Malattie infantili

ADHD disturbo dell’attenzione e iperattività

L’ADHD si manifesta con disattenzione, impulsività e iperattività motoria, livelli di iperattività persistenti e un’impulsività incontrollabile.

Pubblicato il 04.05.2022 e aggiornato il 09.05.2022 Scrivi alla redazione

L’ADHD (Disturbo dell’attenzione e iperattività, dall’inglese Attention Deficit Hyperactivity Disorder) è uno dei disturbi comportamentali più frequentemente diagnosticati in età pediatrica, ma anche uno dei più discussi. 

Comportamenti dei bambini: primi sintomi di disattenzione, difficoltà di attenzione e iperattività

L’ADHD si manifesta con disattenzione, impulsività e iperattività motoria. È importante considerare che, in un certa misura, l’energia dei bambini è caratteristica dell’età infantile. Devono preoccupare solo i livelli di iperattività persistenti ed eccessivi, un’impulsività incontrollabile, un’esuberanza motoria tale da condurre il bambino fuori dal costrutto sociale e condiviso e una disattenzione limitante in punto di apprendimenti e socialità (solo in questi casi può configurarsi una sindrome da deficit). Infatti i bambini con ADHD comunemente manifestano alterazioni nel rendimento scolastico, nelle relazioni con gli altri bambini o con gli adulti e nel rispetto delle regole sociali. 

Purtroppo tale disturbo nel 50-80% dei casi permane in adolescenza e addirittura nel 30-50% dei casi anche in età adulta con quadri di gravità diversa (a volte in età più avanzata si può avere anche una compresenza di disturbi psichici quali il disturbo borderline o quello antisociale).

Dal punto di vista scientifico non c’è un dato unanime circa la prevalenza dall’ADHD poiché sono diversi i sistemi di classificazione e i criteri diagnostici utilizzati; tuttavia secondo l’ISS, in Italia, nel periodo compreso tra il 1993 e il 2003, la prevalenza oscillava tra lo 0,4% e il 3,6% .

Che cos’è l’ADHD e come si riconosce

Dal punto di vista clinico l’ADHD si manifesta in genere in 3 forme diverse:

  • Con prevalenza del deficit di attenzione (ADHD a predominanza inattentiva)
  • Con prevalenza dell’iperattività (ADHD a predominanza iperattiva-impulsiva)
  • Con combinazione di entrambe le caratteristiche precedenti (attenzione e iperattività).

I sintomi dell’ADHD non sono dovuti a un ritardo cognitivo, ma ad una oggettiva difficoltà di autocontrollarsi e di pianificare le attività che ovviamente si esplicano in tutti gli ambiti della vita del bambino, ovvero le manifestazioni “sospette del bambino” (quelli che potremmo chiamare sintomi spia del disturbo) sono riscontrabili in molti comportamenti quotidiani. 

In relazione alla diagnosi, nel DSM5 sono state apportate delle modifiche rispetto ai precedenti manuali diagnostici (per chiarezza il DSM è il Manuale Diagnostico e Statistico dei Disturbi  Mentali, testo di riferimento per le diagnosi di specie). Per fare diagnosi di ADHD occorre che i sintomi di iperattività-impulsività o disattenzione siano comparsi prima dei 12 anni e che siano presenti per almeno 6 mesi

Si parla di sintomi (al plurale) e non di sintomo poiché l’ADHD per ottenere una diagnosi pretende la presenza di almeno 6 o più sintomi tra quelli descritti nel DSM. Mentre la permanenza dei sintomi da almeno 6 mesi serve a sgomberare il campo dal dubbio che possa trattarsi di una fase transitoria del bambino.

Attention deficit hyperactivity disorder, come definire il deficit di attenzione, iperattività impulsività

In una massima esemplificazione possiamo dire che il deficit attentivo si manifesta con una facile distraibilità e incapacità di portare a termine i compiti iniziati (compiti scolastici, giochi, etc..), spesso già dopo pochi secondi o qualche minuto.

Esemplificando allo stesso modo, possiamo dire che l’impulsività si manifesta per esempio con l’incapacità di aspettare il momento giusto per rispondere ad una domanda, attendere il proprio turno nel gioco, ecc. Mentre l’iperattività si manifesta comunemente nell’incapacità di stare fermi; quando sono seduti questi bambini muovono mani, gambe, ecc., e comunque sentono ben presto la necessità di alzarsi e muoversi anche senza uno scopo ben determinato.

I campanello di allarme è l’intensità del disturbo impulsivo-attentino e della distraibilità: quando tutto ciò determina una compromissione delle normali attività quotidiane del bambino e dei suoi rapporti relazionali allora c’è qualcosa di differente dal “semplice bambino distratto, irrefrenabile e impulsivo”. Dinnanzi a un comportamento che compromette l’ambito relazionale e sociale si può indagare il deficit di attenzione, valutare il peso e la natura dell’impulsività (ovvero della reazione agli impulsi esterni e agli stati d’animo) e della iperattività.

Rispetto alla diagnosi di ADHD il primo piano di valutazione è, dunque, la compromissione e l‘ostacolo alla normale vita di relazione.

