Diastasi addominale: cos’è, sintomi e intervento
La diastasi determina un allontanamento dei muscoli retti dell’addome. Ha forte incidenza post partum, si stima che interessi 1/3 delle neomamme.
Se dopo la gravidanza la pancia non torna come prima: potrebbe trattarsi di diastasi addominale. La diastasi addominale è una condizione in cui i muscoli retti dell’addome, i muscoli che ricoprono la parete anteriore dell’addome, risultano allontanati. È considerata patologica se questo valore superare i 2.7 cm. Questi muscoli infatti, sono tenuti vicini da una porzione di tessuto connettivo elastico, detta appunto linea alba.
Cause di diastasi addominale
L’incidenza maggiore del disturbo riguarda il post partum (la stima si assesta su 1/3) ma altri fattori possono predisporre la condizione, anche negli uomini.
Anche l’invecchiamento può essere una causa predisponente per via di un cedimento strutturale del tessuto connettivo.
Anche l’obesità e gli sport ad alto impatto possono determinare la patologia a causa di continue sollecitazioni in cavità addominale durante l’esecuzione del gesto sportivo.
Quando effettuare una valutazione della diastasi addominale
Questa condizione dei retti addominali è assolutamente fisiologica in gravidanza e fino a 10-12 mesi dal parto. Il bambino, infatti, man mano che cresce tende a farsi spazio all’interno della cavità addomino-pelvica e gli ormoni (la relaxina in particolare) accompagnano questo processo consentendo ai muscoli di essere più elastici. Attenzione quindi a non affrettarsi in valutazioni precoci perché rischieremo di avere un valore non corretto, ma è sempre opportuno, a circa 2 mesi dal parto, effettuare una valutazione addomino-pelvica prima di intraprendere percorsi in palestra.
Tipi di diastasi addominale
La localizzazione della diastasi può riguardare una parte dell’addome o più parti ed essere (sottoxifoidea, periombelicale, sottombelicale). In base alla localizzazione i sintomi possono essere differenti.
Valutazione: chi e in che modalità
Non tutti i professionisti sanitari sono adeguatamente formati sulla patologia e spesso tendono a minimizzare i sintomi. È consigliato un approccio multidisciplinare da personale sanitario specializzato che comprende: fisioterapista, ostetrica, chirurgo generale, chirurgo plastico, ginecologo e nutrizionista in relazione ai sintomi riferiti.
Il primo step è l’autovalutazione in cui la paziente supina pone la mano a taglio perpendicolare sulla linea alba, la zona centrale tra i due muscoli retti. Esegue un piccolo crunch (movimento come per staccare le spalle da terra) e sente quante dita affondano nella fessura percepita tra i muscoli retti. 1 dito vorrà indicare una diastasi fisiologica, due o più dita la presenza di una diastasi patologia che merita una valutazione specialistica.
L’imaging diagnostica maggiormente utilizzata per confermare il sospetto diagnostico è l’ecografia della parete addominale che potrà anche valutare l’eventuale presenza di ernie della parete, condizione frequentemente associata alla diastasi addominale. RMN (Risonanza Magnetica Nucleare) e Tac sono indagini di secondo livello destinate a casi in cui la compromissione intestinale risultata essere maggiore come pure risultano essere maggiormente invalidanti i sintomi, soprattutto in previsione di un eventuale intervento chirurgico. Sia la valutazione manuale che quella ecografica devono prendere in considerazione una parte sopra l’ombelico, una in prossimità dell’ombelico e una sotto, per poter studiare in maniera precisa l’andamento della diastasi addominale.
Sintomi
Le donne si accorgono di avere la diastasi addominale quando esteticamente l’addome non rientra nella situazione pre gravidanza e perché lo sentono debole e instabile durante le attività di vita quotidiana (fanno fatica ad alzarsi dal letto, in piedi lamentano una facile staccabilità con la tendenza a spanciare a livello posturale).
