Malattie infantili

La febbre nei bambini: scopri tutto quello che devi sapere per trattarla al meglio

Mio figlio ha la febbre, aiuto! Calma, genitori, calma, non allarmatevi: nella stragrande maggioranza dei casi, la febbre è solo un malanno passeggero o, per essere precisi, è il segno (per il medico) e il sintomo (per il paziente) di una malattia, che il più delle volte è un’infezione, spesso di origine virale, che passerà da sola, senza bisogno di antibiotici.

La febbre nei bambini: scopri tutto quello che devi sapere per trattarla al meglio

Cos’è la febbre? Cerchiamo di conoscerla meglio

DEFINIZIONE: la febbre, secondo la definizione dell’OMS, è “un incremento della temperatura corporea al di sopra dei limiti di normalità” e per temperatura normale si intende una temperatura ascellare centrale compresa tra 36,5°C e 37,5°C.

Quindi:

  • fino a 37°C ascellari: la temperatura è normale,
  • da 37° a 37,5°C ascellari: il bambino è sub-febbrile,
  • da 37,5° a 38° C ascellari: il bambino ha la cosiddetta febbricola.
  • Dai 38° C ascellari: il bambino ha la febbre
  • Sopra i 39°C ascellari: il bambino ha la febbre alta.

Questo articolo fa parte di una serie di 3. Gli altri 2 riguardano e approfondiscono la febbre alta nei bambini e la febbre da Covid-19, i cui sintomi, come abbiamo avuto modo di scrivere più volte, sono purtroppo del tutto sovrapponibili a quelli di una normale influenza stagionale.

Perché viene la febbre?

La febbre rappresenta un meccanismo di difesa dell’organismo; la temperatura corporea sale perché il nostro termostato naturale (ipotalamo), rispondendo ad alcuni stimoli, genera un segnale di “allarme” attivando una serie di meccanismi che portano all’aumento della temperatura corporea. Questo avviene per combattere una eventuale infezione, dal momento che la maggior parte dei microrganismi patologici (come i virus e i batteri) vengono disattivati o resi inoffensivi dalle alte temperature.

La febbre è dovuta quindi solo a infezione?

Secondo il Prof. Vania: “la febbre generalmente è legata a un’infiammazione, la quale a sua volta il più delle volte è dovuta a un’infezione, e questa nei bambini è molto spesso di origine virale. La febbre di origine non infettiva è molto più rara e riguarda malattie autoimmunitarie, come l’artrite reumatoide. Ci possono anche essere febbri reattive, che possono verificarsi per esempio dopo una dose di vaccino. Infine, ci possono essere aumenti di temperatura che non sono febbri vere, come quelle per un colpo di calore: queste non vanno trattate farmacologicamente, ma semplicemente abbassando la temperatura corporea e dell’ambiente”.

Quali sono le differenze fra le varie sedi per misurare la febbre? A che età preferire una sede o un’altra?

Esistono diverse sedi dove si può misurare la temperatura; è bene ricordare però che la temperatura “normale” ha valori diversi a seconda della sede, e dunque è sempre opportuno comunicare al medico la temperatura realmente misurata nonché dove sia stata presa. Le sedi più comuni sono:

  • Ascella (3-5 minuti): metodo più frequentemente usato, in questa sede la temperatura normale varia dai 35°C ai 37,2°C. Dobbiamo ricordare che la misurazione della temperatura in questa sede risente:
    – della temperatura ambientale,
    – del sudore,
    – dell’umidità,
    Inoltre, tra le due ascelle ci può anche essere una differenza di temperatura di circa 1,4 gradi. Quindi meglio provare sempre dalla stessa parte dopo aver asciugato l’ascella e mantenendo il braccio ben aderente al corpo.
  • Inguine: vale quanto detto per l’ascella; questa sede viene spesso preferita nel bambino di 2-3 anni, per la maggior facilità di mantenere le parti del corpo correttamente accostate. Da ricordare che se il bambino porta ancora il pannolino, la temperatura locale può essere più alta – anche di molto! – rispetto al reale.
  • Ano (1-2 minuti): questo metodo è in genere utilizzato nel primo anno di vita. In questo caso dopo aver posizionato il bambino di fianco bisogna lubrificare la punta del termometro e questo va inserito con estrema delicatezza per circa 2 cm nel retto.
    NB: La temperatura rettale è più alta di 0,5-1°C rispetto a quella cutanea… per cui per ottenere la misurazione corretta bisogna sottrarre al valore ottenuto almeno 0,5°C (ma, come detto prima, ricordiamoci che è sempre opportuno comunicare al medico la temperatura realmente letta, e la sede).
  • Orecchio: in questo caso la misurazione, fatta con termometro a infrarossi, avviene precisamente sul timpano e può, quindi, risentire di vari fattori:
    – posizione sbagliata (se punta sul condotto auricolare anziché sul timpano),
    – presenza di cerume,

