Esercizi per la diastasi addominale e rimedi senza intervento
Esercizi per la diastasi addominale: rimedi senza intervento, decompressione viscerale o la ginnastica ipopressiva, panciera e crunch, allenamento e strategie
Il trattamento della diastasi addominale prevede due modalità di intervento: una conservativa e una chirurgica. Le più recenti linee guida, viste le eventuali complicanze e il decorso post operatorio, suggeriscono di ricorrere al trattamento chirurgico per diastasi severe in cui l’intervallo tra i muscoli retti dell’addome è superiore a 5 cm o dopo il fallimento di un trattamento conservativo della durata di circa 6 mesi.
- Quali esercizi fare per la diastasi addominale
- A cosa serve praticare gli esercizi per la diastasi addominale
- La decompressione viscerale e la ginnastica ipopressiva
- Esercizi per la diastasi addominale e divieto assoluto dei crunch
- Diastasi addominale e alimentazione
- La riabilitazione del pavimento pelvico
- Pancera sì, pancera no?
- Strategie nel quotidiano in caso di diastasi addominale
Quali esercizi fare per la diastasi addominale
Ancora oggi è dibattuto il tipo di esercizio da utilizzare nel percorso conservativo per evitare di peggiorare il disturbo estetico e funzionale e al tempo stesso ottenere dei miglioramenti strutturali. Prima di proporre un programma di esercizi è necessario che venga fatta una valutazione da parte di un fisioterapista che si occupi a livello conservativo di diastasi addominale.
Il comportamento della parete addominale è diverso in risposta allo sforzo fisico, a seconda di vari parametri come l’ampiezza della diastasi, il tono della muscolatura, la lassità fasciale della linea alba e la capacità di integrare i vari segmenti posturali da parte della donna. La pressione intra-addominale (che si sviluppa in un esercizio fisico) determina infatti una richiesta di messa in tensione della linea alba, delle fasce muscolari del complesso CALP (complesso addominolombopelvico) e una debolezza in uno di questi elementi può determinare una scarsa risposta e addirittura potrebbe creare disfunzioni.
Nel tempo sono nate varie metodiche di lavoro sulla parete addominale accomunate da un’attenzione alla globalità del corpo, alla percezione della postura nelle varie attività di vita quotidiana e all’esecuzione corretta di esercizi fisici che possono rappresentare dei fattori di rischio per il peggioramento della parete addominale.

A cosa serve praticare gli esercizi per la diastasi addominale
L’obiettivo del programma di esercizi è quello di mantenere un buon tono della parete in un’ottica posturale ed integrare il lavoro di tonificazione muscolare della muscolatura addominale integrando il pavimento pelvico nel rispetto del meccanismo addomino pelvico.
La cosiddetta “core stability” infatti rappresenta il mantenimento di un equilibrio tra i vari gruppi muscolari che devono poter gestire contemporaneamente gli sforzi. È molto importante che la donna acquisisca un buon grado di percezione corporea tale da poter correggere eventuali compensi adattativi posturali che a lungo andare possono peggiorare la sintomatologia che può essere legata alla diastasi addominale. Tutte le metodiche, pertanto, prevedono un controllo progressivo degli aumenti pressori in cavità addominopelvica in risposta alla consapevolezza acquisita nel percorso terapeutico.
La decompressione viscerale e la ginnastica ipopressiva
Tra le metodiche più conosciute abbiamo: la decompressione viscerale della Dott.ssa Loredana La Torre e la ginnastica Ipopressiva ideata dal Dottor Marcel Caufriez, esercizi posturali che vanno a potenziare la parete addominale e il pavimento pelvico in assenza di pressione o una pressione graduale coinvolgendo il pavimento pelvico.
Mentre la metodica ipopressiva è rappresenta da esercizi posturali ritmici che coinvolgono la respirazione e il perineo e che prevedono un’attivazione dell’addome e il mantenimento della postura in apnee respiratorie secondo un criterio di esecuzione piuttosto rigido, la metodica di decompressione viscerale, nascendo da un’integrazione di metodiche yogiche e del metodo Feldenkrais, pone con una particolare attenzione a tempi di esecuzione dell’esercizio più fisiologici e all’apprendimento posturale per la correzione delle abitudini disadattative posturali.
