Sviluppo del bambino a 12 mesi: cosa sa fare un lattante
Primi passi e prime parole, la crescita psico-fisica del bambino che da neonato diventa lattante, fino alla svolta dei 12 mesi. Il 1° anno di vita.
Un bambino di 12 mesi, per quanto resterà ancora a lungo un cucciolo d’uomo, è già biologicamente, cognitivamente e funzionalmente avviato verso le autonomie.
Si definisce neonato il bambino dalla nascita (0 giorni) ai 28 giorni di vita; con l’ingresso nel 1° mese e sino al 12° mese, ovvero fino all’anno d’età, il bambino viene definito lattante; dal 12° mese al 24° mese di vita si dirà semi-divezzo e poi, sino al compimento del 3° anno, si dirà divezzo.
Quella del lattante è un’importante fase di strutturazione dell’essere umano che diventa capace di movimento volontario, di manipolazione e si avvia sulla strada della comunicazione funzionale e reciproca.
Conoscere lo sviluppo psico-fisico del tuo bebè ti aiuterà a favorirne la migliore crescita! L’importanza della conoscenza rappresenta il punto di vista a cui Alimentazione Bambini si è ispirata in questo articolo e nel precedente dedicato allo sviluppo del neonato nel 1° mese di vita.
Relazione neonato – adulto e lattante – adulto
Tra tutte le specie esistenti, l’uomo nasce con un elevatissimo tasso di dipendenza e attaccamento funzionale agli adulti di riferimento:
- un neonato non potrebbe sopravvivere senza un adulto che assolva alle funzioni vitali di accudimento e che ne assicuri la sicurezza, che banalmente lo faccia mangiare e lo mantenga pulito;
- la specie umana cammina “tardi” rispetto a tante altre specie animali e, allo stesso tempo, tardi diventa in grado di procurarsi da sola cibo e sostentamento;
- siamo creature fortemente affettivo-relazionali per cui un grossa fetta della nostra crescita sana dipende dall’amore che ci viene riservato e dall’ambiente in cui siamo calati;
- inizialmente le risposte dei neonati sono involontarie, ovvero sono atti riflessi che emergono come conseguenza tipica a fronte di una stimolazione esterna (il grasping, per esempio, è il riflesso di risposta alla pressione palmare).
Il neonato ha, dunque, bisogno dell’adulto per restare in vita e in salute e tendenzialmente non comanda il suo corpo ma segue l’istinto e mette in atto risposte riflesse che, tuttavia, sono indici di sviluppo funzionale. Necessiterà di tempo per acquisire più maturità fisica e cognitiva e autonomie.
Il lattante, invece, già si avvia ad uscire dalla strettissima dipendenza con l’adulto passando da una fase “di riflesso” a più ampie e spendibili competenze e percezioni di sé e del mondo. Durante i primi 12 mesi il bambino abbandona i principali riflessi incondizionati per incominciare a gestire i movimenti, la deambulazione, la vista in coordinazione col corpo, nonché apprende e sperimenta le prime parole.

Sviluppo motorio del bambino a 12 mesi di età
Una teoria di scuola, che oggi resta valida nella misura in cui la psico-educazione sappia tenere conto dei funzionamenti individuali dei bambini e degli ambienti da cui attingono, lega lo sviluppo motorio al progresso cefalo-caudale del bambino: la prima tappa fondamentale per una corretta evoluzione motoria è rappresentata dal controllo del capo o sostenimento della testa.
Controllo del capo o sostenimento della testa (3 mesi)
Nei primi giorni di vita il capo del bambino è ciondolante e va sempre sostenuto, tant’è che si raccomanda ai genitori di non lasciare la testa del bebè senza sostegno.
Già durante il 1° mese di vita si può notare che il lattante disteso prono, ovvero disteso sulla pancia, tende a sollevare il mento; durante il 2° mese di vita, nella stessa posizione appena descritta, il bambino tende a sollevare testa e spalle; nel successivo 3° mese, infine, tende ad appoggiarsi sugli avambracci sollevando anche il torace.
Acquisizione della posizione seduta (6-7 mesi)
Al controllo della testa segue quello dell’asse dorsale (cefalo-caudale), solo dopo arriverà il controllo prossimo-distale, ovvero quello delle parti più prossimali del corpo, gli arti e, in particolare, delle competenze di manipolazione.
Il controllo dell’asse dorsale rende possibile l’acquisizione della posizione da seduto, ma sia ben chiaro che il lattante attraversa un processo di perfezionamento della suddetta posizione che ha inizio intorno ai 4-5 mesi e si perfeziona solo intorno ai 9.
A 4-5 mesi il bambino incomincia a stare seduto ma ha bisogno di un appoggio; tra i 6 e i 9 mesi impara gradulmente a sostenere la posizione da seduto senza supporto.

