Pronto soccorso pediatrico

Convulsioni Febbrili nei bambini: sintomi, diagnosi, terapia

Convulsioni febbrili, soglia di temperatura corporea, sintomi, cause e cura. Cosa fare se il bambino ha le convulsioni mentre dorme. Farmaci, precauzioni e quando chiamare il 118.

Pubblicato il 22.10.2021 e aggiornato il 02.11.2021 Scrivi alla redazione

Le convulsioni febbrili sono “eventi che si presentano in bambini di età compresa tra i 6 mesi e i 6 anni in concomitanza di un episodio febbrile, in assenza di infezioni intracraniche o di altre cause definite”, come dice l’ American Academy of Pediatrics. Le convulsioni da febbre si registrano nel 2-5% dei bambini sani con un picco di incidenza tra i 18 e i 24 mesi, più frequentemente nei maschi rispetto alle femmine. 

Comparsa della convulsione e durata

Rappresentano un’esperienza spaventevole per i genitori ma generalmente si risolvono in pochi minuti, non causano alcun danno neurologico e si ripresentano nel corso della vita. La probabilità che si verifichino nuovi episodi convulsivi è tanto maggiore quanto prima compare la prima crisi (soprattutto se nel primo anno di vita) e se c’è una forte familiarità per convulsioni. Pur presentandosi apparentemente come una crisi epilettica, in realtà si tratta di un’entità clinica ben diversa dall’epilessia e tra le due non vi è correlazione. I bambini che soffrono di convulsioni febbrili hanno una probabilità di sviluppo epilessia solo di poco superiore rispetto ai coetanei (5% vs 2%). Fattori di rischio per un’evoluzione sfavorevole sono:

  • il bambino ha manifestato convulsioni febbrili complesse,
  • si registrano convulsioni recidive,
  • il bambino è affetto da un ritardo dello sviluppo psicomotorio,
  • vi sono altri familiari affetti di epilessia.

Nei bambini che hanno già una diagnosi di epilessia, la comparsa di una crisi convulsiva in corso di febbre non è considerata convulsione febbrile. D’altro canto, in un bambino che soffre di convulsioni febbrili un episodio convulsivo che compare in assenza di febbre deve richiedere una valutazione medica per riconsiderare la diagnosi. 

Qual è la soglia della temperatura corporea per classificare una convulsione come febbrile

L’American Academy of Pediatrics (una delle più importanti società scientifiche pediatriche americane) definisce la convulsione “febbrile” quando si verifica in un bambino sano in presenza di una temperatura corporea superiore ai 38°C. Talvolta però le convulsioni febbrili possono presentarsi con febbre più bassa o addirittura prima ancora che la temperatura inizi a salire (convulsioni senza febbre). In ogni caso è tanto più probabile che insorga una crisi convulsiva quanto quanto maggiore è l’aumento della temperatura.

Forme semplici e forme complesse di convulsioni febbrili nei bambini

Le convulsioni febbrili sono classificate come semplici o complesse sulla base della durata e delle caratteristiche:

Le forme semplici sono le più frequenti (più del 90% dei casi). Hanno una durata media di 2 minuti (anche se a volte durano di più, non superano mai i 15 minuti). Non si ripetono nell’arco delle 24 ore, sono prevalentemente convulsioni benigne e sono caratterizzate da:

  • scosse degli arti generalizzate (diffuse a tutto il corpo) e mai focali (di un solo arto);
  • irrigidimento diffuso e/o rilassamento della muscolatura;
  • fissità dello sguardo (talvolta rovesciamento degli occhi);
  • perdita di coscienza;
  • perdita di feci o urina;
  • sonnolenza dopo la crisi (periodo postcritico): la durata della crisi di solito è inferiore a 1 ora.

