Malattie infantili

Raffreddore nei bambini: come prevenirlo e curarlo

Sono sintomi del raffreddore anche nei bambini: starnuti, naso che cola, mal di gola e-o orecchio e-o testa, tosse, stanchezza e alterazioni del gusto.

Pubblicato il 10.01.2022 e aggiornato il 13.01.2022 Scrivi alla redazione

Con l’arrivo del freddo e gli sbalzi di temperatura si apre la stagione del raffreddore: tra le vittime per eccellenza ci sono i bambini, che, soprattutto nei primi anni di “socialità” (asilo nido, inizio della scuola materna) possono contrarre fino a sette-otto infezioni l’anno, anche a causa delle loro difese immunitarie ancora non completamente sviluppate.

Cos’è il raffreddore

Si fa un gran parlare del raffreddore che è forse la malattia più diffusa (insieme alla tosse, e in realtà sua stretta parente) nei bambini. Il raffreddore è, dunque, uno dei malanni di stagione più comune a livello mondiale; in alcuni periodi dell’anno si possono avere vere e proprie pandemie di raffreddore. Per conoscerlo meglio bisogna innanzitutto dire che il raffreddore vero, definito come rinofaringite acuta virale, è una patologia virale dovuta principalmente ad una famiglia particolare di virus respiratori chiamata Rhinovirus.

Il Rhinovirus però non identifica un unico virus piuttosto una famiglia di virus che conta un numero notevole di tipi diversi, tutti ugualmente contagiosi: insomma con l’uso del termine Rhinovirus è un po’ come definire un cognome, ma ovviamente il Sig. Mario Rossi sarà diverso dal Sig. Franco Rossi, seppur entrambi appartengano alla famiglia Rossi.

La caratteristica comune però a tutti i Rhinovirus è la loro capacità diffusiva, soprattutto negli ambienti chiusi: basta, infatti, un leggero contatto, anche indiretto con un soggetto ammalato o anche un portatore, per far comparire nel giro di alcune ore quel fastidioso senso di prurito alla gola. A fronte però di una così facile diffusione si tratta quasi sempre di una malattia lieve che interessa le prime vie respiratorie e in genere si autolimita, per cui il soggetto guarisce in pochi giorni, basta solo avere un po’ di pazienza e il malessere dopo qualche giorno se ne va senza lasciare conseguenze.

Spesso però la realtà non è così semplice per cui molti raffreddori comuni non sono dovuti solo a Rhinovirus, ma ad altri agenti virali o ad una sovrapposizione di questi. Le altre infezioni virali che causano più frequentemente il raffreddore sono:

  • picornavirus,
  • coronavirus (anche in questo caso Sars-CoV-2 è solo uno dei tipi di virus appartenenti alla grande famiglia dei coronavirus),
  • ortomixovirus,
  • virus parainfluenzali,
  • virus influenzale,
  • virus respiratorio sinciziale,
  • adenovirus,
  • enterovirus.

Quanto dura il Raffreddore nei bambini

Anche se normalmente il raffreddore si autolimiti e si risolva in 2-3 giorni, può accadere che esso rappresenti solo la prima fase di un’infezione più complessa che va a interessare anche le parti più basse dell’albero respiratorio. Questo può essere particolarmente grave nei bambini piccoli, che non hanno ancora sviluppato le difese immunitarie e, per loro caratteristica, hanno un albero respiratorio con diramazioni di piccolo calibro che sono soggette a pericolose patologia fino a chiusure con sintomi dispnea (ovvero fame d’aria), e alla cianosi (colorazione bluastra da mancanza di aria).

Quali sono i sintomi del raffreddamento

Nonostante le cause del comune raffreddore, come abbiamo visto, possono essere molteplici, spesso la sintomatologia è sovrapponibile. Il Raffreddore comune infatti si manifesta in genere con:

  • starnuti,
  • muco abbondante,
  • congestione nasale, 
  • produzione di catarro,
  • mal di gola (nel 40% dei casi),
  • tosse (nel 50% dei casi),
  • mal di testa,
  • stanchezza e spossatezza,
  • secrezioni nasali (naso che cola, rinorrea: secrezioni sierose, limpide),
  • mal d’orecchio (ricordiamo che il canale auricolare è comunque collegato al naso: liberando il naso si liberano anche le orecchie),
  • perdita di olfatto e gusto (anosmia e ageusia).

