuori dagli schemi. Un equivalente oggi potrebbe essere chiedere agli studenti in che modo risolverebbero un problema pratico, filosofico o politico. Insomma, ai tempi di Isocrate non si assegnavano compiti meccanici, mnemonici o compilativi e soprattutto non si trattava di compiti massificati, come accade ora.

Allo stato dell’arte, comunemente la scuola chiede alla platea degli studenti, indistintamente, di eseguire a casa tutti lo stesso lavoro al quale si rischia che corrisponda un’unica risposta giusta confutata in una soluzione codificata.

I compiti a casa sono davvero utili?

Partiamo dalla scuola primaria: in prima e seconda elementare (tra i 5 e i 7 anni circa) non è detto che i compiti a casa riescano nel loro scopo (per esempio mettere alla prova il lavoro autonomo, rafforzare la dimestichezza con quanto appreso o permettere al genitore di apprezzare i progressi del figlio). In questi anni, infatti, il bambino sostiene il lavoro per un arco di tempo piuttosto limitato, ovvero ha un basso limite attentivo, si affida alla guida e alla metodica della maestra e può fortemente risentire del carico di lavoro svolto a scuola nelle ore del mattino, ciò anche arrivando a casa stanco e poco disposto a lavorare ancora.

Gli insegnanti delle scuole elementari, soprattutto nelle prime classi del ciclo, non dovrebbero mai assegnare molti compiti a casa a bambini così piccoli. Per molti compiti qui si intende qualsiasi compito che in base alle capacità soggettive di ciascun bambino superi i 15-20 minuti di lavoro necessario.

Un compito faticoso, qualunque esso sia, di disegno, di calcolo, compilativo o di memoria, rischia di costituire un problema familiare perché i genitori non sono maestri e non è loro compito scolarizzare un figlio, inculcargli un metodo o peggio costringerlo a eseguire tutto l’assegno per casa.

In terza elementare, una volta che al bambino è stato dato modo di familiarizzare con lo studio, possibilmente presentato e inteso come positiva occasione di crescita, può essere producente assegnare pochissimi compiti possibilmente misurati alle capacità del bambino in punto di concentrazione e attenzione (per come solo l’insegnante può osservarle in classe e distintamente bambino per bambino).

Compiti per le vacanze - alimentazionebambini. It by coop
Compiti per le vacanze e compiti a casa: giusti o sbagliati? – alimentazionebambini.it by COOP

Compiti a casa pro e contro: ecco i pro

Dopo aver favorito un apprendimento anche esperienziale e sensoriale, dopo aver coltivato la passione del bambino per il sapere anche attraverso lo stimolo alla curiosità, intorno agli 8 anni, dare un assegno personalizzato e non rigidamente imposto può essere utile per:

  • permettere al bambino di sperimentare lo studio autonomo;
  • consentire agli studenti di personalizzare gli apprendimenti, anche intuendo e cogliendo le proprie preferenze e attitudini;
  • consentire ai genitori di osservare i progressi dei figli o di coglierne eventuali difficoltà e incertezze.

I compiti però non possono essere uguali per tutti, men che meno si dovrebbe imporre a tutti di svolgere obbligatoriamente tutto l’assegno. Ai genitori va detto, inoltre, che sostituirsi ai figli nell’esecuzione del lavoro domestico è diseducativo e anche controproducente.

Compiti uguali per tutti, ma gli alunni sono diversi e unici

Dovrebbe essere chiaro a chiunque (persino a chi non ha compiuto studi pedagogici o non è un insegnante) che non tutti i bambini dimostrano le stesse attitudini, la medesima velocità e una identica capacità di concentrazione e attenzione. Pertanto i compiti in serie non saranno accessibili all’intera classe: qualcuno li troverà fattibili e qualcuno persino impossibili, non senza soluzioni mediane, ovvero quei ragazzi che con un po’ di sforzo, ma senza sfociare nella frustrazione, porteranno comunque a termine il lavoro.