Le forme complesse sono molto meno frequenti delle convulsioni semplici.Hanno una durata maggiore di 15 minuti (continua o con pause) e generalmente si ripetono più volte nelle 24 ore. Solitamente si manifestano come crisi parziali (interessano un solo arto) o crisi lateralizzate (interessano una sola metà del corpo). I bambini colpiti da questo tipo di crisi in genere hanno familiari affetti da epilessia o anomalie neurologiche e hanno loro stessi un rischio più alto di sviluppo epilessia.

Convulsioni nei bambini, a cosa servono 

Comunemente si crede che le convulsioni siano causate da un innalzamento della temperatura corporea rapido, ma non ci sono molte certezze in merito. Le vere cause ancora non sono note. Possiamo, invece, fare una congrua associazione delle convulsioni a fattori di rischio genetici e familiari. L’ipotesi è che, qualunque sia il valore della febbre o il tempo che impiega a salire, in bambini con predisposizione genetica, il rialzo della temperatura stimoli una particolare reazione del sistema nervoso che genera la scarica elettrica alla base delle crisi generalizzate. Talvolta la manifestazione della convulsione precede addirittura il rialzo termico. Per ora rimangono quindi un evento improvviso che si presenta inaspettato e spesso (non tutti in gli episodi di febbre!!!) in bambini che hanno qualche familiare vicino che ne ha sofferto (un genitore, uno zio, un fratello).

Come si presentano le convulsioni in un neonato

Le convulsioni neonatali si presentano come nel bambino più grande. Possono Essere caratterizzate da spasmi muscolari diffusi (Che la mamma percepisce venire Movimenti ripetuti) e irrigidimento , con conseguente rilassamento della muscolatura diffuso e sonnolenza . Oppure possono essere essere da rilassamento diffuso della muscolatura e dalla sola perdita di coscienza. Anche se queste compaiono durante un episodio febbrile, non vengono mai definite convulsioni febbrili. Per definizione le convulsioni febbrili sono infatti crisi benigne che si manifestano a partire dai 6 mesi di età. Quando parliamo di neonato, invece, ci riferiamo ad un bambino di massimo 30 giorni di vita. Se l’episodio si presenta nel bambino più piccolo, quindi, deve essere necessariamente indagato perché potrebbe essere la manifestazione (in corso di febbre) di altre forme di convulsioni.

Convulsioni nei bambini mentre dormono 

Le convulsioni febbrili possono comparire indifferentemente in stato di veglia o in stato di sonno. In entrambi i casi le manifestazioni e il decorso sono gli stessi. Considerando che le convulsioni febbrili compaiono generalmente entro un’ora di tempo dall’innalzamento della temperatura, è necessario che il genitore osservi il bambino in questo periodo di tempo. Non è necessario privarlo del sonno né tanto meno osservarlo per tutto il periodo del riposo.

Cosa fare in caso di comparsa di convulsioni, primo soccorso

Il trattamento delle brevi crisi che hanno una durata inferiore ai 5 minuti è esclusivamente di supporto. Comunque, in tutti i casi di crisi convulsiva è opportuno mettere in pratica i seguenti accorgimenti:

  • mantenere la calma: è l’unico atteggiamento valido per poter osservare in maniera obiettiva la crisi e intervenire se necessario;
  • allentare l’abbigliamento, soprattutto intorno al collo, per far sì che il bambino non abbia difficoltà respiratorie (un abbassamento della temperatura è sempre coadiuvato da un abbigliamento non pesante);
  • allontanare oggetti dal bambino, sussiste il rischio durante le scosse che il piccolo possa urtare oggetti o giochi con cui potrebbe farsi male;
  • osservare le caratteristiche delle crisi, ovvero il tipo e la durata, per favorire una corretta diagnosi da parte del medico;
  • NON forzare l’apertura della bocca: non c’è nessun pericolo che il bambino morda la lingua;
  • NON scuotere il bambino nel tentativo di risvegliarlo;
  • NON dare nulla per via orale: il bambino non è in grado di deglutire fintanto che non riprende il pieno stato di coscienza;
  • porre il bambino su un fianco (posizione di sicurezza) solo dopo che sono terminati gli spasmi;
  • contattare il proprio medico curante al termine della crisi o portarlo in pronto soccorso (soprattutto se si tratta della primi crisi);
  • solo in casi specifici è consigliato chiamare il 118 e valutare il ricovero(vd. paragrafo dedicato alle condizioni di emergenza)

