Bullismo e bambini: cosa fare e come riconoscere il bullismo
Che cos'è il bullismo, come riconoscere gli episodi di bullismo e cyberbullismo, chi è il bullo e chi la vittima, bullismo a scuola e come intervenire.
Che cos’è il bullismo? Per definizione il bullismo è “una forma di violenza verbale, fisica e psicologica ripetuta nel tempo e perpetuata in modo intenzionale da una o più persone (i “bulli”) nei confronti di un’altra (la “vittima”), al fine di prevaricare e arrecare danno” (Cit da “Bullismo. Aspetti giuridici, teorie psicologiche e tecniche di intervento”, Angela Guarino, Riccardo Lancellotti, Grazia Serantoni, FrancoAngeli Editore).
Caratteristiche e come riconoscere gli episodi di bullismo
L’area di azione del bullismo, quindi, è l’aggressività volontaria comunemente proattiva, ovvero il bullo colpisce indipendentemente da un conflitto, da una provocazione o da uno screzio; lo fa intenzionalmente con lo scopo di mortificare la vittima mettendo in atto condotte persecutorie (fisiche e non).
La vittima di bullismo e cyberbullismo
La vittima e sistematicamente presa di mira, ovvero le azioni bullizzanti sono reiterate. Per esempio, Mario e i suoi compagni bulli rubano la merenda a Giovanni tutti i giorni o lo insultano e lo spintonano ad ogni ricreazione o cambio d’ora. Se riprendono le persecuzioni col cellulare e diffondono i video in rete dal bullismo passano al cyberbullismo.
La violenza viene perpetrata con lo scopo ultimo di fare emergere uno squilibrio tra carnefice (parte forte, superiore) e vittima (parte debole e inferiore).
Questa premessa ci consente di individuare le tre caratteristiche principali del bullismo:
- Intenzionalità;
- reiterazione;
- squilibrio tra vittima e carnefice.

Il bullo o i bulli
L’agito del bullo si caratterizzata come egoistico nella misura in cui costui mette in essere la prevaricazione per emergere, ovvero per affermarsi sul gruppo come il migliore, il più forte o il leader (qui inteso in una accezione negativa).
Il bullo, fedele al bisogno inconscio di affermarsi sull’altro (ovvero sulla vittima), esprime il suo dominio in molti modi. Può farlo:
- col corpo, per esempio malmenando;
- nello spazio, per esempio estromettendo o aggredendo oppure sottraendo beni materiali, e queste forme di bullismo si atteggiano come fisiche;
- o, ancora, deridendo, sbeffeggiando, sminuendo, diffondendo dicerie e questa forma di bullismo, invece, si colloca nello spazi del bullismo psicologico.
Il bullo agisce dinnanzi a un pubblico, ovvero cerca un palcoscenico; ricerca, quest’ultima che si giustifica per il fine espressivo del bullismo stesso.
In che modo il bullo sceglie la sua vittima
Se il bullo è il prevaricatore e l’aggressore, la vittima non è semplicemente il soggetto più debole, essa è l’incarnazione dell’incompatibilità. Questo concetto si chiarisce facilmente attraverso un esempio: mentre il bulletto a scuola è il ribelle che deride i docenti e non ne riconosce l’autorità sminuendo il valore della cultura, la vittima, facilmente, sarà il bimbo mansueto, rispettoso delle regole e studioso. Probabilmente quest’ultimo sarà oggetto di scherno e derisione, verrà sminuito e mortificato.
Cogliere i segnali del conflitto è l’importante compito degli adulti, in particolare a scuola dove la protezione delle eventuali vittime di bullismo passa attraverso l’affermazione di un sistema valoriale che, per sostenere una società civile e sana, non può essere disconosciuto.
Cause di bullismo
L’incompatibilità apre a una riflessione sulla intolleranza, una importante radice del bullismo. Visto da questa angolazione, il fenomeno del bullismo si insinua anche nella mancata educazione all’accoglienza del diverso e alla sua accettazione. Non è raro che il bullo cresca in un ambiente umiliante, respingente, non aperto al confronto e all’ascolto finendo con l’essere, lui per primo, un bambino poco tollerato.
Vivere in un contesto non accogliente e con adulti non responsivi è tra le prime cause di bullismo, ciò dipende dal fatto che ciascun essere umano è forgiato in un ambiente del quale assimila i codici comunicativi.
Se un bimbo cresce in un ambiente violento o aggressivo imparerà a comunicare con violenza ed aggressività e si porrà in questo modo nei confronti dei suoi pari.
Il fenomeno del bullismo, pertanto, è trasversale e non dipende unicamente dalle condizioni economiche e culturali ma più profondamente dai codici comunicativi che si instaurano nelle prime relazioni col bambino, ovvio è che la cultura dovrebbe aprire alla conoscenza dell’educazione dialogante e dei suoi benefici.
Quali sono gli effetti degli episodi di bullismo sulle vittime
Più spesso si dovrebbe parlare di episodi di bullismo piuttosto che di episodio singolo; è noto, infatti, che il bullismo è un fenomeno caratterizzato dalla reiterazione, ma l’opinione pubblica usa soffermarsi sul un singolo evento eclatante e troppo spesso lo fa senza considerare che dietro può esservi una storia di soprusi.