La frustrazione è un elemento chiave da tenere ben presente

Compiti a casa pro e contro: i contro

Se lo studente non è pronto o non è compreso nel suo funzionamento, nella sua relazione con la materia e con lo studio un assegno troppo pesante può ingenerare sconforto, senso di inadeguatezza e frustrazione. Precisiamo che questo discorso può riguarda anche gli studenti della scuola superiore rispetto alle materie nuove.

Nei bambini piccoli queste sensazioni aumentano il rischio di mortificare, minare l’autostima, allontanare dalla pratica della materia e, in generale, dissuadere il bambino dallo studio.

Un assegno eccessivo toglie tempo libero agli studenti a discapito della possibilità di mettersi alla prova in altre esperienze della vita, non scolastiche ma comunque accrescitive e culturali, socio-relazionali o sportive. I bambini e i ragazzini hanno diritto a praticare uno sport, curare amicizie, andare al parco, dedicare tempo agli scout e persino hanno diritto ad avere del tempo vuoto per provare la noia. I nostri figli super impegnati, con agende cariche di appuntamenti, troppo spesso non fanno esperienza con la noia che, invece, fonda la conoscenza di sè, la sperimentazione della relazione con il mondo, la ricerca dell’interesse personale, dell’emozione, dello stimolo vitale.

È utile dare i compiti a casa? Alcuni dati

L’Italia è tra i Paesi in cui gli studenti ricevono più compiti a casa, tuttavia, a fronte di un sistema scolastico in cui i compiti non si toccano e sono spesso anche tanti e tanto impegnativi, si stima un elevatissimo e preoccupante livello di analfabetismo funzionale.

Cos’è l’analfabetismo funzionale?

Questo termine indica l’incapacità degli individui adulti e anche “istruiti” (a diversi livelli) di sfruttare in modo efficace, finalistico e nelle circostanze della vita quotidiana, ovvero funzionalmente, le competenze apprese studiando (sono competenze apprese attraverso lo studio, per esempio, le abilità di calcolo e di letto-scrittura).

Di fatto anche individui che hanno compiuto dei percorsi scolastici si dimostrano incapaci di comprendere, valutare e usare le informazioni apprese per risolvere i problemi del quotidiano, esprimere un pensiero critico, metabolizzare e reinterpretare gli accaduti. È come dire che i risultati del percorso di studi (se pur parziale o minimo) non si traducono nell’attitudine a cavarsela con successo nella vita di tutti i giorni!

I compiti dovrebbero forse tornare alla natura dei problemi assegnati da Isocrate e riavvicinarsi al rafforzamento del più concreto problem solving? Ovvero la scuola dovrebbe restituire agli allievi una più profonda cultura flessibile, modellabile e adattativa che nella pratica ne faccia persone spigliate e argute? Queste domande sono legittime.

Tempo libero e vacanze: dare compiti o no? - alimentazionebambini. It by coop
Tempo libero e vacanze: dare compiti o no? – alimentazionebambini.it by COOP

Cosa dire a riguardo dei compiti per le vacanze

Se i compiti a casa sono discutibili, quelli per le vacanze sono un vero ossimoro perché compiti e vacanze rappresentano due concetti inconciliabili, soprattutto per bambini e famiglie: se da un lato i compiti a casa creano una continuità del lavoro scolastico, dall’altro le vacanze hanno il naturale scopo di mettere in pausa la scuola e il lavoro ad essa collegato. Ed è qui che nasce il dibattito sulla legittimità stessa dei compiti per le vacanze.

Di fatto assegnare del lavoro domiciliare ai bambini che prendono, per calendario scolastico, delle vacanze equivale a sottrarre tempo libero all’intera famiglia. Senza contare che il concetto stesso di vacanza pone il bambino, e la sua mente, in uno stato di spensieratezza che mal si concilia con la responsabilità e il peso dell’assegno: pensando alle vacanze i bimbi hanno in mente tutt’altre attività e pertanto quale efficacia possono avere dei compiti percepiti come ostacolo? I docenti per primi dovrebbero riflettere su questo!

