Parola di Mamma

Mamma insicura: il valore dell’insicurezza 

L'insicurezza alimenta frustrazione, ansia, rabbia e scarsa stima di sé, sentimenti negativi che, se alimentati, portano la donna a sentirsi una cattiva madre. L'insicurezza va volta in positivo e trasformata in energia.

“Mi sento una mamma insicura!” La madre vittima della propria insicurezza dovrebbe indagare se stessa e il suo sentimento: comprendere che l’insicurezza può essere un valore e non è un difetto o un errore potrebbe stimolare un rinnovato senso di fiducia nelle proprie possibilità. Il bisogno di sicurezza insiste con forza sulle mamme moderne finalmente attente e sensibilizzate a temi come la nanna sicura, il trasporto in auto sicuro, la casa sicura. Ciò a cui dobbiamo però prestare attenzione è l’ansia: una eccessiva tensione al controllo può ingenerare risposte ansiogene nella mamma, anche a livello inconscio. 

Quando una mamma insicura diventa una madre problematica

Quando la donna sente di non rispecchiare lo stereotipo sociale di perfetta madre e moglie, rischia di diventare una “mamma triste” e ossessionata dalle sue “presunte mancanze” accumulando, così, frustrazione, rabbia e ansia latente. In realtà la mamma imperfetta è una mamma umana che affronta problemi umani vivendo la vita con le sue debolezze e il suo coraggio: la perfezione non esiste, ricordatelo! Equilibrio e razionalità: questa è la strada giusta.

La ricerca di sicurezza ad ogni costo può rendere chiunque una persona insicura. Da un punto di vista sociologico, la tensione eccessiva al controllo e alla sicurezza restituisce la verità su una società certamente attenta ai bambini ma troppo spesso rigidamente orientata su uno stereotipo di madre granitica e perfetta. A questa mamma è affidato il compito di crescere un bambino perfetto, sano e sempre al sicuro.

Un buon senso di sicurezza non corrisponde alla sicurezza totale

In realtà la sicurezza assoluta è un concetto astratto che non veste la vita delle famiglie, dei genitori e dei bambini stessi: come madri non possiamo fare sempre la scelta corretta né possiamo agire sempre pianificando le conseguenze dei nostri comportamenti. Credere che l’adulto soddisfa il ruolo genitoriale assolvendo all’obiettivo di tenere il bambino sempre al sicuro e sotto controllo è diseducativo: non aiuta la crescita e la formazione del piccolo, ingenera forme di dipendenza del bambino dal genitore, non coadiuva un buon rapporto affettivo e non supporta nemmeno il percorso genitoriale della mamma e del papà. Una mamma premurosa non è una mamma ossessionata dalla sicurezza. Ci sono variabili che non possiamo controllare! Chiamatelo caso, destino, imprevisto, circostanza o fatalità, a me piace dire che è la vita stessa che si manifesta nella sua agilità.

Tipologie di mamme e reazioni emotive

Le mamme possono sentirsi insicure sin dal post parto, complici i cicli irregolari di sonno, i pianti del bambino e il fatto che il piccolo non è in grado di comunicare come un adulto. A ogni neo mamma va concessa l’opportunità di entrare in contatto col suo sesto senso maturando fiducia nella sua relazione col figlio e nel suo legame di attaccamento. Fiducia vuol dire sicurezza. La mamma insicura sente il “peso del fallimento” alla prima sbucciatura di ginocchio e il bambino, nella stessa circostanza, avverte la frustrazione di essere stato “leso nella sua condizione di confort emotivo”. I bisogni di attaccamento dei bambini sono cosa diversa dalla protezione asfissiante, senza contare che una madre negativa, piegata sul suo senso di inadeguatezza, non mette il bimbo in condizione di concettualizzare, metabolizzare e sopportare le piccole frustrazioni della vita. Una mamma che non gestisce le sue emozioni spinge il figlio verso un attaccamento insicuro sottraendo al bambino la possibilità di fare appello alle sue stesse energie, di fidarsi di se stesso nell’esplorazione del mondo e, quindi, di imparare a fidarsi anche degli altri.

Relazioni di attaccamento e insicurezza

Una mamma sopraffatta dall’insicurezza è una figura di attaccamento problematica? Questa domanda sorge spontanea. Sicuramente la scarsa fiducia in se stesse determina delle alterazioni nei comportamenti, nelle reazioni emotive e nelle relazioni. I bambini con attaccamento funzionale traggono fiducia dalla stabilità della madre. Si dice, non ha caso, che è proprio della mamma il compito di dare al bambino stabilità emotiva senza trasmettergli ansie e paure.

Da dove nasce l’insicurezza materna? 

Ab origine, ovvero per indole, e fuori da influenze ambientali e familiari, la mamma insicura non esiste. Se si ammettesse che non è possibile essere sempre certi di gestire e controllare tutto, si potrebbe dire che l’insicurezza stessa è un concetto difficile da tradurre in aggettivo qualificativo. Per esempio, nessuno può rispondere con certezza alla domanda: “Cosa succederà domani?” E se questo è vero, se è l’agilità della vita a rendere l’avvenire non programmabile con certezza, e altrettanto corretto chiedersi come potrebbe la mamma sapere, prevedere e gestire tutto ciò che accadrà intorno a suo figlio.

