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Pedagogia

Bambino lento a scuola: che fare

La maestra di mio figlio dice che è un bambino lento, mi devo preoccupare? La lentezza da sola non definisce un problema, va valutata l'attenzione.

Pubblicato il 08.05.2024 e aggiornato il 08.05.2024 Scrivi alla redazione

Capita spesso di ricevere domande come quella che segue: “La maestra di mio figlio dice che è un bambino lento, me ne devo preoccupare?” La lentezza non è un fattore oggettivo, la si misura sempre in relazione a qualcos’altro, il bambino lento a scuola, per esempio, è etichettato come tale in relazione alla classe, ma l’apprendimento non dovrebbe mai essere letto o narrato come una gara di velocità.

In relazione a cosa un bambino può essere definito lento nel contesto classe

Il bambino può parlare piano, il che potrebbe dipendere da molti fattori, per esempio timidezza, ansia da prestazione, indole riflessiva o concentrazione, come accade quando il bimbo è portato ad elaborare i suoi pensieri prima di esprimerli in un massimo sforzo di efficacia comunicativa. Mentre dal punto di vista fonologico è bene precisare che le capacità di coarticolazione si mettono alla prova nel bambino sin dai primi suoni emessi e pian piano si affinano. Quindi, la lentezza nell’eloquio non è per forza sinonimo di difficoltà.

Un altro bambino potrebbe scrivere piano, ma sia ben chiaro che la velocità o la lentezza nell’esecuzione grafica non possono essere considerati come sintomi univoci di un disturbo, di un problema o di un ritardo. La stessa disgrafia non può nemmeno essere sospettata sulla base di una lentezza nello scrivere (un disgrafico può anche scrivere velocemente) e ciò che più conta è l’assenza di armonia del tratto.

Infatti la disgrafia si manifesta attraverso degli scatti, delle interruzioni o delle disarmonie nella gestione della scrittura, per esempio il mancato rispetto delle linee e dei margini, un complessivo disallineamento di lettere e parole, un incedere grafico disomogeneo con caratteri di dimensioni differenti.

I bambini con bisogni speciali possono essere lenti, ma possono essere anche frettolosi, in genere nella valutazione delle funzionalità dei più piccoli ciò che va considerato è piuttosto la capacità di concludere il compito assegnato.

Più che soffermarsi sulla lentezza, dinnanzi a un bambino che sta muovendo i primi passi nei saperi e nella scuola, conta maggiormente l’attenzione dal punto di vista della capacità di rimanere concentrato su un lavoro e di portarlo a completamento.

Bambino lento a scuola, ma cos'è la lentezza - alimentazionebambini. It by coop
Bambino lento a scuola, ma cos’è la lentezza – alimentazionebambini.it by COOP

Che cos’è l’attenzione e in che modo influisce sui tempi di esecuzione di un compito (a scuola e non)

Al di là delle delle definizioni di scuola, possiamo descrivere il concetto di attenzione con l’immagine di una cornice che cinge un quadro: la cornice è il campo, il confine, lo spazio entro il quale il quadro si estende. In una cornice piccola non può essere contenuto un grande quadro.

Quest’ultimo, ovvero il quadro, invece, rappresenta l’oggetto di interesse, ciò su cui il nostro sguardo si posa. Perché il bambino possa prestare la giusta attenzione al suo compito, da un lato gli occorre possedere una cornice ben strutturata, che sia abbastanza grande per contenere il quadro, dall’altro deve muoversi in un ambiente sereno, avere delle pre-competenze adatte ad affrontare la situazione, avere chiaro il daffare, provare interesse per le informazioni che il quadro contiene e, infine, aver raggiunto uno sviluppo cerebrale idoneo alla situazione.

Bambino lento: l’attenzione cresce con stimoli positivi ed esperienza

In genere i bambini hanno bisogno di stimoli positivi e attrattivi per mantenere l’attenzione. Più sono interessanti e poste in modo accattivante più il bimbo presterà attenzione e farà sue le informazioni che l’adulto gli trasmette (siano esse didattiche, sociali o morali).