Differentemente dal soggetto adulto, nel bambino la semplice presenza di raffreddore può causare la comparsa di febbre, e questo è tanto più vero quanto minore è l’età del bambino. 

Il muco del raffreddore: caratteristiche e colore

Abbastanza costante in presenza di raffreddore è la comparsa di muco in eccesso ma il muco, come ogni mamma sa, non è tutto uguale. Il muco è una sostanza vischiosa e filante, prodotto da alcune cellule specifiche poste sulla superficie delle mucose del nostro corpo e che ha una funzione protettiva meccanica e antibatterica. È la prima linea di difesa del nostro organismo per gli agenti patologici che arrivano dall’esterno. Il muco del raffreddore può essere:

  • Sieroso, trasparente, più simile all’acqua: il nasino del bambino in questo caso tende a gocciolare per effetto della forza di gravità. Questo è il tipo di muco che si presenta nelle primissime fasi del raffreddore o nei raffreddori “puri” da virus non complicati. Se il muco si mantiene così trasparente il raffreddore generalmente si risolve in 2-3 giorni.
  • Biancastro: in genere in conseguenza di una iniziale infezione ed è espressione dell’attivazione del sistema immunitario: la consistenza più viscosa intrappola i batteri o gli agenti virali che vengono poi espulsi tramite starnuti o colpi di tosse. Può però anche incorporare l’inizio di un raffreddore “complicato” da una sovrainfezione batterica o da una virale di altro tipo. Bisogna quindi porre attenzione a questo tipo di muco: lavaggi nasali a go-go e via.
  • Giallo-verde: Il colorito giallognolo si riscontra quando le secrezioni nasali gialle che hanno ristagnato tutta la la notte nelle cavità nasali vengono espulse all’esterno. Il colorito giallognolo è dovuto alla presenza di globuli bianchi morti mentre il colorito verdastro si ha quando nel nasino sono presenti altri elementi di impurità (ad esempio polvere) che ristagnano proprio a causa della congestione nasale dovuto alla presenza di questo muco disidratato. 

Il muco oltre ad essere diverso nei vari tipi di raffreddore è anche diverso nei vari tipi di tosse.

Gli starnuti: che funzione ha uno starnuto?

Lo starnuto viene come l’improvvisa emissione di aria dal naso a provenienza polmonare con la finalità di eliminare definitivamente gli agenti patogeni dal nostro organismo. In realtà anche in questo caso si può starnutire per:

  • stimoli infettivi (per la presenza ad esempio di un virus respiratorio o per agenti batterici),
  • stimoli allergici (in soggetti con predisposizione individuale),
  • stimoli ambientali (in ambienti particolarmente insalubri, in presenza di muffe, eccessive polveri, ecc..),
  • stimoli luminosi (è il caso dello starnuto che viene emesso in particolare guardando il sole).

Come nel caso del colpo di tosse, lo starnuto è un riflesso che ha funzioni protettive per il nostro organismo anche se può diventare “debilitante” quando si associ ad esempio a:

  • senso di spossatezza generale (sensazione di ottundimento, di avere “la testa tra le nuvole”, dolori muscolari),
  • congestione nasale (russamento, fino alle apnee),
  • anosmia e ageusia (perdita dell’olfatto e del gusto),
  • gonfiore oculare (occhi gonfi),
  • ipoacusia (sensazione di sentire meno),
  • inappetenza.