Dal punto di vista della vittima, la prima conseguenza del bullismo è la vergogna: la vittima si rivede attraverso la lente mortificante del bullo e si carica di sentimenti pervasivi e negativi dai quali esce auto-afflitta e senza alcuna stima di sè.
Ciò è tanto più amplificato e vero quando gli atti di bullismo sono partecipati dal gruppo di appartenenza. Commettono indirettamente bullismo anche gli osservatori passivi o attivi, quelli che incitano il bullo, lo supportano o ne ammettono la leadership negativa senza intervenire in alcun modo. Questa co-partecipazione e co-responsabilità del contesto di appartenenza fa del bullismo un fenomeno sociale e capillare nel gruppo.

Bullismo e cyberbullismo
L’avvento della rete, l’iper-connessione, come l’iper-esposizione dei giovani attraverso i social media hanno complicato il fenomeno del bullismo, soprattuto in punto di controllo e conseguenze estese.
Per definire il cyberbullismo rimando alla definizione che ne dà il MIM con riferimento particolare alla scuola, qui intesa come ambiente da tutelare e primo ambiente fondamentale della relazione umana: “Il cyberbullismo è la manifestazione in rete di un fenomeno più ampio e meglio conosciuto come bullismo. Quest’ultimo è caratterizzato da azioni violente e intimidatorie esercitate da un bullo, o un gruppo di bulli, su una vittima. Le azioni possono riguardare molestie verbali, aggressioni fisiche, persecuzioni, generalmente attuate in ambiente scolastico. Oggi la tecnologia consente ai bulli di materializzarsi in ogni momento perseguitando le vittime con messaggi, immagini, video offensivi inviati tramite smartphone o pubblicati sui siti web e sui social network. Il bullismo diventa quindi cyberbullismo.”
La rete amplifica l’aggressività attraverso l’amplificazione della platea del pubblico. Il bullismo è già fisiologicamente un fenomeno multi-dimensionale che si accresce quando può essere condiviso, rivisto, ripetuto in un sistema come i social media che fanno da cassa di risonanza.
Senza considerare che spesso il web commette il grave peccato umano di confondere e sminuire accaduti e sentimenti: gli atti di vittimizzazione, tipici del bullismo, non andrebbero mai minimizzati nè banalizzati.
Multidimensionalità del bullismo
Il bullismo è un fenomeno multidimensionale perché determina l’incrocio di più soggetti e condizioni diverse in un ambiente condiviso.
I soggetti e i contesti del bullismo possono così essere schematizzati:
- da un lato il bullo, colui che usa prepotenza (il termine stesso bullismo deriva dall’anglofono bullyng e vuol dire usare prepotenza);
- dall’altro il bullizzato, ovvero la vittima;
- dinnanzi a loro il pubblico con le proprie reazioni;
- infine il contesto, come può essere la scuola, la parrocchia o la palestra.
Il bullo viene da un ambiente personale a cui gli altri non accedono e che inevitabilmente lo determina in fatto di comportamenti; la sua vita intercetta il contesto che è condiviso con la vittima; nell’ambito del contesto emerge la distanza tra bullo e bullizzato e il bisogno del primo di prevaricare il secondo.
Il comportamento dei bulli
È bene che gli adulti sappiano che gli episodi di bullismo tendono ad avvenire nei luoghi più marginalizzati dei diversi contesti, per esempio se si tratta di bullismo a scuola è facile che il bullo o i bulli agiscano nei bagni o negli spogliatoi ove possono sfuggire dal controllo diretto degli adulti.
Nello 0-6 non esiste bullismo perché il bambino non è in grado di predeterminare una azione finalisticamente aggressiva, diversamente il bullismo può affiorare a partire dall’età della scuola primaria.
Il linguaggio del corpo, la comunicazione non verbale e il modo in cui il gruppo tratta il singolo soggetto, per esempio marginalizzandolo, possono essere segnali di bullismo a cui è importante che gli adulti siano molto sensibili.
Sintomi di bullismo: in che modo la vittima può manifestare il suo disagio
A fronte di episodi di bullismo il comportamento comune delle vittime può cambiare fino a farle apparire come “strane, diverse da solito, genericamente tristi o apatiche“. Chiedetevi, dunque, se qualcosa sta succedendo ai vostri bambini o ai vostri figli preadolescenti o adolescenti se :
- notate la ricorsività di pensieri negativi (sono sbagliato, sono brutto, eccetera);
- un improvviso calo del rendimento scolastico o del comportamento a scuola per come riportato dagli insegnanti;
- disturbi del sonno, risvegli disturbati da pianto e difficoltà nell’addormentamento;
- rifiuto di andare a scuola (qualche volta sino a fingere malattie e indisposizioni inesistenti);
- crisi di pianto;
- paura;
- livelli non usuali di ansia;
- apatia;
- tristezza;
- tendenza all’isolamento sociale;
- cambi d’umore;
- forte nervosismo.