Noi adulti, col tempo e crescendo, abbiamo lavorato con le cornici e ne possediamo di piccole, grandi ed enormi da usare a seconda del nostro obiettivo, senza considerare che abbiamo raggiunto una capacità di gestione dell’attenzione anche su base volontaria.

I bambini, al contrario, nascono con una bassa dotazione attentiva, ovvero hanno a loro disposizione solo cornici piccole. Ci basti ricordare che i neonati sono attratti (o meglio vengono stimolati) prevalentemente da oggetti, immagini e situazioni in movimento, spesso molto colorate e accompagnate da suoni. Pensate alle classiche giostrine da culla.

Questo vuol dire che l’attenzione cresce col bambino e che si può stimolare e allenare. Più l’attenzione è affinata più il quadro apparirà chiaro e sarà facile coglierne i dettagli, questa metafora aiuta a chiarire che livelli buoni di concentrazione possono influire sui tempi di esecuzione di un compito, sul comportamento con cui viene affrontato e sul ritmo del lavoro.

Attenzione e lentezza - alimentazionebambini. It by coop
Attenzione e lentezza – alimentazionebambini.it by COOP

Come si stimola l’attenzione in un bambino

Il neonato ha in dotazione solo una piccola cornice, mantiene l’attenzione per pochi secondi e predilige rivolgerla a oggetti in movimento, colorati e rumorosi. Come poc’anzi, anche qui è calzante l’esempio della giostrina da culla, must-to-have del corredino e oggetto che catalizza l’attenzione dei bambini piccolissimi e li incanta.

Sta di fatto, però, che l’attenzione è una capacità crescente e il suo perfezionamento è veloce, mette le ali dal momento in cui il bambino conquista la posizione da seduto in autonomia e senza l’appoggio delle mani. A partire da questo momento, infatti, il bimbo esplora, affina la motricità fine, gestisce gli oggetti in autonomia soffermandosi su essi, si concentra nella indagine dello spazio e delle cose che lo abitano.

Il primo modo per potenziare l'attenzione del bambino è non distoglierlo dai suoi giochi e non interferire con essi. Il compito dei genitori è in primis quello di presidiare la salute del bambino e fare attenzione a salvaguardarla.

Mai schermi e tablet in questa delicata fase e mai sotto i 3 anni di età

Un errore frequente è quello di distrarre il bambino con la Tv o altri schermi elettronici e molti genitori incominciano a “mettere il bambino davanti alla televisione” non appena acquisita la posizione da seduto.

Ora che sta seduto, mentre lui guarda i cartoni, io posso cucinare, telefonare, eccetera“, se anche voi avete usato o usate gli schermi come babysitter elettronica questo paragrafo potrebbe farvi riflettere! Il momento in cui il bambino sa stare seduto, sa usare le mani per esplorare il mondo, manifesta un interesse crescente verso esso, al punto che si spinge a toccare, manipolare e saggiare cose nuove, segna la svolta verso una fase esplorativa ed evolutiva. Permettere al bambino l’accesso agli schermi in questo momento della crescita rappresenta, invece, null’altro che un regresso.

Davanti allo schermo elettronico il bambino regredisce all'età infantile, come il neonato viene catturato solo da luci e suoni. 

Ciò senza contare che le immagini e i suoni che arrivano attraverso cellulari, tablet, tv, eccetera sono ultra-veloci e il cervello del bambino viene letteralmente bombardato non avendo le competenze per processare stimoli di tale intensità.

L’esposizione precoce agli schermi può creare problemi ai bambini?

Dal punto di vista della iper-attivazione, dell’esercizio dei livelli attentivi, della motivazione, della soglia di concentrazione, della velocità o lentezza nell’esecuzione di un compito, la risposta è sì.

Aggiungerei che ciò può creare problemi anche in funzione del sonno quando la tv, il tablet o il cellulare vengono usati per far addormentare il bambino o poco prima di andare a ninna.