Tra gli altri sintomi più comunemente riferiti abbiamo incontinenza urinaria da sforzo, gonfiore addominale che peggiora dopo i pasti, dolore alle anche e alla zona lombare. Questi sintomi sono dovuti al fatto che si va a perdere il ruolo di stabilizzazione della muscolatura addominale che svolge un importante ruolo per la contenzione viscerale e il controllo della postura.
Diastasi dei muscoli retti e disagi nella vita quotidiana
È una patologia che può creare notevoli disagi nella vita quotidiana delle pazienti. Quasi tutte le pazienti sperimentano un‘alterazione della body image, ossia hanno un’alterazione della qualità di come percepiscono il loro aspetto esteriore, ma anche i sintomi associati possono comportare delle limitazioni (per esempio nella scelta di alcuni tipi di sport in cui l’addome è troppo sollecitato e andrebbe a peggiorare la condizione di diastasi addominale e nell’alimentazione dove particolari cibi possono peggiorare il gonfiore addominale e quindi determinare malessere dopo i pasti, proprio a causa di questa perdita di contenzione dei visceri da parte di questa muscolatura).
La lombalgia, il dolore alle anche sono disturbi soprattutto associati alla postura che si viene a determinare in una condizione patologia importante, come pure la perdita di goccioline di pipi involontarie sono soprattutto causate da una scorretta gestione del meccanismo addomino pelvico.

Come intervenire in gravidanza
Essendo una condizione assolutamente fisiologica in gravidanza quello che si può fare per limitare l’incidenza della patologia riguarda il seguire una corretta alimentazione che impedisca di prendere eccessivi chili e di mantenere un buon tono della muscolatura addominale dal 4 mese fino ai mesi preparatori al parto.
Gli esercizi di allenamento della parete addominale devono essere specifici e considerare lo stato della gravidanza, senza eccessivi sforzi ma con un allenamento graduale di pavimento pelvico e addome.
Esistono pochissimi studi che associano un aumento dell’incidenza di sviluppare la patologia al parto cesareo.
Come intervenire nel post partum
Esistono due approcci: conservativo e chirurgico.
L’approccio conservativo prevede una riabilitazione posturale specifica con esercizi che tonificano la parete addominale senza importanti aumenti pressori, come la ginnastica ipopressiva o la decompressione viscerale (devis). È fondamentale che la paziente apprenda una consapevolezza posturale per poter correggere eventuali comportamenti dannosi durante le attività di vita quotidiana è che impari ad attivare l’addome in maniera corretta, salvaguardando il perineo e attivando in maniera progressiva tutti i muscoli della parete addominale (muscoli più profondi trasversi, muscoli laterali obliqui, muscoli superficiali retti addominali). Man mano che si prosegue con il controllo dell’addome si potranno inserire attività fisiche più complesse.
La chirurgia rappresenta invece l’ approccio consigliato per diastasi gravi >5 cm o inferiori ma con presenze di ernie e nei casi in cui fallisce il trattamento conservativo per almeno 6 mesi di riabilitazione.
L’intervento non è ancora stato inserito nei LEA (livelli assistenziali essenziali) pertanto ogni regione ha dei parametri di accesso al SSN diversi. Gli approcci chirurgici possono prevedere una tecnica open più invasiva, dove attraverso l’addominoplastica viene rimossa l’eventuale pelle in eccesso o una tecnica endoscopica in cui l’intervento viene effettuato senza cicatrici esterne e con l’inserimento di una protesi metallica “mesh” a stabilizzare la parete.
La letteratura conferma che non esiste una tecnica più valida dell’altra ogni percorso chirurgico deve essere su misura del paziente. Molto utile si è dimostrata essere la riabilitazione post intervento per la gestione dell’edema, il trattamento della cicatrice e per tonificare la parete addominale in maniera specifica tenendo in considerazione il tipo di intervento.