In linea di massima i bambini sono maggiormente tolleranti rispetto agli adulti alla sensazione di ovattamento sopra descritto, ma bisogna sottolineare che un’importante congestione nasale, se cronicizza e se non viene correttamente trattata e risolta potrebbe comportare conseguenze a lungo termine come:

  • ipertrofia adenoidea o tonsillare da eccessivo stimolo infiammatorio cronico,
  • ipoacusia reale con associati (nel bambino, che è in crescita anche nel parlare) disturbi del linguaggio,
  • russamento notturno e apnee, con riposo notturno non adeguato e conseguente sensazione di stanchezza e affaticamento diurno; ciò può comportare anche: aggressività, scarso rendimento scolastico, etc.
  • inappetenza, che nel bambino molto piccolo può incidere sul corretto ritmo di crescita causandone un rallentamento

Per tale motivo, oltre che per un immediato sollievo, è bene trattare il raffreddore ai primi sintomi possibilmente cominciando con i rimedi naturali e i più elementari strumenti di prevenzione: i lavaggi nasali.

Che fastidio il naso chiuso! Consigli per prendersi cura del naso

Non ci stancheremo mai di ripetere come il naso, le strutture ad esso connesse (adenoidi, seni paranasali) e le cellule che lo tappezzano rappresentino la prima linea di battaglia contro le infezioni respiratorie, ma i soldati per poter essere abili all’azione devono essere curati e rifocillati, e allora come si curano i soldatini cellulari dei nasi dei nostri bambini? Nel nostro articolo “Consigli Utili per Prendersi cura del Naso” troverete vari consigli per tale missione.

Come si cura rapidamente il raffreddore

Non esiste una vera e propria cura per il raffreddore, si punta piuttosto a cercare di tenere sotto controllo i sintomi più fastidiosi: starnuti, bruciore alla gola, naso chiuso che cola, malessere generale a volte accompagnato da un leggero innalzamento della temperatura e da lieve disappetenza. Per tale motivo possono essere utilissimi e da iniziare il prima possibile:

  • la pulizia del naso, da eseguire con la soluzione fisiologica o all’occorrenza con soluzione ipertonica. È una semplicissima operazione che soprattutto nei più piccoli permette una pulizia anche del rinofaringe (la parte del faringe più in alto, quella dietro al naso), impedendo così subito la sostituzione batterica del muco. Esistono numerosissimi dispositivi (elettronici o manuali) che facilitano e favoriscono una corretta igiene nasale e che possono essere utilizzati anche già nei neonati;
  • l’umidificazione dell’ambiente per evitare l’aria secca: Il vapore caldo, erogato da piccoli apparecchi o usando sui termosifoni panni bagnati, agisce sulle secrezioni impedendo loro di seccarsi eccessivamente durante la notte, favorendo così un buon sonno;
  • l’uso del miele: rimedio naturale antico, che unito ad una bevanda calda serale allevia quel fastidioso pizzicore alla gola causa di tosse stizzosa; ovviamente come ripetuto più volte il miele non va utilizzato prima dell’anno di vita per il rischio, anche pericolosissimo, di botulismo;
  • il riposo: astenersi per qualche giorno dalle attività sportive e da scuola, anche se non migliorerà molto il decorso della malattia, sicuramente limiterà la diffusione del raffreddore (e se pensare che “tanto semmai sono i figli degli altri che si ammaleranno”, riflettete sul fatto che, la prossima volta e per la stessa ragione capiterà così al vostro, di figlio). Sempre a proposito di riposo, durante la notte cercare di mantenere il bambino in posizione semiseduta in modo che le secrezioni nasali possono per gravità facilmente più fluire all’esterno, evitando di ristagnare e di iperstimolare le strutture (tonsillari e altre) a livello dell’orofaringe;
  • fare uso sostanzioso di coccole: un carico consistente di calde attenzioni in quei giorni sono la panacea di tutti i dolori, accompagnate poi da belle letture diventeranno un sereno ricordo nell’età adulta;
  • un occhio di riguardo all’alimentazione: cibi leggeri, caldi e graditi al bambino possono aiutare a superare la disappetenza che accompagnano il raffreddore. Da curare con attenzione l’idratazione, che in caso di rifiuto del cibo può essere condotta anche con latte, bevande zuccherate e molta frutta. Piccoli sorsi ripetuti di acqua manterranno le secrezioni più fluide e la tosse meno stizzosa. Ma soprattutto non insistere perchére il bambino mangi la stessa quantità di cibo che assume quando sta bene: l’inappetenza che sempre si accompagna il raffreddore e le altre malattie rientra nella serie di prodotti fisiologiche di difesa dalle infezioni e tutti sopravviviamo a qualche giorno di alimentazione ridotta .