I pericoli a cui la mamma insicura espone se stessa sono:

  • frustrazione,
  • senso di inadeguatezza,
  • difficoltà a gestire gli stati d’ansia del bambino e propri,
  • difficoltà a relazionarsi con circostanze nuove,
  • reazioni di stallo o panico in condizioni di criticità,
  • aggressività latente.

I pericoli a cui la mamma insicura espone il bambino:

  • eccessiva dipendenza dalla mamma,
  • carenza di autostima,
  • limitata crescita esperienziale,
  • difficoltà a gestire gli stati d’ansia,
  • paura dell’ignoto e del nuovo,
  • timidezza,
  • difficoltà nel relazionarsi con l’altro e nell’incontrare il diverso,
  • frustrazione e rabbia.

Per crescere, e questo vale per la mamma quanto per il bambino, bisogna uscire dalla propria zona di confort. Che vogliate farlo o meno, sappiate che nel ruolo di mamma sarete messe più e più volte alla prova. Il bambino è un essere vivente in continuo cambiamento e il suo mutare insiste sul mondo esterno, ogni giorno il suo istinto lo spingerà a fare nuove esperienze e analizzare nuovi spazi fisici ed emotivi. L’insicurezza è un limite all’esplorazione, alla conoscenza e quindi alla crescita.

Come non sentirsi una mamma insicura

Intanto nessuno ha il diritto di accusare la madre di essere “piena di insicurezza”. Una madre che non sta granitica e ferma nelle sue posizioni manifesta, come qualunque altra persona dotata di ingegno, il proprio pensiero critico, osserva il mondo e si fa delle domande, probabilmente pondera le proprie scelte più volte prima di agire. È in questa versione positiva che l’insicurezza delle mamme va affrontata e interpretata. Anche chi sta accanto alla neomamma dovrebbe esortarla ad abbandonare l’idea stereotipata di insicurezza: se non sei sicura di qualcosa vuol dire che la stai valutando, stai considerando i pro e i contro, stai scegliendo, sempre rimanendo vigile e attenta. È questa la migliore interpretazione dell’insicurezza che si possa affidare alle mamme. Come madri dobbiamo diventare duttili, del resto non si nasce camaleonte ma si diventa camaleontici per spirito di adattamento: il segreto della vita da mamma è accettare che il bimbo di oggi non è quello di ieri e non sarà il figlio di domani, la maternità è un’esperienza in divenire che può essere scritta in molti tempi e tanti modi, a noi spetta il difficile compito di adattarci.

Una mamma adattativa stimola la sua resilienza ed educa il bambino alla duttilità e alla “resistenza agli urti della vita”

La resilienza aiuta le mamme a non sentirsi insicure. Spesso si immagina la resilienza come un’attitudine, ma dire che, per esempio, Anna è resiliente mentre Martina non lo è rappresenta un grave errore. La resilienza è una condizione dell’animo con cui si misura la tolleranza alle circostanze estrinseche, essa cambia col cambiare delle circostanze stesse e dei contesti. Diventare mamma è una tempesta che pretende e determina mutate abilità, diverse condizioni fisico-ormonali e rinnovati equilibri familiari e sociali. La reazione dell’animo incide sulla capacità di resilienza e la risposta alla fatica dipende da questo, come dipende anche dalla disponibilità alla condivisione, dall’apertura all’altro e dalla duttilità al cambiamento.

Possiamo offrire ai figli la certezza del nostro affetto e del nostro appoggio, ma, rispetto agli eventi della vita, possiamo e dobbiamo insegnare loro che non c’è sicurezza né si potrà pretendere una pianificazione e un controllo su qualunque evento dell’esistenza. Lo sviluppo di spirito di adattamento e resilienza restano l’insegnamento determinante. Ci saranno circostanze in cui, come genitori, dovremo ammettere di non sapere, ma questo non farà di noi mamme in sicure o papà insicuri. Le maggiori insicurezze delle mamme riguardano la salute dei bambini, che è difficile da monitorare quanto più sono piccoli i bebè. Più l’ambiente intorno alla mamma diventa giudicante e invadente nel rapporto mamma bambino meno la donna riesce a entrare in empatia col figlio e col suo ruolo. In un ambiente familiare supportivo le mamme sono meno ansiose, più empatiche e serene.

Come aiutare la mamma a sentirsi sicura e serena.

Mai dire alla neomamma : “Stai sbagliando tutto”, “Fai come ti dico io”, “Non sei capace di prendertene cura (con riferimento al bambino)”. Che queste frasi provengano dai neo papà o dalle neo nonne oppure da zie o amiche, sono sempre inappropriate e violente perché, in ogni caso, minano le prove, le sperimentazioni e i tentativi che la mamma fa continuamente per strutturare il suo modo di essere madre. Non esiste un solo modo di essere madre! Come un grande scienziato prima della sua scoperta, la mamma ha bisogno di mettere alla prova se stessa.

  • Abbiate cura di aiutare la neo mamma,
  • non sostituendovi a lei,
  • non scavalcatela,
  • adattatevi al suo stile di maternità,
  • aiutatela supportandola in quelle attività di contesto che non devono necessariamente riguardare il bambino. Per esempio, fate la spesa, avviate la lavatrice, stendete il bucato e pulite il pavimento, lasciate alla mamma il tempo della cura di suo figlio e dell’esperienza con lui.
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