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Malattie infantili

Carenza di vitamina D nei bambini: cause, sintomi e conseguenze

A cosa serve e come riconoscere una carenza di vitamina D, cause e rimedi in caso di carenza, esposizione al sole, fattori di rischio e sintomi in neonati, bambini e adulti.

Pubblicato il 12.07.2023 e aggiornato il 21.12.2023 Scrivi alla redazione

La vitamina D è un ormone, fu scoperto poco più di 100 anni fa nelle persone affette da rachitismo, che guarivano esponendoli alla luce del sole oppure facendogli mangiare olio di fegato di merluzzo. 

Il termine vitamina D comprende le sue due diverse forme presenti in natura:

  • la vitamina D3 (colecalciferolo), di origine animale,
  • e la vitamina D2 (ergocalciferolo), di origine vegetale.

Carenza di vitamina D e esposizione solare

La quantità di vitamina D che si può assumere con la dieta (escludendo gli alimenti “fortificati” è trascurabile e il 90% circa della vitamina D deriva dall’esposizione solare

Quando la cute viene esposta ai raggi UVB si ha la trasformazione del colesterolo endogeno in pre-vitamina D3, arriva al fegato e viene trasformata in 25 OH vitamina D e poi passa al rene dove raggiunge la sua forma attivata, la 1,25 OH vitamina D (detta calcitriolo). 

Il periodo migliore della luce solare perché avvenga questa trasformazione è l’estate. Tra l’autunno e la primavera, invece, l’apporto di vitamina D garantito dalla luce del sole diminuisce in quanto si riduce l’intensità dei raggi solari, senza dimenticare che quando inizia l’inverno i bambini (e anche gli adulti) trascorrono poco tempo all’aperto (vanno a scuola, fanno i compiti a casa, e se giocano all’aperto lo fanno protetti dal freddo con cappelli, guanti e sciarpa… ben poca pelle viene esposta alla luce del sole!).  Inoltre tanto più abitiamo in zone lontane dall’Equatore, tanto meno i raggi solari sono capaci di produrla. 

In generale, per una corretta produzione di vitamina D bisognerebbe esporsi alla luce del sole per 15-20 minuti al giorno, per almeno 4 giorni alla settimana, scoprendo braccia, viso e gambe.

Fattori di rischio per carenza di vitamina D

Sono fattori da considerare nella esposizione al sole e rispetto alla vitamina D:

  • il BMI;
  • le creme protettive;
  • vetri;
  • inquinamento atmosferico;
  • abiti molto coprenti

BMI (indice di massa corporea)e carenza di vitamina D: le persone obese hanno minori livelli di vitamina D (a parità di condizioni ambientali) poichè il tessuto adiposo la imprigiona… un vero e proprio sequestro!

Creme protettive: il fattore di protezione 15 riduce di oltre il 90% la produzione di vitamina D. Resta salva l’assoluta importanza di proteggere la pelle durante l’esposizione solare.

Vetri: il vetro assorbe i raggi UVB, quindi passare le giornate dietro la finestra non ci fa produrre vitamina D!

Inquinamento atmosferico: alcune particelle atmosferiche, prodotte dall’inquinamento (esempio: biossido di zolfo), sono in grado di assorbire la radiazione UVB (impedendo o riducendo la formazione di vitamina D.

Abiti molto coprenti:qualsiasi sia il motivo per cui ci si copre, per proteggersi dalle basse temperature o per ragioni religiose, in questi casi la pelle esposta resta davvero pochissima, forse il viso!

Cute pigmentata: in caso di pelle con maggiore contenuto di melanina impedisce fisiologicamente il passaggio di UVB e quindi la produzione della vitamina D.

A cosa serve la vitamina d
A cosa serve la vitamina d – alimentazionebambini. It by coop

Funzioni della vitamina D

Rispetto al secolo scorso, oggi è più chiaro il ruolo della vitamina D.  La sua funzione principale sta nel metabolismo del calcio, con un effetto di fissazione del calcio nelle ossa, ma non solo. Recenti studi indicano come agisca anche su muscoli, occhi, cuore e polmoni (il suo specifico recettore è presente quasi in tutto il nostro corpo). Insomma la vitamina D, al pari di ogni altra vitamina contribuisce a mantenere le condizioni di salute del nostro organismo.