Come si può prevenire il Raffreddore

Anche in questo caso, non esiste una cura preventiva assoluta per il raffreddore; diciamo piuttosto che esistono degli accorgimenti che possono limitare il ripresentarsi degli episodi di raffreddamento durante l’anno e soprattutto all’arrivo della stagione fredda.Tra questi ci sono:

  • I lavaggi nasali: ebbene sì! Di nuovo loro, sempre e solo loro! Bisogna entrare nell’ottica che una corretta igiene nasale, come orale e quella delle altre mucose, aiuta a mantenere la mucosa idratata, pulita e attiva, altamente risponde agli agenti patologici che potrebbero aggredirla.
  • Garantire stili alimentari sani: tanta frutta, verdura, acqua; l’idratazione della mucosa è essenziale per la sua funzionalità; le vitamine e i sali minerali contenuti nella frutta e nelle verdure favoriscono e attivo il sistema immunitario. È bene comunque sottolineare che nella grande famiglia della “frutta e verdura” ogni alimento ha la sua funzione benefica e non esiste un alimento protettivo, un alimento che può curare e prevenire tutto, ma è sempre la giusta varietà e variabilità a garantire un sano stile alimentare con tutti i benefici che ne derivano.
  • Garantire mare e sole durante i mesi estivi: l’acqua salata scioglie ed elimina le secrezioni in eccesso, il sole con il suo insostituibile aiuto alla produzione di vitamina D da parte della cute stimola e aiuta il sistema immunitario.
  • Garantire, per quanto possibile, uno sport e/o il gioco all’aria aperta: a tal proposito è bene sottolineare che il clima freddo di per sé non fa ammalare, è piuttosto invece colpa degli sbalzi termici e del raffreddamento delle prime vie aeree, che determina la “glaciazione” delle microciglia mucosali, la prima barriera che consente e favorisce l’allontanamento degli agenti patogeni.
  • Evitare di coprire i bambini troppo: ricordare che a differenza di molti adulti loro sono sempre in movimento e dunque il rischio è di farli sudare. Di nuovo, non è la “sudata” a farli ammalare, ma gli sbalzi termici; inoltre la temperatura corporea media di un bambino è normalmente di qualche decimo più alta degli adulti.
  • Mantenere gli ambienti areati e umidificati.

Per ulteriori approfondimenti vi invitiamo a un utile documento della SIP (Società Italiana di Pediatria) che riguarda le 10 cose da leggere sul raffreddore.

Perché i bambini presentano spesso i sintomi del raffreddore

Ormai ben sappiamo che i virus del raffreddore e in generale i virus respiratori possono rimanere sospesi nell’aria anche per ore, soprattutto in ambienti poco ventilati ed affollati, ed è infatti per questo motivo che le vittime predilette risultano i bambini ed i ragazzi che frequentano la scuola, la palestra e tutti gli altri luoghi chiusi. Infatti la trasmissione può avvenire o direttamente per contatto con le secrezioni e le superfici sulle quali è deposta attraverso le micro gocce infette liberate nell’aria lo starnuto.

L’utilizzo della mascherina sebbene oramai abbastanza ridotto anche nell’età pediatrica ha protetto, da un certo circolo di virus respiratori, soprattutto lo scorso anno. Allo stato attuale però, a causa anche della minore attenzione al distanziamento sociale, al corretto utilizzo delle mascherine (vanno infatti utilizzato indossate e tolte in maniera adeguata) e all’igiene delle mani corretta, la patologia virale respiratoria (e non solo da COVID-19) tipica del periodo invernale è di nuovo in aumento. Ricordiamo che l’elevata circolazione dei virus respiratori può causare gravi problemi, nei bambini più piccoli, che sono in genere a rischio maggiore soprattutto per una ancora immatura funzionalità del sistema immunitario e per un fisiologico piccolo calibro delle vie aeree inferiori.