Le cause dell’ADHD

Le cause dell’ADHD non sono ben note ma si ipotizza ci possa essere una predisposizione genetica su cui agiscono fattori ambientali (prematurità, uso di alcol o tabacco in gravidanza, esposizione ad elevate quantità di piombo nella prima infanzia, lesioni cerebrali, carenza di ferro già in gravidanza o comunque nelle prime epoche della vita).

Adhd, cos'è e come si riconosce - alimentazionebambini. It by coop
ADHD, cos’è e come si riconosce – alimentazionebambini.it by COOP

I sintomi dell’ADHD più nel dettaglio

Ai genitori va ricordato che alcuni sintomi tra quelli che qui ci apprestiamo ad esemplificare in chiave informativa e divulgativa, sono sintomi generici facilmente confondibili con atteggiamenti tipici dell’età infantile. Pertanto il suggerimento è: osservate! Il genitore ha il compito di osservare senza paure nè pregiudizi e in presenza di qualsivoglia dubbio ha il dovere di confrontarsi sempre col Pediatra.

Rispetto alla disattenzione ciò che è necessario osservare è se il bambino:

  • spesso non riesce a prestare attenzione o a mantenere l’attenzione su ciò in cui è impegnato, non riesce a concentrarsi sui particolari, commette frequenti errori di distrazione nei compiti scolastici o in altre attività di lavoro (lavoro manuale o di concentrazione);
  • si lascia distrarre facilmente da stimoli esterni;
  • spesso sfugge le attività ad alto impegno attentivo ed è riluttante ad esse (ciò si manifesta, per ovvie ragioni, con prevalenza a scuola quando il bambino è messo dinnanzi alla necessità di concentrarsi su nuove prove e nuovi compiti);
  • spesso è distratto, sembra non ascoltare l’interlocutore anche quando chi parla si rivolge direttamente e esplicitamente a lui;
  • dà l’impressione di essere sbadato (questo atteggiamento è consueto e si rileva nelle attività di vita quotidiana del bambino, per esempio perde spesso le sue cose, dal materiale scolastico agli oggetti, non gestisce con ordine le sue attività, eccetera);
  • spesso non segue le istruzioni impartite e non completa i compiti assegnati (qui non si fa esplicito ed esclusivo riferimento ai compiti scolastici) e frequentemente manifesta disorganizzazione, ovvero ha difficoltà di organizzarsi nei compiti e nelle attività.

Rispetto alla iperattività e impulsività ciò che è necessario osservare è se il bambino:

  • è spesso agitato (per esempio batte mani e piedi di continuo, non è in grado di stare seduto composto e fermo e spesso lascia il suo posto anche quando l’attività che sta compiendo richiederebbe lo star seduti e concentrati; letteralmente si dimena sulla sedia o scorrazza e salta e corre in contesti in cui ciò risulta inappropriato);
  • non svolge le sua attività in tranquillità, nemmeno quelle di gioco;
  • manifesta difficoltà ad aspettare il proprio turno anche durante le conversazioni interrompe l’interlocutore, risponde prima che la domanda a lui rivolta sia completata. E per la sua inappropriatezza ha un atteggiamento spesso invadente;
  • è logorroico.

ADHD e dieta mediterranea 

Negli ultimi anni diversi studi hanno cercato una correlazione tra l’ADHD e le abitudini alimentari e da un recente studio, pubblicato nel febbraio 2017,  sembrerebbe esserci una correlazione inversa tra l’ADHD e la dieta mediterranea. Lo studio, condotto in Spagna, ha analizzato 120 bambini tra i 6 e i 16 anni; 60 con diagnosi di ADHD e 60 “sani”. Le loro abitudini alimentari e l’aderenza alla dieta mediterranea sono state valutate tramite un questionario di frequenza del consumo degli alimenti (conosciuto anche come Food Frequency Questionnaire: FFQ) e un recall delle 24 h (ovvero telefonicamente è stato chiesto di comunicare ciò che il ragazzo aveva consumato il giorno precedente).

Dall’analisi dei risultati è emerso che i bambini con ADHD rispetto ai bambini senza ADHD mostravano:

  • bassa aderenza alla dieta mediterranea;
  • scarso consumo di frutta, verdura, pasta e riso;
  • abitudine a non consumare la prima colazione;
  • elevato consumo di zucchero, caramelle, bevande zuccherate;
  • scarso consumo di pesce azzurro.

Ovviamente ciò non dimostra con assoluta certezza che un’alimentazione errata possa essere causa unica di un disturbo come l’ADHD, ma suggerisce che insieme ad altri fattori sia nutrizionali (vd. la già citata carenza cronica di ferro nei primi 1000 giorni) che di altra natura (genetici, ambientali, ecc.) anche il consumo di singoli alimenti e la composizione della dieta in toto possa influire su tale disturbo, e chissà che una dieta più varia, più completa e più equilibrata non possa d’altra parte migliorarne le manifestazioni. Anche in questo caso, di sicuro, siamo un po’ quello che mangiamo.