L’American Accademy of Pediatrics lancia un appello ai genitori: niente schermi al di sotto dei 6 anni. Se da un lato ciò è quasi utopistico in una società digitalizzata e veloce come la nostra, dall’altro è certamente uno spunto di riflessione.

Esposizione agli schermi, attenzione e lentezza - alimentazionebambini. It by coop
Esposizione agli schermi, attenzione e lentezza – alimentazionebambini.it by COOP

Attenzione e corpo striato: stimolare le risorse attentive tenendo conto delle funzioni del cervello

Il corpo striato è una regione del nostro cervello emotivo, essa è deputata allo sviluppo dei gusti e degli interessi. Gli interessi hanno a che fare con apprendimento e attenzione e, quindi, non possono essere trascurati se si parla del perché un bambino è distratto, svogliato o lento nella esecuzione dei suoi compiti.

Il corpo striato, inoltre, ha che fare con le difficoltà e con la stimolazione dell’attenzione per il modo in cui funziona: il corpo striato risponde a due fattori che sono l’intensità dello stimolo e la velocità di soddisfazione. Viene da sé che l’esposizione dei bambini piccoli agli schermi li pone dinnanzi a stimoli intensi (per suoni, immagini, struttura e definizione) nonché velocissimi.

Il corpo striato sarà sollecitato da queste stimolazioni e, evidentemente, avrà difficoltà a trovarne altre nel mondo analogico che siano ugualmente intense e veloci. Non è un caso che si associno proprio all’esposizione troppo precoce o prolungata agli schermi altri rischi di dipendenze in età più adulta, come droga, alcol e ludopatia.

Cosa fare per allenare i processi legati all’attenzione nel bambino

  1. Ridurre al massimo l’uso degli schermi; mai esporre il bimbo piccolo a schermi prima dei 3 anni e prestare molta attenzione a questa esposizione tra 3 e i 6 anni;
  2. Non sovraccaricare le regioni del cervello deputate all’attenzione e questo ha a che fare anche con i compiti a casa (un piccolo approfondimento nel prossimo paragrafo di questo articolo);
  3. Aiutare il bambino ad avere pieno controllo sul tempo presente con giochi di attenzione e anche loose parts. Questi ultimi sono giochi destrutturati, ovvero quelli che non seguono uno schema racchiuso in regole ma consentono al bambino una gestione libera, autonoma e concentrata sull’atto di giocare. Sono tali i blocchi per costruzioni in legno, le conchiglie, i ciottoli, ma anche scatoline vuote, tappi di sughero, eccetera.
  4. Creare intorno al bambino un ambiente calmo e sicuro.
  5. Ricordare che il bambino non va interrotto e quindi non comportarsi come genitori intrusivi durante le sessioni di gioco del proprio figlio.
  6. Supportare il bambino nella ritualità di chiusura di un gioco, ovvero non si smette di giocare e basta, lasciando tutto così com’è e come sta, piuttosto si rimettono i giochi in ordine. A tale scopo è essenziale che i bambini non dispongano di più giochi di quanti non ne possono riordinare e controllare. Mettete nella disponibilità del bambino una mensola accessibile e non un enorme quantità di giocattoli.

Attrezzate gli spazi di gioco dei vostri figli con pochi giocattoli per volta (da 3 a massimo 5) intercambiandoli ciclicamente ogni qualvolta emerga con evidenza che il bimbo ha perso interesse verso alcuni di essi.

Troppi compiti a casa o un compito troppo lungo e faticoso non aiutano ad allenare l’attenzione

Tra le informazioni che circolano sulle capacità attentive dei bambini una è poco approfondita: l’attenzione ha bisogno di tempi di sedimentazione e quindi di riposo. Un modo per sostenere i limiti attentivi è garantire spazi di relax.

Un bambino che ha trascorso un’intera giornata sui banchi di scuola all’uscita ha bisogno di attività defaticanti, esercizi fisici che liberino le sue energie negative perché possa lasciare andare ansia e stress. Per quanto la narrativa del mondo degli adulti voglia attribuire a noi soltanto lo stess e l’ansia, sappiate che ne soffrono anche i bambini e vanno preservati.