Qualche domanda sul raffreddore, la cura del raffreddore e la convalescenza

Si può somministrare aspirina o altri farmaci sintomatici ad un bambino con il raffreddore?

Prima di somministrare terapia farmacologica è sempre bene confrontare con il proprio Pediatra e in ogni caso è importante ricordare che l’aspirina non deve mai essere assunta prima dei 16 anni come prescrizione per una forma probabile infettiva (come raffreddore o influenza) perché potrebbe causare una malattia tanto rara quanto gravissima, quasi mortale, che è la sindrome di Reye. È possibile invece somministrare, in casi selezionati e solo sotto consiglio medico, ibuprofene o paracetamolo (soprattutto nei casi in cui il raffreddore si associ a febbre).

Se il bambino ha il raffreddore può uscire?

Ovviamente non si può pensare di segregare il bambino in casa per 7 giorni solo per un banale raffreddore. Ma la valutazione va fatta sul bambino, sullo stato generale e sull’età. Ovvio che un neonato o un lattante andrà tenuto più riguardato, dunque preferibilmente in casa, in una situazione di temperatura standard. Il bambino più grande potrà invece uscire, soprattutto se la congestione nasale non è eccessiva, e se il bambino non è inappetente e mostra la consueta vitalità.

Il bambino con il raffreddore può andare a scuola?

Se prima dell’arrivo del COVID-19 l’andare a scuola con il raffreddore era, seppur non auspicabile, universalmente raggiunto, oggi non è più così. Prima di mandare il bambino a scuola è bene accertarsi che quello che manifesta è effettivamente un raffreddore e non una manifestazione blanda, paucisintomatica, iniziale etc. del COVID-19, eventualità molto più facile a verificarsi ora che la variante di virus prevalente è la Omicron, che sembra colpire soprattutto le alte vie respiratorie, risparmiando invece i polmoni. In questo periodo storico, e fintanto che la campagna vaccinale non sia giunta ad un punto soddisfacente anche in età pediatrica, vale sempre e comunque il principio di precauzione, per cui sarebbe ideale che il bambino con il raffreddore resti a casa, soprattutto se in presenza di alterazioni della temperatura corporea.

Come si può distinguere il Raffreddore dal COVID-19

Purtroppo su questa scienza non è ancora arrivata ad un chiarimento definitivo, dobbiamo infatti sempre ricordare che il Sars-CoV-2 è ancora troppo nuovo per consentirci di dare tutte le risposte di cui pure abbiamo bisogno.

In linea di massima si può dire che il raffreddore Non-Covid si accompagna in genere a:

  • rinorrea;
  • naso chiuso;
  • mal di gola.

Il raffreddore da allergia in genere si accompagna a:

  • prurito al naso;
  • prurito agli occhi;
  • lacrimazione;
  • fastidio alla luce;
  • sensazione di prurito alla gola;
  • rinorrea.

Il raffreddore COVID in genere si accompagna a:

  • (a volte) dispena e difficoltà repsiratoria;
  • febbre;
  • congestione nasale;
  • mal di gola;
  • sensazione di malessere generale;
  • mal di testa.

Nel dubbio è opportuno comunque rivolgersi al proprio Pediatra ed eventualmente effettuare un tampone antigenico di terza generazione o un tampone molecolare. Purtroppo non siamo ancora fuori dalla pandemia e il principio di precauzione deve quindi continuare a guidarci. 

 

Con la supervisione di:

Pediatra margherita caroli ecog sio oms

Dott.ssa Margherita Caroli Pediatra

Prof. Andrea vania - alimentazione bambini

Prof. Andrea Vania Pediatra