    Entrambi questi fattori causano misurazioni di temperature più basse del reale. Va anche ricordato che il condotto auricolare – cioè lo spazio tra il foro dell’orecchio e il timpano – non ha un andamento in linea retta, ma forma di S allungata, e che nel bambino piccolo questa S ha un andamento del tutto diverso rispetto all’adulto. Per questo motivo, per misurare correttamente la temperatura nel bambino piccolo il lobo dell’orecchio va stirato delicatamente verso il basso e all’indietro. Invece, per il bambino più grande è il padiglione auricolare che va stirato delicatamente verso l’alto e all’indietro …operazioni non proprio banali, se non si ha una certa abilità!

    – un’infiammazione del timpano (come nell’otite)

    Al contrario delle condizioni precedenti, questa possibilità comporterà una temperatura (localmente) più alta del reale.

È bene quindi che questa tecnica sia utilizzata da personale sanitario qualificato e che si abbia una buona conoscenza dei parametri tecnici dello strumento utilizzato. Vengono considerati in questo caso valori normali quelli compresi tra 35.5°C e 37.7°C

  • Fronte: anche in questo caso la misurazione viene effettuata con termometro a infrarossi. In questo caso il termometro viene posizionato in prossimità della fronte del bambino e i sensori del termometro attuano una equazione che prende in considerazione la temperatura frontale e quella ambientale, il valore di temperatura misurato viene ritenuto normale se compreso tra 35.4°C e 37.4°C.

Per completezza, va segnalata anche la possibilità di misurazione della temperatura in bocca. Pratica soprattutto un tempo molto in voga negli USA, ha oggi perso molto smalto, e non la si usa praticamente più.

Perché in tempo di Covid si preferisce il termometro frontale?

Ecco le ragioni più importanti:
● Facile portabilità dello strumento
● Facilità di mantenere un adeguato distanziamento durante la misurazione
● Costo contenuto dello strumento
● Maggiore sicurezza igienica
● Minore invasività
● Maggiore velocità di misurazione

NB: bisogna in ogni caso usare strumenti affidabili con certificazione CE in accordo al regolamento sui Dispositivi Medici (UE) 2017/745 (MDR) o Direttiva 93/42/CEE (MDD)

(fonte INAIL)

Fattori fisiologici che possono far oscillare in maniera “naturale” la temperatura corporea

Tra questi ricordiamo:

  • l’ora: la temperatura corporea è, infatti, fisiologicamente più bassa la mattina tra le 4 e le 8 e fisiologicamente più alta nel pomeriggio tra le 16 e le 18. Questa differenza mattino-sera è, nel bambino, molto più accentuata che nell’adulto;
  • affidabilità e accuratezza dello strumento di misurazione;
  • sede di misurazione (ascella, ano, inguine, bocca, fronte, orecchio);
  • temperatura e umidità ambientale;
  • stato di idratazione: più il bambino è disidratato maggiore risulterà la sua temperatura corporea;
  • attività motoria;
  • alimentazione con cibi caldi;
  • pianto.

Ma quindi la febbre è utile?

Certamente sì, perché:

  • Indica che l’organismo sta reagendo all’infezione;
  • Intorno ai 38°C danneggia e distrugge soprattutto i virus e rende l’ambiente sfavorevole alla moltiplicazione dei batteri;
  • Accentua le capacità battericide dei leucociti (globuli bianchi).

Ma la febbre è anche dannosa?

Certamente sì, può esserlo, soprattutto se permane alta, infatti se supera i 40°C può danneggiare anche le cellule dell’organismo. Inoltre una volta che il meccanismo della febbre si è attivato, l’organismo comincia subito a disperdere il calore in eccesso attraverso la cute che così diventa calda, rossa e sudata, questo può causare seri problemi di disidratazione soprattutto nei bambini più piccoli, è per tale motivo che se il bambino manifesta febbre uno dei presidi terapeutici più importanti è quello di assicurargli una corretta idratazione.