Esercizi per la diastasi addominale e divieto assoluto dei crunch
E il tanto amato e conosciuto crunch? L’esercizio di curl up tanto demonizzato negli ultimi anni come peggiorativo e assolutamente vietato nei casi di presenza di ernie e diastasi addominale è davvero così vietato? Assolutamente no: recentissimi studi scientifici hanno infatti dimostrato che, sebbene sia un esercizio complesso per la parete addominale, se fatto in maniera corretta coinvolgendo tutta la muscolatura della parete addominale (trasversi, obliqui e retti) non è assolutamente dannoso né per la diastasi né per il pavimento pelvico.
Chiaramente rimane al clinico la scelta di inserire in un programma riabilitativo questo tipo di esercizio, considerando l’apprendimento di corretta attivazione addominale in posture ed esercizi più facili, e considerando la struttura muscolo scheletrica individuale. Perciò no alla chinesiofobia, il ruolo del fisioterapista, attraverso il programma riabilitativo, è guidare all’apprendimento e al recupero della possibilità di fare sport, ma in maniera corretta, incentivando il movimento e l’attività muscolare.

Diastasi addominale e alimentazione
Per controllare i sintomi legati al gonfiore dopo i pasti, sintomo molto comune lamentato dalle donne con diastasi è altresì consigliabile contattare un nutrizionista specializzato che potrà suggerire alla paziente quali sono i cibi che possono peggiorare il gonfiore e che vanno quindi a determinare una situazione di stress sulla parete addominale e peggiorare i sintomi.
La riabilitazione del pavimento pelvico
Qualora la paziente presenti sintomi pelvici sarà consigliato rivolgersi a un professionista del pavimento pelvico per eseguire anche una valutazione dello stesso e la messa in atto di strategie per tutelare la zona pelvica da eventuali rischi.
Può accadere infatti che la paziente presenti sintomi da ipertono del pavimento pelvico (dolore durante i rapporti, urgenza e frequenza minzionale) a quel punto si considera prioritario la normalizzazione del tono della muscolatura pelvica prima di intraprendere gli esercizi di rieducazione della diastasi, poiché l’attivazione addominale potrebbe comportare un peggioramento dell’ipertono vista la meccanica di sinergia di attivazione perineale e addominale.
Se la paziente invece presenta sintomi da ipotono (cioè da debolezza e quindi perdita involontaria di pipì o di gas) contestualmente al recupero della parete addominale si potranno scegliere esercizi comuni al trattamento dell’incontinenza e della diastasi.
Pancera sì, pancera no?
Attualmente è ancora controversa l’adozione della pancera come rimedio per le donne che soffrono di diastasi addominale. La maggior parte degli esperti ne sconsiglia l’uso poiché non permetterà alla muscolatura di svolgere correttamente la sua funzione di sostegno e di attivarsi nei movimenti quotidiani.
L’indicazione all’uso della pancera è riservata ai gravi casi di diastasi addominali (diastasi superiori a 5 cm con importanti sintomatologie di dolore lombo sacrale, importanti lassità fasciali e in presenza di ernie della parete che devono essere tutelate da sforzi quotidiani improvvisi, la sua prescrizione va concordata con un fisioterapista specializzato di addominale o con un chirurgo.
Strategie nel quotidiano in caso di diastasi addominale
È fortemente consigliato che la paziente apprenda strategie per svolgere correttamente l’attività sportiva e le attività di vita quotidiana in maniera sicura ed è altrettanto importante che mantenga un buon tono della parete addominale e che quindi sia forte il ruolo della muscolatura addominale anche in presenza di diastasi addominale proprio per evitare che alcuni segmenti muscolo-scheletrici prendano il sopravvento alterando la postura e causando il peggioramento dei sintomi.
La paziente con diastasi però non dovrà effettuare solo percorsi riabilitativi ma una volta acquisita la metodologia di corretta attivazione del complesso addomino-pelvico potrà scegliere con il fisioterapista l’attività sportiva maggiormente adatta alle sue esigenze. Non esistono sport sconsigliati ma esiste lo sport in relazione alla capacità di attivazione corretta individuale, pertanto la valutazione anche alla fine del percorso riabilitativo rimane il criterio migliore per poter guidare la paziente nella seconda fase del percorso, la riatletizzazione.