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Stili di vita

Sviluppo udito: a che età il bambino incomincia a sentire

Sviluppo udito: 2 mesi ascolta le voci di chi lo circonda; 4 mesi si volta verso la fonte del suono; 6 mesi imita i suoni; 8 mesi prime lallazioni.

Pubblicato il 16.04.2024 e aggiornato il 06.05.2024 Scrivi alla redazione

Nella conoscenza e scoperta del mondo che ci circonda tutti i 5 sensi sono di fondamentale importanza. Il primo a svilupparsi è in ordine temporale l’udito, il feto è infatti in grado di riconoscere la voce della mamma già nel pancione a circa 5-6 mesi di gestazione. Ovviamente i suoni vengono trasmessi sotto forma di vibrazioni veicolate dal liquido amniotico; il feto percepisce sia i suoni esterni (le voci dei familiari, la musica, e altri rumori) sia quelli prodotti dalla madre (il battito cardiaco ad esempio che suona come un dolce ritmo che scandisce il tempo).

È proprio grazie allo sviluppo dell’udito che si instaura una prima forma di linguaggio, il bebè per istinto si sforza di rispondere agli stimoli percepiti e ciò lo rende desideroso di comunicare ponendo le basi per l’attaccamento alla madre prima e all’apprendimento poi.

Udito alla nascita

Alla nascita quindi il neonato è in grado di sentire perfettamente ogni suono, di essere già abituato e coccolato dalla voce della mamma e degli altri familiari che gli hanno parlato durante la gestazione (ad esempio il padre, fratelli o sorelle, nonni) e tende a spaventarsi per rumori improvvisi o forti, non essendo a questi abituato, essendo fino ad allora abituato a suoni ovattati e mitigati dalla presenza del liquido amniotico nel pancione.

Screening uditivo neonatale

Proprio grazie al fatto che già alla nascita l’udito è sviluppato, direttamente in ospedale tra i vari screening neonatali viene effettuato quello uditivo mirato ad individuare precocemente casi di ipoacusia o sordità congenita. Lo screening viene effettuato tramite le otoemissioni acustiche ed eventualmente i potenziali evocati uditivi.

Le otoemissioni acustiche si eseguono durante il sonno del neonato ponendo un piccolo microfono all’ingresso del condotto uditivo del piccolo che registra le otoemissioni acustiche ovvero le onde sonore prodotte dalle ciglia cocleari (la coclea è l’organo che trasforma le vibrazioni sonore in impulsi da inviare al cervello).

Nel caso in cui le otoemissioni siano negative, il test viene generalmente ripetuto e in casi di negatività si eseguono i potenziali evocati uditivi.

I potenziali evocati uditivi (o ABR) si possono eseguire sin dai primi giorni dalla nascita sempre durante il sonno del neonato. Durante l’esame vengono quindi inviati degli stimoli sonori ad ogni orecchio e nella registrazione tramite elettrodi posizionati a livello della testa e dietro l’orecchio l’attività elettrica delle vie uditive, del nervo acustico fino all’area cerebrale. Generalmente vengono inviati stimoli sonori di intensità decrescente e l’ultimo valore che viene rilevato indica la soglia uditiva ovvero lo stimolo sonoro più debole che il bambino riesce a percepire.

Definire la soglia uditiva permette di identificare la gravità del deficit uditivo del bambino.

Udito: sviluppo a partire dalla nascita

Il senso dell’udito, presente sin dalla nascita, continua ovviamente a svilupparsi nel tempo. È così che intorno ai 2 mesi il bambino è in grado di sentire le voci di chi lo circonda e inizia a emettere i primi vocalizzi, ma è verso i 4 mesi che inizia a voltarsi verso la fonte del suono. Verso i 6 mesi di vita i bambini iniziano ad imitare i suoni emettendo dei “mmmm” o “bbbb” e verso gli 8 mesi inizia in genere la lallazione.

Le prime parole di senso compiuto mediamente vengono proferite intorno ai 12 mesi, età in cui il bambino si riconosce nel suo nome, girandosi quando viene chiamato.

Durante tutta l’età infantile comunque l’udito continua a svilupparsi e permette un adeguato potenziamento del linguaggio e dell’apprendimento.