Vitamina D: ossa

La massa ossea inizia a formarsi sin dalla nascita e termina verso i 20 anni ed è un vero tesoro perché rappresenta il patrimonio osseo del nostro organismo e condizionerà lo stato in salute per tutta la vita. 

La vitamina D è importantissima per regolare il livello di calcio nel sangue, perché interviene sul suo assorbimento dall’intestino e sul deposito nelle ossa (osteoblasti – osteoclasti) e svolge un’azione fissatrice del calcio nelle ossa.

Calcio e vitamina D

La mancanza di Calcio nel sangue causa un aumento della produzione di paratormone, che a sua volta causa i seguenti effetti sul metabolismo:

aumento della liberazione del calcio dalle ossa;

aumento dell’assorbimento del calcio dall’intestino (attraverso la vitamina D);

aumento-recupero del calcio che si trova normalmente nelle urine.

Quando il Calcio nel sangue torna a livelli normali il livello di paratormone si abbassa e tutti questi fenomeni si fermano, quindi il calcio viene depositato nuovamente nelle ossa (sempre usando la vitamina D).

In caso di deficit di vitamina D abbiamo 3 problemi a carico del calcio:

  • non riuscirà ad essere assorbito dall’intestino;
  • non riuscirà ad essere depositato nelle ossa;
  • continuamente viene prelevato dalle ossa.

Sistema immunitario e vitamina D

La vitamina D ha un ruolo di modulazione sulla capacità di combattere le infezioni operate da batteri, funghi e virus, ma anche sulla progressione di malattie autoimmuni (come artrite giovanile, malattie intestinali croniche, diabete).

Apparato respiratorio e e vitamina D

La vitamina D sembra svolgere un effetto di protezione sui polmoni di soggetti affetti da asma.  Sembra che mantenere un adeguato livello di vitamina D migliori la risposta dell’asma ai farmaci cortisonici con una riduzione dei sintomi più gravi.

Apparato muscolare e vitamina D

La vitamina D stimola la produzione di proteine muscolari e attiva alcuni processi di trasporto del calcio a livello muscolare che sono necessari, direi essenziali, per la contrazione (per ogni tipo di movimento volontario, movimento etc, o involontario, respirazione, contrazione del cuore etc).

Apparato cardio-circolatorio e vitamina D

La vitamina D interviene nella modulazione dell’azione di molte sostanze coinvolte nella regolazione della pressione arteriosa e nella progressione dell’aterosclerosi. 

Che cos’è l’atereosclerosi? “L’aterosclerosi (più spesso conosciuta nel mondo laico come arteriosclerosi) è una condizione patologica caratterizzata da alterazioni della parete delle arterie, che perdono la propria elasticità a causa dell’accumulo di calcio, colesterolo, cellule infiammatorie e materiale fibrotico.” (Fonte Humanitas)

Alcuni ricercatori hanno notato una associazione tra deficit di vitamina D e maggiore frequenza di infarto del miocardio, scompenso cardiaco e ischemia cerebrale.

In questo articolo intendiamo dedicare un paragrafo a parte alla vitamina D nel feto

Un bimbo che nasce da mamma che ha avuto livelli adeguati di vitamina D in gravidanza ha migliore crescita in utero e migliore resistenza alle infezioni respiratorie dei primi anni di vita.  È stato dimostrato, in alcuni studi, che la vitamina D è in grado di favorire crescita e sviluppo degli alveoli polmonari nel feto.

Carenza di vitamina d, che fare - alimentazionebambini. It by coop
Carenza di vitamina d, che fare – alimentazionebambini. It by coop

Come si valuta lo stato di carenza di vitamina D nei bambini?

Il modo migliore è il dosaggio della 25 OH vitamina D, per fare questo il medico sarà un valido aiuto e guida.

Livelli di vitamina D

  • Livello sufficiente 30-100 ng/ml
  • Insufficienza 21-29 ng/ml
  • Carenza <20 ng/ml
  • Carenza grave <10 ng/ml

In genere si parla di ipovitaminosi D per valori<30 ng/ml

Qual è il fabbisogno giornaliero di vitamina D

Esistono delle tabelle (internazionali) che indicano (in generale) il fabbisogno ottimale giornaliero di vitamina D per bambini e adolescenti che non abbiano malattie croniche preesistenti. 