Diagnosi e cura

La diagnosi di convulsione febbrile è clinica . Ovvero il medico pone diagnosi con la sola valutazione del quadro clinico del paziente senza l’ausilio di test diagnostici. Solo in alcuni (convulsioni, bambino con deficit neurologici o segni di altre malattie) è necessario ad accertamenti utili per patologie sottostanti:

  • EEG (elettroencefalogramma) : non si esegue di routine, il pediatra deciderà per ogni singolo caso la necessità di richiederlo. Nei bambini che manifestano un singolo episodio di convulsioni febbrili semplici è del tutto normale e non permette di prevedere il ripresentarsi di nuovi episodi. Nei casi di convulsioni febbrili complessi, invece, l’E è alterato anche a distanza dalla crisi stessa. Il momento più per effettuarlo, dunque, è di circa un mese, se le convulsioni opportuno da una causa neurologica specifica, il quadro sarà comunque ancora alterato.
  • Puntura lombare (rachicentesi): quando c’è il sospetto di meningite o encefalite, se il bambino era già in cura con farmaci prima della convulsione febbrile, se immunodepresso o non ha effettuato le vaccinazioni di legge.
  • Esami del sangue per patologie metaboliche: in caso di convulsioni febbrili complessi o se ci sono segni di disidratazione o edema.
  • Risonanza magnetica : in caso di convulsioni febbri patologie e se dalla visita emergono anomalie, nel sospetto di neurologiche.

Farmaci per le convulsioni febbrili

Solo il pediatra di famiglia può prescrivere una terapia. Quali sono i farmaci:

  • diazep o midazolam rettale: sono dei farmaci antiepilettici (microclis rettale) prescritti ai piccoli pazienti dopo il primo episodio di convulsione febbrile. Il ricorso alla terapia farmacologica è indicatore solo in caso di ricomparsa di nuova crisi con durata maggiore di 5 minuti. I genitori, gli insegnanti e chiunque si occupi del bambino deve essere istruito su come utilizzare il farmaco e quando è necessario impiegarlo.
  • altri antiepilettici endovena : vengono impiegati insieme dal personale medico in ambiente ospedaliero se le crisi persistono per un tempo più prolungato.

Quando chiamare il 118 o recarsi in pronto soccorso

  • Quando il bambino mostra difficoltà respiratorie o inizia a diventare cianotico (colore bluastro);
  • Quando le convulsioni hanno durata prolungata (che dura da più di 15 minuti);
  • Se le convulsioni che si ripresentano più volte nel corso delle 24 ore;
  • In caso di sonnolenza post-crisi che persiste per più di un’ora;
  • Bambino di età inferiore ai 18 mesi.

Il termine infantioli 

In assenza di patologie, i nostri nonni e bisnonni parlavano di infantioli, un termine presente in vari dialetti, soprattutto del centro Italia. Cosa sono gli Infantioli?  Questo termine, che indicava appunto le convulsioni febbrili, era in realtà una diagnosi tranquillizzante, che sopravvive come una traduzione dialettale del linguaggio del medico di famiglia, e sta ad indicare la natura benigna delle crisi semplici delle convulsioni febbrili che, a differenza dell’epilessia, non lasciano tracce e a una certa età scompaiono.

Con la supervisione di:

Pediatra margherita caroli ecog sio oms

Dott.ssa Margherita Caroli Pediatra

Prof. Andrea vania - alimentazione bambini

Prof. Andrea Vania Pediatra

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