Udito del bambino, sviluppo e impatto sulla crescita - alimentazionebambini. It by coop
Udito del bambino, sviluppo e impatto sulla crescita – alimentazionebambini.it by COOP

Sviluppo uditivo e segnali di un problema di udito in neonati e bambini

Come detto l’udito è già abbastanza sviluppato sin dalla nascita. Alcuni segnali possono far allertare i genitori di un bambino sulla presenza di una ipoacusia (deficit dell’udito). Innanzitutto bisogna ricordare che le cause più frequenti di ipoacusia nel neonato sono dovute ad infezioni contratte durante la gravidanza come ad esempio infezioni da citomegalovirus, oppure possono essere dovute a deficit genetici. Differentemente nei bambini più grandi l’ipoacusia può essere dovuta a importanti infezioni a livello dell’orecchio oppure alla presenza di abbondante cerume.

Nei lattanti una ipoacusia può essere sospettata nel momento in cui il bambino non reagisce ai suoni. Nei bambini più grandi il deficit uditivo si può manifestare con alterazioni sulla sfera verbale, sociale o emotiva. Il bambino con ipoacusia che si presenta nelle fasi di iniziale sviluppo dell’eloquio potrà manifestare un ritardo del linguaggio.

Problemi di udito e screening neonatali

Grazie agli screening neonatali, ormai considerati di routine e attuati entro i 3 mesi di vita, la maggior parte dei deficit uditivi neonatali vengono identificati, anche se bisogna sempre considerare che esiste una fascia di popolazione debole in condizioni socioeconomiche precarie che non è detto riescano a seguire tali percorsi preventivi. Se non riconosciuto per tempo il deficit uditivo potrà comportare difficoltà scolastiche, relazionali ed emotive anche importanti.

Nelle forme di deficit uditivo meno grave è possibile che il problema non sia subito identificato, i sintomi di allarme possono comunque essere segnalati soprattutto a scuola, perché il bambino nel brusio di fondo non riesce a sentire bene, oppure può essere sospettato se il bambino talvolta non reagisce quando interpellato.

In ogni caso nel sospetto di ipoacusia è sempre bene rivolgersi al proprio pediatra che anche nelle periodiche visite programmate potrà eseguire alcuni test mirati alla valutazione dell’udito e decidere eventualmente l’invio presso uno specialista.

Boel test

Uno dei test che il pediatra più utilizzati presso il PLS è il Boel test che viene eseguito in genere tra il 7° e 9° mese del bambino e mira a valutare le capacità visive, uditive, motorie del bambino.

Il kit del Boel test prevede la presenza di un bastoncino di legno rosso, due anelli ruotanti e due coppie di campanelli che emettono suoni a frequenze diverse.

Il bambino viene fatto sedere in braccio ad un genitore a quel punto il pediatra gli mostra il bastoncino e gli anelli ruotanti; ottenuta l’attenzione del bambino il pediatra sposta gli oggetti valutando la capacità di attenzione e i movimenti oculari messi in atto dal bambino per seguire l’oggetto. Si lascia che il bambino afferri l’oggetto e lo porti alle labbra e nel frattempo il pediatra si posiziona alle spalle del bambino e inizia a far suonare i campanelli ad una distanza di circa 20cm prima da un lato e poi dall’altro.

Il bambino dovrebbe voltarsi dalla parte in cui sente il suono; ma poiché per la buona riuscita di tale test si ha bisogno di una buona collaborazione del bambino e di una adeguata attenzione è possibile che il test non abbai un esito positivo la prima volta. Andrà quindi ripetuto a distanza di circa un mese e se ancora persistesse il dubbio di ipoacusia a quel punto il pediatra eventualmente indicherà ai genitori una visita specialistica.

Come si fa diagnosi di ipoacusia

Nei lattanti abbiamo già detto che con lo screening neonatale in genere si riescono ad identificare quelle forme di ipoacusia presenti già alla nascita; eseguendo in primis le otoemissioni acustiche e in seconda battuta i potenziali acustici evocati (eventualmente ripetuti a distanza di un mese).

Nei bambini più grandi invece si può effettuare una valutazione per evidenziare eventuali ritardi del linguaggio, esaminare macroscopicamente le orecchie per valutare se sono presenti anomalie, valutare la risposta ai suoni o ai rumori (dai 6 mesi ai 2 anni), timpanometria per valutare la presenza di eventuali secrezioni a livello timpanico.

L’ipoacusia deve essere identificata il prima possibile proprio al fine di evitare ritardi del linguaggio, isolamento ed eventuale emarginazione.