Gattonamento, acquisizione della posizione eretta e primi passi (6-14 mesi)
Tra i 9 e i 12 mesi il bambino impara ad assumere la posizione eretta, prima con appoggio e poi senza, e muove i primi passi. La posizione eretta amplia la dimensione del mondo circostante, tuttavia la conquista della competenza a stare in piedi e camminare è graduale: strisciare e gattonare sono i primi possibili traguardi delle autonomie motorie.
A 7 mesi circa il bimbo striscia spostandosi sull’addome, tra i 7 e i 9 mesi può avere inizio il gattonamento, che tuttavia non è una fase motoria d’obbligo, restando salva a possibilità che taluni bambini assumano la posizione eretta e imparino a camminare saltando il gattonamento.
Tra i 9 e i 10 mesi il piccolo dimostra interesse per il movimento e fa qualche passo sostenuto sotto le ascelle dall’adulto o con l’appoggio a un sostegno. Al compimento del primo compleanno molti bambini muovono già i primi passi se tenuti per mano, ma i piccoli incominciano a padroneggiare la competenza motoria, ovvero a camminare, tra i 13 e i 14 mesi.
Deambulazione autonoma: emozione per i genitori e traguardo motorio per i piccoli
Tra tutte le fasi della crescita, la deambulazione autonoma è quella che apre alle più grandi conquiste del mondo. Camminare permette al bambino di essere il piccolo esploratore dello spazio circostante che la sua mente e il suo corpo desiderano che sia; significa accedere al mondo; amplia lo spazio di azione del bimbo; incide sulle sue attività e consente alle mani di fare esperienze manipolative a cui prima potevano approcciare solo con il consenso e il supporto dell’adulto.
Adesso vi sarà chiaro il perché comunemente “i bambini che incominciano a camminare mettono le mani ovunque cadano i loro occhi“. Ed è in questa fase che gli orizzonti sensoriali (vista, tatto, olfatto, udito, gusto) imparano a coordinarsi.
I genitori hanno il compito di stimolare il bambino nell’esplorazione del mondo rendendo però l’ambiente sicuro, anche in casa. Più il bambino cammina, manipola, prova, sperimenta più il suo agire diventerà competente.
Sebbene il piccolo abbia, in potenza, la piena capacità di deambulare, all’inizio i suoi passi saranno incerti, dovrà affinare e mettere alla prova la capacità motoria.
- I primi passetti sono caratterizzati da un sollevamento eccessivo dei piedi;
- manterrà una postura del corpo tendente in avanti con un effetto complessivamente goffo e non equilibrato o armonioso;
- le braccia non saranno in asse con il corpo, il bimbo tenderà ad allargarle per mantenersi in equilibrio, proprio come un acrobata su un filo sospeso in aria;
- il piccolo si muoverà a scatti e potrà cadere spesso.

Abilità grosso motoria e autonomia
È importante fare chiarezza sulla relazione intima e salda tra conquiste motorie e socio-relazionali, nonchè tra competenze fisico-spaziali e autonomie.
Raggiunta la maturazione del lattante, ovvero intorno all’anno di vita, il piccolo dispone di una buona percezione di sé e del proprio corpo, riconosce l’alterità dell’adulto e dei pari, in particolare incomincia a comprendere il “no” e, rispetto ai limiti e ai dinieghi, sviluppa anche le sue personali strategie di difesa.
A questa età il bambino apprende imitando gli altri (i neuroni specchio svolgono quindi il loro ruolo) e il piccolo imita gesti finalistici e non, a seconda degli stimoli che riceve e degli interessi che nutre. Un bimbo di 12 mesi, per esempio, sa battere le manine, fare ciao ciao, replicare suoni o onomatopee.
Nessuna capacità acquisita dall’infante resta fine a sé stessa, tutto l’appreso entrerà nel suo bagaglio comportamentale strutturando il bambino come persona.
In questa fase, inoltre, il bimbo studia la relazione tra il suo corpo, la sua forza e lo spazio circostante: molte attività anche di gioco libero saranno intraprese dal bambino con l’intenzione di sperimentare le sue intuizioni. Infatti, è ora che il piccolo coglie le prime relazioni causa-effetto per cui se lancia o lascia cadere oggetti è probabile che stia sperimentando la fisica, la forza, la gravità, il peso e la velocità.
Tra i 6 e gli 8 mesi il bambino lascia andare gli oggetti perché la sua manipolazione è ancora debole, perché perde forza nella presa o attenzione sul giocattolo, ora, invece, tira l’oggetto per misuralo nell’ambiente.
Il compito del genitore è quello di garantire al bambino sperimentazioni sicure accompagnandolo anche in un uso dei materiali sempre più consapevole. Per esempio, ci sono oggetti frangibili, cose che non si possono lanciare, ci sono oggetti che producono suoni e altri che hanno scopi precisi. L’ordinata gestione e uso del gioco aiutano, in questa fase, la crescita e lo sviluppo sicuro del bambino.
Mio figlio di 1 anno lancia tutti i suoi giocattoli per aria, che posso fare?
Cara mamma, se tuo figlio lancia tutto ciò che gli capita tra le mani, non sgridarlo pensando di dovergli imporre una regola rigida e con autorità. Servono, al contrario, flessibilità e autorevolezza: abbi cura di mettere a sua disposizione oggetti da lancio funzionali al suo bisogno di sperimentare lo spazio, come delle spugne e un cesto collocati in un angolo del lancio e sempre disponibili.
Sappi che il bambino all’età di un anno circa già comprende istruzioni semplici come “dammi il gioco”, pertanto il tuo compito è motivarlo a smettere di lanciare cose pericolose, mostrargli l’uso funzionale dei materiali e mettere a sua disposizione giochi da lancio sicuri.