Il dibattito su efficacia e legittimità dell’assegno per Natale, Pasqua e per l’estate

Nessuna legge codificata obbliga gli studenti a fare i compiti, il loro mancato svolgimento ha a che fare solo con la relazione alunni-docenti, si tratti di bambini e maestre oppure di ragazzi e professori. L’impegno alla esecuzione del lavoro domestico viene comunemente inserito nei patti formativi.

Dal punto di vista pedagogico ciò che emerge in modo nitido è la trascuratezza verso processi di apprendimento esperienziali e alternativi che dovrebbero quantomeno essere posti in un congruo equilibrio con i processi didattici comuni. L’insegnamento scolastico non può negare agli studenti il diritto di ognuno di loro a sperimentare una conoscenza del mondo anche autonoma, libera e compiuta con strumenti personali o personalizzati.

Un viaggio in famiglia è un’occasione di conoscenza; l’incontro con gli altri e con i coetanei è terreno di crescita e in ogni momento della relazione con i pari bambini e ragazzi compiono un passo in più verso il mondo adulto e la maturità sociale; la lettura, tema tanto discusso da noi adulti con la preoccupazione che i giovani non abbiano più passione per i libri, è autonoma occasione di accrescimento, penetrazione nei saperi e nelle conoscenze, luogo in cui bambini e ragazzi scoprono interesse per le cose della vita, materiali e sentimentali; il teatro, la musica e lo sport sono di insegnamento per l’esistenza dei giovani.

Ma per tutto questo ci vuole tempo… tempo libero da riempire coltivando l’orto col nonno o creandone uno domestico; andando a cavallo, per chi ne ha l’opportunità, o a sciare; andando a fare una passeggiata in campagna o al mare per raccogliere foglie o sassi.

Quelle descritte sono tutte forme di conoscenza appresa col fare, esperienze di nuove autonomie. Vivere immergendosi in cose nuove è il miglior modo per incuriosirsi e i bambini, come i ragazzi, crescono curiosando! Tenetelo presente sempre.

Gli insegnanti dovrebbero riflettere sul fatto che i giovani necessitano della loro collaborazione per ricavarsi spazi di crescita esperienziale: hanno bisogno di una grande quantità di nuove cose da esplorare. La conoscenza del mondo farà di loro persone ricche, vivaci e interessate al sapere. Dunque l’efficacia dei compiti per le vacanze si riduce nella misura in cui questi tolgono tempo all’esperienza dei giovani. Ciò merita da parte della scuola e dei docenti una riflessione autocritica che sposti l’attenzione sulla qualità del lavoro, scolastico e domestico, anche per come assegnato e gestito.

Mettiamo in discussione la quantità dei compiti prima che i compiti stessi, mettiamone in discussione l’opportunità nei primi anni della scuola primaria e teniamo conto, altresì, che ogni bambino e ragazzo sostiene e gestisce con funzionale efficacia compiti diversi per qualità e numerica. Di fatto i compiti dovrebbero essere flessibili, se non personalizzati.

Inoltre i compiti hanno valore soprattutto nella correzione, pertanto se manca al docente il tempo di correggerli, tutti e con attenzione, in classe l'assegno svolto quasi si vanifica.

Meglio evitarli durante le vacanze preferendo assegni divertenti o liberi, come leggi un libro o un fumetto; ascolta una canzone all’alba e racconta le tue emozioni; fai una passeggiata al mare, bagna i piedi nell’acqua e descrivi cosa hai provato oppure traduci l’emozione in un disegno.

Educare è anche far sì che i saperi divengano emozioni penetrando così la vita degli studenti sino a condurli ad amare la conoscenza: ciò che dobbiamo evitare è rendere l’alunno oppositivo allo studio.