Per i bambini di età compresa tra 1 e 18 anni si raccomanda l’assunzione dei 600 UI di vitamina D tra novembre e aprile di ogni anno

Persone a rischio di sviluppare una carenza di vitamina D

Esistono pazienti (età 1 a 18 anni) a rischio di carenza di vitamina D, per i quali gli integratori dovrebbero essere praticati tutto l’anno evitando sempre le somministrazioni settimanali o mensili.

  • Soggetti di pelle più scura o che comunque hanno una ridotta esposizione solare o uso costante di filtri solari.
  • Soggetti che seguono una dieta inadeguata (ad esempio dieta vegana).
  • Pazienti affetti da malattie del fegato o dei reni o asma o diabete.
  • Pazienti con obesità o malattie che comportano un alterato assorbimento intestinale (ad esempio fibrosi cistica, morbo di crohn, celiachia, etc.).
  • Soggetti a rischio elevato di fratture ricorrenti o altre malattie associate a ridotta densità delle ossa.
  • Soggetti costretti alla immobilizzazione (paralisi cerebrale, malattie neuromuscolari).
  • Pazienti con malattie che comportano l’uso di farmaci antiepilettici (fenobarbital, fenitoina), corticosteroidi etc.

Non dimentichiamo mai le donne in gravidanza, che sebbene non siano “ammalate”, sono bisognose di assumere anche integratori di vitamina D per la salute del feto

Neonati e lattanti e profilassi con vitamina d - alimentazionebambini. It by coop
Neonati e lattanti e profilassi con vitamina d – alimentazionebambini. It by coop

Neonati e lattanti e profilassi con vitamina D – integratori di vitamina d

Lo sapevate che lo stato vitaminico D dei neonati è influenzato dalla stagione di nascita, dall’etnia e dall’eventuale assunzione di vitamine da parte della mamma durante la gravidanza?

Il primo anno di vita rappresenta un periodo estremamente importante per la prevenzione della carenza di vitamina D (ipovitaminosi).  Infatti, le scorte di vitamina D dei neonati, sono direttamente proporzionali allo stato di salute materno.  Inoltre, il neonato ed il lattante vengono scarsamente esposti alla luce del sole.

La profilassi con vitamina D durante il primo anno di vita è fondamentale per la prevenzione del rachitismo carenziale.  Le maggiori società scientifiche italiane e internazionali raccomandano di effettuare una profilassi con una quantità di 400 UI di vitamina D ogni giorno (meglio evitare le dosi settimanali!), per tutti i bambini, sia che prendano latte materno esclusivo sia che prendano latte formulato.

Il latte materno contiene quantità di vitamina D insufficienti per la prevenzione del deficit di vitamina D; nel caso dell’allattamento artificiale, invece, il bambino dovrebbe assumere 1 litro di latte formulato al giorno per soddisfare il fabbisogno di vitamina D, che è una quantità improponibile!   È importante iniziare la somministrazione di integratori di vitamina D sin dai primi giorni di vita, non esiste differenza tra la vitamina D2 e D3, per cui il medico potrà scegliere liberamente tra gli integratori del commercio (assicurando il dosaggio corretto)

ATTENZIONE : non usare calcifediolo, alfacalcidolo, calcitriolo, diidrotachisterolo, perché possono provocare ipercalcemia. 

Neonati pretermine

Per i neonati pretermine con peso alla nascita superiore a 1.500 grammi si raccomanda un apporto di 400-800 UI/die di vitamina D fino a quando non raggiungano le 40 settimane, per poi continuare con 400 UI al giorno. In altre parole, se un bimbo nasce a 33 settimane inizia con 800 UI e poi si passa a 400 UI, ma bisogna calcolare il numero di settimane fino a che non arriva alla data in cui avrebbe dovuto effettivamente nascere!