Le febbri più conosciute

Febbre di crescita

Certamente spesso con la febbre “si cresce”. Può infatti accadere che l’aumento di temperatura corporea stimoli un po’ l’allungamento delle ossa (comunque costante durante tutta l’infanzia). Inoltre, quando il bambino ha la febbre starà di più a letto, disteso, e questo lo renderà automaticamente “più lungo”. Quando guarisce, infatti, sarà passato del tempo e le ossa si saranno un po’ allungate, proprio perché è rimasto in posizione orizzontale per qualche giorno. Ed ecco perché dopo la febbre il piccolo sarà cresciuto più del solito!

Eruzione dei denti

Questa è in realtà una leggenda probabilmente nata dalla constatazione che nel periodo in cui spuntano i denti (fino ai 2 anni) le febbri sono molto frequenti. A tal proposito dobbiamo considerare che, per spuntare, un dente impiega circa una settimana e che i denti di latte sono in tutto 20. Se moltiplichiamo sette per 20 abbiamo come risultato 140, ovvero il numero di giorni (distribuiti nell’arco di due anni) in cui il bambino è impegnato nell’eruzione dei denti. È ovvio che durante l’arco di questo periodo il piccolo avrà, per combinazione, anche qualche febbre. Inoltre, l’eruzione dei denti può comportare una temporanea alterazione del microambiente del cavo orale. Ciò può facilitare l’attecchimento di qualche germe, o la sua inopportuna moltiplicazione. È per questo che c’è un’alta probabilità di febbre concomitante. Ecco dunque spiegata la coincidenza temporale, spesso trasformata erroneamente in un rapporto di causa-effetto.

Febbre e vaccini

In questo caso, invece, la febbre è il più frequente degli effetti collaterali di tutte le vaccinazioni, che iniziano dopo il compimento dei primi due mesi e continuano a ritmo serrato nei mesi successivi. Per il bambino che manifesta febbre subito dopo aver ricevuto una dose di vaccino ed è sofferente e inquieto, è consigliata una dose di un antipiretico (il più indicato è il paracetamolo), nell’attesa che la reazione si esaurisca. In questi casi non c’è motivo di allarmarsi né di correre dal pediatra.

Febbre da Covid-19

È inutile negare che giorno d’oggi ogni sintomo febbrile in un bambino porta subito il genitore ad avere il timore ovvero che possa essere un sintomo di infezione da Covid-19.

Febbre nel neonato

I neonati e i bambini di pochi mesi godono di una sorta di “immunità privilegiata”: sono appena nati, perciò non hanno ancora avuto il tempo di accumulare gli anticorpi che li difenderanno dai microbi, ma in loro scorre un po’ di sangue materno, ricco di anticorpi “da adulti”, ovvero abbastanza potenti. Se i bimbi, poi, sono allattati al seno, ricevono, insieme al latte, altri anticorpi in grado di proteggere le vie respiratorie e l’intestino. Questo è il motivo principale per cui neonati e bambini di pochi mesi si ammalano raramente e hanno la febbre molto meno spesso dei bambini di due o tre anni. Per questo stesso motivo, la febbre in un bambino di pochi giorni o di pochi mesi è un campanello di allarme da non trascurare: può essere il segnale di un’infezione non banale, provocata da un microbo abbastanza aggressivo da superare le sue difese immunitarie.

Quindi nel caso di febbre in un neonato bisogna correre subito dal pediatra?

Secondo Il Prof. Vania: “Correre magari no, ma nel neonato i tempi per attendere un consulto non devono essere lunghi: il neonato infatti è particolarmente fragile, si disidrata con maggiore facilità ed è a maggior rischio di patologie infettive anche gravi. Anche dopo il primo mese, cioè nel lattante, la febbre non va sottovalutata, soprattutto se sembra che il bambino abbia dolore all’orecchio. Infatti, in questo caso, può esserci un’otite media, un’infezione dell’orecchio medio che se non viene curata può estendersi anche fino al cervello”.

Come si può far scendere la febbre nei bambini?

I rimedi più semplici sono riportati più sotto in maniera completa.
Qui ricordiamo solo che, se da soli quei rimedi non bastano è consigliabile associare un farmaco antipiretico, che ha però solo la funzione di abbassare la febbre (e magari anche di lenire qualche dolore se presente), ma non certo di risolvere un’infezione.
Sarà comunque solo compito del pediatra eventualmente associare un antibiotico, se lo riterrà necessario.