Come si fa terapia dell’ipoacusia

La terapia si propone eventuale: trattamento della causa (trattamento otiti, rimozione tappi di cerume, etc..) o posizionamento di apparecchi acustici o impianti cocleari. Nei casi in cui l’ipoacusia non sia reversibile, il trattamento prevede l’uso di apparecchi acustici o impianti coclerai.

Perché fare ascoltare la musica al neonato - alimentazionebambini. It by coop
Perché fare ascoltare la musica al neonato – alimentazionebambini.it by COOP

Udito feto e neonati: l’ascolto come ponte dalla vita uterina a quella extra-uterina

Quanto fin qui esposto, da un punto di vista medico dalla Dott.ssa Piedimonte, va a riprova degli aspetti pedagogici che coinvolgono il senso dell’udito sin dalla vita intra-uterina. Il sistema uditivo del feto gli permette di percepire i primi labili suoni già a 16 settimane. Inizialmente il bimbo sente i suoni interni del corpo materno, come il battito del cuore della mamma, e pian piano ascoltando le voci che arrivano dal mondo impara a riconoscere quelle familiari.

I rumori più prossimi al bambino sono quelli del corpo materno e segnano l’intera vita intra-uterina, per esempio il cuore della mamma fa rumore giorno e notte ininterrottamente; il che equivale a dire che il feto in utero non conosce silenzio. Sta di fatto che, già subito dopo la nascita, stesi sul petto della mamma il neonati si calmano ritrovando il suono del cuore materno.

Questa breve premessa dimostra, senza troppe parole, come le percezioni che raggiungono il bebè attraverso l’udito ne influenzano lo sviluppo, la relazione col mondo e l’adattamento alla vita extra-uterina. A mano a mano che lo sviluppo dell’udito progredisce il bimbo acquisisce nuove informazioni sul mondo che lo circonda, ciò avviene anche nella misura in cui apprende le voci familiari e ciò sebbene ancora si percepisca come una cosa sola col corpo materno.

Udito e musica post-parto: quale musica fare ascoltare ai neonati

Parlare al pancione è la prima forma di comunicazione tra genitori e figli, perciò via libera alle lunghissime chiacchierate alla pancia della mamma. Fa bene, sin dalla gestazione e per tutta la vita, anche ascoltare musica. Molti studi si sono concentrati sulla relazione tra l’ascolto della musica e l’abbassamento dei livelli di stress nel neonato e nel bambino piccolo, di fatto fa questo effetto una musica calma e rilassante, ascoltata a un volume compatibile con lo sviluppo dell’udito dei bambini.

Via libera a musica:

  1. classica, preferendo armonie semplici;
  2. di ambiente (cosiddetta ambient) con suoni e atmosfere naturali e inebrianti;
  3. naturale, caratterizzata dalla riproduzione di suoni della natura come onde, cinguettio di uccelli, cicalio, rumore di pioggia.

Questo genere di musiche sono da preferire perché assicurano esperienze di ascolto più immersive e avvolgenti. Fatto salvo però il principio della piacevolezza anche del genitore, chiarisco questo principio psico-pratico che non può essere trascurato:

L’intero ambiente, anche in relazione all’atmosfera musicale, deve appagare tutti i membri della famiglia perché essa è un cerchio in cui le influenze reciproche si fanno sentire fortemente. Pertanto se mamma e papà detestano la musica classica e ascoltarla li stressa difficilmente questa stessa melodia calmerà il bambino che, in primis, avverte i sentimenti dei genitori. Così mentre Mozart suona, se gli adulti non lo apprezzano, il bimbo potrà percepire il disagio della mamma o del papà.

Via libera alla musica, allora, purché faccia stare bene e rilassi tutta la famiglia!

Cosa succede quando il bambino beneficia di buone e serene stimolazioni del sistema uditivo

Un genitore che legge una fiaba, uno che canta, uno che parla al bimbo, un buon sottofondo musicale aiutano l’adattamento alla vita fuori dal pancione di mamma; abbassano i livelli di stress aumentando il rilassamento; aiutano il buon sonno; predispongono il bambino all’affidamento al genitore.

A partire dai 12-18 mesi di vita le canzoncine per bambini assumono un significato e un valore più “didattici” perché stimolano il linguaggio, la concentrazione e la memoria.