Fonti alimentari di vitamina D: elenco degli alimenti e relativa quantità

  • Olio di fegato di merluzzo (1 cucchiaio da the): 400-1000 UI
  • Salmone FRESCO selvaggio pescato (100 grammi): 660-1000 UI
  • Salmone fresco ALLEVAMENTO (100 grammi): 100-250 UI
  • Salmone in scatola (100 grammi): 300-600 UI
  • Sardine in scatola (100 grammi): 300 UI
  • Sgombro in scatola (100 grammi): 250 UI
  • Tonno in scatola (100 grammi): 236 UI
  • Funghi shiitake FRESCHI (100 grammi): 100UI
  • Funghi shiitake ESSICATI (100 grammi): 1600 UI
  • Tuorlo di uovo: 20 UI

Contrariamente a quanto sostenevano le nonne, in realtà il latte non figura tra gli alimenti ricchi di vitamina D. Per soddisfare il fabbisogno giornaliero bisognerebbe trovare il modo di inserire nella dieta giornaliera gli alimenti a più alto contenuto.

Rachitismo

Il rachitismo carenziale, la conseguenza più grave del deficit di vitamina D, è una malattia presente oggi come nei secoli scorsi i tutti i paesi del mondo, è caratterizzato da una ridotta mineralizzazione del tessuto osseo neoformato e da ridotta o assente calcificazione della cartilagine di accrescimento (osteomalacia), con successivi deformazione. Questa è una malattia tipica dell’età evolutiva e colpisce soprattutto le ossa in più rapido accrescimento come il cranio, le coste, il polso, le ginocchia e le caviglie che possono deformarsi con successiva disabilità.

Non esistono dati precisi riguardo la prevalenza del rachitismo carenziale in Italia, in quanto sono riportati prevalentemente casi sporadici o all’interno dello stesso nucleo familiare.

Diagnosi di rachitismo

La diagnosi si basa sull’interpretazione di reperti clinici, radiografici e biochimici. Compare tipicamente verso la fine del primo anno e il secondo anno di vita; nelle età successive i segni clinici del deficit di vitamina D sono più sfumati, successivamente in pubertà-adolescenza aumenta il rischio di malattia per la intensa velocità di crescita.  Per confermare la diagnosi di rachitismo è utile la valutazione nel sangue dei livelli di 25(OH)D e di altri parametri del metabolismo fosforo-calcico e paratormone.

Sintomi di rachitismo

I classici sintomi del rachitismo sono dovuti all’accumulo di matrice osteoide a livello metafisario delle ossa lunghe:

  • Gambe incurvate a sciabola, dopo la comparsa della deambulazione; 
  • Scarso accrescimento;
  • Rigonfiamento dei polsi e delle caviglie;
  • Rosario rachitico: piccole rigonfiamenti nelle articolazioni tra le costole e lo sterno;
  • Dentizione ritardata;
  • Ritardata chiusura della fontanella che normalmente scompare tra i 15 e i 18 mesi di vita;
  • Cedevolezza delle ossa del cranio (cranio a pallina di ping pong);
  • Fratture ossee in seguito a traumi modesti;
  • Osteoporosi.

Rispetto al danno muscolare, che pure consegue al rachitismo, si viene a creare una condizione di miopatia dei muscoli prossimali degli arti, come anche sarcopenia, con riduzione della forza muscolare e  disturbi dell’equilibrio e quindi un aumento dei rischi di cadute.

Terapia conto il rachitismo

La terapia del rachitismo carenziale si basa sulla somministrazione di vitamina D.  E’ necessario somministrare calcio per via endovenosa in caso di ipocalcemia acuta sintomatica o per bocca in caso di ipocalcemia asintomatica per prevenire la cosiddetta “sindrome dell’osso affamato” (hungry bone syndome). Infatti, dopo la somministrazione di vitamina D, in particolare a dosi elevate, si assiste ad una rapida ripresa dei processi di mineralizzazione ossea con possibile brusca riduzione dei livelli di PTH e conseguente rischio di ipocalcemia.  I livelli di calcio e fosforo si normalizzano, generalmente, entro 6-10 giorni dall’inizio della terapia, mentre per la normalizzazione dei livelli di PTH possono essere necessari 1 o 2 mesi.

Con la supervisione di:

Dott.ssa Margherita Caroli Pediatra

Prof. Andrea Vania Pediatra