Riguardo agli antibiotici

Ricorda che:

  • Gli antibiotici sono farmaci molto potenti il cui utilizzo deve essere giustificato dalla necessità; solo il Medico Specialista saprà darvi l’indicazione all’effettiva necessità.
  • Gli antibiotici NON sono antipiretici e dunque non fanno passare la febbre.
  • Gli antibiotici NON combattono i virus, ma solo i batteri; è proprio per questo che per le infezioni virali è bene vaccinarsi, proprio perché raramente esistono farmaci curativi specifici.

Ci sono rimedi naturali per curare la febbre?

Secondo il Prof Vania: “certo, le classiche spugnature che però non servono per curare la febbre, ma per tenerla sotto controllo. Perché le spugnature siano davvero efficaci vanno presi alcuni accorgimenti.

  1. Negli impacchi e nelle spugnature mai usare l’aceto e, men che meno, l’alcool, perché l’alcool metilico contenuto nell’alcool può essere assorbito attraverso la pelle e provocare cecità.
  2. Non serve neanche usare acqua ghiacciata, basta che sia a temperatura ambiente, intorno a 18-20°.
  3. Impacchi e spugnature vanno applicati nei punti in cui scorre più sangue, quindi non sulla fronte (se non nei bambini più grandi, nei quali può ridurre la cefalea), ma sul collo, all’inguine, sulle spalle e nelle pieghe di gomito e ginocchio.
  4. Tanto è più fredda l’acqua, tanto più le spugnature devono essere non troppo prolungate e applicate a rotazione su punti diversi del corpo, se no si rischia di provocare una forte rallentamento della circolazione, fino anche alla trombosi.
  5. Per effettuare le spugnature bisogna aspettare che finisca la fase dei brividi, perché altrimenti si interferirebbe con il meccanismo naturale di formazione della febbre. È la stessa ragione per cui non bisogna usare gli antipiretici quando la temperatura è bassa o, al contrario, per cui si deve consentire al bambino di spogliarsi quando la febbre è alta e dice che ha caldo. Il modo più semplice per farlo capire è la metafora dell’impianto di riscaldamento: se vogliano diminuire la temperatura di casa apriamo le finestre, non le lasciamo chiuse!”.

Con la febbre spesso passa la fame. Come dev’essere l’alimentazione del bambino?

Di nuovo secondo il Prof. Vania: “Se il bambino ha fame mangia, se non ha fame non mangia. La cosa davvero importante è che beva e che sia sempre idratato. Il bambino ha a sufficienza riserve energetiche perché possa saltare un pasto, mentre non ne ha molte a livello di liquidi, soprattutto se è piccolo, e la disidratazione può portare complicazioni, perfino la morte”.

Quando consultare il pediatra in caso di febbre?

Subito se:

  • la febbre compare in un bambino di meno di 3 mesi;
  • la febbre è maggiore di 40,5°C
  • la febbre non risponde all’antipiretico;
  • il bambino piange in maniera inconsolabile o piange se viene mosso e/o toccato;
  • il bambino appare sonnolento e/o difficilmente risvegliabile;
  • il bambino ha il collo rigido (ovvero non riesce a toccare il torace abbassando il mento);
  • il bambino respira male o ansima
  • il bambino ha una convulsione;
  • il bambino non riesce ad ingoiare nemmeno la saliva;
  • il bambino appare molto sofferente
  • il bambino lamenta forte dolore alla pancia con vomito e/o diarrea e/o dolore addominale
  • il bambino presente macchie molto rosse o molto scure sulla pelle

entro 24 ore se:

  • la febbre è maggiore di 38,5°C in un bambino con meno di 24 mesi;
  • il bambino sembra avere dolore o difficoltà ad urinare;
  • la febbre si ripresenta dopo 24 ore dalla scomparsa.

Negli altri casi si possono aspettare 24-48 ore prima di consultare il Pediatra.

Alessandra Piedimonte nutrizione pediatrica

Dott.ssa Alessandra Piedimonte Medico Chirurgo specialista in Scienze dell'Alimentazione e Master di II° livello in Pediatria

Con la supervisione di:

Pediatra Margherita Caroli ECOG SIO OMS

Dott.ssa Margherita Caroli Pediatra (past president ECOG, ex consiglio direttivo SIO)

Prof. Andrea Vania - Alimentazione bambini

Prof. Andrea Vania Pediatra (past president ECOG; consiglio direttivo SIO)

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